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lunedì 9 gennaio 2012

Altare e sacerdote



Cristo presente sull'altare (Chiesa Macedone)



Il binomio altare e sacerdote, come si sa, è precedente all’avvento del Cristianesimo. Il mondo cristiano ha ripreso alcuni concetti simbolici dai culti presenti nell’Impero romano, purificandoli dai significati pagani e legandoli alla rivelazione neotestamentaria. Cristo, unico mediatore al Padre, fa della sua vita un sacrificio gradito a Dio, offrendo se stesso sulla croce. Con tale sacrificio si raggiunge il capovolgimento della sorte umana: non è più la morte a regnare, poiché la resurrezione di Cristo è anticipo di quella del genere umano e stabilisce la costituzione di un cosmo rinnovato.

Abbastanza presto, dunque, l’altare di pietra significa questo sacrificio e vi rimanda simbolicamente. Per estensione, l’altare finisce per simboleggiare Cristo stesso. Il sacerdote che vi celebra, ripresenta misticamente tutta la storia della salvezza, rinnovando il dramma della passione e morte in croce dell’uomo-Dio.


Unità simbolica tra sacerdote-altare-pane eucaristico nella Liturgia copta


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Nella Messa romana codificata a Trento (XVI sec.) e risalente all'epoca di Gregorio Magno il sacerdote appoggia i gomiti sull'altare e s'inclina sul pane al momento della consacrazione. I gesti sono appena accennati ma condividono la simbologia di altre liturgie antiche.


Tra sacerdote e altare esiste, così, quasi una mistica unità: il sacerdote vive immerso nei misteri che celebra, nella grazia che si presenta sacramentalmente. L’altare non è un semplice supporto per calice e patena ma finisce per fare quasi un tutt’uno con essi e con il sacerdote. Nella celebrazione della Messa tradizionale, al momento centrale del canone, poco prima della consacrazione eucaristica, il sacerdote s’inclina e s’appoggia all’altare, col viso accostato a pochi centimetri di distanza dal pane eucaristico. Quest’atteggiamento è fondamentale: indica che i tre (sacerdote, pane e altare) finiscono per essere quasi identificati. Il pane sarà il Corpo e Sangue di Cristo; il sacerdote diventa simbolicamente un altro Cristo; l’altare rappresenta la roccia della fede e del sacrificio, Cristo stesso.


Quando il vescovo impartisce gli ordini sacri, nella liturgia bizantina, è significativo che faccia appoggiare la testa dell'ordinando sull'altare (sul quale vi è pure il pane e il vino). Questo rimanda alla stessa unità simbolica che ho sopra ricordato.



Ordinazione (Xeirotonìa). L'ordinando è un'unica cosa con l'altare, il vino e il pane eucaristico.



Non meraviglia, dunque, che all'altare sia sempre stata attribuita una sacralità: non è mai fine se stesso o per "bella figura" ma contribuisce ad alimentare tutto un mondo di significati con estrema coerenza.

Ledere il significato dell’altare, dunque, comporta inevitabilmente un danno a quanto lo circonda.

Riporto di seguito tre immagini che rimandano a tre concetti diversi di altare e, perciò stesso, a tre concetti differenziati di sacerdote. Queste immagini non sono che uno dei tanti esempi oggi riscontrabili e riassumono in se stesse molte variazioni alle quali è stato sottoposto l’altare nelle chiese occidentali.


ALTARE con disposizione tradizionale

Chiesa saint Nicolas-du-Chardonnet (Parigi). Sull'altare sono appoggiati solo oggetti relativi al culto


Come si nota dalla figura, l’altare (in questo caso maggiore) si presenta nella sua forma tradizionale. Le candele significano – secondo l’uso della società antica romana – la dignità a quanto si riferiscono (persona o oggetto). Le molte candele accese rimarcano, dunque, la dignità dell’altare e indicano il grado di solennità della festa celebrata. La croce è il chiaro riferimento al sacrificio di Cristo; le tre tovaglie che ricoprono la mensa dell’altare vogliono a loro volta rimandare alla dignità dello stesso. Su tale mensa non si appoggiano, di conseguenza, che gli oggetti strettamente indispensabili al culto, oggetti a loro volta benedetti o consacrati. D’altronde l’altare stesso è consacrato ed è, quindi, sottratto ad ogni uso estraneo al culto. Questa sacralizzazione rafforza e rimanda a sua volta alla missione “sacra” del sacerdote e a quanto compie sopra questa mensa sotto la quale sono state deposte alcune reliquie di martiri, per sottolineare il suo valore di sacrificio e di confessione della retta fede.


