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martedì 16 agosto 2011

Kyrie eleison!




L’invocazione “Kyrie eleison” è molto antica. E’ propria all’Oriente e all’Occidente cristiano. E’ rivolta a Cristo ed è una supplica affinché egli “abbia misericordia” (eleison) di chi lo prega e per chi si prega. Più spesso nell’oriente bizantino tale preghiera è intercalata da una serie di richieste il cui insieme forma la cosiddetta ektenia o preghiera d’intercessione.

Anche nella liturgia romana antica esisteva una ektenia.

Il testo riportato è tratto da J.A. Jungmann, Missarum sollemnia, pp. 273-283. Il testo non riporta le note per le quali si consiglia di consultare direttamente l’opera citata.

Jungmann quando qui parla di “liturgia romana attuale” fa riferimento alla liturgia tradizionale precedente alle riforme auspicate dal concilio vaticano II le quali hanno dato una nuova fisionomia liturgica, abbastanza simile a quella delle chiese riformate.


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Abbiamo già in antecedenza riconosciuto nel Kyrie un primo passo della pre­ghiera del popolo verso l'orazione sacerdotale. Considerata sotto questo punto di vista, tale invocazione al Signore non ha, in definitiva, nulla di incomprensibile, ma, da un più minuto esame sorgerà da questa breve parola tutta una serie di interrogativi: perché mai questa invocazione ripetuta, e proprio per nove volte? perché questo implorare senza un'ulteriore precisazione? e perché, infine, la sua formulazione in lingua greca? e chi è poi colui che invoca?

La locuzione greca ci riporta ai primordi della Chiesa, ma essa non ci è deri­vata come un residuo di quei tempi della liturgia romana, nei quali la stessa Chiesa di Roma usava ancora in prevalenza la lingua greca, usandola anche nella Messa, come avveniva sin verso la metà del III secolo. Il Kyrie è stato, infatti, ac­colto in Roma solo più tardi, e dalla liturgia greca. Ed anche in Oriente liturgie non greche, e precisamente quella copra, l'etiopica e la siro-occidentale hanno accolto o conservato, non tradotto il Kyrie eleison. A Roma esso non può essere giunto prima del V secolo e deve essere stato adottato come facente parte di quelle litanie riscontrabili in Oriente sin dal IV secolo e tuttora in uso nelle liturgie orien­tali sotto il nome di ectenie.

Gli inizi del Kyrie eleison devono risalire, tuttavia, a tempi ben più antichi: l'implorazione eleison, presa a sé, con o senza il vocativo, deve essere stata fami­liare ai cristiani dei primordi, e già per tradizione precristiana. Ancora nel V secolo un predicatore si vede costretto a deplorare, in Alessandria, l'abitudine, ancora conservata da molti cristiani, d'inchinarsi al sole nascente gridando: eleison me Kyrie (Sal. 6, 3 e spesso) , Kyrie eleison me benché la differenza non fosse troppa per chi lo recita.

La vera storia per noi attendibile di questa nostra invocazione nel corso del servizio liturgico cristiano ha inizio soltanto nel IV secolo. La pellegrina gallica Eteria riferisce, circa il 400, come a Gerusalemme alla fine dei Vespri uno dei diaconi vi recitasse una serie di preghiere, e « mentre egli ne pronuncia i singoli nomi, vi è sempre una schiera di fanciulli che risponde sempre Kyrie eleison, come noi diciamo: Signore, abbi misericordia (miserere Domine); le loro invocazioni non hanno fine ». Secondo la pronuncia di allora, già Eteria usa la trascrizione eleison in luogo di eleeson. In altre ore canoniche il vescovo stesso precede analo­gamente gli altri nella preghiera, ciò che sembra essere un'usanza antica.

Nella stessa epoca ci è già pervenuto il testo delle preghiere recitate alla stessa maniera dal diacono quando, ad esempio, i catecumeni venivano congedati dopo il Vangelo della Messa, per cui la rubrica dispone espressamente che ad ogni pre­ghiera detta dal diacono, il popolo, e soprattutto i fanciulli, debbano dire: Kyrie eleison. La serie delle preghiere è diversa caso per caso, ma di regola si prega per tutta la Chiesa, per il clero, per il popolo e per il Sovrano, per chi si trova in viaggio e per gli infermi, per i benefattori della Casa di Dio, per i poveri, per la pace. Tale forma di preghiera, detta litania, è stata trapiantata già nel V secolo, e forse proprio dai pellegrini di Gerusalemme, in Occidente, ove entrò ben presto nell'uso generale, o tradotta, o in una redazione nuova. L'invocazione Kyrie eleison viene a volte conservata inalterata, a volte tradotta, a volte amplificata o tra­sformata in formule che si riscontrano tuttora nella parte più antica delle nostre litanie dei Santi: Libera nos, Domine; Te rogamus, audi nos.

