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domenica 10 luglio 2011

L' ἔθος liturgico

I benevoli lettori non si spaventino se uso termini greci. Ogni disciplina ha il suo linguaggio. La teologia e la liturgia ne hanno uno proprio, che poi non è difficile. L' ἔθος (ethos), ossia il carattere di qualcosa, indica un particolare clima, uno stile che influisce nel nostro animo. La liturgia per essere tale deve avere i quattro aspetti descritti nel post precedente ma questi aspetti generano, a loro volta, un carattere tipico al culto cristiano. L' ἔθος liturgico è qualcosa che si può immediatamente sperimentare. Non sempre, però, lo si può descrivere in modo appropriato ed esaustivo. Ricordo, qualche tempo fa, il commento di una persona lontana dalla Chiesa, appena la accostai alla preghiera tradizionale della liturgia. Disse: "Sento una strana sensazione". Egli avvertì chiaramente qualcosa, ma non ebbe modo di poterlo esprimere se non con la definizine "strana sensazione", ossia qualcosa di non comune al mondo, dunque tipico alla Chiesa.

Le liturgie si esprimono con le lingue nazionali ma, a volte, con lingue non più correntemente parlate (greco, latino). L' ἔθος non dipende direttamente dal linguaggio usato ma dal modo di credere e di pregare in un ben preciso ambiente. L' ἔθος si crea anche nei momenti di silenzio delle antiche liturgie monastiche. Lo si può paragonare ad una forza, simile a quella di una calamita, che orienta quasi automaticamente gli spiriti presenti in una determinata direzione trascendente.

Oggi una liturgia carente di  ἔθος (inteso in senso tradizionale, quindi trascendente) si accosta inevitabilmente a modalità espressive teatrali, spettacolari e, quindi, non ecclesiali; diviene come un coltello il cui filo non taglia più bene ed è, allora, incapace di raccogliere gli spiriti. A volte questo risultato è determinato da concetti razionalistici e illuministici, come se non fosse molto importante l'intima anima della liturgia ma solo certe sue manifestazioni esterne, a tutti i costi eseguite da tutti e rese loro comprensibili. Questo "far capire" si traduce, di fatto, in una volgarizzazione e in un abbassamento del tenore spirituale della liturgia. Ciò è realizzato con scelte pratiche dal sapore populistico che, alla fine, determinano prodotti molto criticabili, se comparati alla luce della tradizione ecclesiale comune all'Oriente e all'Occidente.

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