ALTARE con disposizione conservatrice

Chiesa di san Giacomo (Udine). Altare laterale

Questo tipo di disposizione, per quanto non paia immediatamente, è in rottura con la precedente. Su tale altare, a differenza del precedente, è quasi impossibile che vi si celebri e si è dunque ridotto ad elemento puramente decorativo. Così oramai è  sentito pure dai fedeli. Dal momento che in esso sono comunque presenti delle reliquie di martiri, si resta alquanto allibiti per il fatto stesso che l’altare non è più oggetto di venerazione e, con stucchevole noncuranza, si può porre sopra il suo sacrario di reliquie dei vasi di piante, come nel caso in figura. Tale altare può conservare le tovaglie, i candelieri e la croce, come un altare tradizionale, ma non ha più un forte rimando ai simboli del sacrificio e a Cristo stesso. Infatti, è supporto per piante, riviste, fiori e quant’altro a seconda del caso e dell'abitudine presente nelle chiese...
Di fatto è ridotto ad un piano d'appoggio o mensola e i suoi elementi tradizionali, ancora rimanenti, non sono altro che elementi di “bella figura”. La sostanza cede il passo all'estetica! 
In qualche caso, la sostanza cede il passo alla "pratica" invalsa d'utilizzare i gradini e la predella dell'altare maggiore per collocare dei coristi (soluzione che manco sfiora i cervelli tradizionali).
Con questi presupposti, la stessa figura sacerdotale (alla quale l'altare è collegato) pare essere più apparente che reale, più d’immagine che di sostanza. Pare rimandare a quei sacerdoti che riscoprono e valorizzano alcuni elementi tradizionali della Chiesa ma, alla fine, restano totalmente estranei alla pienezza della sua tradizione, stentano a capirla e ne sono inevitabilmente rimbalzati fuori.


ALTARE con disposizione innovatrice

Santuario Madonna dellle Grazie (Udine). Altare laterale


Quest’ultimo tipo d’altare è spesso il più diffuso. La foto mostra una soluzione radicale che pare significativa al nostro discorso: gli innovatori tendono a far fare questa fine a tutti gli altari, laterali o maggiori che siano. 
Notiamo che esistono parecchie modifiche. La mensa è totalmente scomparsa e quanto rimane è – in maniera inequivocabile – un puro supporto per delle piante e un cartello. Questa soluzione, infatti, è la logica conseguenza alla quale giunge la scelta conservatrice appena esaminata. Gli scalini d’accesso all’altare sono stati soppressi, lo stesso dicasi per le tre tovaglie. I candelieri superstiti oramai perdono totalmente il loro significato e rimangono come elementi puramente decorativi (di cosa, infatti, dovrebbero sottolineare la dignità?). La croce è assente (a che servirebbe?). Il tutto infonde una fredda sensazione tombale. L'altare, in realtà, non esiste più. 

Con questi presupposti come potremo mai rappresentare la figura sacerdotale? Qui non si può fare alcun rimando al sacrificio (infatti il sacerdote celebra su una tavola distante da questo "non-altare", tavola che fa ricordare, semmai, esclusivamente un pasto); non esiste alcuna unità tra la funzione sacerdotale e quest'oggetto desacralizzato al cui accesso sono stati simbolicamente levati i gradini, in caso ci fosse ancora qualcuno che lo volesse utilizzare. Ci troviamo inevitabilmente davanti ad un concetto sacerdotale di altro tipo. Questo conferma l'esistenza d'un legame chiaro, seppur non sempre evidente, tra questa (dis)soluzione e quella conservatrice. Alla fine, il conservatore odierno è un innovatore mascherato e ben poco ha a che fare con un uomo tradizionale!


Una sintesi conclusiva

Quest’analisi che, per forza di cose, è sommaria, vuole, tuttavia, gettare una sana provocazione, dal momento che non è per nulla fantasiosa ma ampiamente riscontrabile. Negli ultimi decenni gli altari in qualsiasi chiesa cattolica sono stati umiliati o rovinati, nell'idea d'adattarli alle  situazioni contemporanee. Non ci si avvede, però, che così facendo  non solo s’umilia la funzione sacerdotale in se stessa, ma si deprime assai anche quel senso di trascendenza al quale dovrebbe rimandare ogni chiesa. 