Il posto in cui tale litania viene inserita è a volte quello stesso nel quale la troviamo soprattutto in Oriente: nella preghiera cioè che fa seguito alle letture. Nella liturgia ambrosiana si trova però tuttora, limitata nelle domeniche di Quare­sima, all'inizio della Messa, tra l'Ingressa (= Introito) e l'Orazione, ossia proprio al posto del nostro Kyrie romano. La risposta alle singole invocazioni vi viene data in latino: Domine miserere, ma alla fine viene gridato tre volte, l'una dietro l'altra, Kyrie eleison. Questa litania deve aver fatto parte, dal secolo V, e nello stesso posto, anche della Messa romana. E che, la preghiera del Kyrie fosse comunque in uso a Roma, in una qualsiasi forma, già all'inizio del VI secolo risulta indi­scutibilmente dal canone 3 del Sinodo di Vaison (529) che è informato dell'in­clusione di tale uso nel Mattutino, nella Messa e nei Vespri, e precisamente con riferimento, tra l'altro, anche a quello accolto dalla Sede Apostolica di ripe­tere spesso il Kyrie eleison. Dalle allusioni di Gregorio Magno risulta però come accanto alla semplice invocazione del Kyrie se ne conoscesse, ancora ai suoi tempi, un'altra nella quale essa era ricollegata ad un testo diverso. Questa variante può essere soltanto l'intera litania, nella quale il Kyrie costituisce la risposta. Nei sacramentari, che di solito ci fanno conoscere la struttura della Messa risalendo sino al VI secolo, non ne è, naturalmente, contenuto nessun testo. Il Gregoriano osserva semplicemente che la Messa comincia con l'Introito, deinde Kyrie eleison. Ma ciò non deve far meraviglia, poiché non era il celebrante che doveva recitare la litania, e solo di lui tratta il sacramentario. Vi sono però molte ragioni per ritenere che l'antica litania romana del Kyrie sia quella contenuta nella cosiddetta Deprecatio Gelasii. Parecchi riferimenti ne fanno, infatti, presumere Roma come luogo della sua origine, e come suo redattore il Papa Gelasio (492-496), il cui nome figura in testa al documento, e del quale il Libro pontificale asserisce avere creato sacramentorum praefationes et orationes cauto sermone. Ovviamente si potrebbe ritenere improbabile che la liturgia romana fosse stata già in possesso della litania del Kyrie in un'epoca nella quale deve aver fatto ancora ricorso, dopo le letture, alla Oratio fidelium, affine ad essa nel contenuto e nella forma. Ma sembra anche che l'introduzione di questa litania del Kyrie sia avvenuta proprio di pari passo con l'abolizione o la trasformazione di essa e con ampliamenti della preghiera d'intercessione del Canone, che ebbero luogo attorno alla stessa epoca, sicché avrebbero costituito per Gelasio solo una parte di una profonda riforma della liturgia della Messa.

La Deprecatio Gelasii è del tenore seguente:


DEPRECATIO QUAM PAPA GELASIUS PRO UNIVERSALI ECCLESIA CONSTITUIT CANENDAM ESSE

Dicamus omnes: Domine exaudi et miserere

Patrem Unigeniti et Dei Filium Genitoris ingeniti et Sanctum Deum Spiritum fidelibus animis invocamus

— Kyrie eleison

I — Pro immaculata Dei vivi ecclesia, per totum orbem constituta divinae bonitatis opulentiam deprecamur

— Kyrie eleison

II — Pro sanctis Dei magni sacerdotibus et ministris sacri altaris cunctisque Deum verum colentibus populis Christum Dominum supplicamus

— Kyrie eleison

III — Pro universis rette tractantibus verbum veritatis multiformem Verbi Dei sapien­tiam peculiariter obsecramus

