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lunedì 7 novembre 2011

Cristo o le vetrine di Zara?






“Non vi lascerò orfani; ritornerò da voi” (Gv 14,18).


La promessa con la quale Cristo conforta i discepoli, al momento in cui si diparte da loro, è un grande sollievo anche oggi.

I discepoli hanno visto da Cristo cose inenarrabili, miracoli, manifestazioni completamente fuori dalla norma, l’autorità di un essere speciale. Ne hanno condiviso pure i momenti intimi, in cui il Maestro stava solo con loro, insegnando e donando loro forza e speranza. Quando Lui è stato arrestato e crocefisso, essi hanno avuto paura. Pietro lo ha pure rinnegato. Eppure ora, dopo la resurrezione, quand’Egli compare loro, mostra che tutto era provvidenziale perché si compissero le Scritture, affinché l’opera di Dio fosse completa.

Il Cristo risorto riempie di gioia i discepoli ma a tale gioia prende posto l’afflizione: Egli deve abbandonarli. L’umanità ha sempre il sopravvento, anche in loro che sono stati testimoni di eventi eccezionali, in loro che si sono immersi nell’animo di Cristo. Lo vorrebbero vicino, ne sentono il bisogno: “Resta con noi perché si fa  sera e il giorno già volge al declino” (Lc 24,29).

Il Signore indugia, rimane, ma poi giunge il momento in cui deve allontanarsi per il bene degli stessi discepoli. Lo fa ma con la promessa di non lasciarli orfani. D’ora in poi sarà lo Spirito Santo, l’intima forza della grazia divina, a confortare i discepoli, a istruirli e a guidarli.

Che attualità hanno queste parole!

Infatti oggi che senso di smarrimento hanno molti credenti, di abbandono, d'isolamento! Quanto spesso si sentono soli e incompresi.
E come non griderebbero: “Resta con noi Signore!”. Le riflessioni che seguono non sono banalità o cattiverie ma un reale pianto accorato.

Il mondo angloamericano ed europeo è stato travolto per diversi decenni dalla “dolce vita”, un modo di vivere tutto teso alla comodità, al lusso, ai piaceri.

Le Chiese si sono sentite assediate da questa dolcezza avvelenata e hanno resistito fintanto che hanno potuto. Si tratta d'una dolcezza perché appare facile e bella. Ma è avvelenata perché, seguendola, si cambia totalmente e non in meglio.

Oggi le mura della resistenza ecclesiale contro la “dolce vita” sono definitivamente cadute e lo vediamo innanzitutto nel clero delle ultime generazioni.
Ci troviamo, così, con dei pastori sorridenti, concilianti, accomodanti che evitano accuratamente qualunque problema. E, d'altra parte, come pastori sono molto originali: non sono loro a cercarti devi farlo tu, altrimenti manco sanno se sei vivo o morto.

L’altro giorno un amico mi ha fatto vedere il volto di uno di questi nuovi pastori su internet. In questo caso era un prete ortodosso incardinato qui in Italia attorno ai trent'anni. Il suo volto aveva una carne distesa, una luce femminile, degli occhi umidi da Bamby, un sorriso luminoso e ammiccante da star hollywoodiana… Mi ha riempito di profonda tristezza e smarrimento.

Oramai ho visto troppe persone così, anche nel mondo cattolico. Sono cose che mi stancano ancor prima d’incontrarle, proprio perché so perfettamente cosa c’è dietro a tutto questo e non mi aspetto più nulla di particolarmente elevato in quella direzione. E’ gente che porta il proprio vestito religioso come una bella donna porterebbe il suo serico vestito da sera. Stessa dolce estetica bellezza mondana. Stessa molle sensualità.

Da loro oramai ci si va sempre più “su appuntamento”, come dal dottore. Sempre più spesso, infatti, loro non sono liberi: dicono d'avere tante cose da fare, devono fare viaggi, sono stanchi, e così via. Se poi capita di scoprire, senza volerlo, cose scomode che li riguardano (perché la gente guarda, ragiona, parla e riferisce senza tanti scrupoli e complimenti), puoi giurarci che ti diverranno nemici a vita e, quanto meno, t'isoleranno.
Tutto fa deporre che “casualmente” "facciano" il prete (non "siano" preti) senza forse comprendere che questa missione chiede, a chi la compie, una ponderatezza, una pazienza e una disponibilità a volte massacrante, un modo di proporsi totalmente antimondano: non occhi umidi da Bamby seducente, ma occhi bassi e umili da uomo morto a questo mondo.

