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venerdì 17 febbraio 2012

Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date!



Se si fa una breve ricerca nel Nuovo Testamento del termine  “gratuitamente”,  δωρεάν in greco, ne escono alcune ricorrenze significative:

In Mt 10,8, Cristo comanda: “Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. La potenza di guarigione che i discepoli di Cristo hanno ricevuto, è data dalla Grazia, una forza che proviene da Dio e tocca l’uomo. San Paolo, a tal proposito, afferma che i credenti “Sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù” (Rm 3,24).

L’unico requisito per essere toccati da tale forza è, dunque, avere un cuore puro e disponibile a Dio. Non è possibile acquistare il favore divino come se fosse una merce qualsiasi. Anzi: la sua mercificazione lo rende prodotto di questo mondo e crea i presupposti per la sua inefficacia. I discepoli, allora, operano gratuitamente, ben sapendo la fragilità di tale dono.

Un esempio fra tutti è quello offerto da san Paolo il quale, pur potendo chiedere d’essere mantenuto per la sua attività apostolica, preferiva lavorare per mantenersi e predicare gratuitamente: “Qual'è dunque la mia ricompensa? Quella di predicare gratuitamente il vangelo senza usare del diritto conferitomi dal vangelo” (1 Cor 9,18).

Altrove scriverà: “..forse ho commesso una colpa abbassando me stesso per esaltare voi, quando vi ho annunziato gratuitamente il vangelo di Dio?” (2 Cor 11,7). L’apostolo si spingerà perfino a giustificarsi: “Né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato con fatica e sforzo notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi” (2 Ts 3,8).

In questo modo, l’Apostolo evitava quei problemi che avrebbero potuto insorgere se fosse stato mantenuto e dava forza al vangelo e alla sua efficacia salvifica che agisce sempre gratuitamente, come nell’Apocalisse si nota: “A colui che ha sete darò gratuitamente acqua della fonte della vita” (Ap 21,6).

Purtroppo non sempre si è tenuta quest’attenzione nella storia della Chiesa.

Commercio delle indulgenze in una stampa d'epoca
Non serve ricordare il famoso commercio delle indulgenze che contribuì a creare la crisi luterana e la scissione di tutto il nord Europa dalla Chiesa cattolica romana. Da allora se è vero che abbiamo avuto personalità esemplari, frugali e parche, per nulla attaccate al denaro, è anche vero che ci sono state molte “pecore nere”. Il bisogno che la Chiesa sia povera per testimoniare efficacemente Cristo non è, purtroppo, manifestato solo oggi. E’ un bisogno vecchio di secoli.

L’attività principale del clero è quella d'amministrare i sacramenti. Come non applicare il detto “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” anche in questo campo? Purtroppo sappiamo che non sempre è stato o è così.

Se spesso nella Chiesa si salva l’apparenza delle cose, nella sostanza ci sono molte cose strane, molti abusi, molte abitudini che andrebbero estirpate e che forse non saranno mai sufficientemente corrette.

Faccio un semplice elenco di fatti che riguardano sia la confessione cattolica che l'ortodossa, per quanto il mondo cattolico in Italia abbia "meccanismi" finanziari un poco differenti rispetto a quello ortodosso, più grezzo e pacchianamente smascherato in fatto di soldi.

Anni fa iniziai a sorprendermi quando seppi che, quando qualcuno voleva una messa celebrata da un abate benedettino di un certo monastero, per consuetudine doveva versare un’offerta di almeno 500.000 lire. Allora mi meravigliai ma, evidentemente, dovevo ancora vedere altro.

Conosco una signora greca, che abita a Tessalonica. Ad un certo punto doveva far battezzare la nipotina. A tal fine, si recò in una parrocchia per stabilire il giorno della cerimonia. Il parroco, senz'alcuna esitazione, le chiese 800 euro adducendo quale banale scusa, il fatto che avrebbe dovuto pagare la donna delle pulizie e il sacrestano.

In certe Chiese ortodosse (anche in Italia) sembra che esista un vero e proprio mercimonio di sacramenti con un tariffario (più o meno ufficiale) per le varie “prestazioni”. Fonti intraortodosse mi riferiscono che si paga per le confessioni, per le benedizioni, per i battesimi e per ogni attività che richieda l’intervento di un sacerdote. Può essere richiesto un pagamento anche per la commemorazione di vivi e defunti nella Divina Liturgia (la messa) e qui, qualche sacerdote, fa delle interminabili ektenìe (litanie di intercessione) con un elenco infinito di nomi da commemorare. Più è lunga l'ektenìa più alto è il probabile guadagno.


