Benvenuto

Benvenuto su questo blog!

martedì 26 luglio 2011

Gli scudi d'argento della basilica costantiniana di san Pietro



Ho realizzato con un programma di grafica tridimensionale la basilica di san Pietro nell'epoca medioevale, secondo i suggerimenti che ne sono dati da diverse fonti. Il progetto è utile a comprendere gli spazi e il modo in cui vi si poteva celebrare la liturgia. Siamo decisamente in un'epoca in cui la liturgia non è vista  come "spettacolo" (il barocco era ancora lontano e, ancor più, le spettacolarizzazioni dell'epoca attuale) ma, generalmente, come una realtà sacra.
Forse non tutti sanno che nell'antica basilica erano presenti degli scudi d'argento sui quali compariva la confessio fidei di papa Leone III (IX sec.). Questo papa ricevette la visita di alcuni teologi provenienti dalla corte di Carlo Magno i quali erano talmente infervorati dall'idea d'inserire il termine "filioque" (1)  nel Credo da dover  impressionare abbastanza l'anziano  pontefice. Allora, infatti, questo termine non esisteva nel Simbolo latino, dal momento che  seguiva perfettamente l'originale greco. Ci è giunto un resoconto dell'incontro dal quale emerge la prudenza di Leone III in tagliente contrasto con l'invadenza e la sicumera franca. La questione del "filioque", prima che teologica, era squisitamente politica e mirava a mettere in lite l'Occidente con l'Oriente per un fine di rivendicazione territoriale. Il pontefice non doveva essere all'oscuro di ciò e, oltrettutto, sapeva che, come papa, non poteva mettere mano nel Credo, canonizzato dall'insieme della Chiesa di cui lui, per quanto con un ruolo particolare, era solo un'espressione. Qualsiasi variazione nel dogma, infatti, doveva essere vagliata dall'intera Chiesa in sede di Concilio ecumenico. Questa era la norma al tempo: nessun vescovo, neppure un papa, poteva arrogarsi un diritto superiore a quello tradizionalmente consentito, dal momento che essi dovevano servire la verità, non interpretarla individualisticamente col rischio di alterarla. Solo un concilio ecumenico poteva intervenire sul Simbolo di fede di tutta la Chiesa. Leone III ha piena coscienza di ciò e riesce a congedare i teologi franchi, stizziti per non essere riusciti nel loro intento. Perché l'evento non sia dimenticato, il papa fa apporre nella basilica degli scudi con il simbolo della fede in greco e in latino (ovviamente privo di filioque). Così avvennero questi eventi. I cambiamenti posteriori sono cose sulle quali in questa sede non discuto e ci porterebbero lontano dai temi strettamente liturgici.
Certamente la basilica costantiniana è stata anche la testimone di tali eventi, oggi in larga parte dimenticati. 
Il Simbolo della fede, o Credo, ricorre alcune volte al giorno nella liturgia romana tradizionale e in quella bizantina. E' uno dei legami tra la liturgia e la fede professata. D'altra parte, l'intera liturgia è espressione della fede secondo il famoso adagio "lex orandi statuat legem credendi".

