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martedì 1 novembre 2011

Demitizzazione del Cristianesimo



I presupposti della teologia liberale di Bultmann sono ben lungi dall'essere sepolti.

Rudolf Karl Bultmann (1884-1976), figlio di un pastore protestante è noto per aver teorizzato, tra
l'altro, il principio della demitizzazione, con il quale ha letto storico-criticamente i vangeli. Quanto asserisce Bultimann si può pressapoco riassumere così: del Gesù Cristo storico è possibile dire ben poco. Il Cristo testimoniato dalla Chiesa e celebrato nella liturgia, è quello "della fede". Tra il Gesù della fede e quello della storia esiste un salto incolmabile che non riusciremo mai a sanare.

A monte di questo principio c'è il sospetto che la Chiesa, già ai suoi inizi, abbia tradito il messaggio di Cristo, mitizzando ed elevandolo ad un livello divino il Cristo, quando, invece, Egli potrebbe benissimo essere stato un semplice uomo ispirato che ha insegnato una delle tante vie di saggezza presenti nel mondo.

Questo genere di messaggio è molto più di una semplice tentazione, è creduto in quei laici e chierici che sono sedotti da una lettura razionalistica del Cristianesimo. In questa direzione, la cosiddetta tradizione, con la quale ci è giunto un modo concreto di leggere la Bibbia e di considerare Cristo, è un travisamento radicale di un'autenticità che non potremo mai ricostruire pienamente.

E' abbastanza chiaro che Cristo, senza la mediazione della tradizione e la pratica cristiana, non è più accostabile e diviene un fantasma o meglio una delle tante "cifre" con le quali si può essere semplicemente "più umani".

Un messaggio di questo genere è contenuto nel libro "Chi è Gesù di Nazareth?" di Elio Rindone.
 
L'autore narra come, alla radice delle sue inquietudini religiose, ci fosse la presenza di un sacerdote palermitano il quale, tra l'altro, gli consigliava: "Studia e, se vuoi, prega". Sembra che la preghiera fosse piuttosto un optional, a differenza dello studio.

Il percorso indicato dalla tradizione e dai Padri della Chesa, viceversa, è sempre stato l'opposto: dal momento che Cristo, proprio perché anche Dio, agisce nel credente, è necessario averne esperienza e, quindi, pregarlo. Lo studio può aiutare a trovare le parole, le modalità adatte per trasmettere l'esperienza di Cristo (sempre ineffabile) e avere una chiave di lettura dei vangeli, in tal senso. Ma avere unicamente lo studio e trascurare la preghiera comporta inevitabilmente una lettura puramente razionale e/o razionalistica del testo sacro.

Con i presupposti razionalistici si possono anche fare opere di un certo pregio ma, di fatto, si corre il rischio di destrutturare profondamente il messaggio tradizionale della Chiesa ritenendolo aprioristicamente un tradimento. Il risultato di queste pubbicazioni, che lo vogliano o no, porta il lettore ad una sorta d'agnosticismo o, nel caso migliore, ad una sorta d'indifferentismo religioso, nonostante vogliano proporre un percorso per un'autentica maturazione intellettuale e umana.

Questo suggerisce anche un contrasto acceso tra storia e fede dal momento che è contrapposta l'identità di Cristo proposta dalla Chiesa con una supposta identità di Cristo ipotizzata dai vangeli partendo da presupposti demitizzanti.

Quest'ultima tendenza oggi è abbastanza forte e proviene pure da un'opposizione viscerale
alla Chiesa in quanto istituzione.
Il "Cristianesimo" di un "don" Franco Barbero è totalmente inserito in questa linea. Ciò che
mette in dubbio "don" Franco Barbero è identicamente messo in dubbio in questo libro: la resurrezione e la divinità di Cristo. Al posto di un Cristo Dio che risorge e distrugge la morte, è proposto un Cristo umanizzato, un sapiente umano, sottoposto alle passioni come tutti e sul quale la morte ha l'ultima parola. Divinità e Resurrezione di Cristo sono espressioni che indicherebbero altre cose e che possiamo ipotizzare come una sapienza superiore a quella della media umana, una speranza di solidarietà che la morte non possa infrangere, ecc.

A poco vale confortarsi, quando l'autore del libro cita Karl Rahner: «Quelle che sono crollate non sono le verità cristiane, ma le sovrapposizioni storiche. Al contrario, il nucleo vitale del cristianesimo non può crollare». Nel contesto di questo libro, definire "sovrapposizione storica" la definizione della divinità (seppur nei termini calcedonesi) e della resurrezione di Cristo è, in realtà, azzerare totalmente il Cristianesimo, dal momento che il "nucleo vitale" dello stesso è proprio rappresentato dalla divinità e dalla risurrezione di Cristo.

Riguardo a quest'ultima, si può affermare con san Paolo: "Se Cristo non è risorto dai morti, è vana la nostra fede" (1 Cor 15, 14). Ma, dimenticavo!, forse per autori come Rindone san Paolo è stato il primo "traditore" del messaggio cristiano...

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