— Kyrie eleison

IV — Pro his qui se mente et corpore propter caelorum regna castificant, et spiritalium labore desudant, largitorem spiritalium munerum obsecramus

— Kyrie eleison

V — Pro religiosis principibus omnique militia eorum, qui iustitiam et rectum iudicium diligunt, Domini potentiam obsecramus

— Kyrie eleison

VI — Pro iucunditate serenitatis et opportunitate pluviae atque aurarum vitalium blan­dimentis ac diversorum temporum prospero cursu rectorem mundi Dominum depre­camur

— Kyrie eleison

VII — Pro his quos prima christiani nominis initiavit agnitio, quos iam desiderium gratiae caelestis accendit, omnipotentis Dei misericordiam obsecramus

— Kyrie eleison

VIII — Pro his quos humanae infirmitatis fragilitas, et quos nequitiae spiritalis invidia, vel varius saeculi error involvit, Redemptoris nostri misericordiam imploramus

— Kyrie eleison

IX — Pro his, quos peregrinationis necessitar, aut iniquae potestatis oppressio vel hostilitatis vexat aerumna, Salvatorem Dominum supplicamus

— Kyrie eleison

X — Pro iudaica falsitate... aut haeretica pravitate deceptis vel gentilium superstitione perfusis veritatis Dominum deprecamur

— Kyrie eleison

XI — Pro operariis pietatis et his, qui necessitatibus laborantum fraterna caritate subve­niunt, misericordiarum Dominum deprecamur

— Kyrie eleison

XII — Pro omnibus intrantibus in haec sanctae domus Domini atria, qui religioso corde et supplici, devotione convenerunt, Dominum gloriae deprecamur

— Kyrie eleison

XIII — Pro emundatione animarum corporumque nostrorum, et omnium venia peccatorum clementissimum Dominum supplicamus

— Kyrie eleison

XIV — Pro refrigerio fidelium animarum, praecipue sanctorum Domini sacerdotum, qui huic ecclesiae praefuerunt catholicae, Dominum spirituum et universae carnis iudi­cem deprecamur

— Kyrie eleison

XV — Mortificatam vitiis carnera et viventem fide animam

— praesta, Domine, praesta

XVI — Castum timorem et veram dilectionem

— praesta, Domine, praesta

XVII — Gratum vitae ordinem et probabilem exitum

— praesta, Domine, praesta

XVIII — Angelum pacis et solatia sanctorum

— praesta, Domine, praesta.

Nosmetipsos et omnia nostra, quae orto quae aucta per Dominum ipso auctore suscipimus, ipso custode retinemus, ipsiusque misericordiae et arbitrio providentiae commendamus

— Domine miserere.


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ESEMPIO DI EKTENIA NELLA CHIESA ORTODOSSA RUSSA
(Il Kyrie eleison è tradotto in slavonico come Gospodi pomiluij)



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Questa litania, oppure una simile collegata all'implorazione del Kyrie, deve essere presto piaciuta molto a Roma e nella sua sfera d'influenza, e che la si sia inserita nella Messa rappresenta solo un caso della sua applicazione. Nella Regola di S. Benedetto la litania, o la supplicatio litaniae id est Kyrie eleison fa parte della fine di ogni ora canonica, in cui precede il Pater noster usato come orazione; e sembra inoltre che per le Lodi e pei Vespri, quando si parli più particolarmente di litania, questa s'intenda nella sua integrità, come l'abbiamo nella deprecatio, mentre per le altre ore sarebbe previsto soltanto il Kyrie eleison ripetuto.

Nel Gelasiano più antico la litania è menzionata nel rito delle Ordinazioni maggiori: fatto l'appello dei candidati e dopo che l'esortazione è giunta ad una deplorazione considerante tutti i possibili casi, vi è detto: Et post modicum intervallum mox incipiant omnes Kyrie eleison cum litania. A Gregorio di Tours (+ 594) dobbiamo la relazione di una processione espiatoria ordinata da Gregorio Magno poco dopo la sua elezione a Papa, nel 590, allorché la peste infieriva a Roma. Da sette basiliche romane, che fungevano da centri di adunata, dovevano muovere sette cortei per formarne uno solo, e ciascuno con un proprio gruppo di ecclesiastici, alla volta di S. Maria Mag­giore, per implorare misericordia da Dio con una litania septiformis. L'informatore dello storico franco aveva visto con i propri occhi sfilare per le strade della città le schiere preganti: veniebant utrique chori psallentium ad ecclesiam clamantes per plateas urbis Kyrie eleison. È evidente come tale Kyrie eleison non potesse essere costituito dal suo testo integrale, ma dall'acclamazione del popolo, in risposta alle implorazioni dei gruppi di sacerdoti. Sotto questa ultima forma la litania è rimasta anche in seguito; ed anche ora è in una certa misura la forma fondamentale della preghiera nelle processioni rogatorie, alle quali ne derivò già per tempo il nome di litania.

