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martedì 24 gennaio 2012

L'eloquenza dei segni

Disposizione ecclesiastica in un edificio attuale

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Riassunto:
Quando si entra in qualsiasi chiesa, nulla è disposto a caso. Ogni cosa ci vuole dare un preciso messaggio. Come leggerlo? Qui espongo qualche criterio applicandolo in un caso concreto: una chiesa con disposizione "innovatrice".
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In questo blog ho spesso segnalato come il linguaggio nella liturgia sia importante e nulla è affidato al caso. 

L'orientamento tradizionale, quello "conservatore" e, infine, quello "progressista" sono ben riconoscibili e ognuno ha un messaggio differente da dare.

Inutile rimarcare che nella liturgia cristiana ha senso solo l'orientamento tradizionale, dal momento che gli altri due alla fine non sono che un "gioco" con la realtà del sacro, per quanto motivato da varie ragioni più o meno apparentemente sostenibili e serie.

Nella foto ho voluto porre un esempio di disposizione "progressista" che obbedisce, nello specifico, ai bisogni di un particolare movimento cattolico. Soluzioni simili, però, si possono trovare anche in altri ambiti ecclesiali cattolici.

La mia analisi vuole aiutare i lettori ad "interpretare" il messaggio che si riceve quando si entra in un tempio.

Osservando la foto, l'insieme dona apparentemente una certa sensazione di eleganza e armonia. Dobbiamo notare, tuttavia, molti elementi anti-tradizionali che finiscono per infondere inquietudine.

1) L'assenza di presbiterio. Qui non esiste un luogo "eletto" dove vengono celebrati i divini misteri. La presenza dei laici è ovunque e si mescola e confonde con quella dei chierici. Laici e chierici circondano, dunque, la mensa sulla quale si celebra l'Eucarestia. Questo è un elemento talmente contrario alla tradizione che, perfino nella basilica di Aquileia (IV secolo), nell'aula in cui si celebravano i divini misteri, gli spazi tra chierici e laici erano distinti e ben delimitati. Ancora oggi esiste, tra i mosaici, il segno lasciato dalle balaustre di legno che separavano presibiterio da navata.

Questo non vuole solo evidenziare funzioni diverse, ma  sottolineare aree con simbologie differenti. Purtroppo oggi tutto ciò sfugge, visto che non si conoscono più le antiche mistagogie patristiche.

2) La mensa sulla quale si celebra l'Eucarestia non è il luogo più elevato, al punto che chi si trova nel cerchio di sedili più periferici sta più in alto. Questa scelta è contraria a quella tradizionale per cui l'altare rappresenta il "monte elevato" verso il quale convergono gli occhi di TUTTI gli astanti. Qui quanto viene celebrato sembra sgorgare dal basso, non scendere come dono dall'alto. La scelta differente dei simboli non è mai lasciata al caso ed è una muta permanente catechesi!

3) La mensa dell'Eucarestia non pare essere un vero altare. Ad esso mancano tovaglie, candelieri, croce. Tutto fa pensare che si tratta di un supporto utile alla celebrazione e nulla più. Si perde, dunque, il valore pregnante dell'altare (come ho specificato in un'altra discussione). Il fatto che non abbia dei segni al di fuori della Messa, indica il suo uso puramente funzionale, e dunque non simbolico. E' una scelta contraria al senso del "sacro", nel quale un oggetto rimane un permanente rimando a qualcos'altro anche al di fuori del suo utilizzo liturgico.

4) Le grandi iconografie di sfondo utilizzano un linguaggio cromatico alterato. Un esempio: il nero in luogo del blu o del verde. Anche la scelta del nero, nell'universo dell'iconografia, non è indifferente; rappresenta qualcosa di nichilistico, di tombale. Inoltre, tali iconografie travisano il vero significato dell'icona che, in Oriente, è sempre una finestra aperta all'infinito, da incontrare e baciare, non da porre sulla testa di tutti con dimensioni esagerate. Qui l'icona si trasforma da elemento simbolico, a puro arredo estetico.


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Per questo genere di caratteristiche, tale luogo come altri di simile genere, è totalmente inadatto alla celebrazione di un culto tradizionale (che sia latino, bizantino, copto o altro).

Trattasi di una realizzazione in palese rottura con tutto il mondo liturgico precedente. La rottura, d'altronde, non ha mai contraddistinto la Chiesa, animata da sempre da venerazione per le tradizioni, bensì quanto le è contrario.

2 commenti:

  1. Posso darti altri elementi di lettura di questo ambiente, che nasce da una teologia "altra da quella cattolica: la "nueva estetica" kikiana.

    Questa disposizione non è casuale o semplicemente estetica, ma risponde ad un preciso criterio simbolico dell’iniziatore, atto a creare un forte senso conviviale per mezzo delle eucaristie neocatecumenali. Secondo lui, la chiesa-parrocchia (in sostanza, la Comunità NC) è vista come una donna partoriente: l'altare rappresenta la pancia della donna; sulla mensa eucaristica, infatti, si svolge la «santa cena» e non si ripresenta al Padre, in modo incruento, l’offerta del sacrificio di Gesù, morto per la nostra salvezza e ci si nutre del Suo Corpo e il Suo Sangue con riferimento alla Pasqua ebraica piuttosto che all’ultima Cena. L'ambone rappresenta la bocca della donna (dall'ambone infatti si proclama la parola del Signore); infine c’è la sede presidenziale che rappresenta la testa della donna. Il fonte battesimale è l’utero. Il presbitero è il semplice presidente dell'assemblea celebrante, una sorta di primus inter pares il cui carisma è quello semplicemente di ministro del culto. Viene a mancare la figura tradizionale dell’Alter Christus. Il sacerdote non presenzia più in vece di Cristo, ma simboleggia il Cristo.

    Ci troviamo di fronte ad una ipostatizzazione e ad una antropomorfizzazione della Comunità in base a simboli che non hanno nulla di cattolico, dato che la Chiesa, semmai, si identifica come il Corpo Mistico di Cristo.

    http://neocatecumenali.blogspot.com/2010/07/cammino-nc-e-nuova-estetica-delle-loro.html

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  2. Sì conosco bene queste farneticazioni, essendo stato in quella gabbia di matti per un anno, diverso tempo fa'. Sono analogie somatiche o interpretazioni psicologiche. Non raggiungono - e mai lo potrebbero! - il livello spirituale nel quale volavano Padri come san Massimo il Confessore. Quando penso a loro mi viene in mente un'analogia, quella del deserto in cui vi sono delle carogne e qualche uomo morente. Qui inevitabilmente arrivano gli avvoltoi e per un poco tali uccellacci fanno festa attorno ai macabri resti. Le parrocchie nelle quali quella gente arriva sono parrocchie morte o quasi. Loro le "rivitalizzano", giungendovi. Ma, come quegli uccellacci, inglobano le ultime energie di quella realtà e alla fine volano via. Quelle comunità non saranno mai veramente nella parrocchia né possono esserlo: rappresentano un'ecclesiologia stravolta. Il mondo cattolico sta vivendo una delle più desolanti pagine della sua storia...

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