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venerdì 14 ottobre 2011

Eucarestia tra Oriente e Occidente



Ad un primo approccio valutativo, una persona che ignora le differenti sensibilità religiose tra il mondo cattolico e quello ortodosso è portata a vedere forti analogie anche dove, magari, non ci sono.

Una di queste è l'Eucarestia, il sacramento o mysterion del pane e vino eucaristico con il quale i fedeli si nutrono nella Messa o Divina Liturgia. Si pensa che questo sacramento rappresenti effettivamente il fondamento della vita ecclesiale per entrambe le confessioni allo stesso titolo e peso significativo.

Sfuggono delle nuances importanti per le quali la centratura della Chiesa sul mistero dell'Eucarestia resta tipica del mondo Cattolico-latino, per tutta una serie di fattori storicamente spiegabili.

Il mondo ortodosso non nega all'Eucarestia tutti i suoi attributi e caratteristiche. Ne è prova l'attenzione che vi pone san Giovanni Crisostomo e, più tardi, Nicolas Cabasilas. Questi autori possono benissimo essere letti nella prospettiva cattolico-latina ma, così facendo, sfugge il baricentro ecclesiale dell'Ortodossia che va in un'altra direzione.


Per chiarire questo discorso, possiamo dire, in modo semplificativo, che anticamente esistevano due riferimenti o paradigmi attorno ai quali si fondava tutta la vita cristiana: il paradigma ascetico, esercitato nelle scuole monastiche e il paradigma sacramentale esercitato dalla classe sacerdotale.

E' vero che negli ultimi anni un teologo del patriarcato ecumenico (Giovanni Zizioulas) ha cercato d'inserire energicamente il paradigma sacramentale ed eucaristico nella Chiesa ortodossa ma - bisogna dirlo - è un caso piuttosto eccezionale e non privo di critiche nell'Ortodossia.

Il baricentro classico nel mondo ortodosso, quindi, non è tanto stabilito dall'azione di Dio attraverso la Divina Eucarestia ma dall'azione generale di Dio nel mondo attraverso le cosiddette "energie divine".

Per l'Ortodossia, l'asceta che prega su una colonna riceve la grazia di Dio ogni giorno, nel rinnovarsi del suo pentimento, nella fedeltà, nella memoria continua di Cristo.

Santa Maria Egiziaca, pentita d'aver esercitato la prostituzione, vive nel deserto e si santifica con lacrime catarchiche. Il santo prete che, alla fine della sua esistenza, le apporta l'Eucarestia, san Zosima, incorona una vita che si è in gran parte santificata senza Eucarestia:

nell'Ortodossia il paradigma ascetico lavora con quello sacramentale e sacerdotale ma quest'ultimo non prevale mai al punto che il primo può sussitere lungamente anche senza il secondo.

Non serve ricordare il caso dei vecchi credenti russi, rimasti per qualche secolo senza preti, eppure rimasti ortodossi. Cose inconcepibili per un certo tipo di Cattolicesimo!

Recentemente lo stesso Zizioulas, per esaltare il paradigma sacerdotale e sacramentale, tende a oscurare quello ascetico ma questo stravolge il volto e l'identità del mondo ortodosso.
E non è solo questione ortodossa! Chiunque suggerisce un cammino del genere si allontana di fatto dai fondamenti cristiani che sono essenzialmente ascetici e orientati all'eskaton, alle realtà ultime e definitive.

Viceversa, la presenza di entrambi i paradigmi discende da un'ampia visione della misericordia divina: Dio ha mille vie alternative per raggiungere nella grazia l'uomo. Con ciò, non si nega che Dio agisce nell'Eucarestia ma non lo si pone neppure quale unico modo principale.

Quest'equilibrio è dato anche dal fatto che, nonostante tutto, l'Ortodossia non è una Chiesa clericale, non pone al centro della vita ecclesiale l'attività del prete ma ha una visione olistica che è molto importante cogliere per comprendere questo tipo di Cristianesimo che, altrimenti, sarebbe quasi indistinguibile dal Cattolicesimo.

Anni fa, ricordo d'aver letto una critica molto razionale di un teologo romeno oramai passato a miglior vita: Dumitru Popescu. Questo teologo del patriarcato di Bucarest sottolineava che esasperare troppo la presenza di Cristo nell'Eucarestia potrebbe sbilanciare certi delicati equilibri, equivocare i fini con i mezzi o più semplicemente, perdere di vista certi fondamenti.

La Chiesa, quando fa una scelta (in Occidente l'istituzione della festa del Corpus Domini, ad esempio), ha un determinato disegno, spinta dalla situazione e dal contesto nel quale è obbligata a porsi.
Assolutizzare la scelta, prescindendo dal contesto, puo' forse determinare veri e propri errori di valutazione.

Il fine ultimo della Chiesa non è prendere e adorare il pane consacrato ma farlo assumere ai fedeli per la loro santificazione "affinché Cristo sia tutto in tutti". Cristo deve essere in definitiva nelle persone, non restare fuori di esse.

Nell'Ortodossia il tabernacolo divino diventa il cuore santificato, non tanto il luogo in cui si ripone la divina eucarstia. La gloria di Dio resta solo l'uomo vivente, nient'altro. Non a caso le reliquie dei santi sono trattate con una deferenza che oramai è difficile trovare nel mondo Cattolico.

Questo pare essere, in definitiva, il messaggio sintentico che si puo' trarre da alcune scelte di base del mondo ortodosso.

3 commenti:

  1. Forse è meglio scrivere " nuances" invece di nouances

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    1. Grazie, Sergio. A mio conforto (non certo a mia scusa) penso al fatto che oggi pure i quotidiani introducono errori (oltre a certi famosi errori che si sentono nella televisione di Stato). Scrivere non è facile come sembra...

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  2. Questo mio commento, vuole sottolineare alcune tipicità tradizionali al mondo bizantino senza, però, sminuire il valore e il senso profondo dei "Misteri" o "Sacramenti" all'interno della Chiesa.

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