Una fede ridotta solo a pura condivisione d’ideali terreni, un sacerdote ridotto a presidente d’assemblea, un altare ridotto a tavola per commensali, non può ch'essere un’alterazione sostanziale del Cristianesimo nel quale pure la fede nella divinità di Cristo potrebbe essere stata intaccata (con la conseguente invalidità delle celebrazioni sacramentali). 


E questo, evidentemente, spiega il passaggio tra l’altare tradizionale, quello adattato e trasformato dai conservatori e, alla fine, quello annullato dagli innovatori. Rimanere nella tradizione, invece, significa saper tramandare i forti significati trascendenti, senza necessariamente ripetere gli stessi stili. In questo caso, ci si trova in una tradizione vivente, che vive nel suo tempo sapendo trovare il giusto equilibrio tra le esigenze del linguaggio contemporaneo e l’immutabilità della tradizione. E’ esattamente quello che oggi, in gran parte, non si può o non si vuole raggiungere.  

9 commenti:

  1. Nice post though i noticed a few doctrinal...hm... errors. Sorry, but i don't any milder term.

    1.The notion that the Sacrifice of the Mass is renewal of the Paschal mystery i.e. whole history of salvation(it comes from the new theology). Mass in its essence is a sacrifice of adoration, thanksgiving, petition, and satisfaction(for sins). On the altar Christ's body and blood are sacramentally, but really, separated and as such, Christ is on the altar in the state of victim and as such he offers Himself to the Father through the Holy Spirit. That is a sacrifice, but an unbloody one. By THIS SACRIFICE we ALSO remember the history of salvation(Unde et memores...beatae passionis... resurrectionis... ascensionis: offerimus.... hostiam puram, hostiam sanctam, hostiam immaculatam - hostia means sacrifice). So the sacrifice is offered also in rememberance of these events. In Mass the sacrifice of the Cross is renewed in an unbloddy manner, sacramentaly, but really, but ressurection and ascension are not renewed but merely remembered of. This sacrifice is one with the sacrifice of the Cross becouse it is the same who offers it and who is offered in it, namely Jesus Christ the Son of God.

    2.Priest there is not other Christ just symbolically but also really. It has to do with Christ's mediatorship and oneness of sacrifice of the Mass and sacrifice of the Cross. The sacrifice is the same but the manner of the offering is different - on the Cross He offered Himself, He suffered, He spilt His blood and He died, and in the Mass He also offeres Himself to apply to us what He already merited on the Cross, but He doesn't suffer nor die(Knowing that Christ rising again from the dead, dieth now no more, death shall no more have dominion over him. Romans 6,9). Now the sacrifice is the same as i already said becouse the same is the one who is offered, namely Christ, and also becouse the same is the one who offers, again Christ.

    Now how is it that Christ offers Himself if there is a priest at the altar? Simple. Priest acts in the person of Christ, that is Christ offers Himself through the ministry of the priest and thus the priest at the altar and especially when pronouncing the words of consecration is truly alter Christus.

    So the priests acting in the person of Christ, and Christs acting through his servent, through the ministry of his servant at the altar, the priest is one and the same thing. Christ is our true High Priest and He accomplishes His role through the ministry of the ordained priest(who is a priest because Christ is the true priest, and shares in Christ's priesthood).


    That is, my brother, in short,the sacrificial character of the Mass. Sacrifice is the essence of the Mass, and the consumation of the sacrifice(communion) is completion of the sacrifice. If we were to remove all words like sacrifice, redemption, oblation, satisfaction, immolation etc. the Mass would still be a sacrifice as it were before becouse it is it's metaphysical reality, though the Mass with all the removed words would be theologically inferior to the original Mass, the teaching of the Church about sacrifice of the Mass would not be expressed in a perfect way, and the visible, ritualistic sacrificial character of the Mass would be blurred, and almost invisible.

    About the sacramental separation and Christ the victim(and also the question of why we call the consecrated host the Body of Christ and consecrated wine the Blood of Christ if the whole Christ is present under each and every species) it would take long but i can explain it too if you want.
    This is all Thomistic theology and philosophy.

    Pax+

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  2. Gentile Cunjo,

    Ho tradotto per la maggior utilità dei lettori quanto mi dice e in seguito rispondo ai suoi punti.

    "Bel messaggio anche se ho notato alcune dottrinali ... hm ... errori. Mi dispiace, ma non posso usare un qualsiasi atro termine più mite.

