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domenica 10 luglio 2011

Alcuni "ingredienti" della liturgia

Ad una donna di casa servirebbe a poco dire "faccio una torta" quando le mancano gli ingredienti principali. La sua intenzione rimarrebbe puramente teorica e non sortirebbe alcun effetto pratico. Lo stesso si deve dire per la liturgia. La liturgia è una preghiera ufficiale della Chiesa ma, per avere un suo reale impatto nell'interiorità umana, deve avere determinati presupposti.

La pietà
Questo termine ha bisogno d'essere precisato. Qui non s'intende un atteggiamento superficiale, banale  o formale bensì un moto interno del cuore, un'adesione reale a Dio e un bisogno di comunicare con Lui in modo degno. La pietas era anticamente intesa anche come la confessione alla vera fede. Lottare per la pietà, significava confessare la fede ortodossa dinnanzi alle deviazioni nella Chiesa da sempre presenti in ogni epoca cristiana.
La liturgia, dunque, deve avere questo moto dell'animo e questa confessione della vera fede intese dal termine "pietà".

La λατρεία
Λατρεία [latreia] significa adorazione. La liturgia, per essere tale, dev'essere espressione di venerazione (δουλία - doulia) e d'adorazione a Dio. Non si può concepire una liturgia senza λατρεία. Essendo un'azione in direzione di Dio non può essere priva di quest'elemento. In assenza di λατρεία una liturgia scade in espressione umanistica o in azione sociale con motivazione vagamente religiosa. "Facciamo festa, vogliamoci bene", è una frase che sottende questo secondo atteggiamento. A quel punto anche il senso della liturgia ha cessato d'esistere ed essa si trasforma in qualcos'altro.

La traditio
Un elemento fondamentale alla liturgia è il suo inserimento all'interno di una tradizione vivente. Non siamo noi a cambiare la liturgia ma dovrebbe essere quest'ultima a cambiarci. Questo comporta la presenza di una tradizione, di un radicamento in un ordine di realtà che si ha ricevuto e che si continua a trasmettere. Si può paragonare la pratica liturgica ad una palestra nella quale sono state affinate, nel tempo, determinate tecniche. L'allenatore riceve queste tecniche, le adatta in qualche modo alle persone che le devono applicare, ma non ha alcun permesso di stravolgerle. Se lo facesse verrebbe meno l'efficacia dell'attività ginnica. Il senso della traditio nella liturgia è esattamente questo.
La ripetizione di preghiere e di gesti ha qualcosa di simile alla ripetizione di esercizi per il corpo. Non ha alcun senso ridurli al punto da annientarne l'efficacia e ha meno senso ancora esasperarli fino a rendere impossibile la loro pratica. La tradizione liturgica è un sapiente equilibrio di elementi e ha ben chiaro lo scopo finale al quale tendere: Dio.

L'azione comune
Una liturgia non è mai una preghiera individuale ma l'azione corale di un gruppo di credenti i quali si esprimono nelle modalità proprie alla loro tradizione. Questo senso di "azione comune" è spesso poco chiaro, dal momento che oggi è molto forte lo spirito individualistico, assai presente pure nella Chiesa. La liturgia invece esprime la Chiesa come presenza di molti che divengono "uno": tutti rispondono contemporaneamente "amen", tutti ripetono contemporaneamente determinate preghiere, inni o salmi. L'unità degli uni con gli altri nella liturgia esprime l'immagine paolina dell'unica Chiesa composta di molte membra (1 Cor 12,20).

In definitiva, pietà, λατρεία, traditio e azione comune sono gli elementi principali con i quali una liturgia si svolge senza i quali non esiste reale culto cristiano ma solo una sua forma alterata.

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