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domenica 18 dicembre 2011

Alcuni atteggiamenti odierni nei riguardi dell'altare




«Vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre» (Lc 19,40).


L'altare è sempre stato considerato il punto focale della chiesa, il luogo sul quale si dirigono normalmente gli sguardi, il luogo più eminente di tutto l'edificio.

L'altare assume una valenza molto forte; può dirsi il luogo più sacro, all'interno del santuario o presbiterio che dir si voglia.

Ha, come abbiamo altrove accennato, un rito particolare di consacrazione, in base al quale è destinato all'unico uso cultuale. Non si tratta di una semplice tavola di appoggio ma di un luogo sacro a tutti gli effetti, legato simbolicamente al sacrificio del Calvario e a quello dei martiri che, versando il proprio sangue, hanno compartecipato al sacrificio di Cristo. Sotto il piano dell'altare, infatti, vi sono normalmente presenti delle reliquie di martiri.

E' sempre stato considerato un oggetto sacro, al punto che Caterina da Siena, prima di divenire religiosa, decise di manifestare ai suoi parenti il desiderio d'appartenere a Dio  sfiorando con le dita la tovaglia d'un altare laterale di una chiesa. I genitori, osservando il gesto, capirono immediatamente: essa da quel momento apparteneva alla sfera sacra.

Oggi, bisogna sottolinearlo, non è affatto così al punto che si può affermare l'esistenza di un vero e proprio scisma da quel mondo passato.

L'altare finisce per avere la funzione di una tavola sulla quale si può far messa ma che, all'occorrenza, è utile ad appoggiare fogli, libri, occhiali, piante e quant'altro nella totale indifferenza generale. La cecità e la passività di tanti  cristiani è realmente la cosa peggiore: sembra realmente che il tempio non appartenga loro e non sia affatto anche di loro competenza!

I riformatori liturgici, alla vigilia del concilio vaticano II, si lamentavano: erano sdegnati che l'altare non fosse  totalmente sgombro d'oggetti. Nel loro purismo, evocavano la consuetudine di alcune chiese ortodosse slave dove la mensa dell'altare non sostiene neppure i candelieri. Abbiamo visto che fine ha fatto tutto questo zelo al punto che oggi pare essere stato solo una facciata!

L'altare attuale ha perso tutta la sua dignità: spesso si trova perennemente spoglio di tutto, come si usava fare per il solo  venerdì santo; in alcuni casi la pietra che contiene le reliquie è stata rimossa o è spaccata, in altri è circondato da sporcizia. Il centro dell'attenzione non è più quell'ara cristiana, che fu consacrata col sacro crisma, ma un tavolo di misera fattura o con qualche pretesa artistica, alcuni metri più in giù, verso la navata. Più che "nobile semplicità" tutto ciò sembra assurda banalità.

Agli altari laterali le cose vanno pure peggio.
Laddove non sono stati semplicemente rimossi, restano spogli, oppure, a seconda del caso, divengono supporto per riviste, fiori, piante...

Tutto questo, non si può nasconderlo, reca un permanente sfregio al simbolo dell'altare, al suo essere oggetto "eccellente" all'interno di una chiesa.

Pare, infatti, che la sua consacrazione non abbia alcun significato e che, di rimando, la chiesa stessa, come luogo sacro, non abbia alcun valore.

Questa mentalità è talmente diffusa che, pure nei luoghi più tradizionali, può capitare d'imbattersi con altari laterali ridotti a supporto per piante. Ma l'altare è fatto per portare delle piante??? Recentemente è avvenuto così pure in una chiesa, sui cui altari laterali sono state ridisposte le carteglorie.


Fa un effetto veramente kitch l'abbinata carteglorie con un vaso disposto al centro del piano dell'altare, proprio sulle reliquie. Se i cristiani di quella chiesa, pur sentendosi tanto tradizionali, riescono a realizzare cose così ridicole e indifferenti al sacro, cosa potranno fare gli altri?

Ci sono, inoltre, delle chiese cattoliche le quali subiscono strane sorti. In alcuni casi, esse vengono "prestate" ad altre confessioni cristiane. Ho presente il caso di una chiesa "prestata" a cristiani ortodossi.