La litania all'inizio della Messa aveva subìto, comunque, una modifica già al tempo di Gregorio Magno, e, forse, in parte, ad opera sua. Infatti egli si vide costretto a prendere posizione, in una lettera al vescovo Giovanni di Siracusa, contro l'accusa di avere introdotto in Roma usanze greche, tra le quali figurava anche il Kyrie. Gregorio ne rileva le diversità nei confronti della maniera greca, di cui, per il suo soggiorno a Bisanzio, doveva avere profonda conoscenza. Ed eccone le principali: presso i greci, clero e popolo rispondono insieme con il Kyrie eleison, mentre a Roma esso viene cantato dal clero, al quale il popolo risponde. Inoltre i greci conoscono solo l'implorazione Kyrie eleison, mentre a Roma si usa anche il Christe eleison, che viene ripetuto altrettante volte. Gregorio Magno osserva, infine, come nei giorni feriali se ne tralasci quella parte che si aggiunge al Kyrie eleison ed al Christe eleison per prolungare tali acclamazioni.

Ciò che viene tralasciato in detti giorni può essere costituito soltanto dalle implorazioni della litania. Dunque queste ultime erano ancora in uso nella celebra­zione delle Messe solenni, ma in modo che ad esse facesse subito seguito, per opera di chi le cantava o della Schola se intervenuta, l'acclamazione del Kyrie eleison o del Christe eleison, ripetuta poi dal popolo. A ciò si deve se nei giorni in cui la Colletta precedeva con la sua lunga litania la Stazione, si ometteva, sino al tardo Medioevo, il Kyrie della Messa e se si faceva altrettanto in occasione di ordinazioni maggiori alle quali seguiva la litania. Ed anche oggi al Sabato santo la litania che, col suo Kyrie eleison, segue la benedizione del fonte battesimale, vale, nello stesso tempo, per il Kyrie della Messa. In tutti questi casi continua dunque tuttora il ricordo dell'origine del Kyrie dalla surriferita più completa forma di preghiera.

Una così breve acclamazione che esprime senza molte parole l'implorazione degli uomini contiene già in sé l'incitamento ad essere usata staccata e ripetuta, e tale incitamento era tanto più efficace, in quanto il Kyrie eleison era già conosciuto come formula indipendente e che veniva ripetuta più volte di seguito, cioè come acclamazione, nell'antichità precristiana. In ogni modo noi riscontriamo anche nella preghiera liturgica di Oriente il Kyrie eleison usato a se per antica tradizione e ripetuto più volte in una implorazione insistente nella quale hanno una parte impor­tante numeri simbolici: un Kyrie eleison ripetuto dodici volte fa parte attualmente dell'inizio di ciascuna ora della liturgia bizantina, e quaranta volte lo si ripete, tra l'altro, alla fine di ogni ora minore. La fervente ectenia dopo il Vangelo ha nella Messa bizantina un triplice Kyrie eleison come risposta ad ogni invocazione. Questo triplice Kyrie lo si ha anche abitualmente, in modo partico­lare verso la fine dell'ectenia, però anche indipendentemente da essa. Aureliano di Arles (+ 550) faceva iniziare e concludere la salmodia di ogni ora canonica con un triplice Kyrie. Le Laudes della liturgia ambrosiana contengono tuttora un triplice Kyrie che viene ripetuto dodici volte verso la fine. Ed anche le nostre attuali litanie contengono al principio ed in fine la triplice acclamazione Kyrie eleison, Christe eleison, Kyrie eleison.

Un fenomeno simile a questo del Kyrie lo si riscontra nella storia dell'Alleluia, il quale a sua volta serviva in un primo tempo da ritornello col quale il popolo interveniva dopo ogni singolo verso nel canto responsoriale dei salmi. Divenne grido di salvezza e di gioia che poteva ripetersi a volontà. Anche il Breviario romano contiene ripetutamente un triplice Alleluia ed anteriormente a Pio X ne conteneva anche uno ripetuto nove volte nella Dome­nica in Albis.

