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lunedì 15 agosto 2011

Theotókos, Genitrice di Dio

Questo termine ricorre nella liturgia bizantina (Theotókos) e in quella latina (Dei Genitrix).

Come abbiamo visto a più riprese, la liturgia celebra la fede cristiana esposta nei concili ecumenici i quali erano “riunioni ufficiali” che rappresentavano tutta la Chiesa sparsa nella terra allora conosciuta (oikoumene).

Questi concili, a loro volta, non sarebbero mai stati indetti se non ce ne fosse stata urgente necessità. I Padri della Chiesa erano restii ad esporre in parole il mistero che cercavano di vivere poiché, essi dicevano, le parole chiamano altre parole, le spiegazioni necessitano di ulteriori spiegazioni e il rischio di portare il Cristianesimo dal piano della vita, quindi dell’esperienza, a quello di una pura infinita speculazione diviene  realtà.

Essi sapevano bene che, cadendo in questo rischio, il Cristianesimo si sarebbe tramutato in pura filosofia.

I Padri non negavano alla ragione il suo ruolo ma essa non aveva quella  preponderanza che notiamo attualmente quando parliamo di fede poiché essi puntavano alla pratica, assolutamente anteposta prima e al di sopra di ogni altra cosa. Non a caso Gregorio di Nazianzo scriveva: “Se sei un buon teologo preghi e se preghi sei un buon teologo”.

E’ questo lo sfondo generale nel quale devono senz’altro essere letti tutti gli antichi concili ecumenici. Rientra in questo quadro pure il concilio di Efeso (431) nel quale la Vergine Maria fu proclamata “Genitrice di Dio”.

Prima di tutto, esaminiamo attentamente questa definizione.

Il termine Theotókos (Θεοτόκος) è la composizione di un sostantivo e di un verbo: Theós e tíktō (Θεός τίκτω). Il primo termine significa Dio, il secondo significa partorire. Se volessimo tradurre perfettamente questo termine tecnico, dovremo dire “Colei che partorisce Dio”. Non a caso la perfetta traduzione del termine greco, in latino, non suona come “Mater Dei” ma come “Dei Genitrix” o “Deipara”.

Il termine “Mater Dei” è invalso per cui oggi diciamo correntemente “Madre di Dio”. Se però non si pone attenzione a questa terminologia greca, si potrebbe essere erroneamente portati a credere che la Vergine Maria sia stata madre, quindi origine, della divinità di Cristo, quando, invece, essa ha solo portato alla luce, in carne umana, dunque ha solo gestato, la seconda ed eterna persona della Trinità.

Il termine Theotókos risponde in modo puntualmente preciso alla verità di fede proclamata ad Efeso.

Piccola digressione personale (per alleggerire il tema):
penso d'aver avuto sei o sette anni. La sera la mamma mi faceva recitare le preghiere com'era d'abitudine un tempo (oggi non so se le madri lo fanno più...).
Una sera, mentre recitavo l' "Ave Maria", mi fermai alle parole "madre di Dio" e iniziai a chiedermi:
"Come fa ad essere madre di Dio se Dio era prima di lei?".
Non osai chiederlo in casa nel timore che non mi potessero rispondere ma, evidentemente, la mia giovane mente iniziava ad articolare ragionamenti teologici a dispetto di chi dice che i bambini non pensano!
Torniamo all'argomento.

Quale fu l’oggetto del contendere che creò il bisticcio teologico affrontato ad Efeso?

Dobbiamo prendere la “macchina del tempo” e recarci in un contesto abbastanza diverso dal nostro. Spogliamoci, dunque, dei nostri criteri moderni e interroghiamo la storia per quel ch’essa ci dice senza cadere nella tentazione di trovarvi quello che non esiste o che noi desidereremo trovare.

Nell’Oriente mediterraneo del IV secolo, esistevano due prevalenti scuole teologiche: l’antiochena e l’alessandrina. Entrambe le scuole erano prestigiose e avevano dato grandi nomi.

Alla scuola antiochena appartenvano Diodoro (esiliato nel 372 ma  richiamato nel 378); Teodoro di Mopsuestia, vescovo prima di Tarso (376) e poi di Mopsuestia (dal 392) morto nel 428; Giovanni Crisostomo (345-407); Giovanni di Antiochia, contemporaneo di Nestorio e Teodoreto di Ciro (vescovo nel 423).