Il commercio riguarda, ovviamente, anche la vendita di candele nel tempio sacro. In Grecia, fino al presente, una piccola candela di pura cera d'api costa attorno ai 30 centesimi. E' uso che i fedeli ne comperino più di una da bruciare in casa o davanti alle icone. Quel prezzo, penso, sia onesto, tanto più che la cera d'api quando brucia esala un ottimo profumo.
In Italia, in qualche chiesa romena, sono arrivato a vedere candele della medesima taglia, ma di pessimo materiale, vendute al costo di 2 euro o di 1 euro e mezzo mentre in qualche chiesa greca il prezzo per una candela di cera d'api non supera i 50 centesimi. E' facile comprendere il guadagno che se ne trae, dal momento che lo scadentissimo prodotto-base romeno non può costare più di 5 centesimi e che si possono smerciare almeno 200 candele a domenica. C'è un guadagno netto di almeno 1000 euro al mese solo per le candele, se si considera una chiesa di medio-piccole  dimensioni.


L'archimandrita Ephrem, igumento (abate) di un monastero
sul monte Athos, recentemente indagato perché coinvolto
in un giro d'affari finanziari irregolari 
Se poi si ha a che fare con un vescovo, le tariffe (ipocritamente definite “offerte”) lievitano assai. I preti, a loro volta, diventano delle sorgenti finanziarie per il proprio vescovo, essendo tenuti a versagli  periodicamente una certa cifra. Qui il rischio è che il vescovo veda nel prete una sorta d' "affare personale". Ordinare un nuovo prete può, allora, equivalere all'apertura di un nuovo negozio. Da parte sua, il vescovo non mette gran che: deve solo sforzarsi di fare una liturgia di ordinazione e imporre le mani sul candidato (riguardo al quale, a volte, potrebbe pure non essersi curato d'avere sufficienti garanzie). Da parte dell'ordinato, invece, inizia tutta una serie d'obblighi d'obbedienza tra cui quello finanziario: deve aiutare a mantenere il vescovo (che di suo può non avere alcun bisogno di mantenimento, ma tant'è!).  
Si scade ulteriormente, quando il vescovo pensa di ritenere “migliore” di altri un prete diposto ad offrirgli più soldi, finendo magari  per scusarlo o essere totalmente indifferente nei riguardi di una sua criticabile condotta cristiana e civile. Pecuniam non olet


Lo stesso meccanismo, poi, riguarda i vescovi nei riguardi del loro patriarca: il vescovo che versa di più può avere un occhio di maggior benevolenza e può aspirare ad una sede ecclesiastica migliore. Un vescovo indegno, se particolarmente generoso, può sperare d'essere mantenuto nel suo incarico.

Ora bisogna fare delle puntualizzazioni.
Comprendo benissimo il fatto che una Chiesa debba trovare delle risorse per mantenere il suo culto e stabilire la sua vita. Fin qui non c'è nulla di male e non ci si deve scandalizzare se una famiglia numerosa, come una chiesa, può avere i suoi bisogni concreti. Questo, d'altronde, era pure un problema della Chiesa antica e delle comunità paoline nelle quali l’apostolo operava gratuitamente. Ad esempio, proprio per motivi reali e  concreti il papa ha avocato a sé il diritto di nominare i vescovi nel mondo Cattolico, iniziando dall'epoca avignonese, e tale nomina si effettuava con una certa ricompensa volta a stabilire un'indipendenza economica del papa nei riguardi del re di Francia.

Il problema attuale, a mio modesto avviso, è che in diverse situazioni non si tratta di sopravvivenza, d'indipendenza o di puro mantenimento del culto ma, realmente, del giro di tanti, troppi denari il cui impiego, a volte, è unicamente individuale, non ecclesiale.


A volte è lo stesso clero ortodosso a dare prova di meschina avidità come nel caso di due chierici romeni i quali, anni fa in una parrocchia romana, vennero a pugni per spartirsi i soldi raccolti nella Liturgia domenicale. La fonte, anche in questo caso, fu intraortodossa.


Evidentemente per qualcuno divenire chierico è un affare per rimpinguare il proprio conto in banca e nulla più. Questo è pure illustrato dall'assurda spiegazione data pubblicamente da un prelato nei riguardi della sua carriera ecclesiastica: 
"Quand'ero diacono avevo i soldi per comperarmi un solo gelato, quando divenni prete ebbi i soldi per comperarmi due gelati, ora che sono vescovo ho i soldi per tre gelati".
Certamente i suoi "tre gelati" costano molto, se considero quant'egli riceve, cosa saputa confidenzialmente che evito di divulgare! Ovviamente lo stesso personaggio va a lagnarsi in ogni dove piangendo una miseria che certamente non ha....