Questo Kyrie preso a sé è particolarmente menzionato nel Primo Ordo romano, nonostante che esso descriva una liturgia festiva. L'acclamazione trasformata in canto viene ripetuta tanto a lungo, sino a che il Papa, che, dopo il saluto all'altare, sta, rivolto verso Oriente, dalla cattedra, non faccia un cenno. Nella Messa vecovile franco-romana troviamo ben presto, cioè ancora nell'VIII secolo, stabilito un determinato ordine per tale cenno, e rivelati ulteriori particolari di questo canto del Kyrie: la Schola canta il Kyrie eleison che viene ripetuto tre volte da un gruppo di chierici — la cifra tre è, quindi, consacrata già dall'inizio — poi il Papa fa il cenno per il Christe eleison, che del pari viene ripetuto tre volte, quindi lo stesso cenno per una identica ripetizione del Kyrie, ed, infine, per la cessa­zione di questo canto.

Quest'ordine basato sul numero tre corrisponde ad una usanza sacra antichis­sima, com'è efficacemente dimostrato da culti precristiani. Nella celebrazione litur­gica cristiana il mistero della Santissima Trinità, messo in particolare risalto specialmente nelle liturgie gallicane dall'epoca delle lotte contro l'arianesimo, costituì ulteriore incitamento a tale usanza. E’, però significativo come Amalario non ricorra a questo concetto nei suoi scritti più antichi, e solo nel suo ultimo periodo sia passato alla interpretazione trinitaria dell'acclamazione ripetuta nove volte.

Da allora, e sino ai nostri giorni, essa ritorna sempre, anche nei nostri libri di preghiera, ed in quasi tutte le illustrazioni e le meditazioni della Messa: tre volte viene invocato Dio Padre, tre volte il Figlio, tre volte lo Spirito Santo. Una parvenza di fondatezza si rivela nel fatto che nella seconda triplice invocazione viene nominato Cristo. Intanto anche il grido di Kyrie è in realtà indirizzato già a Lui. Ciò corrisponde non solo al modo di esprimersi paolino ed antico cristiano che usa Kyrios in generale per il nome di Cristo, ma anche all'intera tradizione relativa al Kyrie eleison. In un primo tempo il rapporto si riferisce effettivamente, in singoli casi, all'invocazione di Dio. Altre volte il senso del Kyrios resta indeterminato, ciò che è assolutamente comprensibile in una semplice acclamazione. Ma nel mag­gior numero dei casi, e particolarmente anche nella litania orientale dei diaconi, nella quale il Kyrie eleison è familiare, il testo di singole invocazioni del diacono rivelano più o meno chiaramente come col Kyrie s'intenda di rivolgersi a Cristo.

La stessa invocazione domina, poi, anche nella litania occidentale, la quale rappre­renta nelle sue più antiche redazioni, dal principio all’ Agnus Dei compreso, un continuo rivolgersi a Cristo con intercalazione di invocazioni a Santi.

Non come rito di professione trinitaria, che non sarebbe qui al suo posto, ma come inno di implorazione e di omaggio al Kyrios e come primo incontro col Signore all'inizio della celebrazione l'acclamazione ripetuta nove volte s'inserisce nel rapporto; essa guida, così in uno stesso tempo, ed egregiamente, all'orazione con cui il celebrante porta la preghiera della Chiesa innanzi al trono di Dio, attra­verso Cristo Signore nostro.

Mentre in Gregorio Magno troviamo anche la disposizione a clericis dicitur et a populo respondetur, nel Primo Ordo romano è nominata la sola Schola. È suo compito di cantare il Kyrie oppure, ciò che è forse meglio, di intonarlo ed anche di cantarlo per prima. Non è detto espressamente che altri non debbano partecipare al canto, ma in ogni caso spetta alla Schola di dirigerlo: il prior scholae deve fare attenzione a quando il Papa gli fa cenno di porre fine al canto. L'Ordo di S. Amando completa il quadro nel senso che la ripetizione dell'acclamazione che ha cantato la Schola spetta ai regionarii, vale a dire ai suddiaconi. Il popolo quindi non partecipa più, per lo meno alla Messa solenne pontificale, il che non esclude, però, che in altre occasioni ed in condizioni di maggiore semplicità il Kyrie eleison non sia rimasto sempre un canto del popolo. E ciò vale soprattutto per i paesi setten­trionali, nei quali il Kyrioleis appartiene per secoli come ritornello agli elementi fondamentali del canto del popolo, e le lasse (in francese « laisses ») rappresen­tano un genere speciale di canti spirituali popolari.

