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mercoledì 25 gennaio 2012

Errori eucaristici e liturgici



Papa Urbano II consacra la chiesa abbaziale di Cluny (XI sec.)

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Riassunto:
L'Eucarestia, in quanto pane, si corrompe e non ha senso conservarla per adorarla. La chiesa non è un luogo sacro. Queste due frasi - che innervano il pensiero di Kiko Arguello ma sono pure abbastanza diffuse a prescindere da lui - rivelano, tuttavia, un'opposizione totale alla prassi e alla dottrina della Chiesa presente già dai tempi antichi. Lo scritto che segue cerca d'indicare come il cristianesimo kikiano sia, in realtà, opposto a quello patristico e tradizionale in genere.

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Prosfora o pane lievitato dal quale si trae
quello per fare l'Eucarestia nel rito bizantino
Esorto l'amabile lettore che s'avventura in questo blog ad avere pazienza: purtroppo non sempre si possono dire cose dolci e piacevoli. A volte è necessario segnalare errori e distorsioni, se non altro per mostrare che non tutto può essere uguale a tutto, non tutto può essere intercambiabile.

I nostri bisnonni non si facevano grossi problemi: avevano una fede semplice e serena. Mai avrebbero immaginato le "fantasie" dei tempi attuali. Una delle "fantasie" riguarda proprio l'Eucarestia. Oggi non ci rendiamo minimamente conto che certe affermazioni presentate come "moderne" sono totalmente eversive.

Prendo a titolo d'esempio alcune frasi catechistiche d'un esponente d'un movimento cattolico.

Queste frasi sono come malattie mortali che possono raggiungere ogni dove. Prima che il virus si diffonda ulteriormente è bene individuarlo ed analizzarlo.

1) "Il pane e il vino non sono fatti per essere esposti, perché vanno a male… sono fatti per essere mangiati e bevuti. “Io sempre dico ai Sacramentini, che hanno costruito un tabernacolo immenso: se Gesù Cristo avesse voluto l‟Eucarestia per stare lì, si sarebbe fatto presente in una pietra che non va a male".

In questa banalissima frase si mescolano verità e falsità: è un dolce avvelenato.
Cristo istituendo l'eucarestia ha certamente comandato i suoi discepoli di nutrisi del pane e del vino eucaristico "in sua memoria". Il fine dell'Eucarestia è la comunione con Dio, da cui il semplice nome di "comunione", koinonia.

Colomba eucaristica:
repositorio per il pane eucaristico (XIII sec., Francia).
La riserva eucaristica, invece, è un'antica pratica comune sia in Occidente sia in Oriente e prevede la conservazione di parte di quel pane nel caso in cui dovesse servire per la comunione ad un moribondo. 

In Occidente, attorno al XII secolo, reagendo a chi negava la presenza reale di Cristo nel pane e vino consacrati, si sviluppa spontaneamente l'adorazione del pane. Tale atteggiamento lo si nota anche anticamente quando il prete, dopo la consacrazione e l'epiclesi, s'inginocchia o s'inchina profondamente.

Momento di adorazione durante la consacrazione dei doni
nella Liturgia bizantina
Le adorazioni sono una specie d'estensione di quel momento della Messa, per contrastare l'eresia eucaristica.

Con la riforma tridentina, quale ulteriore reazione a Lutero e ai riformatori d'oltralpe, il Cattolicesimo enfatizza maggiormente  quest'aspetto che l'Oriente bizantino non ha mai troppo sottolineato. Da qui si spiegano i sontuosi apparati barocchi per l'adorazione eucaristica delle "40 ore", l'evoluzione degli ostensori e dei tabernacoli, la costituzione di confraternite del SS.mo Sacramento, ecc.

Tutto quello che ad occhi luterani puo' apparire come uno squilibrio idolatrico (che però loro sostituiscono con la feticizzazione della Scrittura) (1), ad occhi cattolici è una solenne insistenza sulla presenza reale di Cristo nel pane e vino consacrati.

Ora, questa stessa insistenza, comune sia in Oriente che in Occidente (seppure con modalità piuttosto diverse) (2) implica un aspetto tradizionale molto importante: la materia del pane e del vino non può alterarsi come se non fosse consacrata.

Questo per un importante motivo:

se il pane diviene realmente "corpo e sangue" di Cristo non può  subire la legge della corruzione come ogni altra materia del mondo o, quanto meno, ne dev'essere particolarmente preservata. Succede così con i resti mortali dei santi e perché non dovrebbe esserlo nel caso dell'Eucarstia? Se Cristo è realmente risorto dai morti, vincendo dunque la corruzione della sua materia corporea, perché il pane e vino eucaristici dovrebbero corrompersi come se non fossero stati consacrati?

Pensare che la materia eucaristica si corrompa equivale a credere, come molti cattolici, che diviene veicolo di malattie qualora viene ricevuta direttamente sulla lingua (questo è uno dei pretestuosi motivi per cui essi insistono d'avere l'ostia in mano come se fossero ministri ordinati).

In Oriente, viceversa, il prete deposita direttamente in bocca  con un cucchiaio il pane eucaristico. Questo cucchiaio tocca le bocche di tutti. Dopo secoli di questa pratica, nessuno s'è mai ammalato.

Invece, credere che il Sacramento sia veicolo di malattie, che si corrompa o vada a male come un pane non consacrato significa dire che quello non è Sacramento. Se quel pane non è Corpo e Sangue di Cristo, quella Messa non è Messa.