___________________________

(1) Il Filioque, com'è noto, attribuisce anche al Figlio la processione dello Spirito Santo che, nel Credo antico, era attribuita al solo Padre. Il termine "processione", nel contesto del Credo, indica la relazione di origine, ossia la causa della vita della Persona dello Spirito. Come il Figlio trae vita dal Padre per "generazione" (il Padre, infatti, è l' "ingenerato", non proviene da alcuno) così lo Spirito trae vita dal Padre per "processione" o "spirazione".
Viceversa, tutti i passi evangelici in cui il Cristo promette lo Spirito ai discepoli, indicano il dono dello Spirito non in quanto Persona, ma in quanto grazia, operazione o energia. E' come se dicessimo di non avere il sole in sé ma i suoi raggi benefici. Qui siamo sul piano di quella che è detta "teologia economica" (l'intervento divino nella storia e nel cosmo), totalmente distinto dal piano della "teologia immantente" alla Trinità (le relazioni tra le Persone divine, di cui sappiamo solo quant'è alluso dai Vangeli). L'interpretazione evangelica degli antichi Padri greci su questi temi è inequivocabile. Viceversa la scuola dei teologi franchi, che si rifacevano su alcuni passi poco chiari del De Trinitate di Agostino d'Ippona, tende a confondere questi due piani. Nell'ottica patristica greca e, particolarmente in quella dei Padri cappadoci, il Filioque finisce per essere un indebito mescolamento, un abuso logico e linguistico, oltre che un madornale errore. Al contrario, nella logica franca è un'idea geniale  per sottolineare ulteriormente la divinità del Figlio: Egli, come il Padre, sarebbe il responsabile della vita dello Spirito. Di qui l'esigenza carolingia d'introdurre nel Credo un termine che, in quel contesto, non poteva che creare equivoco e confusione. La risposta di Leone III, per quanto prudente e diplomatica, non lascia adito a dubbi: il papa non parteggiava per la pars franca nonostante ne avesse bisogno per proteggere militarmente la città. La posizione sul Filioque della teologia romana antica era stata perfettamente chiarificata da san Massimo il Confessore (VI sec.) che soggiornò per un certo tempo a Roma. Solo nell' XI sec. (3 secoli dopo!) la Chiesa di Roma introdusse questo termine nel Credo e, in seguito, lo giustificò. Tra il patriarcato romano e quelli orientali da tempo si era maturato un estrangement tale da rendere le due posizioni teologiche incompatibili tra loro. Quest'incompatibilità la notiamo pure al Concilio di Ferrara-Firenze (che terminò nel 1439) il cui proposito era la riunificazione delle Chiese e l'abbattimento delle controversie teologiche che le separavano. Il concilio ripresentò un concetto artificiale piuttosto strano, già comparso qualche tempo prima a Lione: lo Spirito procederebbe da entrambe le persone "come da un solo principio". I principi di vita della Persona dello Spirito, pur essendo due (il Padre e il Figlio), sono da intendersi come uno. Questa posizione, che voleva salvare i dati tradizionali con le innovazioni franche, finì per non convincere la parte ortodossa.

____________________

4 commenti:

  1. Nella nota storica che cerca di spiegare come si è arrivati alla dottrina "cattolica" del Filioque, insinuando che il problema del Filioque sarebbe stato (e quindi è ancora) solo un problema politico, ci si fa beffe della teologia e dei teologi franchi/occidentali, incapaci (sic!) perfino di leggere correttamente sant'Agostino. Chi conosce solo un po' di storia della Chiesa e della Sacra Teologia, sa il "perché" il Filoque venne inserito nell'XI sec. (diamo per buona questa data); sembra invece che non lo sappia/sappiano il/i redattore/i della nota. Trattino di liturgia tradizionale, visto che lo sanno far molto bene, come nel caso della ricostruzione in 3d della basilica costantiniana di s. Pietro, e contribuire così a combattere l'eresia antiliturgica. Lascino perdere i problemi troppo, in questo caso, alti di teologia dogmatica. Inoltre stiano più attenti alla morfologia del latino. Perciò non, come invece è stato pubblicato, "lex orandi statuat lex credendi", ma "lex orandi statuat legem credendi".
    Giulio Rossi.

    RispondiElimina
  2. Ringrazio per l'appunto sul latino. In effetti non ero convinto di quanto avevo scritto e mi sono proposto di rivederlo, pur avendolo già pubblicato. Lei mi ha preceduto. Grazie!

    Anche le critiche sono ben accette, ovviamente. Tuttavia per quanto riguarda la questione teologica in senso stretto (mi riferisco a quella sul "Filioque") sono fin troppo convinto che le cose sono andate come ho descritto, per quanto non si possa dipanare questo complesso argomento in poche righe.

    Comprendo l'imbarazzo di un lettore cattolico che si attiene a quella dottrina consolidata nel basso Medioevo. E' ovvio che, per essere cattolico, chiunque deve aderire a tale formulazione dogmatica, per quanti dubbi se ne possano avere.