All'inizio della Messa però, sia pure nelle grandi chiese che dispongono di numeroso clero ed alle quali si rife­riscono in massima parte le nostre informazioni, il Kyrie è stato attribuito al clero che forma il chorus. Quindi nemmeno per l'intonazione e la precedenza del canto è necessario pensare al costante intervento della schola cantorum, la quale, del resto, come parte integrante del clero, per lo più non si differenzia troppo da esso. Inoltre la suddivisione in due mezzi cori e con essa la tradizione secondo la quale il Kyrie rientra tra i canti alternati sembrano essere state integralmente conservate: le nove acclamazioni del primo coro venivano, inizialmente, come vedemmo, ripe­tute dal secondo; più tardi i due cori se le dividono. Breve era di qui il passo di far cantare, dei tre gruppi di tre acclamazioni ciascuno, il primo da un coro, facendo poi ripetere due volte dall'altro, come si ripropone anche oggi. Ma già nel XII secolo si usava di far cantare alternativamente dai due cori ogni singola acclamazione, proprio come vengono recitate attualmente alternate dal celebrante e da chi serve la Messa.

Lo schietto carattere litanico dell'antico canto del Kyrie è tuttora riconoscibile nella sua melodia corale nella Messa da Requiem, nella quale si ripete otto volte la stessa semplice figura musicale, che come anche in altri casi, solo una volta subisce un arricchimento. Tuttavia il problema di tradurre in musica il Kyrie, affrontato già dal Primo Ordo romano che lo affidò alla Schola, si avviò sollecitamente alla soluzione, sicché dall'epoca della rinascita del canto corale, cioè dal X secolo, se ne hanno le melodie nel Kyriale romano". Le loro intestazioni rivelano ancora una volta il policromo sviluppo melodico subito dal testo del Kyrie, pur ridotto a tanto esigue proporzioni, con l'inserzione dei tropi. Precursore di tale innovazione può considerarsi Amalario che faceva cantare ai suoi cantori — certo circoscrivendo, così, in un primo tempo, l'argomento del loro canto — Kyrie eleison, Domine Pater, miserere; Christe eleison, miserere qui nos redimisti sanguine tuo; Kyrie eleison, Domine, Spiritus Sancte miserere. Da allora, cioè dal IX al XVI secolo, si sviluppa una vera e propria letteratura dei tropi del Kyrie: ogni chiesa ne ha per lo meno una dozzina, di cui alcuni sono limitati al luogo di origine, altri, invece, sono ampiamente diffusi; la loro raccolta contenuta negli Analecta hymnica ne occupa 158 numeri completi.

Ognuna delle nove acclamazioni viene amplifi­cata a formare un verso in modo tale che su ogni nota della melodia del Kyrie cada una sillaba. L'esecuzione avveniva sovente in maniera che una parte del coro cantava il tropo, e l'altra contemporaneamente il Kyrie con i suoi melismi, incontrandosi i due mezzi cori nell'eleison. Dalle parole iniziali della prima riga del tropo molte melodie del Kyrie contenute nel Kyriale traggono tuttora il proprio nome: Lux et origo; Kyrie Deus sempiterne; Cunctipotens genitor Deus; Cum iubilo; Alme parer; Orbis factor; Pater cuncta.

Riportiamo come esempio il tropo della prima Messa gregoriana, il cui ritmo segue nettamente l'andamento della melodia, mentre parecchi altri impiegano determinate - forme di metrica, ad esempio l'esametro.



a. Lux et origo
lucis, summe Deus,
eleison; Kyrie eleison.

b. In cuius nutu
constant cuncta, clemens
eleison; Kyrie eleison.

c. Qui solus potes
misereri, nobis
eleison; Kyrie eleison.


a. O mundi redemptor
salus et humana
rex pie, Christe
eleison; Christe eleison.


b. Per crucem redemptis
a morte perenni,
spes nostra, Christe,
eleison; Christe eleison.


