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giovedì 21 luglio 2011

Musica profana, musica religiosa, musica sacra

Penso che in diversi ambienti ecclesiali vi sia parecchia confusione sul genere di musica o canti da adoperarsi in una chiesa. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Capita, così, che in una chiesa si senta di tutto, a seconda delle mode del momento. Storicamente questo è già accaduto. Avvenne, ad esempio, tra la fine del Medioevo e gli inizi del Rinascimento quando nelle chiese erano eseguite polifonie dal gusto secolare. Per fare un discorso sensato, penso che sia giusto definire dei termini. Capiremo cosa essi sottendono e, con essi, avremo un minimo di chiarezza per illuminare il nostro presente.

Musica profana
E' una musica che celebra i sentimenti e le passioni umane. Amori, odi, invidie, fervori nazionalistici, tutto questo è compendiato nella cosiddetta "musica profana". La musica profana può avere pure testi politici, di riforma sociale, antireligiosi o può veicolare una particolare filosofia di vita.
La musica che accompagna e commenta questi testi è tale da suscitare sentimenti ad essi corrispondenti. Si pensi solo all'inno nazionale francese, "la Marsigliese", al senso di fierezza e di cupa rabbia contro gli oppressori che riesce ad infondere.

Musica religiosa
Questa musica, viceversa, ha testi di tipo religioso, tratti dalla Bibbia o composti negli ambienti ecclesiali. La loro musica  trae spesso ispirazione da quella musica profana muovendo il sentimento o accendendo passioni. Possiamo quindi avere musiche sentimentalistiche o affettive. A volte abbiamo pure musiche ritmate, quasi dovessimo essere invitati a ballare. Hanno in se uno strano ibrido, una sorta di contraddizione: da un lato, con il testo biblico, raccolgono le forze dell'animo nelll'interiorità, dall'altro, tendono a disperdere queste forze con un messaggio musicale di tipo profano.

Musica sacra
E' la musica liturgica per eccellenza. I suoi testi sono di tipo religioso. Il canto o la musica con la quale sono eseguiti non solo rispettano lo spirito di quei testi ma invitano l'animo umano alla preghiera, raccolgono le forze interiori in modo che avvenga, come nell'insegnamento di Cristo:  "Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà" (Mt 6,6).  Quest'insegnamento non è solo contro l'esteriorismo farisaico ma, a mio avviso, indica il modo di pregare e il tipo di canto liturgico che raccoglie le forze dell'anima. Se lo parafrasiamo corrisponde pressapoco a questo: entra nella camera del tuo cuore chiudendo la porta verso il mondo e le passioni mondane.
Non a caso l'aspetto ascetico è intimamente legato ad una vera prassi liturgica e, con esso, la sobrietà per non disperdere l'attenzione umana negli aspetti esteriori. La musica, per essere "sacra" e quindi liturgica, deve fare entrare l'uomo nella camera del suo cuore, chiuse le porte ai sentimentalismi con i quali si può consolare ma pure disperdere. Ecco perché questo canto ha qualcosa di spoglio, di austero e d'interiore, muove alla pietà e ispira la contrizione.

La situazione presente
Nelle chiese odierne, invece, troviamo un poco di tutto: musica profana, religiosa, sacra, spesso proprio nella stessa liturgia. Davanti a certi casi eclatanti a volte si parla di "abuso". Avviene, ad esempio, quando si utilizza una musica profana in ambito ecclesiale (non ci si accorge ancora che la musica religiosa non è affatto liturgica!).
Personalmente, in questo caso, preferisco non usare il termine "abuso" ma quello più pregnante di "eresia" in quanto mostra bene la pesantezza dell'errore. Infatti:

1) Il termine "abuso" rimanda ad un'azione in una linea fondamentalmente corretta ma che supera la giusta misura. Il suo sinonimo potrebbe essere la parola "eccesso". L'abuso, quindi, ha in sé qualcosa di eccessivo. Come dire: è giusto fare una predica ma non si può eccedere, trasformandola in una sorta di lezione; è giusto fare un canto ma non si può cantare sempre, occorre infatti rispettare dei momenti di silenzio, ecc.
3) Il termine "eresia" rimanda, invece, ad un'azione in una direzione non corretta ma fuorviante (anche se può contenere parziali verità). Nel campo dogmatico è definita eresia ammettere in Cristo solo l'umanità e non la divinità. Il termine eresia può pure indicare una prassi, ossia un cammino apparentemente religioso ma sostanzialmente fuorviante. Il termine eresia, in questo senso, non dev'essere  legato solo al dogma. Si lega, infatti, anche alla pratica, dal momento che il dogma ha pure una ricaduta notevole su di essa, non essendo qualcosa di puramente astratto!

Nella situazione presente, avviene un abuso per un canto liturgico quando si utilizza un canto sacro ma in un contesto fuori luogo oppure lo si usa in modo non appropriato durante la liturgia. Una "Messa concerto" è un abuso del canto sacro, nel senso che rende la Messa un pretesto per ascoltare la musica, mentre la musica è la preparazione e l'ambientazione dello spirito per la Messa.

L'eresia, invece, avviene con l'utlizzo erroneo di qualcosa che indica un universo di valori non sacri (o religiosamene fuorvianti) in un ambito sacro. Quindi utilizzare un canto profano in chiesa non è un semplice abuso ma un'eresia. Significa proporre un messaggio e un'atmosfera di tutt'altro ordine in un ambiente che ha altri fini. Significa pure mostrare un cammino alieno al cammino mostrato dalla Chiesa.
Una canzonetta è fuorviante in un ambiente sacro non solo quando ha un testo esplicitamente contrario alla dottrina cristiana (questo lo vedono anche i ciechi) ma pure quando crea un'atmosfera e un ordine di valori laici, magari rispettabili, ma non adatti e corretti per un ambiente ecclesiale.
In conclusione, la prassi delle canzonette nel momento liturgico non è da ascriversi ad un semplice abuso, come chi la definirebbe "una ragazzata", ma ad un'eresia nel senso etimologico del termine, in quanto, pure con l'apparente affermazione di parziali verità cristiane, origina un'attività che inclina il piano della coscienza umana verso direzioni di fatto lontane dal Cristianesimo tradizionale.

2 commenti:

  1. Gentile Pietro
    Avendo dubbi che il messaggio le sia giunto, glielo reinvio:
    Posso dire di essere testimone di queste tristi tendenze. Io sono corista nella parrocchia e studio il gregoriano, però una volta, sfogliando il libro dei canti vi ho trovato "happy christmas " di Lennon. Sono rimasto sconcertato di trovare un canto così AVULSO dal contesto, ma questo sconcerto sembrava non toccare gli altri coristi. Se Lennon va bene a Natale, perché non ballare una mazurka a Pentecoste?
    La saluto, Luca C.

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    Risposte
    1. Le persone hanno in gran parte perso l'orientamento del sacro ma non è tanto "colpa" loro quanto del contesto ecclesiale che non glielo trasmette più. Oramai è il trionfo dell'antropocentrismo: tutto inizia e muore nel solo uomo e Dio è una pura idea, bella quanto si vuole, ma idea. Con questi presupposti dove pensa che si possa mai andare? La conseguenza è che Lennon va bene a Natale come domani la mazurka a Pentecoste!

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