Alla scuola alessandrina appartenevano i vescovi d’Alessandria Teofilo (399-412), Cirillo (412-444) e Dioscoro (444-451).

Ognuna delle due scuole, anche sulla spinta di determinati presupposti culturali, aveva un modo alternativo d’esporre il mistero di Cristo. Com’è stato ampiamente esaminato, la scuola antiochena tendeva ad avere un’impronta razionalista che la determinava a rivendicare l’umanità completa di Cristo col rischio di compromettere la sua unità personale con il divino (ciò che fa Diodoro). La scuola alessandrina era allegorista-spirituale, tendeva a porre l’umanità di Cristo in secondo piano, col rischio di cadere nel monofisismo (= esiste una sola natura in Cristo, quella divina).

Al conflitto teologico si sovrappose quello di potere e prestigio fra le due sedi per cui ognuna cercava d’insediare come vescovo a Costantinopoli un proprio rappresentante.

Teologicamente parlando, il contendere, dunque, non riguardava la Vergine Maria in senso proprio ma la figura di Cristo. Le due scuole articolavano differentemente, col rischio di forti fraintendimenti, lo stile con cui le loro Chiese vivevano il mistero cristiano: in modo più razionale ad Antiochia, in modo più mistico ad Alessandria. E’ da questo modo di vivere il mistero che discendono, indubbiamente, pensieri differenti e definizioni che, alla fine, si scontreranno. In quest’epoca, le definizioni più che imprimere una prassi sono impresse da una prassi, anche attraverso la presenza di culture eterogenee.

Lo scontro ha due contendenti: Nestorio di scuola antiochena, nel frattempo divenuto patriarca di Costantinopoli, e Cirillo di scuola alessandrina, patriarca d’Alessandria d’Egitto.

A Nestorio fu attribuito erroneamente il cosiddetto “difisismo” (dottrina estrema in base alla quale Cristo avrebbe due nature – l’umana e la divina – corrispondenti a due persone. Nel suo essere ci sarebbero, dunque, due persone e qui, da come si vede, esiste una confusione terminologica tra il concetto di “natura” e quello di “persona”).

In realtà Nestorio distinse con rigore solo la natura umana da quella divina di Cristo. Ne conseguiva che per lui la Theotókos non era “genitrice di Dio” ma, unicamente, “genitrice dell’uomo Cristo” o Christotókos. Questo pensiero ha una sua verità, se prestiamo attenzione a quanto abbiamo su esposto: la Vergine Maria non poteva generare Dio, dal momento che Dio è sempre esistito dall’eternità.

A questo punto, però, insorse la scuola alessandrina con il focoso Cirillo. Costui era convinto assertore dell’unione, in Cristo, della realtà umana con quella divina. Dal momento che entrambe coesistevano nell’unica persona di Cristo, non era possibile fare la distinzione nestoriana. Ne seguiva che la Vergine Maria, pur essendo madre dell’umanità di Cristo, era, contemporaneamente, genitrice di quell’eterna divinità che, a partire da lei, apparse nel velo della carne. Il mistero dell’uomo-Dio era, dunque, inscindibile né un pensatore, con la sua ragione, poteva determinarne tale separazione.

La posizione di Cirillo, che verrà canonizzata nel concilio efesino, ribadisce la superiorità del mistero divino di fronte al tentativo razionalizzante operato da Nestorio. Questo concilio focalizzò meglio i termini tecnici di “natura” e “persona” nella Trinità poiché, a volte, erano utilizzati come sinonimi determinando infiniti malintesi. Solo nel IV secolo si precisò con maggiore rigore il linguaggio teologico e questo dimostra come, per la Chiesa antica, la pratica cristiana fosse molto più importante rispetto alla riflessione sul mistero.

La dottrina che Efeso contribuisce a esporre è la seguente:

Cristo ha due nature (l’umana e la divina) nell’unica sua persona da sempre eternamente presente nella Trinità. La Vergine Maria lo genera nell’umanità ma ciò che da lei nasce è inscindibilmente Dio-uomo (da cui il termine Theotókos). In questo senso, è legittimo parlare di Genitrice anche di Dio poiché lo scambio dei predicati (Dio e uomo) è corretto (è la cosiddetta communicatio idiomatum).