Mons. Carlo Maria Viganò, recentemente giunto
a grande fama a causa di sue personali rivelazioni
secondo cui la gestione finanziaria in Vaticano
sarebbe esposta a molti abusi e irregolarità
D'altronde, chi ha troppi denari, alla fine, vi attacca il cuore perché questa è la natura umana: "Là dov'è il tuo tesoro là sarà il tuo cuore!" (Mt 6,21). Questo detto riguarda veramente tutti (laici o chierici, credenti o atei) ma suona in modo particolarmente preoccupante per chi ha una responsabilità nella Chiesa.

Il giro di troppi soldi non fa bene né per chi li “deve” dare (perché "dover" darli?) né per chi li riceve. E’ questione di coerenza e di autenticità. Ma questo spiega perché molte realtà ecclesiali, oggi, non siano affatto autentiche. 

Infatti, certe chiese divengono come negozi in cui si vendono, come altrove, "merci" che, in questo caso, non sono materiali ma d'ordine psicologico: sensazioni e sicurezze religiose, quand'anche non vi sia scambio di appoggi e favori mondani.

Ebbene, questo non è il Cristianesimo autentico ma una sua preoccupante alterazione.


Purtroppo la maggioranza della gente non ha i mezzi per comprendere e fare le dovute distinzioni tra ciò che è sano e ciò che è alterato nel Cristianesimo per cui, semplicemente, lascerà la Chiesa a causa di queste chiese rovinate da un clero decaduto. Allora tali chiese finiscono pure per divenire fabbriche di agnostici, se non proprio di atei.


E poi ci si lamenta della scristianizzazione della società come se la colpa fosse solo degli "altri"??

7 commenti:

  1. La storia è vecchia e dolorosa. Recentemente è uscito un libro che riporta alla luce dei documenti d'archivio i quali allungano una luce sinistra su un papa beatificato: Innocenzo XI.
    Riporto un passo di tale libro nel quale è il denaro, da quel che sembra, a farla da padrone.

    «Il Beato Innocenzo fu complice dei protestanti a danno dei cattolici; lasciò che l’Inghilterra fosse invasa da Guglielmo d’Orange, e solo per farsi restituire un debito in denaro.
    Papa Odescalchi fu poi finanziatore del traffico negriero, non rinunciò a possedere schiavi personalmente e trattò con crudeltà sanguinaria vecchi e moribondi.
    Fu un uomo gretto e avaro, incapace di elevarsi al di sopra delle preoccupazioni materiali, ossessionato dal pensiero del lucro e del denaro.
    La figura e l’opera di Innocenzo XI furono quindi celebrate ed elevate ingiustamente, con argomentazioni false, fuorvianti o parziali. Vennero occultate le prove: l’inventario del testamento di Carlo Odescalchi, le lettere e le ricevute commerciali dell’archivio Odescalchi dal 1650 al 1680, la corrispondenza del segretario di Stato Casoni, i chirografi sugli schiavi citati da Bartolotti, più altre carte di cui segnalo la scomparsa, per lo più inspiegabile nei documenti finali.
    Alla fine trionfò dunque la menzogna, e il finanziatore degli eretici fu detto Salvatore della Cristianità. Il commerciante avido divenne un saggio amministratore, e il politico testardo uno statista coerente; la vendetta si travestì da orgoglio, l’avido venne chiamato frugale, l’ignorante si trasformò in uomo semplice, il male prese i panni del bene e quest’ultimo, abbandonato da tutti, si fece terra, polvere, fumo, ombra, nulla.»
    (Monaldi & Sorti, Imprimatur, Addendum, pagg. 529-530).

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    1. ....da fedele ho sempre sentito...che la chiesa vive delle offerte....invece nella diocesi Istriana....tutto...ma tutto ha una tariffa! un vero negozio!

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    2. Non c'è che da addolorarsi. I pastori devono pascere le loro pecorelle, non le devono scuoiare! Guardo all'Istria sempre con grande affetto, ricordando le funzioni tradizionali di sapore istriano che si tenevano a Grado con un vecchio arciprete (santo uomo) oramai defunto: mons. Silvano Fain. Se cerca su internet questo nome, troverà un sito con dei video youtube e un vespero patriarchino che in realtà ha il modo di cantare che si teneva in tutta l'Istria (che per me è ancora affettivamente una regione italiana checché ne dicano tutti gli altri).

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  2. L'insegnamento del Cristo al riguardo e' chiaro e non ammette compremessi: non si puo' servire Dio e mammona...

