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domenica 23 ottobre 2011

Il segno di pace

L'abbraccio degli apostoli Pietro e Paolo


Nelle liturgie sia orientali che occidentali esiste un momento in cui si scambia un segno di pace, quasi a ricordare il famoso passo evangelico:

"Se dunque presenti la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare e và prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono". (Mt 5,23-24).

Nelle liturgie antiche occidentali, come in quelle attuali orientali, spesso questo segno è limitato al solo clero e scende da chi è gerarchicamente superiore agli altri. Questo gesto si attua con un abbraccio o con un bacio di pace. Una delle prime testimonianze patristiche dice, a tal proposito:

"[...] Tutti insieme ci alziamo in piedi ed innalziamo preghiere sia per noi stessi  […] sia per gli altri […] Finite le preghiere, ci salutiamo l’un l’altro con un bacio" (Giustino di Nablus, Apologia I, 65; 67).

Lo stesso san Paolo, poco tempo prima, ricorda che i cristiani si salutano tra loro con un bacio (vedi, ad es., Rm 16,16).

Il bacio o l'abbraccio richiamano immediatamente dei segni di fraternità e di familiarità. I baci riguardano gli oggetti sacri: l'altare, le reliquie, le icone e, parimenti, le persone che partecipano all'atto liturgico.

Recentemente nel culto riformato cattolico è subentrato un segno che non ha alcun corrispettivo tradizionale nella storia della liturgia: la stretta di mano. Questo linguaggio simbolico discende direttamente dal mondo profano: un tempo, quando due contadini facevano un affare sulla parola, lo suggellavano con una stretta di mano. Oggigiorno la stretta di mano caratterizza generalmente una forma cortese di saluto.

Questo linguaggio, altresì, è espressione simbolica del mondo massonico: i fratelli massoni, quando s'incontrano, si riconoscono o s'accordano, lo fanno con una stretta di mano, stringendo le mani in un modo particolare.

Come si vede, questo linguaggio del corpo non appartiene al mondo tradizionale cristiano ma è stato importato. Da dove? Da chi?

Ci sono ovviamente diverse spiegazioni. Qualcuno, con una certa immaginazione, si spinge fino a pensare che l'artefice maggiore delle riforme liturgiche cattoliche - mons. Annibale Bugnini - essendo un probabile affiliato alla Massoneria, ha per ciò stesso importato simboli massonici nel culto cattolico. La stretta di mano si spiegherebbe in questo senso. Questa spiegazione può essere fantastoria ma, ciononostante, fa riflettere assai poiché questo segno è una novità assoluta non solo nel mondo liturgico cattolico ma nel mondo cristiano in genere.

Ciononostante, quello che è essenziale ritenere è che lo scambio di pace è un elemento liturgico che ha un suo valore a patto che sia vissuto nello spirito del consiglio evangelico su accennato e non si esprima banalmente con dei segni sostanzialmente profani, che poco hanno da spartire con un significato autenticamente fraterno e cristiano.

A mio parere, sarebbe perciò altamente significativo che nel mondo cattolico venisse abbandonata la stretta di mano e inserito almeno l'abbraccio di pace da scambiarsi tra persone fisicamente contigue.
Quest'abbraccio, poi, dovrebbe provenire per primo dal celebrante e pian piano dovrebbe essere diffuso a tutti, un poco come si vede in qualche monastero benedettino tradizionale odierno. La pace cristiana è sempre qualcosa che scende dall'Alto: "Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi" (Gv 14,27).

Se normalmente è molto facile banalizzare i gesti tradizionali e, di conseguenza, svuotare il loro significato, quanto più facile sarà banalizzare dei segni che di fatto non sono storicamente della liturgia cristiana come quello di una stretta di mano?

2 commenti:

  1. Ho inserito questo commento perché proprio oggi, alla Liturgia di san Giacomo che ho visto celebrare in una chiesa greco-ortodossa, al momento della pace i fedeli si sono scambiati... una stretta di mano!! Il celebrante in luogo di dire "Scambiatevi il bacio di pace" (come dice letteralmente la liturgia di san Giacomo) ha detto "Scambiatevi un segno di pace". E la gente ripete quello che vede attorno a sé, senza troppo riflettere...

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  2. Anche nella liturgia Maronita è previsto il bacio di pace che parte dal celebrante fino all'ultimo dei fedeli. Ignoro se si tratti di una recente introduzione di questo uso o meno, viste le disavventure che hanno vissuto i Maroniti sul piano liturgico (e forse non solo su quello).

    Ho sempre visto la stretta di mano nella messa latina riformata come un gesto fuori contesto. Se non ricordo male nel mondo romano antico l'abbracciarsi era considerato "bacio", tant'è che una delle accuse pretestuose rivolte ai primi cristiani equivocava proprio questo gesto, degradandolo a cattivo costume. In effetti l'abbraccio nell'antichità era, come lo è ancora oggi, qualcosa di familiare, di intimo. Per questo i pagani non comprendevano un simile gesto tra estranei, soprattutto in un contesto cultuale. Mentre ció era perfettamente chiaro per i cristiani, che tra loro si chiamavano "fratelli" e si consideravano tali, perché consapevoli di come il loro legame non derivasse da sangue, carne o qualcosa di umano ma dall'essere stati generati dall'alto. In definitiva è la Pace che viene dall'alto che rende fratelli e vince sull'estraneitá del mondo.

    Credo che manchi proprio questa consapevolezza a quanti celebrano la liturgia riformata (e forse non solo a loro).

    Eugenio

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