    1.L 'idea che il Sacrificio della Messa è il rinnovamento della storia pasquale cioè dell’intero mistero della salvezza (che viene dalla nuova teologia). Messa nella sua essenza è un sacrificio di adorazione, ringraziamento, supplica, e soddisfazione (per i peccati). Sull'altare il corpo e il sangue di Cristo sono presenti sacramentalmente, ma in realtà, separati e, come tale, è Cristo sull'altare nello stato di vittima che si offre al Padre per mezzo dello Spirito Santo. Questo è un sacrificio, ma di tipo incruento. Mediante questo sacrificio ricordiamo anche la storia della salvezza (Unde et memores ... beatae passionis ... Resurrectionis ... ascensionis: offerimus .... hostiam Puram, hostiam sanctam, hostiam immaculatam; hostia significa sacrificio). Così il sacrificio viene offerto anche in ricordo di questi eventi. Nella Messa il sacrificio della Croce si rinnova in maniera incruenta, sacramentale, ma in realtà, la resurrezione e l’ascensione non si rinnovano: sono semplicemente ricordate. Questo sacrificio è uno con il sacrificio della Croce, perché lo stesso lo offre e ne è offerto, ossia Gesù Cristo, il Figlio di Dio".

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    Ho ben presente questa dottrina. Nel mio scritto, tuttavia, non faccio riferimenti alla "nuova teologia", come lei dice, e non indico un "RINNOVAMENTO dell'intera economia salvifica", come lei pensa di trovare.

    Dunque: dove ha trovato questa affermazione?? In questo testo è assente!

    La dottrina tomista sviluppa la sua riflessione partendo anche dalla liturgia romana che lei, giustamente, mi cita. Tuttavia, i miei riferimenti non sono solo quelli della liturgia romana (che per altro conosco bene) ma quelli della liturgia bizantina (alla quale faccio riferimento).

    Non m'interessa la "nouvelle théologie", ma la riflessione mistagogica patristica.

    In questa riflessione, si nota una piccola parola, che ricorre in tutte le liturgie: HODIE, SYMERON.

    Questa parola non è un semplice ricordo, come lei mi dice. Noi cristiani non "ricordiamo" semplicemente l'evento della Resurrezione come qualcosa di passato che, quasi, non ci riguarda, come qualcosa di sentimentale. La Liturgia ha un concetto di tempo che non è il concetto MONDANO, dove si RICORDA semplicemente.

    La Liturgia, come lei sa bene, nel ricordo riattualizza, ossia ci rende in qualche modo presenti al fatto celebrato. "Hodie Christus natus est", significa quasi essere presenti fisicamente, al momento della nascita del Salvatore. Il tempo della liturgia non è un tempo mondano! L' "Hodie" è un quasi miracolo che si rinnova, non un ricordo!

    Di conseguenza, la liturgia bizantina, alla quale faccio riferimento, è un riafacciarsi di tutte le tappe salvifiche (sia vetero che neo testamentarie) in modo da esserne "quasi" storicamente presenti. Questa è la fede dei Padri.

    Quanto lei adduce, riguardo alla precisazione tomistica, non lo disprezzo ma lo ritengo una riflessione successiva che nel mondo cattolico ha assunto un certo valore, ma che non può essere messa in antagonismo con la riflessione patristica precedente, quasi per annullarla (Tommaso d'Acquino, pur avendo forgiato un nuovo sistema, aveva rispetto per i Padri).

    Altra cosa, invece, sono le riflessioni della "nouvelle Théologie" in cui si prendono vari elementi (anche patristici) e li si pone in contraddizione con certi elementi successivi, finendo poi, in ultima istanza, a non riflettere più neppure lo spirito dei Padri.

    Il pensiero dei moderni, come si sà, procede per rotture, non per assimilazioni del passato. Ecco perché mostro che pure il CONSERVATORE, alla fine, è un eretico (= rompe le cose scegliendo - αἱρέω - ciò che va bene a lui).

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  3. "2. Per quanto riguarda il sacerdote, non c'è altro Cristo non solo simbolicamente ma pure realmente. Questo ha a che fare con la Mediazione di Cristo e l’unicità del sacrificio della Messa nonché con il sacrificio della Croce.

    Il sacrificio è la stesso ma il modo dell'offerta è diverso: sulla croce Egli ha offerto sé stesso, ha sofferto, ha versato il suo sangue ed è morto, e nella Messa Egli stesso Egli pure offre se stesso per applicare a noi ciò che Egli già meritato sul croce, ma Egli non soffre né muore (sapendo che Cristo risorto dai morti, non muore più, la morte non ha più potere su di lui. Romani 6,9).