    Questo, però, non significa che non si possa fare un esame attento della realtà storica di allora nella quale pesava - e non poco! - la questione politica e comportava necessariamente pure la teologia. I franchi non erano ingenui: sapevano che delegittimare un imperatore dichiarandolo eretico (in questo caso l'imperatore bizantino) significava ambire più facilmente a possedimenti o, semplicemente, poter rivendicare i propri con più efficacia (non dimentichiamo che per Costantinopoli l'Occidente era sentito "proprio", anche se non c'erano più le forze per recuperarlo e, per converso, le chiese occidentali commemoravano sempre l'imperatore costantinopolitano, come nel caso del papa di Roma).

    Essere a digiuno di questi elementari dati isola la teologia dalla società, il che è un gravissimo errore per quanto riguarda il Medioevo!

    Il "Filioque", che lo si giri o lo si volti a piacimento, non può assolutamente trovare luogo nel pensiero patristico greco (sul quale ho posto molta attenzione e sono certo di quanto affermo) ed è una creatura partorita dalla mente franca partendo da alcune opinioni personali (e quindi criticabili) di Agostino d'Ippona.

    Il pensiero patristico greco, a sua volta, non è un "optional" per l'Occidente e la teologia latina proprio perché i dogmi cristologici e trinitari sono stati formulati nella mentalità dei padri greci e fu Costantinopoli, non Roma!, la sede degli antichi concili ecumenici, con il benestare degli apocrisari papali.

    Non si può invocare il "filioque" toledano (comparso qualche secolo prima) sia perché non aveva la coloritura politica del "filioque" franco, sia perché era un'opinione teologica mai ammessa a Roma.

    Non entrerò comunque in ulteriori questioni teologiche e non perché qualcuno me lo ordina (tutti sono benvenuti ma infastidiscono gli ordini da caserma in casa altrui. Sono pure di cattivo gusto).

    Infatti il mio fine non è quello d'inasprire gli animi ma illuminare certi strani particolari che vediamo nell'antica basilica costantiniana.

    Purtroppo la storia è andata così e nessuno di noi può farci qualcosa: nessuno qui fa "insinuazioni" - come afferma il nostro benevolo lettore - perché ci troviamo davanti a dati storici. In un'epoca in cui diritto e fede erano strettamente legati, l'Europa ha cominciato a nascere anche grazie a... nuove formulazioni dogmatiche!

    Pietro C.

    RispondiElimina
  3. ...come giustamente si osserva dall'Autore il Credo fu usato nella liturgia occidentale romana, ce lo spiega anche Jungmann, a una incoronazione imperiale e segnatamente in epoca ottoniana. Conoscevo la storia degli scudi di argento fatti fare dal papa di Roma Leone: ma si sa che fine abbiano fatto? Sarò grato per le delucidazioni.
    Francesco

    RispondiElimina
  4. Giulio Rossi afferma che, secondo me, i teologi franchi furono "incapaci" di leggere sant'Agostino. Evidentemente non mi ha capito.

    Furono capaci di leggerlo, eccome!, dal momento che sapevano bene il latino ma erano ignoranti di greco. Per questo motivo assolutizzarono l'Ipponense finendo per fare delle sue opinioni personali trinitarie la dottrina della Chiesa universale, mentre la dottrina ecclesiale si fa con le opinioni universalmente condivise, senza assolutizzare un autore specifico (il che è sempre stato tipico degli eretici dove "eresia" significa, appunto, parzialità).

    Ignoranza linguistica, supponenza d'aver capito tutto, moltissima buona fede di essere nel giusto hanno prodotto quello che poi accadde.

    Oggi l'unico modo per recuperare in senso antico la dottrina filioquista è inserirla non nella teologia immanente alla Trinità ma in quella economica. Altre vie sono destinate al fallimento, come infatti è successo moltissime volte nella storia.

    Pietro C.

    RispondiElimina

Si prega di fare commenti appropriati al tema. Ogni commento irrispettoso o fuori tema non verrà pubblicato.