"Ma se reagisci così per averlo visto vestito religiosamente che dirai se vedi una sua immagine senz'abiti religiosi?", insistette l'amico. In meno di un secondo mi fece arrivare la seconda immagine, riservata questa, in cui lo stesso sacerdote posava in una pasticceria. Sarebbe stato un bellissimo modello per Zara, non v'è dubbio, ma forse non tutto è ancora perduto: senz'alcun segno religioso, sfoggiava un morbido maglione in lana chiara e un foularino a strisce attorno al collo. Il suo atteggiamento dinoccolato, da universitario sans souci, sembrava suggerire che anche lui era un pezzo di cioccolato tra tutti quelli esposti in quella pasticceria... 

Sono cose che si vedono ovunque, oramai, con mille versioni sullo stesso tema. Un altro esempio.
Una domenica entrai in una chiesa cattolica. Era il momento della predica. Il prete parlava mettendo al centro se stesso e le sue azioni. Non ho resistito cinque minuti: ho preso la porta e sono uscito. Ho notato che non ero solo ma c’era chi lo faceva come me. Ho provato a chiedere ragione a chi usciva e ho scoperto che anche questa persona sentiva la mia stessa stanchezza spirituale. Anche questa persona si sentiva orfana.

Quando in una Chiesa, al posto dell’attenzione a Cristo, il clero punta i riflettori su se stesso, su quant'è bravo il vescovo, su quanto sublime è un patriarca o un papa, dopo un poco l'aria si vizia. Le persone che vivono in un ambiente con quest’aria viziata iniziano ad ammalarsi spiritualmente e non distinguono più un uomo spirituale da uno mondano che si autoglorifica. La Chiesa, a quel punto, diventa uno dei tanti canali di raccomandazione per ottenere un posto o dei favori sociali e, senz'altro, una casta privilegiata per i suoi membri.

Chi ce la fa prende la porta e se ne esce. Chi ha paura del deserto si adatta alla mediocrità col rischio di perdere anche quel poco che ha, come dice il Vangelo.
Viviamo in un tempo in cui molti chierici e laici cosiddetti credenti si auto incensano come se fossero perennemente insoddisfatti, alla frenetica ricerca di un autoerotismo che non colma mai un vuoto che solo l'autenticità evangelica può riempire.

Gli altri che cercano il Signore si sentono orfani poiché diverso clero è fin troppo attento a se stesso.

Ci rimane il vangelo e la promessa di Cristo a lenire i graffi lasciati sull’anima dai dolci comportamenti o dalle taglienti vendette di questi "mondani clericali".

Tutti questi “narcisi” appartengono a loro stessi ma questo non sarebbe neppure il male peggiore. La cosa terribile è che col loro stile tendono ad isolare o spingere fuori dalla “Chiesa visibile” chi cerca lo spirito buono, casto, povero e umile del Cristo, Signore e Sposo della Chiesa.

Ma da chi mai andranno gli altri se solo Lui ha parole di vita eterna e la Chiesa è nata per cose ben differenti rispetto alle vetrine di Zara?

E, d’altra parte, come rimanere in ambienti che in tutto ricalcano lo spirito orgoglioso ed egocentrico del secolo? Che senso ha trovare il secolo con le sue passioni in un ambiente ecclesiastico decaduto dal momento che lo si trova già fuori? Che alternative si può avere?


“Non vi lascerò orfani; ritornerò da voi”, continua a ripetere Cristo nel Vangelo.