Solo il Padre, persona senza principio nella Trinità, genera prima di tutti i secoli la persona del Figlio e, sempre dal solo Padre, si genera per spirazione (o processione) la persona dello Spirito Santo.

Come si vede, l’attenzione di Efeso è tutta concentrata su Cristo e, solo di riflesso, riguarda la Theotókos. E’ vero che verso la Vergine Maria esisteva una grande devozione popolare. E’ pure vero che la Chiesa bizantina l’ha sempre onorata come una creatura “a confine con la divinità”. Ma, ad Efeso, il vero centro dell’attenzione era su Cristo.

Il concilio efesino fu, di fatto, pilotato dall’energico Cirillo il quale non diede modo a Nestorio d’esprimere serenamente e pienamente le sue posizioni. Il ruolo cirilliano fu talmente importante che non mi sembra si possa parlare d’influenze determinanti da parte di altre personalità (ad es. Teodosio II, Pulcheria, Gallia Placida o altri).

Nonostante la predominante presenza di Cirillo, il concilio efesino fu riconosciuto valido e ortodosso dal susseguente concilio, quello di Calcedonia del 451. Tale validità è riconosciuta anche oggi nelle maggiori Chiese cristiane anche se questi fatti sono letti con mentalità differenti, più o meno razionalizzanti.

I concili di Efeso e di Calcedonia definiscono il Credo e canonizzano una ben precisa mentalità patristica tutta rivolta alla pratica che si può riconoscere nella famosa frase di sant’Atanasio d’Alessandria: “Dio si è fatto uomo perché l’uomo si facesse dio”.

All’interno di questa mentalità, dunque, non trova spazio alcuno l’odierna cultura umanistica con la quale pensiamo in termini sociologici: “Se Maria è madre di Dio, questo determina un’enorme valorizzazione della donna”.

Lo sguardo antico non è mai rivolto all’uomo in se stesso ma a Dio. Si guarda all’uomo solo nella misura in cui egli diviene dio. Questo è così vero che L’auctoritas, nella Chiesa antica, è il santo (che sperimenta il divino), non l’intellettuale (che lo pensa) o un uomo in quanto maschio o una donna in quanto femmina. Anzi: la dualità maschio-femmina è decisamente trascesa poiché fortemente influenzata da una prospettiva escatologica. Ma qui porteremo il discorso lontano...

Le decisioni efesine non mi sembrano neppure strategie culturali “nascoste” per strappare i pagani esistenti dai loro culti e farli divenire cristiani. Ad esempio, ad Efeso  non si proclama la Theotókos per assorbire il ruolo di Iside madre degli Dei e così sostituire il culto isiaco con quello mariano. Quanto distante sia la Genitrice di Dio (lo possiamo pure vedere dalla definizione esaminata) da una fantomatica “madre di dei”, credo  sia dato a tutti vederlo.

Queste confusioni, oggi insistenti e oppressive, sono simili a chi confonde il misticismo dei Padri con il platonismo filosofico.

Pur muovendosi in un contesto ellenistico, utilizzando e modificando dei termini culturali antecedenti alla sua apparizione, il Cristianesimo conserverà sempre un’identità differente e trascendente all’ellenismo stesso. Tale identità ha un nucleo essenziale: la possibilità d’incontro del  divino nella storia d’ogni uomo.

9 commenti:

  1. Tu scrivi: "...quando, invece, essa ha solo portato alla luce, in carne umana, dunque ha solo gestato, la seconda ed eterna persona della Trinità."

    Detto così mi sembra un "utero in affitto" ad uno "zigote" divino che si è impiantato per opera dello Spirito Santo.

    Ma potrebbe anche essere che lo zigote dell'Uomo-Dio si sia costituito dalla fecondazione divina dell'ovulo umano di Maria.

    D'altra parte "generato non creato" mi darebbe più l'idea della fecondazione dell'ovulo, mentre l'introduzione dello zigote nell'utero mi parrebbe dare l'idea più del "creato" e perciò meno "generato".