c. Qui es verbum Patris,
verbum caro factum,
lux vera, Christe,
eleison; Christe eleison.



a. Adonai, Domine,
Deus, fuste iudex,
eleison; Kyrie eleison.


b. Qui machinam gubernas
rerum, alme Pater,
eleison; Kyrie eleison.

c. Quem solum laus et honor
decet, nunc et semper
eleison; Kyrie eleison




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ESEMPIO DI KYRIE TROPATO: 


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È evidente come queste composizioni artistiche siano più adatte ad essere can­tate da cori bene addestrati. Dal XIII secolo si ebbero anche melodie a più voci per singoli tropi. I tropi stessi vennero poi esclusi dal Messale di Pio V, date le maggiori esigenze del gusto artistico del suo secolo, così il monumentale Kyrie è stato liberato dalle ingombranti sovrastrutture. Ma la musica polifonica proprio da allora si è più che mai dedicata a rivestire di note il contenuto sentimentale dell'implorazione, ripetuta nove volte, che l'umanità rivolge al Kyrios.

In origine il sacerdote celebrante non prendeva parte al Kyrie, ed è per questo che esso non è menzionato nella maggior parte degli Ordines missae; e nemmeno in quelli che contengono già tutti i testi delle preghiere iniziali ai piedi dell'altare o di quelle dell'Offertorio. Questo stato di cose si è avuto anche per la Messa cantata sino al tardo Medioevo, e solo allorché, nel XIII secolo, andò formandosi A principio secondo il quale il sacerdote doveva leggere dal Messale anche i testi alternantisi, si manifestò ben presto la stessa necessità per il Kyrie, che il celebrante recita, come l'Introito, assieme alla sua assistenza. Tale innovazione non si è, però, diffusa subito ovunque. Nell'Ordo missae del 1290 della Cappella papale, che pure dispone che il celebrante legga l'Introito cum ministris suis, nulla di analogo è detto nei riguardi del Kyrie mentre tale equiparazione viene introdotta alcuni decenni più tardi anche nella Messa papale.

Per la Messa privata, invece, il Capitulare ecclesiastici ordinis raccomanda già nell'VIII secolo  al celebrante, assieme all'Introito, il Kyrie eleison che, inchinato, deve ripetere nove volte. Non vi è prevista espressamente, come non lo è suc­cessivamente una partecipazione ad esso di chi serve la Messa. Anche quando, più tardi, l'assistenza prende parte al Kyrie nella Messa solenne, sembra che essa consistesse in un primo tempo semplicemente nel ripetere insieme le nove invo­cazioni, dal momento che non è fatto cenno alcuno di una loro suddivisione ". Allorché poi era invalso per esse l'uso di alternarle tra il celebrante e la sua assi­stenza, deve avervi esercitato efficacemente la propria influenza la contrapposizione dei due cori, già in atto quasi ovunque per il canto del Kyrie. Ci risulta infine un'altra maniera usata per la suddivisione di questa acclamazione: il celebrante diceva il triplice Kyrie, il chierico che serviva la Messa, a sua volta, il triplice Christe, indi il sacerdote ripeteva il triplice Kyrie.

Spesso il celebrante recitava il Kyrie in cornu epistulae, come soleva fare anche per l'Introito e come praticato tuttora dai Certosini, dai Carmelitani e dai Domenicani e come si fa nella Messa cantata. Si può desumere che allo spostamento verso il centro dell'altare abbia condotto l'intenzione di porne in maggior rilievo il carattere di preghiera: da quel punto il celebrante sta di fronte alla raffigurazione del Signore crocifisso, al quale vuole rivolgere la sua invocazione.

2 commenti:

  1. Come si pone, in confronto a questa tradizione, il Kyrie tropato (così lo definiscono i liturgisti, mi pare) introdotto nel Messale paolino del 1969 durante l'atto penitenziale?

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    1. Questo non è un problema, per me. Non sono i singoli dettagli a qualificare in bene o in male una liturgia ma è l'insieme e lo spirito con la qualle la si fa. Quando una liturgia ha la struttura tradizionale ma i contenuti sempre meno tradizionali, allora inizia un problema poiché nel mondo Cristiano non è la novità a fare scuola ma il perenne orientamento degli spiriti. Che poi gli spiriti si manifestino in una forma o in un altra è relativo, a patto, però, che le essenze non siano toccate.

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