9 commenti:

  1. Riporto qui un intervento che e' stato censurato dall'altra parte:

    Io comprendo che siano dei pessimi pescatori di anime pero' a me vengono i mente ad esempio coloro che nell'Islam (ma sicuramente ve ne saranno di simili specie nel Cristianesimo orientale) vengono chiamati i Malamatiyah, le genti del biasimo.
    Uno Sheyk dice di loro: "Essi si sviluppano facendo dono di sè Di se stessi non si preoccupano. Su di loro il mondo non ha presa e non può toccarli, giacché la loro vita esteriore è tutta in bella mostra, mentre sono le cose sottili della loro vita interiore che sono rigorosamente nascoste..." Un altro Sheyk disse "(Essi) sono costantemente con Allah per il fatto di controllarsi sempre e di non perdere mai coscienza del loro segreto dominicale. Si rimproverano di tutto ciò che non possono fare a meno di lasciar trasparire in quanto a prossimità divina, nel corso di riti od in altre circostanze. Nascondono i loro meriti ed espongono quanto hanno di passibile di biasimo. Allora la gente gli fa un capo d'accusa della loro esteriorità; biasimano sé stessi nella loro interiorità, perché conoscono la natura umana. Ma Allah li favorisce con la contemplazione del mondo sovrasensibile....Il mondo finisce con il lasciarli in pace con Allah, respinto dalla loro messa in mostra di ciò' che è criticabile o contrario alla rispettabilità. Tale è la disciplina della Tariqah della gente del biasimo"

    Purtroppo nel mondo cattolico c'e' sempre meno o quasi non ci sono piu' persone di tal guisa, ma mai fermarsi alle apparenze.

    Pantocrator

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  2. "Gente biasimevole" ce n'è sotto tutti i tetti. Penso che anche noi, sotto gli occhi di Dio, siamo biasimevoli per qualcosa.
    Il punto, però, è che se uno ha certe fragilità è bene che non faccia il passo per il sacerdozio o per l'acquisizione di un incarico in cui emerge nella comunità dei credenti.
    I vecchi una volta parlavano di "sacro timore di Dio" per invitare tutti alla modestia. Quello che caratterizza i nostri tempi è, al contrario, il trionfo dell'immodestia.

    Ricordo una ventina d'anni fa il parroco di una cattedrale che invitava il cappellano (blue jeans e maglietta) a mettere la maglia nei calzoni...

    E, si badi bene, non è affatto solo formalità. Se la moda giovanile è influenzata dalle tendenze che nascono nei locali dei debosciati, il clero segue a ruota la moda giovanile e non solo nel vestito.

    Quello che manca è un poco di sano orgoglio personale.

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  3. Concordo con te, solo volevo evidenziare che a volte dietro il biasimo c'e' di piu' ma occhi non allenati non riescono a vederlo.

    Ascoltando i vecchi pero' saprai che nemmeno 20, 40, 60, 100 anni fa si era immuni da queste mancanze del clero. Dalle storie di paese potrai conoscere tanti preti che 50/60 e piu' anni fa avevano figli ed altri comportamenti poco ortodossi etc. Oppure dai tempi piu' antichi quando i rampolli delle famiglie aristicratiche intraprendevano la carriera ecclesiastica fino ai gradi piu' elevati e non certo per vocazione. Quindi, c'e' poco di nuovo.
    Ovviamente il malcostume oggi e' piu' evidente in quanto sono talemente sfacciati che nemmeno piu' si preoccupano di nasconderlo o condannarlo.
    I vecchi di una volta erano modesti perche' tutta la società era modesta. Il contesto rurale era basato sulla solidarietà reciproca, sul rispetto della Tradizione e sulla sua conservazione. La moda e' l'esatto opposto di tutto cio', il cambiamento continuo che assume lo status di "valore". Ormai non saprei nemmeno piu' dirti se la Chiesa abbia consapevolezza di cio' in quanto non ha piu' alcuna influenza nel contrastare queste tendenze e in molti casi sembra assecondarle. Io non entro in chiesa perche' non sono cristiano pero' vedo entrare donne con le spalle scoperte e gonne succinte e senza alcun velo in testa. Per cui l'orgoglio personale non manca solo al clero ma anche a molta parte dei fedeli.

    Pantocrator

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  4. Il problema è che - sempre più! - nemmeno i fedeli sanno chi sono, oramai...

