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domenica 10 luglio 2011

Il calendario liturgico: il "manifesto" di una chiesa

Visitando la Libreria Inglese di Parigi, mi sono deciso di comperare il Prayer Book in uso nella chiesa anglicana.
E' un testo molto "istruttivo", direi.
I fedeli possono trovare, ad un certo punto, il calendario liturgico con l'elenco delle feste dei santi disposte lungo l'anno. Prima di tutto balza all'occhio un particolare: il nome dei santi non è mai preceduto dal titolo "santo" o "santa".
E', quindi, un elenco di nomi come un elenco telefonico. Capiremo subito il perché.

Il calendario liturgico ha la struttura di fondo di un calendario cattolico-romano:
1) la distribuzione delle feste fisse principali è la stessa. l' 8 dicembre si commemora la "concezione della vergine Maria", non "l'Immacolata concezione", dal momento che il calendario cattolico al tempo dello scisma d'Inghilterra non aveva introdotto il posteriore dogma cattolico.

2) I santi tradizionali cadono nelle stesse date di quelli cattolici. Ad esempio il 29 giugno i santi Pietro e Paolo.

Tuttavia questo calendario ha strane peculiarità.
a) Introduce la commemorazione di santi ortodossi: 2 gennaio, Serafino di Sarov (+ 1833); 25 settembre, Sergio di Radonezh, monaco russo (+ 1392). Queste introduzioni hanno evidentemente un carattere "ecumenico". Ma a cosa servono questi santi ortodossi in un ambiente che è così distante dal mondo bizantino?
b) Introduce "santi" che ancora non sono stati neppure beatificati nel Cattolicesimo: 24 Marzo, Oscar Romero (+ 1980).

c) Introduce, come ci aspetteremo, "santi" anglicani del periodo post-scismatico. Ad esempio: 10 gennaio, William Laud, arcivescovo di Canterbury (+ 1645); 13 gennaio, George Fox, fondatore dei Quacheri (+ 1691),

d) Introduce santi cattolici del periodo post-scisma anglicano. Ad esempio: 24 gennaio, Francesco di Sales, vescovo di Ginevra (+ 1622); 31 gennaio, Giovanni Bosco (+ 1888); 14 agosto, Massimiliano Kolbe (+ 1941).

e) Introduce, in modo sorprendente, nuovi "titoli" per alcuni "santi". Ad esempio: 27 febbraio, George Herbert, prete poeta, (+ 1633); William di Ockham, filosofo (+ 1347); 16 maggio, Carolina Chrisholm, riformatrice sociale (+ 1877); 14 giugno, Richard Baxter, santo puritano (+1691); 6 ottobre, William Tyndale, traduttore delle Scritture (+1536).
f) Introduce, in modo soprendente, "santi" che il mondo Riformato non considererebbe mai come tali. Ad es. 9 Aprile, Dietrich Bonhoeffer, pastore luterano martire (+ 1945); 31 ottobre, Martin Lutero, riformatore (+ 1546); 31 dicembre John Wycliff, riformatore (+ 1384).

Che dire?

Ho sottoposto questo calendario ad alcuni preti cattolici. Le risposte sono state grosso modo due:

1) E' un gran minestrone!! La risposta è vaga, potrebbe essere giusta ma non mostra il disegno di fondo che mi sembra d'intuire e che sottoporrò di seguito.
2) Dio fa santi chi vuole lui, noi non possiamo giudicare. Questa risposta tipicamente liberale, non considera che, anche se è Dio a fare i santi, è la Chiesa a proporli come esempio di vita e di coerenza. E se c'è una logica e una coerenza in una vita, questa non può essere contraddetta da altre vite di persone che ugualmente si vogliono rivendicare come "santi". Altrimenti è il concetto di santità che viene ad essere leso.
Personalmente credo che, al di là di alcuni aspetti tradizionali propri a questo calendario (specificati nei punti 1) e 2) ci sono elementi che alterano fortemente il concetto tradizionale di santità.
Ad esempio per i seguenti punti:
a) Mi chiedo a cosa servano dei santi ortodossi in un ambiente che è così distante dal mondo bizantino? Di più: la santità per il mondo ortodosso è intesa in senso molto pregnante. Il santo testimonia il dogma della Chiesa antica ed è fiaccola della spiritualità. E' uomo considerato addirittura "divinizzato". Cosa può mai c'entrare tutto questo con un semplice.... "riformatore sociale"?
b) L'introduzione indebita di "santi" cattolici romani che il mondo cattolico non ha né beatificato né canonizzato mi sembra semplicemente uno schiaffo al Cattolicesimo. Sembra quasi che la chiesa anglicana si arroga il diritto di "canonizzare" un uomo al di fuori dalla sua chiesa, come se la sua chiesa di appartenenza non fosse in grado di apprezzarlo. Dov'è la "cortesia ecumenica" in tutto questo?
e) possiamo dire di trovarci dinnanzi a titoli totalmente innovativi. Questi titoli non hanno connessione diretta con la santità di una persona, intesa in senso tradizionale. Questo depone che il termine "santo" utilizzato nella chiesa anglicana si deve intendere in senso molto lato come "testimone", "cristiano impegnato" e nulla più. Ovviamente questo senso collide enormemente con quello attribuito ai santi tradizionali nel mondo cattolico e in quello ortodosso. Di questo stridore, evidentemente, gli anglicani non se ne curano...

In conclusione

Questo semplice elenco, con qualche commento, ci dimostra come una chiesa, partendo da una base tradizionale e comunemente condivisa, possa, di fatto, prendere direzioni totalmente diverse.
La deviazione la vediamo anche da com'è considerata la santità.
Se la santità non è più espressione di spiritualità e dogma testimoniato, allora diventa qualcos'altro. Il peculiare, tipico della Chiesa è rinvenire nel santo lo specchio della sua spiritualità e della sua fede, dal momento che il santo vive e lotta per la fede, non per concetti umanitari o sociali.
In questo calendario ci troviamo, di fatto, in una deviazione verso la direzione umanitaria e sociale.

Se è un problema è un affare degli anglicani, diranno i più leggendo questo commento.
Forse essi dimenticano che Giovanni XXIII introdusse il 1° maggio come festa di san Giuseppe lavoratore e Giovanni Paolo II, facendo martire il francescano Kolbe, non sottolineò un martirio per motivi di fede ma per motivi unicamente umanitari.
La tendenza ad attribuire alla santità contenuti ad essa non esattamente tradizionali è una tentazione che oramai bussa alle porte di tutte le chiese cristiane.

1 commento:

  1. ...condivisibilissimo! Wilde aveva ragione su di loro, parafrasandolo viene da dire che confondono i santi con le "persone per bene". Solo un piccolissimo appunto che nulla toglie al valore dello scritto: San Giuseppe lavoratore fu introdotto da papa Pio XII nel 1956, durante la vigenza della sesta edizione dopo la tipica del messale romano (1952). Detta festa andò a sostituire il tradizionale "patrocinio di San Giuseppe" (mercoledì nella seconda settimana dopo l'Ottava di Pasqua, in molti luoghi celebrato come solennità esterna la domenica successiva). L'introduzione di questa nuova festa, dettato da istanze estrinseche allo sviluppo organico del rito romano, portò lo spostamento della festa dei Santi Filippo e Giacomo ab immemorabili fissati nel calendario romano il 1 maggio.
    Francesco

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