 Se quel pane resta pane (e quindi veicola malattie e va a male), allora quella chiesa dice falsità e non è la Chiesa. E ciò avverrebbe, ad esempio, se un laico pretendesse di consacrare l'eucarestia o se un prete la consacrasse con intenzioni e fede non ortodosse. Che sia l'esperienza di questo "catechista"?

 Ma se l'Eucarestia non soggiace alla corruzione come un pane non consacrato e non trasmette malattie, allora chi ammette il contrario si sbaglia gravemente e, peggio!, proclama un grave errore, equivalente ad una bestemmia verso l'Eucarestia, ossia verso la presenza reale di Cristo nel pane e nel vino consacrati. Indica, inoltre, una concezione strettamene materialistica del Sacramento dal momento che, come costui dice, "il pane si corrompe ma la pietra no".

2) Nel cristianesimo non c'è tempio, né altare, né sacerdoti nel senso della religiosità naturale. “Non c‟è tempio nel senso di luogo sacrosanto, in cui si rende un culto sacro, la casa di Dio dove Egli abita … Il tempio nel cristianesimo siamo noi cristiani.
“Allo stesso modo nel cristianesimo non c'è altare, nel senso di pietra sacra cui nessuno si può avvicinare, né tanto meno toccare. Di questo, quelli di voi che avete vissuto il cristianesimo a livello di religiosità naturale, avete una piccola esperienza: quando andavate a Messa, vi mettevate dietro, e se ti capitava di essere vicino al tabernacolo sentivi un tuffo al cuore perché ti avvicinavi all'intoccabile, al luogo dove c'era il sacro.


Queste affermazioni hanno dell'inverosimile: sono un misto d'ignoranza e di cattiva fede. Viene volutamente insinuato che  tutta la liturgia tradizionale cristiana è malata di "religiosità naturale", ossia di fenomeni religiosi simili o identici a quelli pagani con cui alcuni gestori del sacro sottomettono le masse. Tutto ciò alla fine potrebbe insinuare che la religione tradizionale è l'oppio dei popoli! 
L'autoproclamato "catechista" non si rende conto che la "religiosità naturale" è totalmente antropocentrica, psicologica, mentre il fine del Cristianesimo tradizionale è quello di rompere il cerchio delle paure e delle schiavitù che chiudono l'uomo in se stesso; il suo fine è rompere l'antropocentrismo che si può manifestare in una religione naturale ma anche nel nostro mondo super tecnologizzato e aprirlo alla sfera spirituale in cui interagisce con un'Alterità. Per far questo può anche usare, purificandoli, elementi simbolici precedenti al Cristianesimo. D'altronde è pure inevitabile che lo faccia perché si serve d'un linguaggio comune al quale da un nuovo significato.


Perciò le scelte di base delle antiche liturgie cristiane - ovunque simili! - non rientrano affatto in questa ingenerosa e stupida critica.


Purtroppo tali corbellerie (di radice agnostica, razionalistica e immanentistica) vanno per la maggiore tra i liturgisti cattolici e sono insegnate nei seminari diocesani. I risultati sono  sciatteria e menefreghismo liturgico. Infatti: se la chiesa non è un luogo sacro a che vale dedicarvi tante attenzioni?


Per potere intuire bene fin dove possono arrivare tali idee, si devono fare delle premesse essenziali: il sacro e il profano esistono ma devono essere bene intesi e definiti!


Affresco rappresentante san Basilio mentre celebra.
Si noti l'atteggiamento di tirmore reverenziale
Nelle mistagogie patristiche  (le catechesi liturgiche dei Padri della Chiesa), il singolo uomo non era sganciato dal mondo che lo circondava. Tutto il mondo era una specie di grande catechesi per l'uomo poiché, come dice la Scrittura, il cosmo è opera delle mani divine (3). I Padri, però, sanno pure che l'uomo dev'essere educato e accompagnato a Dio, dal momento che puo' usare del creato e di se stesso in modo fuorviante.


Il senso di "sacro" e di "profano" adottato dai Padri e adombrato nella stessa Bibbia (quando si parla del culto nel tempio, ad esempio) ha questa funzione pedagogica.


Se è vero che tutto il mondo è interessato dall'azione santificante di Dio, è pure vero che il mondo, a causa della rivolta dell'uomo, soffre e diviene un luogo oscuro (4).


Quest' "oscurità cosmica" è ricollegabile al significato di "profano" quale opposizione alternativa al "sacro". Come il "sacro" è una dimensione spazio-temporale che si ritiene collegata a Dio, così il "profano" è una dimensione spazio-temporale che si vuole rivendicare come indipendente da Lui; è l'uomo che si ribella e proclama la sua totale autonomia.


Con la disobbedienza dell'uomo a Dio il creato stesso viene diviso e soffre per tale divisione.
Il tempo stesso comincia ad essere sentito come "profano", autonomo.


La Chiesa, invece, prendendo dai Padri la sapienza pedagogica già presente nella Bibbia, costituisce "tempi sacri" (nella liturgia) e "spazi sacri" (nel tempio) in modo da riportare l'uomo a Dio, fermando il fenomeno di dispersione e dissoluzione spirituale.


Lo spazio e il tempo sacro non servono e non hanno senso per Dio (che di Suo è oltre ad ogni categoria umana) ma sono funzionali all'educazione dell'uomo. Nonostante ciò non sono delle realtà prive di contenuto (5). 


Infatti, quando la Liturgia dice "Oggi è nato Cristo", vuole riportare realmente al momento della nascita del Salvatore, non si tratta d'un semplice ricordo nostalgico come si crede.


