Benvenuto

Benvenuto su questo blog!

lunedì 30 gennaio 2012

Caos....

Caos, olio su tela.


Riporto le parti di due documenti contrastanti, che indicano due anime all'interno del mondo cattolico. 
Entrambi i documenti si commentano da soli e indicano non solo un linguaggio differente ma, pure, contenuti opposti.

__________________


1) Circa il riordino dei presibiterii e la posizione dell'altare

Alcuni principi di primaria importanza; alcuni criteri che toccano l’opportunità di procedere o no a determinati cambiamenti Di primaria importanza

• L’altare è il centro della Celebrazione Eucaristica, nella sua parte più specificamente eucaristica e sacrificale; è il luogo dove avviene l’azione divina per mezzo del ministero sacerdotale; quello che lì avviene è eminentemente rivolto a Dio, Santissima Trinità;
• L’altare è il centro del presbiterio, verso il quale tutta la celebrazione deve essere orientata, ma che deve distinguersi dall’aula assembleare, che contiene la fisica presenza del popolo di Dio partecipante (questo principio esclude la presenza del popolo dentro il presbiterio ed esclude la presenza del presbiterio, e dell’altare quindi, dentro l’aula assembleare);
• La posizione del celebrante all’altare deve primariamente indicare l’orientamento di tutti e di tutto a Dio (in stato di adorazione, di accoglimento dell’azione divina, attraverso parole e segni), e solo secondariamente – ed in assenza di altri modi di realizzazione – può pedagogicamente favorire la maggiore vicinanza dell’animo dei fedeli a ciò che avviene sull’altare (le disposizioni dei “Praenotanda” al “Missale Romanum” di Papa Paolo VI, riguardanti il distacco dell’altare
dalla parete sicché si possa girarvi attorno, e la posizione del celebrante possa essere “versus populum”, non avevano altro scopo se non quello di favorire la partecipazione dell’animo dei fedeli, e da attuarsi “ubi possibile est” e “expedit”.
Ma la buona logica dice che ove la partecipazione dell’animo dei fedeli sia ugualmente possibile con la posizione del celebrante e del popolo orientati allo stesso modo, cioè “versus orientem” – o “versus absidem” che simboleggia il “versus orientem” – ciò non è contrario allo spirito della riforma liturgica post-conciliare, ma anzi è significativo che la posizione del celebrante e fedeli indichi l’orientamento di tutti e di tutto a Dio.

* * * * *

Alla luce di questi importanti principi e di tutta la legislazione liturgica (che ha avuto sviluppi e variazioni a partire dal dopo-concilio sino al Motu Proprio “Summorum Pontificum”), ecco alcune opportunità da applicare nella nostra Diocesi, tenuto conto della disposizione dei presbiterii e degli altari dentro le nostre chiese di antica costruzione:
• È grandemente opportuno giungere quanto prima alla eliminazione degli altari posticci, non pochi dei quali veramente indegni di essere il centro dell’azione liturgico-divina-sacramentale;
• È grandemente opportuno che si provveda a togliere anche gli altari stabili costruiti fuori dei presbiteri o dentro il presbiterio però apportando devastanti modifiche ad esso; certamente con retta intenzione, ma obiettivamente in modo inavveduto;
• Dentro lo stesso presbiterio è del tutto inconveniente avere due altari stabili, tanto più quando il presbiterio non è di tale ampiezza da potervi svolgere dignitosamente ed agevolmente tutte le azioni liturgiche con la buona partecipazione dei ministri e dei ministranti (non si dimentichi che dentro il presbiterio deve avere degna collocazione, oltre l’altare, anche l’ambone e la sede del celebrante e dei ministri ed altresì – pressoché in tutte le nostre chiese – il Tabernacolo);
• Se il presbiterio è invece così ampio da poter ipotizzare l’edificazione in esso di un nuovo altare stabile e degno (ma questo soltanto nel caso che la collocazione dell’antico altare sia tale da impedire la vera partecipazione dell’animo dei fedeli all’azione sacramentale-divina che si compie sull’altare – caso che vedo davvero difficile potersi realizzare nelle nostre chiese), il nuovo altare non appaia come un corpo estraneo dentro la struttura architettonica dell’intero edificio e non rompa l’armonia dell’insieme. In questo caso l’antico altare non deve più comportare i segni specifici che lo mostrano come altare della celebrazione; ma sarà dignitosamente addobbato come luogo degno per la conservazione e l’adorazione del Santissimo Sacramento;
• Dove l’altare antico è in posizione centrale e ben visibile per tutta l’assemblea, per cui non v’è ragione che l’azione sacerdotale – sacramentale – divina che in esso si compie non possa essere ben seguita e partecipata spiritualmente da tutta l’assemblea, ivi si può legittimamente, e per certi aspetti lodevolmente, celebrare il Divino Sacrificio di Cristo, che diventa anche mensa celeste per il Popolo di Dio, mantenendo il Sacerdote la posizione “versus orientem” o “versus absidem”, non quindi “versus populum”, il quale si troverà nella stessa posizione del Sacerdote celebrante i Divini Misteri.
• È possibile, negli altari antichi, staccare la mensa, sicché – senza rompere l’assetto armonico del presbiterio – il Sacerdote celebrante possa essere “versus populum”, ed essere meglio osservato e seguito dall’assemblea nello svolgimento del suo ministero specificamente sacerdotale?
Dal punto di vista liturgico, poiché non v’è dubbio che anche da quella posizione può essere inculcata l’idea che il Sacerdote non è soltanto il “presidente” dell’azione dell’assemblea, ma colui che agisce “in Persona Christi et totius Ecclesiae”, e che perciò presenta tutto il popolo a Dio, lo guida e lo precede nella Grande Preghiera, e che quindi potrà dare al popolo i doni della mensa celeste, lo stesso Corpo e Sangue di Cristo, la Comunione di vita con Lui, la cosa è senz’altro fattibile ed evita gli inconvenienti della costruzione di un nuovo altare stabile, soprattutto in quei presbiterii (quasi tutti nella nostra Diocesi) dove un nuovo altare non ci può stare.
Ma la realizzazione può incontrare (e di fatto ha incontrato) delle forti opposizioni da parte della Sopraintendenza ai Beni Culturali, e forse anche non senza ragioni, dal loro punto di vista.