    Ora, il sacrificio è la stesso, come ho già detto, perché lo stesso è colui che viene offerto, cioè Cristo, e anche perché lo stesso è colui che offre, ancora una volta Cristo. Ora com’è possibile che Cristo offre se stesso se c'è un sacerdote all'altare?

    Semplice. Il sacerdote agisce in persona di Cristo, ossia è Cristo stesso che si offre attraverso il ministero del sacerdote e quindi il sacerdote all'altare e soprattutto quando pronuncia le parole della consacrazione è veramente “Alter Christus”.

    I sacerdoti agiscono nella persona di Cristo, e Cristo agendo attraverso il ministero del suo servo presso l'altare, il prete, è uno e la stessa cosa. Cristo è il nostro vero Sommo Sacerdote ed Egli compie il suo ruolo attraverso il ministero del sacerdote ordinato (che è un sacerdote, perché Cristo è il vero sacerdote, e compie le azioni del sacerdozio di Cristo).

    Vale a dire, insomma, il carattere sacrificale della Messa Sacrificio è l'essenza della Messa, è la consumazione del sacrificio (comunione), è il completamento del sacrificio.

    Se dovessimo cancellare tutte le parole come sacrificio, redenzione, oblazione, soddisfazione, ecc. l’immolazione, la Messa, sarebbe ancora un sacrificio poiché è la sua realtà metafisica, anche se la Messa con tutte le parole cancellate sarebbe teologicamente inferiore alla Messa originale; l'insegnamento della Chiesa circa sacrificio della Messa non sarebbe espresso in modo perfetto, e il visibile, il carattere rituale sacrificale della Messa sarebbe offuscato, e quasi invisibile.

    A proposito della separazione sacramentale di Cristo e la vittima (e anche la questione del perché noi chiamiamo l'ostia consacrata “Corpo di Cristo” e il vino consacrati “Sangue di Cristo”, se l'intero Cristo è presente in ciascuna specie e in tutti) occorrerebbe altro tempo per spiegarlo, se lo si vuole. Qui è espressa tutta la teologia e la filosofia tomista.

    Pax +".

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  4. Anche questa spiegazione - tratta come viene specificato dalla teologia e filosofia tomista - non riguarda lo scritto che ho postato.

    Nel mio scritto, mi limito a sottolineare un aspetto: l'unità simbolica tra sacerdote, pane (e vino) eucaristico e altare. Nulla di più!

    Tutto quello che viene qui aggiunto è sovrabbondante ed esce dal tema trattato.

    Riguarda certamente il concetto di sacerdote nella classica teologia cattolica (concetto disprezzato e totalmente perso nei "nuovi preti" cattolici) ma non tocca allo stesso modo il mondo bizantino che, nell' espressa opinione degli stessi papi, non sarebbe in nulla inferiore a quello latino.

    Esistono dunque diversi modi di presentare il mistero della salvezza, modi che non hanno nulla a che vedere con i pasticci dei tempi moderni (anche se certi teologi moderni fanno loro riferimento).

    Tuttavia, dalla spiegazione del probabile monaco benedettino inglese, comprendiamo come il rito latino si sia sempre sentito superiore agli altri riti. E' appunto l'uso di certe parole, rinvenibili nel canone romano, che lo farebbero più adatto a mostrare il mistero celebrato, parole assenti nei canoni di altre liturgie.

    Ora, il canone romano, essendo un canone antico, è completamente ortodosso non meno di altri canoni antichi approvati e usati nella Chiesa. Perciò a me sembra totalmente fittizio questo bisogno concorrenziale di porlo sopra gli altri.

    Purtroppo è questo che poi ha generato, nella storia, le famose latinizzazioni (imposizioni forzate) concorrendo a far morire riti antichi e venerabili, a deformare i riti orientali in certe regioni, a rendere quasi morta la stessa liturgia mozarabica.

    E' questa concorrenzialità (se non esclusività), che ha in se qualcosa di violento, e che, alla fine, ha innervato pure la nuova liturgia (di Paolo VI) contrapponendola acerbamente con i riti antichi latini. Se ne determinarono, come sappiamo, tensioni e drammi a non finire nel popolo cristiano.

    Esiste dunque in questo pensiero qualcosa che dovrebbe essere "quanto meno" ridimensionato.