Quando la Liturgia dice "Questa è la casa di Dio", vuole realmente indicare una mistica ma reale connessione tra quel luogo e la profondità divina.


Ciò non significa che tutto lo spazio cosmico e il tempo mondano non sia di Dio. Ciò significa che per noi il tempio è irrinunciabilmente un luogo in cui si manifesta l'appartenenza di tutto a Dio, il tempio diviene trasparenza divina (se risulta obbedire a certi criteri). E' giustamente la "porta del Cielo".


Perciò il tempio è sacro! 
Ed è sacro anche perché rappresenta l'uomo e il cosmo santificato, chiama  l'uomo a santificarsi e a separarsi da quanto lo separa da Dio per dedicarsi, "sacralizzarsi" nel Creatore. 
Il tempio, dunque, rappresenta davvero la "Casa di Dio" ed è per questo una maison priante (6).


Un momento della dedicazione di una chiesa nel rito romano tradizionale.
Se questo spazio non avesse una valenza sacra a nulla servirebbero questi riti antichi.



Per questo nei Mattutini monastici antichi si cantava: "La casa di Dio insegna la santità, in essa adoriamo il suo Sposo Cristo". Avrebbe potuto dire "in tutto il cosmo", invece dice "in essa"! Sono termini che non possono essere contraddetti se non a prezzo di pesanti conseguenze.


Ecco perché il tempio cristiano ha avuto quasi subito una valenza speciale e simbolica: significava l'unione col Cielo. San Massimo il Confessore (VI sec.) ci mostra tutte queste cose.


Il magnifico introito della Messa di dedicazione sintetizza quanto esposto dicendo: "Questo luogo è terribile, questa è la casa di Dio e la Porta del Cielo e sarà chiamato aula di Dio".


  



Nel Medioevo il tempio era considerato come il cosmo della Gerusalemme celeste, ne è riprova l'Inno Urbs Jerusalem beata; la chiesa di pietra era vista quasi  come una creatura vivente. Basta osservare l'ammirazione e il timore che s'incutevano in chi visitava la più grande chiesa della Cristianità d'allora: Santa Sofia di Costantinopoli.
Questo spiega perché lo spazio del tempio venga  "consacrato", l'altare del tempio venga "consacrato", quanto s'appoggia sull'altare ossia i vasi sacri (calice, patena e quant'altro) siano "consacrati", ecc.


Dedicazione della chiesa:
unzione con il sacro crisma sulle 12 croci perimetrali
Questo spiega perché il presbiterio venga tradizionalmente chiuso da transenne, balaustre, tende e, in Oriente, da alte iconostasi. Non è un luogo di spensierato passeggio, il presbiterio, non è luogo per corali o per laici chiassosi. E' una specie di hortus conclusus!
Questo spiega l'uso di veli, di guanti, di scarpe speciali (presso gli armeni e nella messa romano-germanica antica).


Quest'atteggiamento si è  ininterrottamente  ripetuto per secoli con pietà e profonda ammirazione. Ritenerlo una "religiosità naturale" significa ignorare il significato dei simboli nelle mistagogie patristiche e tagliarsi alla radice da tutta la tradizione della Chiesa d'Oriente e d'Occidente. E' come dire che i Padri della Chiesa imitavano acriticamente la cultura ellenistica introducendo il paganesimo del Cristianesimo. Stessa e identica superficialità, stessa ignoranza.


D'altronde superficialità e ignoranza (contro ogni forma tradizionale) dominano in quell'orrido fantasma clownesco di Cristianesimo che si sta instaurando partendo dall'Occidente europeo e che, sinceramente, mi fa fremere d'orrore.



L'autore di queste frasi superficiali e assurde è stato da poco ulteriormente incoraggiato nientepopodimeno che dall'attuale papa cattolico, uomo conservatore ma non tradizionale. Per chi può non capire tutto ciò, si deve osservare che conservatorismo e progressismo, alla fine, hanno la stessa pasta: la loro religiosità tende ad avere in entrambi un marchio individualistico (il gusto personale) che non è affatto lo stile ecclesiale. La comune base per l'orientamento conservatore e progressita non è la ragione tradizionale della Chiesa ma la ragione personale dell'individuo che si pone arbitrariamente al di sopra di essa e, alla fine, la violenta, forse senza saperlo.


L'autore di queste frasi superficiali e assurde è Kiko Arguello, fondatore e promotore di un  movimento a carattere settario: i neocatecumenali.
La storia sta già dimostrando quanto le osservazioni qui esposte siano purtroppo vere.




Un momento della consacrazione di una chiesa nella Chiesa russa.
Se questo spazio non avesse una valenza sacra a nulla servirebbero questi riti antichi. 


Un momento della consacrazione di un altare nella Chiesa armena.
Se questo spazio non avesse una valenza sacra a nulla servirebbero questi riti antichi. 


Un momento della consacrazione di un altare nella Chiesa copta.
Se questo spazio non avesse una valenza sacra a nulla servirebbero questi riti antichi.


Un momento della consacrazione di un altare nella Chiesa siro-ortodossa.
Se questo spazio non avesse una valenza sacra a nulla servirebbero questi riti antichi.


Un momento della consacrazione di un altare nel rito romano tradizionale.
Se questo spazio non avesse una valenza sacra a nulla servirebbero questi riti antichi.