* * * * *

Vorrei, in ultimo, osservare che nella nostra Diocesi vi sono diverse chiese dove, o da quando è andata in vigore la riforma liturgica od in anni recenti, si celebra nell’altare antico, “versus orientem” o “versus absidem”.
In quelle Parrocchie il bene spirituale dei fedeli non ne ha avuto scapito, né si sono avute ragionate reazioni di intolleranza.

( Mons. Mario Oliveri, La divina liturgia, Albenga 2007)

______________

2) "La celebrazione, all’interno del proprio itinerario di queste comunità [neocatecumenali] dell'Eucaristia è svolta in maniera molto dignitosa e bella, con grande senso di fede, con spirito ecclesiale, liturgico e festivo, con un “profondo senso di mistero e di sacro. [E' noto, come in queste comunità l'altare sia sostituito con una tavola conviviale e il "sacro" sia piuttosto inteso come "religiosità naturale" e quindi disprezzato, com'è evidente da altre affermazioni del responsabile dei NC riportate in questo sito]. La Parola di Dio e l’Eucaristia indicano la priorità di Dio, l’iniziativa di Dio e costituiscono la base e la fonte che danno vita, respiro e forza alle comunità, capacità, forza e libertà per testimoniare ed evangelizzare.
Davvero devo ringraziare Dio per questo dono che arricchisce la Chiesa, nata in Spagna, ma così ricca e così presente nel mondo intero".

Cardinale Antonio Cañizares

Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti

(Discorso in occasione dell'approvazione di alcune prassi liturgiche del movimento neocatecumenale, il 27 gennaio 2012).

4 commenti:

  1. Verrebbe da chiedersi: può mai una Chiesa, con idee così opposte, dirsi realmente una?

    Poi se si va ad osservare meglio ci si accorge che il cardinale Cañizares, che usa queste parole così eccessive ed errate (non corrispondono alla realtà dei fatti), sia di suo un animo conservatore, fino al punto da ripristinare la comunione in ginocchio.

    Ma cosa succede, in realtà? Lui stesso volgendosi a sinistra dice "tutto bene", volgendosi a destra dice "tutto bene"!

    La divisione e l'opposizione dei sentimenti entrano in una stessa persona, in uno dei maggiori responsabili.

    Tutto questo è semplicemente assurdo: non si produce solo la divisione di una Chiesa ma la divisione di una stessa persona all'interno di sé...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ....a pensare che nella nostra chiesa di San Michele arcangelo a Gimino d'Istria...c'e' un Altare Grande..meraviglioso..solenne....pero' i nostri sacerdoti inteligenti hanno due volte modificato il presbiterio con ben due volte fatto costruire due mense....assurdo!!! E sempre anche sprecare i soldi della povera gente!!!

      Elimina
  2. Quello che dice mons. Olivieri è come acqua fresca per un assetato,che deve invece vivere nel deserto delle nostre parrocchie. Ci saranno eccezioni ma io non ne conosco. Conosco invece le idee sugli "spazi liturgici" che la mia diocesi ha divulgato sul settimanale proprio in ben 4 puntate,con cui si è fatto un excursus storico per dimostrare che le nuove impostazioni dell'altare nelle chiese è motivato storicamente e teologicamente. Propaganda pro domo sua e lavaggio dei cervelli. Così come conosco le idee che i responsabili della basilica di s. Marco a Venezia stanno inculcando ai partecipanti a un corso di preparazione liturgico-teologico-storico-artistico per accompagnatori di pellegrini. Entrambi questi esempi concreti, Udine e Venezia, che conosco bene, sono proprio all 'opposto di quanto scrive encomiabilmente mons. Olivieri. Io la mia scelta l'ho fatta da tempo non frequentando più le messe post-conciliari ma continuo a seguire dall'esterno, e non per questo voglio insegnare al Papa ad essere cattolico e non dico di essere io il solo cattolico. Dico solo che non riconosco più la mia chiesa, e alla mia età è troppo tardi per convertirmi a questa nuova religione che dice le cose opposte a quelle che ero abituato a sentire da una vita. Credo che non sia però solo un mio problema personale, ma una tragedia che coinvolge tutta la chiesa cattolica. Ne soffro,non so dare indicazioni e consigli, la chiesa va per una strada, io vado per un'altra. Confido nel Papa e sopratutto ho fede in Gesù Cristo, e ho speranza.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Comprensibilissimo intervento.
      Una sola precisazione: non è che lei va per un'altra strada rispetto alla Chiesa. Se lei ha fondamenti tradizionali non è lei che sbaglia, sia bene inteso!
      A volte esistono periodi più o meno grandi in cui la Chiesa non sussiste più (o meglio non è più chiaramente manifesta) in ciò che esternamente vediamo come chiesa.
      E' un mistero ma è già accaduto e quindi perché meravigliarsi se dovesse risuccedere?

      Al di sopra delle nuvole, anche più fitte e buie, tuttavia, c'è sempre il sole!

      Elimina

Si prega di fare commenti appropriati al tema. Ogni commento irrispettoso o fuori tema non verrà pubblicato.