Al suo interno ha due altari laterali. Sulla predella di uno è stato sistemato un contenitore per candele votive. Normalmente ve ne bruciano molte, collocate in una soluzione di acqua e sabbia. A terra e attorno ai gradini di marmo si notano molte incrostazioni di paraffina che nessuno pulisce per cui, col tempo, la situazione è destinata ad un progressivo degrado.

Il piano dei due altari si presta, a seconda delle occasioni, ad appoggio per cibi da benedire, alberi di natale e altre cose.

L'altare maggiore della chiesa non è adoperato, essendo adossato alla parete. Tuttavia è ridotto ad essere supporto per icone dozzinali in una quantità tale e distribuite con un tal disordine da far sembrare quel presbiterio una sorta di "Portobello" o mercatino delle pulci. Tutti i marmi policromi (molto gradevoli) sono ricoperti da questi manufatti. Stampine agiografiche più o meno mal incollate su tavole di truciolato, pitture agiografiche molto scadenti, sono disseminate in ogni dove: "impiccate" sulle colonne dell'antico altare, appese ai reliquiari, in piedi o a terra sulla predella, attorno al perimetro dei gradini dell'altare. Nel presbiterio non esiste una pala ma un'icona della Vergine Maria di fattura settecentesca. Immediatamente sotto quell'icona occidentale è stata appesa un'altra icona bizantina della Madonna come se quella in alto non avesse senso alcuno (1). 


La pulizia di questo presbiterio lascia molto a desiderare, la finezza pure: gli attuali fruitori hanno tranquillamente disposto un ampio contenitore della spazzatura nel piccolo spazio che intercorre tra una porta di legno intarsiato nel presbiterio e la sua tenda damascata con evidente indifferenza del valore di questi due oggetti. Quella spazzatura non è destinata alla sola carta ma ad oggetti oleosi, cibo e quant'altro. 


Spesso i bambini delle prolifiche coppie di questi ortodossi durante la liturgia giocano con il confessionale settecentesco: vi entrano ed escono, sbattendo le porte, aprono e chiudono infinitamente le finestrelle dalle quali il sacerdote ascoltava  le confessioni. Il confessionale non è un oggetto nuovo ma d'epoca e, in questo modo, non potrà ben conservarsi. I genitori non intervengono se non dopo che i loro frugoletti hanno fatto tanto e prolungato fragore. Non dicono loro che quello non è un posto per giocare e se qualcuno li informa paiono non inquietarsene affatto...


Tutto ciò mi lascia molto perplesso ma, tornando all'altare, mi chiedo: posso capire che nell'Ortodossia si possa anche non credere al valore della consacrazione cattolica di un altare. Non posso però capire perché non gli si porti riguardo se non altro per il fatto che, in esso, si trovano reliquie di antichi martiri. Che sia solo per una questione d'ignoranza religiosa o di superficiale spensieratezza?

Come si vede, sembra che ovunque ci si volga si riscontra una certa indifferenza verso dei simboli importanti, come possono essere gli altari in una chiesa. Quando, finalmente, si prenderà coscienza che tale indifferenza non può che ripercuotersi pessimamente sulla vita di fede dei credenti? 


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1) Una lezione totalmente differente mi fu data, molti anni fa, da un'anziana signora greca a Venezia. La donna aveva la classica fede popolare che animava un tempo pure molte delle nostre vecchiette. Entrava nella chiesa greca, accendeva una candela, vi usciva dopo aver pregato, sostava un attimo sotto l'icona greca della Theotokos, situata sulla facciata dell'Istituto Ellenico, e si segnava. Proseguiva il suo cammino lungo la fondamenta e, più in giù, s'imbatteva in un'edicola nella quale spiccava una Madonna ottocentesca collocata lì dalla parrocchia cattolica di san Zaccaria. Anche in questo caso si fermava un attimo, la guardava e, in silenzio sulla strada, si faceva il segno della croce. E' l'ultimo ricordo che ho di lei.


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