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1) A questo punto, nei casi più estremi di fondamentalismo biblico, non si capisce più quale differenza intercorra tra Bibbia e Corano, dal momento che entrambi vengono sentiti come "discesi dal Cielo".


2) L'Oriente riflette la prassi liturgica esistente nell'Alto Medioevo in Occidente: l'Eucarestia è un mezzo, non è un fine. Il fine è la santificazione dell'uomo. Ciononostante, però, non le si deve negare quanto le è proprio e che l'Occidente ha avuto il bisogno di sottolineare. 


3) Cfr. Sal 91,5: "Poiché mi rallegri, Signore, con le tue meraviglie, esulto per l'opera delle tue mani".


4) Si noti, ad esempio, alla molteplicità di significati che puo' assumere il termine "mondo" nella Bibbia e, più specificamente, nei vangeli.



5) Tutto questo ha un'interessante analogia con i "nomi divini" descritti da Dionigi l'Areopagita. Tali nomi (buono, santo, grande, forte, ecc.), per quanto invenzioni dell'uomo, non sono privi di reale fondamento. Ed è per questo che tutta la patristica successiva attribuisce loro un senso reale, nonostate Dio sia al di sopra e oltre ogni nome, oltre al suo stesso concetto di vita (umanamente pensato).


6) Formidabile espressione con la quale si comprende che anche la chiesa, in quanto edificio, ha la sua personalità religiosa. Questo non ha nulla a che vedere con certi devastanti adattamenti presbiteriali nelle chiese tradizionali odierne o con i nuovi edifici ecclesiastici. In questo caso finiamo per avere delle maisons de l'athéisme!

23 commenti:

  1. I passi riportati da una Catechesi di Kiko Arguello sono rinvenibii ovunque su internet ma, soprattutto, sono riscontrabili da chiunque nelle catechesi e nelle prassi liturgiche di questo movimento a carattere settario.

    Proprio perché non esiste alcun senso di sacro, nelle loro aule liturgiche è stato soppresso il presbiterio, l'altare è una semplice mensa d'appoggio e non è elevato.

    Si tratta d'un genere antitradizionale di cristianesimo giudaizzante con marcate note di tipo protestante.

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  2. Il fatto che si dia così peso ad una persona capace di tali "profondità di pensiero" dimostra l'infimo livello al quale è giunto buona parte del Cattolicesimo.

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  3. Caro Pietro,
    grazie per questo esame così interessante e ricco di insegnamenti che purtroppo difettano o vengono oscurati in questo momento così terribile, ma ricco di Grazia, perché ci costringe ad approfondire, ma soprattutto a custodire e a diffondere le ricchezze meravigliose della nostra Fede.
    Conosci il nostro Blog, che denuncia gli abusi non solo liturgici della setta di cui citi l'iniziatore?
    http://neocatecumenali.blogspot.com

    Altri spunti interessanti puoi trovarli anche qui
    http://chiesaepostconcilio.blogspot.com

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  4. Se non in dettaglio, conosco questi siti.
    Conosco invece assai bene la situazione cattolica. E' come un malato al quale abbiano troncato braccia e gambe ma, siccome è sotto morfina, pensa di stare bene.

    Il mio blog s'interessa essenzialmente delle BASI tradizionali della liturgia sia orientale che occidentale, basi identiche. Solo molto tardi ci sono state delle differenze tra queste due realtà ma non è bene andare a discutere sul tetto quando, alla base, ci sono persone che stanno demolendo l'intero edificio. Qui, infatti, mi limito a parlare di elementi fondamentali che stanno decisamente crollando!

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  5. L'assurdo e' che proprio chi sembra accusare di una funzione pagana l'altare sia proprio colui che con le sue idee sta paganizzando il Cristianesimo. Il pagano non e' altro che un residuo incosciente o incompreso di una Tradizione morta o che sta scomparendo. Togliere il significato originale ai simboli ed ai riti vuol dire eliminare il sacro per sostituirvi il profano se non addirittura l'inverso, il malefico. Disconoscere la dimensione sacra del Tempio, di spazio qualificato, di modello cosmico (come in Cielo così in Terra) e' rinnegare la stessa Tradizione. Che senso aveva allora la coscienza e conoscenza degli antichi costruttori di Cattedrali, per i quali ogni singola pietra del Tempio parla?
    C'e da chiedersi anche chi e' che, con vera coscienza di ciò che fa, sta inesorabilmente portando al formarsi di questo contro-Cristianesimo nel quale cattolici e protestanti sembrano frammischiarsi senza quasi distinzione (dal punto di vista dottrinale le cose almeno non sembrano ancora risolte) e soprattutto a che si vuole arrivare. Ormai visto che il materialismo ha fatto il suo tempo e non e' più sufficiente, per andare ancora più giù c'e' bisogno di una contro-religione in cui ammassare più gente possibile?
    Una cosa e' certa: una religione in cui non vi sia più coscienza della Tradizione, in cui i simboli ed i riti vengono svuotati del loro significato e quindi della loro azione (mettere in collegamento il Cielo e la Terra) diventa ciò che era pagano ai tempi del Cristo. A quell'epoca il Cristianesimo, la religione del Salvatore, riusci' a sovrapporsi ed a risollevare un Occidente destinato al baratro. In questi tempi che potrà succedere sapendo che la seconda venuta del Messia sarà si'per salvare ma il salvabile: il resto invece finisce nel fuoco.

    Pantocrator

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    1. Per chi non lo avesse ancora capito, è evidente che il mondo cattolico è assediato al suo interno da una mentalità che non solo non è cattolica in senso tradizionale ma non è neppure cristiana.