    Pantocrator

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    1. Infatti! Questo insegnamento è di ordine spirituale: Cristo sapeva bene che servire mammona comporta la variazione dello spirito umano in un senso antiteistico. Il fatto che i discepoli avessero una cassa (una borsa di denaro per i bisogni pratici) e che nelle prime comunità ci fossero pure donazioni e lasciti, non impediva i cristiani ad avere lucidità su quest'insegnamento.
      Il problema è sorto poi quando la Chiesa ha iniziato a subire il fascino della mondanizzazione entrando nella corte imperiale e il Cristianesimo divenne religione di stato.
      Quando i "grandi" del mondo beneficano i religiosi c'è sempre da avere paura. Nel Monte Athos alcuni anni fa la Comunità Europea ha beneficato con molti soldi i monasteri. Ci aspettavamo o prima o poi qualche conseguenza negativa. Il fatto che l'Igumeno Ephrem sia stato arrestato, in quanto scoperto tra i responsabili di un affare finanziario poco chiaro, è la dimostrazione di quanto diciamo.
      I monaci devono rimanere poveri perché è la Chiesa che deve rimanere povera...

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  3. Negli Atti degli Apostoli c'e' fin dall'inizio un episodio categorico: quello di Anania. Tenersi legati al mondo, anche di poco, rappresenta la morte ("...lasciate che i morti seppelliscano i loro morti") . Probabilmente se non certamente, le prime comunità di cristiani risentivano di influenze essene: si dovevano cedere tutti i propri beni alla comunità la quale poi provvedeva a tutte le necessità primarie (non certo quelle superflue) dei suoi componenti. Del resto le comunità essene erano una sorta di prefigurazione di quelli che furono poi i cenobi dei Padri del Deserto.
    Tuttavia si poteva sempre seguire alla lettera il precetto evangelico di dare tutto ai poveri e consacrarsi interamente all'insegnamento del Cristo, in quanto la ricchezza materiale risulta essere un nemico ostico della virtu' necessaria all'asceta per affrontare il combattimento spirituale: l'umiltà ("...imparate da me, perché sono mite ed umile di cuore").

    Pantocrator

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  4. RIPORTO MESSAGGIO PRIVATO CHE MI E' GIUNTO:

    "... quante volte, riflettendo sulla necessità per la Chiesa ortodossa in Italia di essere indipendente, anzitutto dotandosi di luoghi di culto propri e uscire dal sistema avvelenato dei comodati, mi è stato risposto "non ci sono i soldi"... e poi si vedono chierici vestire griffe, mangiare in ristoranti di lusso, viaggiare in prima classe e soggiornare in hotel a non meno di 4 stelle... vediamo convegni, conferenze celebrative (del genio anzitutto di chi le organizza) all'insegna del lusso e della magnificenza... congressi, hotels, buffet, viaggi turistici, servizi fotografici... tutto ciò naturalmente per la corte e compagnia cantante dei fedelissimi, grandi ortodossi, ai quali io non sono neppure degno di sciogliere il legaccio dei sandali, che tessono ovviamente le lodi dei loro benefattori...
    una volta mi è stato detto che il pensiero che il monaco debba essere povero è un retaggio di un'epoca romantica relativamente recente... in realtà i grandi monaci, padri della Chiesa, erano degli aristocratici, anzi, tout court, "gli aristocratici della Chiesa" eccellenti rispetto agli altri nella raffinatezza nello stile di vita e del sapere...
    la vera povertà evangelica non sarebbe quindi quella materiale ma l'affrancarsi dall'attaccamento materiale "altrimenti... che senso ha il monaco?"

    ______________

    Padre Ermogene, un anziano sacerdote russo ortodosso molto spirituale e stimato, ora defunto, osava definire diverse chiese ortodosse in Italia come "postriboli".

    Non usava mezzi termini: "postriboli", li chiamava.

    Ma la mentalità da "postribolo", ossia mondana tout-court, è entrata ovunque e dove c'è quella si può star certi che non c'è lo Spirito e se non c'è lo Spirito come può esserci la Chiesa?? Ci sarà la Chiesa ma solo formalmente, come se, invece d'avere il frutto fresco di un albero, ne avessimo uno secco.

    E' il ramo secco evangelico che il Salvatore taglierà a tempo debito!

    Nel frattempo sta ai fedeli, semplici ma astuti, sapersi difendere. Poi chi vuole trovare scuse per i suoi comodi ne troverà all'infinito attribuendo pure la mondanità ai Padri della Chiesa (questa poi mi mancava, solo una "intelligenza balcanica" succube e prona alla modernità, con mille sensi d'inferiorità poteva idearla!).

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