| San Massimo il Confessore in un'attuale iconografia greca |
Forse solo abbastanza recentemente la psicologia ha intuito che un ambiente, nella misura in cui viene antropizzato, riflette l'interiorità umana. Una stanza, ad esempio, non ci narra solo il gusto e la cultura di chi la abita ma riflette, in un certo qual modo, un mondo interiore, un'armonia spirituale o, viceversa, le variegate caratteristiche di un animo sofferente.
San Massimo il Confessore (Palestina, 579/580 – Lazica, 13 agosto 662) aveva quest'intuizione spirituale e la applicava in modo profondo all'edificio ecclesiastico rinvenendovi dei simboli che lo collegano con la persona umana.
Nel capitolo 4 de La Mistagogia fa, infatti, un parallelo tra la chiesa e l'essere umano.
Riporto il testo nella versione della Patrologia Greca con traduzione a fianco. Dal momento che questo testo non è assolutamente di facile lettura (come molte opere di san Massimo), tento una sua volgarizzazione per renderlo comprensibile.
Massimo in queste righe trae ispirazione da Dionigi Areopagita, considerato dai padri greci come il teologo per eccellenza, ossia l'uomo che parla di Dio per averne fatto esperienza. Egli ci dice che il corpo, con i suoi sensi, è paragonabile alla navata della chiesa. Come il corpo è immediatamente visibile ed accessibile, così la navata è d'immediata accessibilità e percezione per chi entra in chiesa.
Il santuario (presbiterio), viceversa, è un luogo nascosto, non cade sotto i sensi. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che allora il santuario, anche in Occidente, era amorevolmente custodito, nascosto allo sguardo di chi ne era fuori. Come il santuario, l'anima è una realtà che si vive ma non cade sotto i nostri sensi umani; è presente ma non è afferrabile.
L'intelletto - che qui non coincide con la ragione ma con una sorta di "cuore" spirituale, d'interiorità profonda - è paragonato all'altare. Infatti, come sull'altare avviene la manifestazione di Dio nella presenza sacramentale durante la Divina Liturgia (la Messa), così nell'intelletto si manifesta in modo ineffabile la presenza divina ad un uomo santificato.
Il corpo e i suoi sensi sono coinvolti nella pratica evangelica, ossia nell'applicazione delle raccomandazioni di Cristo (la filosofia morale: "siate perfetti com'è perfetto il Padre vostro celeste", Mt 5, 48).
L'anima è, invece, coinvolta nella conteplazione: attraverso le realtà naturali intravvede i segni divini nel mondo; con la ragione intuisce Qualcuno che la supera infinitamente e che riempie d'armonia l'universo.
L'intelletto è, a sua volta, coinvolto ne "la teologia mistica", ossia è il luogo in cui la presenza divina si rende manifesta nel caratteristico modo che riscontriamo nelle teofanie bibliche.
Ma se è vero che la chiesa rapprenta l'uomo, pure l'uomo rappresenta la chiesa:
- nel suo corpo spiritualizzato mostra una luce simile a quella che invade la navata, grazie alla pratica dei comandamenti;
- nella sua anima si rende presente il Santuario della chiesa poiché egli, con la sua mente, intuisce le ragioni divine ( = i logoi) che reggono il cosmo e le attribuisce a Dio in modo da rederGli gloria ( = in totale purezza);
- nel suo spirito si rende presente l'altare in cui si manifesta Dio e, da questo centro interiore, si diffonde una luce soprannaturale che lo pervade interamente, diffondendo i suoi fulgidi raggi pure all'esterno di sé (il riferimento implicito è alla trasfigurazione di Cristo alla quale è chiamato ciascun cristiano, in quanto "alter Christus").
Questo contenuto, che proviene decisamente da una persona d'incredibile profondità, è in gran parte totalmente ignorato. Si comprende, dunque, come gli edifici ecclesiastici odierni non riflettono più l'uomo trasfigurato descritto da san Massimo il Confessore in queste poche righe ma un essere assai secolarizzato. La stessa religiosità, in tal ambito, corre il forte rischio d'essere secolarizzata, chiusa al trascendente, perché attinge sempre meno ad una dimensione profonda, ossia realmente cristiana.