      Il problema, secondo me, sta nei vertici. E' sempre dall'alto che si dirama uno stile e un modo di pensare.

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  6. Tutto l'Occidente, non solo il Cattolicesimo, piu' che assediato e' stato "infiltrato" da questa mentalità, e oramai questo processo e' in atto da tempo anche in Oriente... In alto ci sarà certamente chi coscientemente dirige ma in basso c'è chi fa il lavoro sporco, magari incosciente e suggestionato.

    Pantocrator

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    1. Non posso che concordare. Solo i ciechi, oramai, non lo vedono e non lo credono.

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  7. If i understood you corectly, you say that eucharistic species can't corrupt after consecration. That is most untrue. Transubstantiation is not in anyway any form of transformation(but it may occur and if it occures we call it Eucharistic miracle). The substance of bread is changed completely but the appereance of bread remains and when the species of bread passes away also the Real Presence stops. If the consecrated species are not corruptible in any way how do they desintegrate in our metabolism when we recieve them? Also you should know that there was always a fear of not preserving consecrated wine in a pyx or tabernacle becouse the species(becouse they are subject to physical laws) could turn into vinegar and then it would no longer be the Blood of Christ.

    If the physical characteristic of the consecrated species changes in a way that the it is no longer the species of bread or wine the Real Presence ceases to be.

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    1. Dear reader,

      When we speak of the Divine Eucharist, we speak of a mystery in which it hides the real presence of Christ. The presence of Christ, does not act in a magical way, but it can not be indifferent to the material world. The presence of Christ transforms the material world in His grace. This is in the logic of the "already and not yet". The grace of Christ gives an anticipation, although in a non-permanent and stable way. If you have attention to my writing, you will notice that I'm not talking about "incorruption" in a definitive way, but I'm cautious: this world is still crossed by the decadence and death. However, when Christ intervenes, is able to curb this physical process. A test case we have in the body of the saints (the relics), which are preserved incorrupt. One the other evidence we have in the case of some natural elements, blessed and consecrated in the Church, which are preserved longer. The Eucharistic bread goes into this kind of speech: he can not be divided into rationalistic way as if grace can not reach his own physicality.

      The Eucharistic bread goes into this kind of speech: it can not be divided into rationalistic way as if grace can not reach his own physicality. The laws of decay and death are not an absolute but depend on the will of God. To think otherwise, means to introduce a kind of independence from God, as if the material can not have intercourse with the deity (crypto-Platonism).

      With regard to the Eucharist which is absorbed in the human body, I would say the opposite: the human body is "absorbed" in the Eucharist; the strong take the weak in himself: "I no longer live, but Christ lives in me ! "(St. Paul).

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    2. Not all bodies of the saints are incorrupt.

      I'm not saying that God could not preserve consecrated species from corrupting and changing, but that He most often lets it to decay under the influence of processes of natural law(which are created by Him).

      I'm not talking in a spiritual way about what happens when someone recieves communion but i'm talking about the process of decomposing of consecrated species in our body.

      Also, if st. Paul meant what you think he meant he would have written:"I no longer live, but I live in Christ!" for you say that:"the human body is "absorbed" in the Eucharist", and also since by human body you consider to be yourself and by Eucharist you mean to be Christ and if human body is absorbed in the Eucharist then it would mean that you live in Christ. St. Paul wrote these words in context of sanctification, or if you will in eastern terms, divinization of life.

      It is indeed true that we will be completely absorbed by Christ in Heaven, but becouse this is a fortaste of Heaven we are not yet absorbed by Christ(we are still on the Earth and our bodies are not yet resurrected glorified) but Christ is in us and with His grace He perfects our nature.

      Also, on the subject of physical properties of consecrated species(whether they can be corrupted and whether they can nourish our bodies) st. Thomas writes here.

      http://newadvent.org/summa/4077.htm#article4
      http://newadvent.org/summa/4077.htm#article6

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    3. Riguardo il secondo intervento di Marko, non c'è molto da aggiungere. Se qualche corpo di santo si corrompe, questo non significa che non sia significativa la legge dell'incorruzione, bel al contrario!!! Tutta l'esperienza della Chiesa (in Oriente e in Occidente) ha sempre prestato grande attenzione all'incorruzione dei corpi, proprio perché Dio è in grado di fermare tali processi per manifestare che è signore della Vita che sconfigge la morte! Questa è la fede cristiana!

      Ed è proprio su questa base che quanto è toccato dalla benedizione e diviene sacramento nella Chiesa entra in un mondo diverso, quello del "già e non ancora" (è già l'anticipo del mondo futuro, quello della vita senza la morte, ma non lo è ancora).

      E' necessario osservare il mondo con gli "occhi di Dio", non con gli occhi della nostra ragione, sempre tesa a decadere nelle leggi della natura decaduta, per cui riteniamo "normale" ciò che normale non è, come la morte e la corruzione.

      Con lo sguardo soprannaturale si possono cogliere cose che con lo sguardo naturalistico paiono semplicemente assurde. Ma oggi, anche in molti uomini di Chiesa, allo sguardo soprannaturale si è totalmente sostituito uno sguardo naturalistico.

      Non dimentichiamo che il centro della nostra discussione era la credenza che, attraverso la prassi di distribuzione del pane eucaristico, si possono trasmettere delle malattie.

      E qui, oltre ad uno sguardo naturalistico, abbiamo pure un atteggiamento ateistico: com'è possibile che il Dio della vita possa trasmettere, nel pane della Vita, la morte e la corruzione?