    Attenzione, però: nelle parole si racchiude un significato. Gestare non è concepire, almeno a me sembra, e "dei genitrix" lo confermerebbe, mentre Teothokos (che partorisce Dio) lo negherebbe.

    Comunque io, oltre che manifestare dubbi, non so fare.
    Tu invece se sei sicuro di come sia andata fammelo sapere!

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  2. 1) Non c'era nessun intento ironico!
    2) Incarnazione: sarà avvenuta in qualche modo!
    3) Vero Dio e Vero Uomo!

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  3. Prima di ogni cosa, ringrazio per l'attenzione. Non è da tutti leggere questi temi o analizzarli.

    Secondariamente, devo dire che rimango abbastanza contristato quando vedo espressioni come "utero in affitto", "zigote divino" "ovulo umano di Maria".

    Lei vede come ho insistito di mettersi in un' "altra" mentalità, né nella mia né nella sua ma in quella di fede che ci mostrano i Padri quando si avvicinano con piedi felpati a questi argomenti??

    Il rischio di ridicolizzare il mistero che il credente accoglie e venera in silenzio è sempre dietro l'angolo per l'uomo attuale, che oramai non crede neppure alla propria madre, figuriamoci nel vangelo, in Dio o in questi misteri!

    I Padri non parlano di "ovulo" e cose del genere. Penso che, pure se le nostre conoscenze scientifiche in materia fossero state loro chiare, non ne avrebbero comunque parlato. Non amavano fare i "sottili distinguo" che poi ritroviamo nella tarda teologia latina, quei sottili distinguo "resi ancora più sottili da sottilissime distinzioni " (Descartes).

    I Padri parlano di cose generali e semplici da trattenere alla mente e alla venerazione. Solo quando gli eretici tirano loro i piedi sono costretti ad entrare nei dettagli. In questo caso essi dicono:

    1) Cristo come persona divina è sempre esistito ed è nato prima di tutti i secoli dal solo Padre;
    2) Cristo appare nel velo della carne attraverso la Vergine Maria che lo concepisce per Spirito Santo;
    3) essa rimane vergine prima, durante e dopo il parto per cui la nascita di Cristo non ha previsto alcuna ferita o spargimento di sangue.

    Questi sono i punti fissi della fede cristiana in materia. Uscire da questi punti, costruendo vie alternative, umanistiche, "comprensibili" all'uomo attuale perché "demitizzate", significa uscire dalla fede cristiana.

    Certo, nelle parole esiste un significato. Devo però constatare che esattamente quel significato è spesso perso non solo nel linguaggio comune ma, pure, in moltissimo linguaggio teologico odierno che mi lascia sempre più freddo per come tende a dissacrare il mistero.

    Il concepimento avviene per opera dello Spirito Santo per quanto riguarda l'umanità di Cristo ma Cristo è da sempre esistente in quanto Dio. L'uso di Theotokos (non Teothokos!) sottolinea la funzione certamente di "Colei che partorisce".

    Esiste sia concepimento che gestazione: il concepimento dell'umanità è una cosa certa ma non deve oscurare, però, la preesistenza divina. Ed è appunto questo che io sottolineo. Oggi tale fatto è quotidiano per quella tendenza che tenta da sempre le nostre chiese: l'arianesimo!

    D'altra parte quanto mostro cerca - meglio che può - di attenersi alla dottrina antica di uomini che avevano decisamente molto più cuore e fede di noi che ad ogni pié sospinto nutriamo dubbi.

    Io di me stesso non sono mai sicuro, mi affido e uso la mente per entrare in quello spirito antico di fede dal quale tutti possiamo trarre giovamento.
    Se, quindi, alla fine lei ironizza, la prego di tenere per sé certi commenti.

    Cordiali saluti

    Pietro C.

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  4. 1) meglio così, anche se l'ultima frase è chiaramente ironica (le parole hanno un senso, no?);

    2) Certo! Ma mentre i Padri venerano in silenzio noi costruiamo corposi e costosi trattati di mariologia da mettere in commercio....

    3) Sì ma si guardi attorno, osservi come, nella gran parte della prassi ecclesiale attuale, non sia rimasto che ... il "vero uomo"!
    E, mi creda, non lo dico per nulla con piacere!