    Ringrazio comunque per il suo gentile intervento e la sua cortese attenzione.

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  5. Vorrei fare una piccola appendice a tutto ciò.

    Quando si assolutizza una spiegazione, o un sistema di pensiero, si finisce per contrapporsi ad altre (ugualmente legittime) e a volerle annullare.

    Sappiamo, ad esempio, che al momento in cui il sacerdote infonde l'acqua nel calice (haec commixtio et consecratio...) non mette più di tre gocce altrimenti, si dice tomisticamente, si alterano gli accidenti del vino col rischio di annullarne la consacrazione.

    Ricordo un prete cattolico latino, invitato ad assistere ad una celebrazione bizantina, il quale credeva fermamente a quanto ho appena detto.

    Rimase profondamente turbato quando, poco prima della comunione, vide versare nel calice lo Zeon, un intero boccale di acqua bollente.

    Secondo la sua spiegazione a quel punto il vino non era più "sangue di Cristo". Secondo la dottrina cattolica, nei riguardi dei riti orientali, contina ad essere "sangue di Cristo". Come la mettiamo??

    Questo dimostra che bisogna andarci prudenti nell'assolutizzare certe cose.

    E qui non parliamo di teologie moderne o moderniste ma di riti antichi e legittimi.

    Ovvio che la latinizzazione procedeva nell'annullare queste differenze per preservare ovunque un sistema di idee identico. Ma il Cristianesimo è prima di tutto fatto, miracoli, eventi, non idee!

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  6. You wrote: Il sacerdote che vi celebra, rinnova misticamente tutta la storia della salvezza, compreso il dramma della passione e morte in croce dell'uomo-Dio.

    I am speaking of the essence of the Eucharist itself. It doesn't depend on whether is it Byzantine or Roman with their peculiar emphasis. The Mass is a Sacrifice in it's essence and that doesn't depend on the intention of the liturgical texts to recreate in some symbolical, and mystical way some event from the history of salvation.

    What i want to say is that the Mass can be rememberance and renewal of some particular events from the history of salvation (or maybe the whole history of salvation) but in Mass a sacrifice is offered, Christ is sacrificed on our altars in memory of his passion, death, resurrection and ascension. Just like the Pesach. Jews vividly remembered their salvation from Egypt but they did it by slaughtering animals and offering them as a sacrifice to God.

    Christ is equally sacrificed in Roman, Byzantine as He was sacrificed in proto-Apostolic liturgy.

    Here are some links i reccomend:
    http://newtheologicalmovement.blogspot.com/2011/06/only-difference-between-christs-body-in.html

    http://newtheologicalmovement.blogspot.com/2011/06/if-whole-christ-is-present-under-both.html

    http://newtheologicalmovement.blogspot.com/2011/04/how-mass-is-sacrifice-and-why-so-many.html

    http://newtheologicalmovement.blogspot.com/2010/04/why-there-is-no-mass-on-good-friday.html

    http://newtheologicalmovement.blogspot.com/2011/04/there-is-no-mass-on-good-friday-and.html

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  7. Ringrazio per l'ulteriore commento.

    Quanto voglio dire è: "Il sacerdote che vi celebra RIPRESENTA MISTICAMENTE tutta la storia della salvezza....". Lo stesso termine "rinnova" era da me inteso totalmente nel senso che ho specificato sopra; il senso sotteso all' "hodie" liturgico.

    Andro' dunque a correggere quel termine incriminato. Il termine sacrificale è essenziale alla Liturgia (termine ora certamente dimenticato nelle messe "nuove), ma non è molto evidenziato nella Liturgia di san Giovanni Crisostomo che, come si sà, non ha mai avuto il problema di chi ne rinnegasse il valore sacrificale.

    La forte sottolineatura sacrificale, dunque, deriva anche dalla polemica protestante, cosa totalmente ignorata in Oriente che non ha mai avuto di questi problemi.

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  8. ...mi sembra comunque abbastanza grave spiegare gli altri eventi salvifici nel termine di un puro "ricordo", soprattutto tenendo conto che il "ricordo" così com'è oggi inteso, non ha quasi più significato per la vita attuale.

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  9. Così com'è la frase non dovrebbe dare più adito a fraintendimenti:

    Il sacerdote che vi celebra, ripresenta misticamente tutta la storia della salvezza, rinnovando il dramma della passione e morte in croce dell’uomo-Dio.

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