      Ultima osservazione: le spiegazioni tomistiche sono un tentativo di spiegazione certamente autorevole, per alcuni. Non sono però l'unico tentativo e non possono certo esaurire il mistero di come la divina presenza sia compartecipe nel pane e nel vino.

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    4. Once again,... i never stated that God isn't able to preserve bodies, or to prevent disease to spread. I'm well aware that He is quite cappable of doing that.

      Under the term normal i meant to say the thing that happens most often, although i never used that term but i used the term "natural law".

      Well let's just let atheists bare themselves with Divine Providence, eternal life and Mt 5,29-30.

      Concerning Thomas. On the contrary i believe that st. Thomas is the very champion of the doctrine of the Eucharist. Becouse of him i understood how and why Mass is a sacrifice.

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    5. L'articolazione del mio discorso non significa automaticamente un'accusa nei suoi riguardi. Quando affermo che Dio preserva i corpi dei santi, non intendo automaticamente che lei dica il contrario. Mi limito a sottolineare un aspetto che non è per nulla osservato oggi, soprattutto nell'ambito dei cosiddetti "credenti".

      Tommaso d'Acquino è certamente un autore importante ed interessante, non lo nego. La Chiesa, però, non ha sempre e solo articolato il suo pensiero con le categorie tomiste. Questo è un dato di fatto. In Oriente Tommaso non è mai stato popolare ma questo non ha fatto loro diminuire la venerazione per l'Eucarestia, per quanto non la manifestino nel modo cattolico. Bisogna tenere conto anche di questo!

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  8. RISPOSTA PER Marko Ivančičević

    Caro lettore,

    Quando noi parliamo della Divina Eucarestia, noi parliamo di un mistero nel quale si nasconde la presenza reale di Cristo. La presenza di Cristo, non agisce in modo magico, ma non può essere indifferente al mondo materiale. La presenza di Cristo trasfigura il mondo materiale nella Sua grazia. Questo avviene nella logica del "già e non ancora". La Grazia di Cristo dona una anticipazione, anche se in modo non permanente e stabile. Se poni attenzione al mio scritto, noterai che io non parlo d' "incorruzione" in modo definitivo, ma sono prudente: questo mondo è ancora attraversato dalla decadenza e dalla morte. Tuttavia, quando Cristo interviene, è in grado di frenare questo processo fisico. Una prova l'abbiamo nel caso del corpo dei santi (le reliquie), che si conservano incorrotti. Un'altra prova la possiamo avere nel caso di alcuni elementi naturali, benedetti e consacrati nella Chiesa, i quali si conservano lungamente. Il pane eucaristico entra in questo genere di discorso: non può essere diviso in modo razionalistico come se la grazia non possa toccare la sua stessa fisicità. Le leggi della decadenza e della morte NON SONO UN ASSOLUTO ma dipendono dal volere di Dio.

    Pensare diversamente, significa fare entrare nel creato una specie d'indipendenza da Dio, come se la materialità non potesse avere rapporti con la divinità (cripto-platonismo).

    Per quanto riguarda l'Eucarestia che viene assorbita nel corpo umano, io direi anche il contrario: il corpo umano è "assorbito" nell'Eucarestia; ossia il forte prende in sé il debole: "Io non vivo più, ma è Cristo che vive in me!" (San Paolo).

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  9. Caro Pietro, io sarei più prudente quando parli dell'Eucaristia come sacro alimento incorruttibile. Pur condividendo tutto il tuo discorso non posso dimenticare che fin dall'antichità era buona norma rinnovare le sacre Specie ogni settimana (così stabiliva, per esempio, il Visitatore apostolico in una diocesi del Nord Italia nel 1578, quindi dopo il Concilio di Trento). Il perché di questa norma è facilmente intuibile, evidentemente anche il Pane transustanziato nel Corpo di Cristo non perde le caratteristiche (gli accidenti) del vero pane, come colore e sapore e dunque è soggetto all'umidità, ai germi e si può corrompere. Se così non fosse, perché celebrare la conservazione di Ostie consacrate dopo anni o secoli, come a Siena? Certamente Dio può dare delle qualità straordinarie a questo Cibo che contiene il Corpo glorioso di Cristo, ma non possiamo stabilire noi quando e come, tant'è vero che quando si verifica un fatto straordinario, lo chiamiamo miracolo eucaristico.
    don Gianluigi

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    1. Gentile don Luigi,

      ho letto da subito il suo commento ma non l'ho voluto pubblicare immediatamente per darmi tempo per risponderle. Noi umani non siamo macchine, anche se dalla rivoluzione industriale in poi fanno di tutto per inculcarcelo!

      Vorrei prima di tutto farle notare che l'epoca tridentina a cui fa riferimento non è affatto l'"antichità", come dice, ma è già periodo moderno. Nel periodo moderno i "giochi" sono stati fatti: il barocco per quanto a suo modo cerca di mantenere un ricordo antico ha, di suo, rotto molte cose, nello spazio sacro.

      Il blog cerca di riflettere una posizione pre-moderna, dal momento che tale realtà continua a vivere in quelle Chiese che ancora la veicolano (non è, dunque, passatismo). Per quanto riguarda l'"incorruttibilità" ho voluto precisare nei limiti del possibile, questo mistero. I miei riferimenti sono quelli relativi alle "energie increate", tipici della teologia bizantina.