Anche nei testi provenienti dagli ambienti latini monastici tradizionali, il cui fine dovrebbe essere quello di rinnovare positivamente la prassi liturgica odierna, non riscontriamo assolutamente la stessa profondità (Cfr., ad es., La sainte Liturgie par un moine bénédictin, éd. Sainte Madeleine). Appaiono, infatti, come se fossero "monchi" o incompleti.
Mi pare dunque necessario offrire questo riferimento in modo da favorire una sana riflessione.
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| Δ. ΠΩΣ ΤΕ ΚΑΙ ΠΟΙΩ ΤΡΟΠΩ ΣΥΜΒΟΛΙΚΩΣ ΕΙΚΟΝΙΖΕΙ ΤΟΝ ΑΝΘΡΩΠΟΝ...Δ. Πῶς τε καὶ ποίῳ τρόπῳ συμβολικῶς εἰκονίζει τὸν ἄνθρωπον ἡ ἁγία τοῦ Θεοῦ Ἐκκλησία, καὶ αὐτὴ ὡς ἄνθρωπος ὑπ᾽ αὐτοῦ εἰκονίζεται Καὶ πάλιν κατ᾽ ἄλλον τρόπον θεωρίας, ἄνθρωπον εἶναι τὴν ἁγίαν τοῦ Θεοῦ Ἐκκλησίαν ἔλεγε, ψυχὴν μὲν ἔχουσαν τὸ ἱερατεῖον· καὶ νοῦν τὸ θεῖον θυσιαστήριον, καὶ σῶμα τὸν ναόν, ὡς εἰκόνα καὶ ὁμοίωσιν ὑπάρχουσαν τοῦ κατ᾽ εἰκόνα Θεοῦ καὶ ὁμοίωσιν γενομένου ἀνθρώπου, καὶ διὰ μὲν τοῦ ναοῦ, ὡς διὰ σώματος, τὴν ἠθικὴν φιλοσοφίαν προβαλλομένην, διὰ δὲ τοῦ ἱερατείου, ὡς διὰ ψυχῆς, τὴν φυσικὴν θεωρίαν πνευματικῶς ἐξηγουμένην καὶ ὡς διὰ νοὸς τοῦ θείου θυσιαστηρίου τὴν μυστικὴν θεολογίαν ἐμβαίνουσαν. Καὶ ἔμπαλιν Ἐκκλησίαν μυστικὴν τὸν ἄνθρωπον, ὡς διὰ ναοῦ μὲν τοῦ σώματος τὸ πρακτικὸν τῆς ψυχῆς ταῖς τῶν ἐντολῶν ἐνεργείαις κατὰ τὴν ἠθικὴν φιλοσοφίαν ἐναρέτως φαιδρύνοντα· ὡς δι᾽ ἱερατείου δὲ τῆς ψυχῆς τοὺς κατ᾽ αἴσθησιν λόγους καθαρῶς ἐν Πνεύματι τῆς ὕλης περιτμηθέντας κατὰ τὴν φυσικὴν θεωρίαν διὰ λόγου τῷ Θεῷ προσκομίζοντα, καὶ ὡς διὰ θυσιαστηρίου τοῦ νοός, τὴν ἐν ἀδύτοις πολυύμνητον τῆς ἀφανοῦς καὶ ἀγνώστου μεγαλοφωνίας σιγὴν τῆς θεότητος δι᾽ ἄλλης λάλου τε καὶ πολυφθόγγου σιγῆς προσκαλούμενον, καὶ ὡς ἐφικτὸν ἀνθρώπῳ κατὰ μυστικὴν θεολογίαν αὐτῇ συγγινόμενον, καὶ τοιοῦτον γινόμενον οἷον εἰκὸς εἶναι δεῖ τὸν ἐπιδημίας ἀξιωθέντα Θεοῦ, καὶ ταῖς αὐτοῦ παμφαέσιν αἴγλαις ἐνσημανθέντα. |
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