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venerdì 15 luglio 2011

I veli e le cortine nel tempio

Il santuario della chiesa della Santa Sapienza (Hagia Sophia) di Costantinopoli in una ricostruzione.
Si notino i veli dell'iconostasi e del ciborio.
Dei veli
Tutte le cose che appartengono all'ornamento della Chiesa devono essere chiuse o coperte durante il periodo della santa quaresima, cosa che si fa, secondo alcuni, la domenica della Passione, perché da questo momento la Divinità fu nascosta e velata nel Cristo; infatti egli si abbandonò a se stesso, si lasciò prendere e flagellare come un uomo, come se non avesse avuto più in sé la potenza della Divinità. Ecco perché è scritto nel Vangelo di questo giorno: "E Gesù si nascose e uscì dal tempio" (Gv 8). Allora si copre la croce che rappresenta la potenza della sua Divinità. ALtri fanno tutto ciò la prima domenica di Quaresima perché è da questo momento che la Chiesa inizia a parlare della Passione. Per questo, durante tale periodo, la croce non può essere portata nella chiesa che coperta, e secondo il costume di alcuni luoghi non si mantengono che due veli o cortine solamente, una delle quali è messa sul coro, l'altra è sospesa tra l'altare e il coro, per non mostrare quello che si trova nel Santo dei santi; il santuario e la croce, che sono allora velati, significano la lettera delal legge, cioè la sua osservanza secondo la carne, oppure che nell'Antico Testamento e prima della Passione di Cristo, la comprensione delle Scritture era velata, nascosta e oscura (Lc 8), e coloro che vissero in quei tempi ebbero sempre un velo davanti agli occhi, cioè una scienza oscura. Il velo significa la spada che fu posta davanti alla prota del paradiso. Per dimostrare che l'osservanza carnale della legge, l'oscurità e il gladio sono sempre respinti e disperi con la Passione di Cristo, si tolgono, la vigilia di Pasqua, tutte le cortine e quie veli di cui abbiamo detto. Si parla nell'Antico Testamento degli animali ruminanti con lo zoccolo spaccato, come ad esempio i buoi che lavorano. In altre parole che discernono i misteri delle Scritture e le comprendono secondo lo spirito; per questo durante la Quaresima solamente un piccolo numero di sacerdoti entra dietro il velo che nasconde il santuario, perché è stato dato loro di conoscere il mistero del regno di Dio.

Dei veli sospesi nella chiesa
L'unico velo "superstite" dei tanti descritti da Guillaume Durand nella liturgia
occidentale: quello sul calice. E' superfluo osservare che pochi lo utilizzano.
A proposito di questo è da ricordare che si sospendono tre tipi di stoffe nella chiesa: quello che ricopre le cose sante, quello che separa il santuario dal clero e quello che separa il clero dal popolo. Il primo sta a significare la lettera della nostra Legge, il secondo, la nostra indegnità, poiché noi siamo indegni e, ancor più, impotenti a penetrare con il nostro sguardo le cose del cielo. Il terzo, il freno che noi dobbiamo mettere alla nostra voluttà carnale. Il primo velo, ossia le tende che si tendono dai due lati dell'altare e di cui il prete penetra i segreti, è stato immaginato secondo quello che si legge nell'Esodo (cap. 34), Mosé mise un velo sul proprio volto perché i figli di Israele non potevano sostenere lo splendore del suo viso e, come dice l'apostolo, questo velo è ancora sul cuore dei giudei. Il secondo velo, o cortina, che durante la Quaresima e la celebrazione della Messa si stende davanti all'altare, prende la sua origine e la sua figura da quello che era sospeso sul tabernacolo e separava il Santo dei santi dal luogo santo. Questo velo nascondeva l'arca al popolo , era tessuto con un'arte ammirevole e ornato di un bel ricamo di diversi colori, e si apriva durantela Passione del Signore (2 Cor 3; Mt 27); a sua imitazione, le cortine sono ancora oggi tessute di colori assai belli. L'Esodo (capp. 26 e 36), tratta del primo velo di cui abbiamo parlato, e dice come devono essere fatte le cortine. Il terzo velo ha tratto origine dal cordone di muro o parete che, nella Chiesa primitiva, attorniava il coro e non si alza che all'altezza del sostegno, cosa che ancora si osserva in alcune chiese. Non si dava maggiore elevazione a questo muro perché il popolo, vedendo il clero salmodiare e cantare, ne prendesse buon esempio. Ora tuttavia si innalza in generale o si pone un velo, oppure si eleva un muro fra il clero e il popolo perché non si possano vedere reciprocamente, come se si dicesse, con questa azione, al sacerdote: "Distogli i tuoi occhi, affinché essi non vedano la vanità, ecc.".
[...]

Chiesa della Santa Sapienza (Hagia Sophia): uno scorcio del santuario in una probabile ricostruzione.
Il tendaggio nella zona presbiteriale era ordinariamente presente in tutte le chiese occidentali fino al Rinascimento.

Delle cortine
Nelle festività, si tendono le cortine nelle chiese per ornarle, di modo che degli ornamenti visibili commuovano la nostra anima per gli invisibili. Queste cortine son talvolta dipinte di colori diversi, come si è detto precedentemente, affinché grazie alla varietà dei colori, si veda e si sappia che l'uomo, che è il tempio di DIo, deve essere ornato dalla varietà e dalla diversità delle virtù. La cortina bianca rappresenta la purezza della vita, quella rossa la carità. La cortina verde la contemplazione mentre quella nera la mortificazione della carne e la grigia la tribolazione. Si mettono alcune volte sulle cortine bianche dei drappeggi di differenti colori, per far intendere che il nostro cuore deve essere purgato dai vizi, e che deve avere all'interno di se stesso le cortine delle virtù, e la varietà de colori delle buone opere.

(Guillaume Durand de Mende, Manuale per comprendere il significato simbolico delle cattedrali e delle chiese, Roma 1999, pp. 71-73; 74-75).

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