      Viceversa lei si muove in un quadro differente: quello tomistico che ha dei punti di non connessione con il mio quadro.
      Non si tratta di fare un gioco di opposizioni ma di capire perché, in alcuni aspetti, non possiamo collidere, fatta salva la venerazione per il mistero salvifico che passa attraverso il Sacramento dell'Eucarestia.

      E' forse una teologia che ha sempre più evitato di parlare in termini di "grazia" e di "mistero", quella che in Occidente ha ridotto la liturgia a luogo non propriamente sacro e che abbassa il nutrimento eucaristico a qualcosa di meramente simbolico? Forse!

      Certamente l'Oriente, che si esprime in termini di "forza increata" quando parla della grazia sacramentale, non ha pero' voluto mai fare questa divisione tra accidenti e sostanza che, tra l'altro, in un passo di una sua opera Gregorio di Nissa addirittura ridicolizza.

      Quello che mi sta a cuore sottolineare è che il mistero della divina presenza può benissimo operare in modo da mantenere il pane inalterato. Quanto viene toccato dalla grazia (proprio perché "increata") sottrae alla decadenza ed è germe di un futuro ristabilimento dell'ordine creato al difuori della sofferenza, del decadimento e della morte.

      In Oriente si usa pure benedire l'acqua senza aggiungervi del sale. Eppure il fatto stesso che venga benedetta non la fa imputridire e non serve aggiungere conservanti per mantenerla.

      Quest'ultimo fatto, osservato a più riprese, rientra nel mistero di una materialità che inizia ad essere sottratta alla decadenza.

      E, infatti, nel Vangelo Cristo non opera solo la guarigione delle anime ma pure dei corpi, del mondo materiale, possiamo dire.

      Se per conservare un'idea un poco scientista si pensa che comunque tutto ineluttabilmente decade (mentre il Padrone e Signore del mondo puo' derogare da questa legge e lo ha fatto nel corpo del Figlio suo), penso che si perde, in definitiva, una prospettiva fondamentale della Rivelazione neotestamentaria e la si lega unicamente ad un ordine puramente ideale, come se fosse una qualsiasi ideologia buonista di stampo sociologico. E' il problema (nonché l'eresia) del nostro tempo.

      Aver posto l'eucarestia sotto tutto un altro genere d'accentuazione vuole, per mia intenzione, aprire un'altra prospettiva che sarà compiuta e definitiva solo nell'Escaton.

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  10. Se ammettiamo possibile la corruttibilità del Corpo incorruttibile di Cristo, giustamente dobbiamo temere che divenga pure veicolo di malattie. Di qui la "prudenza pastorale" di dare l'Eucarestia nelle mani evitando il contatto con la bocca dei fedeli. E di qui certe paure "parrosistiche" di certe "fedeli" se devono ricevere l'Eucarestia in bocca quando, prima di loro, l'ha ricevuta un extracomunitario (sono fatti che documento in questo blog).

    In Oriente in cui, generalmente, si crede che il Corpo di Cristo è incorruttibile ed è medicinale delle anime e dei Corpi, la gente prende l'Eucarestia in bocca con un cucchiaio che passa da bocca a bocca. Evidentemente in Occidente ci si schiferebbe ma.... al fondo di tale schifo si annida una mancanza di fede di cui sono fermamente convinto.

    Ecco perché io sottolineo fortemente l'aspetto dell'incorruttibilità delle stesse specie eucaristiche, cosa che puo' essere vera in diverse condizioni.

    Qui in casa conservo del pane (antidoron) proveniente da Liturgie di diversi anni fa. Si è solo indurito ma non è decaduto in nulla: non ci sono né muffe, né altri segni di rovina materiale.

    Se la grazia amministrata dalla Chiesa non trasforma qualcosa, in qualche modo, allora non è grazia. Se non è grazia ci dobbiamo chiedere cos'è che l'ha resa inoperante. Se lo chiedeva già San Simeone il Nuovo Teologo nell'XI secolo e dava delle risposte assai interessanti.

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  11. Caro Pietro, ti ringrazio della risposta che, penso, mi ha permesso di capire un po' meglio la tua prospettiva. Vorrei comunque farti notare che la tomistica, pur differenziandosi dalla teologia orientale, mantiene la sua validità, fondandosi appieno sulla logica aletica. La nostra fede ci insegna che il Signore Gesù è realmente presente col suo Corpo, Anima, Divinità nell'Eucaristia e tale convinzione ha portato la Chiesa Latina ad adorare il SS. Sacramento anche al di fuori della Messa, mentre gli Orientali che pure ritengono così presente il Signore, non lo adorano nello stesso modo.
    Mi sta bene riconoscere il primato della fede quando ad Atene tutti ricevono l'Eucarestia dallo stesso cucchiaino e si astergono la bocca con lo stesso purificatoio rosso, perché sono mossi dalla buona fede; tuttavia gli stessi Ortodossi quando vengono in Italia comunicano i fedeli evitando di toccare la bocca con il cucchiaino e senza usare il purificatoio, evidentemente hanno capito che ciò che conta non è la fede nella preservazione dalla corruzione delle sante specie, ma quella nella presenza del Signore Gesù.
    Voglio dire che le due "fedi" possono benissimo coesistere, basta che non si cada in due eccessi o di fideismo (quasi sfidando le leggi della natura) o di razionalismo (imponendo la comunione nella mano per evitare contagi).
    Mi spiego con un esempio. Molti anni fa in un santuario i pellegrini per devozione grattavano l'intonaco del muro esterno dove vi erano tre teschi e ne mettevano un pizzico nella zuppa per chiedere la grazia della maternità (e qui possiamo dire che erano mossi dalla fede, semplice, ma fede). Un parroco, vedendo il grande afflusso e i danni al muro pensò di preparare delle bustine con la polvere dell'intonaco (e qui non si tratta più di fede, ma di provocazione, di superstizione, di sfruttamento della buona fede altrui).