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  5. Appunto...quindi anche nel caso opposto, e cioe' di un pastore che si trovasse davanti a fefeli del genere...che ne puo' ricavare?
    Il problema del Cristianesimo (ma ormai non solo) e' che al di fuori della Chiesa e della celebrazione liturgica, praticamente e' estinto. La società non puo' essere certo definita cristiana, ne' nella composizione, ne' nella struttura, ne' nella legislazione, ne' nel vissuto quotidiano. I "fedeli" ormai si sono perfettamente adattati a questa frattura in cui la maggior parte della giornata si trovano coinvolti in ritmi di vita che non sono certo cristiani e sottoposti al sacro. Gli stessi mestieri sono stati esecrati mentre una volta, prendi ad esempio solo cosa essi erano i nel Medioevo (la Libera Muratoria su tutti) e cosa sono oggi. Cosa era l'arte e l'artigianato e cosa sono i lavori meccanici se non propriamente infernali del mondo moderno.
    Quindi il fedele non solo non sa piu' chi e' nel campo del culto religioso ma nella sua stessa natura umana.

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  6. Penso che ciò che da senso e valore al Cristianesimo non è la sua espressione che emerge dalle masse. In ogni tempo, anche durante la "Societas Christiana" quanto usciva dalla massa non ha automaticamente significato una purezza religiosa. Quanto ha valore, dunque, lo si riscontra in una minoranza di persone che hanno vissuto in modo integro. Oggi queste persone sono divenute ancor più esigue e siamo dinnanzi al "lucignolo fumigante" di evangelica memoria. Ma è tipico del cristiano il non disperare mai.

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  7. Ah certo che concordo che la massa non ha mai rappresentato nulla di veramente importante e puro, pero' di contro rispettava con le belle o con le brutte anch'essa la Tradizione e partecipava alla sua conservazione e la viveva quotidianamente, ognuno coi suoi mezzi, specie intellettuali. Queste minoranze di persone che tu dici sono diventate esigue anche perche' lo Spirito si sta ritirando nella stessa misura dalla società, in quanto vengono a mancare sempre piu' i supporti per le influenze spirituali. Certamente e' che la quantita' in campo spirituale non ha alcun valore pero' nella sfera dell'uomo specie sociale, si.
    Ad esempio, oggi dopo un po' di tempo ho fatto un giro per le librerie. Intanto una tristezza nel senso che libri che una volta avrei sicuramente trovato non ci sono piu'. In comprenso pero' non mancano tonnellate di libri spazzatura. Ma testi dal titolo "Il Libro che la Chiesa non ti farebbe mai leggere" con sottotitolo che denigra la Chiesa accusandola di menzogne, delitti etc. manco fosse il diavolo in persona non li avevo mai visti. Altra pubblicazione che stava li': "Il libro che Gesù non ti avrebbe mai fatto leggere"???????
    Ad una cliente li' vicino che chiedeva consigli su alcuni libri il cui livello partiva da Luciana Litizzetto (tanto per intendersi!), il commesso ha esclamato tirando fuori un libro: "Questa e' la Bibbia"......il titolo: "Anche le formiche s'incazzano"....... Il linguaggio quotidiano e' completamente profano..... chi mai avrebbe in certi tempi osato paragonare "la Bibbia" ad una oscenità del genere? Il Cristiano deve anche tener ben duro per non disperare di questi tempi!

    Pantocrator

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  8. Tutto dipende dove uno è fondato, dove abita la sua casa spirituale. Se la sua casa spirituale abita nei luoghi fluttuanti non potrà che essere ampiamente esposto ai marosi che circondano chiunque persona. Ogni opera culturale espone, prima di tutto, il livello spirituale di chi l'ha prodotta, credente o ateo che sia. Mostra pure dov'è fondata la sua casa spirituale.
    La maniera più vera per "tenere duro" non è tanto combattere contro la "cattiva società", quanto dimorare in alto, lontano dai marosi, per tornare ad usare la metafora precedente. Sono profondamente convinto che nulla turba chi abita in alto anche se, passando per le librerie, vedesse le stesse oscenità che hai visto tu. L'unico problema, dunque, è iniziare ad andare in alto.

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  9. Sinceramente non mi e' tanto il turbamento che ho provato.
    Mi ha sorpreso come in poco tempo siano spariti dagli scaffali un certo tipo di libri sostituiti da altri che definire dozzinali e' dir poco,
    e quindi a che condizionamento ed influenze siamo sottoposti... ma la facoltà di discernimento dipende poi dall'orizzontale intellettuale del singolo. Tutto partecipa affinchè si compia il Piano Divino..... anche l'ingiusto.

    Pantocrator

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