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sabato 19 novembre 2011

Un luogo, una chiesa, una famiglia…

Chiesa parrocchiale di San Pietro di Gorizia



In questo periodo ho fatto una breve indagine sulle origini della mia famiglia, essendo cosa alla quale ci tenevo dal momento che, per troppo tempo, non ho mai avuto una risposta precisa.

I dati archivistici non mi consentono di risalire prima del 1800: i luoghi nei quali hanno vissuti i miei avi furono martoriati dalla prima guerra mondiale e molto fu perso, soprattutto i documenti parrocchiali che attestano nascite e matrimoni.

Da quanto ho potuto rinvenire, emerge che la mia antica famiglia era di ceppo italiano ma slovenizzato. Gli avi vivevano bene nell’ambiente asburgico nel quale l’identità italiana non si sentiva minacciata da una cultura generalmente slava: essi portavano sempre nomi italici, si sposavano con donne italiane ma avevano slavizzato il cognome. Probabilmente erano pure bilingui. Il paese nel quale avevano posto le loro radici e che doveva risultare per essi come una patria era Šempeter pri Gorici, San Pietro di Gorizia.

Con l’avvento di Napoleone la situazione temporaneamente si ribalta e avviene qualcosa di molto grave nella storia della famiglia, qualcosa che costringe loro, contadini possidenti, a dover lasciare tutto e ad allontanarsi dall’amato paese.

Si presume che con la costituzione delle Province Illiriche –  con Trieste, la Carniola l’Istria e la Dalmazia ad opera dei francesi napoleonici i quali stabiliscono Lubiana come capitale di tutti questi territori –, la situazione si fosse fatta molto difficile per loro.

Approfittando del matrimonio di uno dei figli, si stabiliscono altrove, in quello che allora era il Regno d’Italia napoleonico. L’antica Forum Iulii, Cividale, diventa la loro nuova casa.
Da quel momento in poi, essi fanno cadere dal cognome la desidenza “cigh” e la sostituiscono con una “z” finale, dato che mi ha sempre fatto interrogare.

Gli avi subiranno questo trapianto in modo doloroso, se si tiene conto del fatto che due elementi sembrano segnalare una vera e propria nostalgia:

1) la chiesa parrocchiale da loro scelta per celebrare gli eventi più importanti della loro storia è dedicata a “San Pietro in Volti”;
2) uno dei nomi ricorrenti nelle generazioni è Pietro.

In un’epoca in cui il sentimento religioso aveva un valore molto più marcato rispetto ad oggi, queste scelte non paiono casuali e mostrano come questa famiglia dimostrasse ancora una forte nostalgia per la sua antica patria, una nostalgia che pare essere durata cinquant’anni per poi estinguersi e cadere nell’oblio nelle generazioni recenti. La “z” finale del cognome però, rimane la discreta ma permanente testimonianza di questo mistero, oggi scoperto a 202 anni di distanza da allora.

1 commento:

  1. Posso capire e condividere una certa nostalgia degli Asburgo che rimane nel Triveneto. Ovviamente non c'e` nulla di perfetto in questo mondo, pero` il fatto che etnie diverse di lingue e religioni diverse potessero convivere in pace sotto l'ombrello austriaco non e` cosa da poco. Questo era vero sia per i geni (Kafka, Von Mises, Mozart, Frued), sia per la gente normale. Il tutto e` stato spazzato via del furore ideologico che continua ad imperversare oggi.

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