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  12. Gentile reverendo,

    alcune puntualizzazioni.

    1) Lungi da me entrare in sterili polemiche ma è un dato di fatto che la tomistica (che pure ha avuto sicuri meriti) abbia una validità universale, dal momento che il pensiero cosiddetto "neopatristico" non le è assolutamente affine.

    2) L'adorazione dell'Eucarestia al di fuori dalla Messa è un fatto esclusivamente occidentale perché in Occidente si creò un movimento che negava la presenza di Cristo nell'Eucarestia e, di qui, è sorta, come lei saprà, la reazione. L'adorazione eucaristica al di fuori della Messa è, dunque, una reazione ad una eresia. In Oriente non essendoci stato questo problema non c'è stato neppure il bisogno di fare un'adorazione eucaristica e l'equilibrio è rimasto quello che era nei secoli anteriori anche nella Chiesa latina.
    Ne consegue che non è vero che gli orientali "non adorano allo stesso modo" Cristo nell'Eucarestia (basta leggere cosa scrive san Giovanni Crisostomo in merito) ma adorano al modo dei latini dell'Alto medioevo. La differenza non è tra Oriente e Occidente ma è all'interno dell'Occidente stesso in due epoche differenti.

    3) Gli ortodossi greci, in Italia, in Grecia e ovunque usano sempre fare la comunione passando la "labida" di bocca in bocca e astergendo, in seguito, le bocche con un unico panno. Conosco diverse comunità in Italia che lo fanno. Probabilmente l'uso in qualche chiesa slava e soprattutto presso le comunità "Unite" è differente, ma questo non toglie nulla quanto ho appena affermato. Anticamente, c'era l'uso di assumere la comunione ricevendola come pane e, in seguito, bevendo tutti allo stesso calice che il sacerdote porgeva. In questo caso la bocca di tutti si appoggiava sul bordo della medesima coppa.
    Non è dunque vero che in Italia essi "hanno capito" certe cose e si sono adattati ad un altro stile. Questo lo dice lei.

    4) La fede dell'Oriente consiste nel ritenere Dio origine di "energia increata" ossia, la grazia che proviene da Dio è tale da rendere "dio per grazia" l'uomo fino al punto da non far corrompere i resti mortali di certi santi. La comunione è la sorgente principale di quest'incorruzione.
    In linea di principio, non possiamo astrattamente dire COSA l'Oriente crede, tantomeno da una prospettiva che nasce da chi ne è esterno. Bisogna osservare più attentamente possibile la tradizione teologica e la prassi liturgica ed entrambe vanno, piuttosto, nella direzione che ho sottolineato.

    ...

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  13. 5) Nel Vangelo di questa domenica nelle Chiese ortodosse si sentirà Cristo che dice agli increduli e ai farisei: "Cosa è più facile? Dire a quest'infermo 'ti sono rimessi i tuoi peccati' o 'alzati e cammina'?". E Cristo lo guarisce. Ma prima di ogni prodigio il Salvatore è solito chiedere "Hai fede in me?".
    Ora, l'andare anche contro le leggi naturali della decadenza e della morte, non è fideismo: appartiene alle possibilità del Signore della vita. Se noi limitiamo a Dio di agire in questo modo, allora è naturale che la nostra acqua benedetta imputridisca e siamo obbligati ad aggiungere del sale mentre, chi ci crede, non lo fa e questo elemento non imputridisce. Come può succedere questo? Razionalmente non lo so ma succede. In fondo iniziare ad imporre dei limiti a Dio è già razionalismo ed è razionalismo tracciare sempre una specie di "via media" tra teorici opposti. Spesso Cristo spacca questi quadri e si pone come un autentico estremista.

    6) A volte i confini tra una certa fede e la superstizione sono molto labili e lo sfruttamento della stessa è evidente ovunque, perfino nel Santo Sepolcro. Ciononostante quello a cui bisogna stare attenti è lasciare Dio dove sta, non sostituirsi pian piano a lui, lasciandolo come tapezzeria o sfruttandolo.
    E' qui che le cose si divaricano e le stesse confessioni cristiane si allontanano tra loro. Quando, appunto, qualcuno inizia a sfruttare mondanamente la cosa per fini di puro dominio con l'inevitabile tornaconto pecuniario.

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  14. Conserviamo regolarmente il Corpo ed il Sangue di Cristo nella cappella dove celebriamo la Divina Liturgia. A volte per consumarlo tutto ci vogliono molti mesi e pur essendo il posto molto umido, mai nulla è stato corrotto dal tempo. p.Grigorij

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    1. Lo so bene pure nel mio piccolo: conservando anche per anni l'antidoron accanto alle icone, noto che, pur indurendosi, non si ammuffisce mai. Ma vallo a spiegare a quelli che con poca, nessuna o cattiva fede ammettono che nella Chiesa ogni genere di materia deve necessariamente alterarsi! Per costoro di fatto Cristo non è affatto risorto e la sua risurrezione, alla fine, non è che un simbolo di altro senza alcun impatto nella realtà presente. Per questo il nostro mondo occidentale (anche cristiano) è di fatto ateo!

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