    La ringrazio comunque per l'attenzione e per i suoi commenti.

    Pietro C.

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  5. Un piccolo appunto etimologico: tokào (chiedo perdono per la traslitterazione alla buona, data la mancanza di un font adatto)penso non sia il verbo esatto. Dovrebbe essere un deverbativo di epoca tarda e comunque d'uso limitato; lo stesso vocalismo non torna. Il verbo da cui trae origine -tokos è tikto.

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  6. Plaudo all'attenzione e alla conoscenza: l'attenzione di persone di qualità mi onora.

    Nel mio etimo ho trovato solo "tokao" e quello, infatti, avevo posto. Il greco è una lingua ricchissima!
    Ovviamente, come lei mi ha fatto notare, sia "tikto" che "tokao" hanno medesimo significato che, da questo punto di vista, non cambia il nostro discorso.

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  7. Questa spiegazione attorno il termine Theotokos è stata di grandissimo aiuto.
    Ho trovato per esempio illuminante il fatto che Theotokos si traduca con "colei che partorisce Dio" e non proprio come "Madre di Dio", sebbene quest'ultimo non mi pare che pregiudichi affatto il mistero della divina maternità. "Colei che partorisce Dio" mi ha chiarito meglio la posizione assunta dagli anti-nestoriani, poiché effettivamente "il figlio è generato dalla stessa sostanza del padre" dunque è Dio e si e' "incarnato nel seno della Vergine Maria" ciò confermerebbe l'abituale visione di Maria come "strumento" o mezzo essenziale con cui si attua il piano salvifico.
    L'altro chiarimento che vorrei avere invece, riguarda la posizione di Nestorio. Quando Nestorio ammette una natura umana di Cristo e una natura divina per infusione dello Spirito Santo, cosa vuole dire esattamente? Che la natura divina in Cristo sia, come dire, successiva alla sua nascita da Maria? e questa infusione dello Spirito Santo a quale periodo della vita terrena di Cristo corrisponderebbe? Al momento della nascita o al momento del suo Battesimo?

    Beh anche questo, in effetti mi sarebbe di grandissimo aiuto.

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  8. La questione nestoriana è semplice e complessa allo stetto tempo perché, all'epoca, le questioni teologiche avevano connotati politici, di schieramento, di potere. Un problema tipico della Chiesa imperiale!
    Nestorio, appartenente alla teologia antiochena, aveva il bisogno di distinguere la sfera umana di Cristo da quella divina. Da qui nasce l'appellativo "Christotòkos" dato alla Vergine, non per negare che Cristo è pure Dio ma per porre l'accento su quanto la Vergine ha contribuito a generare: essa ha dato carne umana al Logos-Dio, essa ha dunque generato l'uomo, dal momento che Dio era preesistente.
    Questa distinzione non era apprezzata dalla scuola alessandrina nella quale, al contrario, si sottolineava l'unità di Cristo nella cui persona vivono inscindibilmente l'uomo e Dio, dal momento dell'incarnazione. C'è, sì, la distinzione poiché divinità e umanità non sono confuse e mescolate, ma esiste l'unità tra le due che, come indica la teologia bizantina, sono "in pericoresi" ossia strette inscindibilmente l'una all'altra ("Chi vede me, vede il Padre"). Ecco perché, alla fine, è prevalso l'appellativo "Theotòkos", non perché la Vergine ha partorito un Dio non esistente prima, ma perché, partorendo l'uomo, non ha potuto non partorire lo stesso Dio preesistente.
    Il discorso di Nestorio ha il suo senso assieme a quello di Cirillo, anche se Cirillo, in un'epoca in cui si scambiavano i significati dei termini "persona" e "natura", vi intravvedeva una subordinazione pericolosa della natura umana alla divina. Per questo, in definitiva, fu condannato Nestorio. Per un ulteriore approfondimento in cui avrà un minimo di bibliografia, veda: Manlio Simonetti, "Nestorio-Nestorianesimo" in "Dizionario patristico e di antichità cristiane", vol. 2 (GZ), Marietti, Casale Monferrato 1983, coll. 2390-2394.

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  9. Grazie Mille per la tempestiva risposta!Approfondirò l'argomento.
    Saluti, Vanessa.

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