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sabato 18 febbraio 2012

La santità nella Chiesa



Al momento del "Credo", che trova spazio in tutte le liturgie tradizionali, si confessa: "Credo la Chiesa una, santa...". In un altro scritto avevo specificato il significato dell'unità della Chiesa, unità che non viene mai meno nonostante le divisioni.


Qui osserveremo una delle espressioni della sua santità: il fatto che genera dei santi. Nessuno da ciò che non ha. La Chiesa non può dare quanto non le è proprio ma, in chi lo rende possibile, può esprimere la sua santità.

L'uomo santificato non è qualcosa di realmente interessante, per l'uomo d'oggi, o almeno così sembra. Si potrebbe dire che il termine "santo" assieme al termine "grazia" abbiano subìto la mala sorte d'un reale oblìo pure all'interno dello stesso Cristianesimo occidentale.

In quest'ambito santo è equivalente a "benefattore sociale". In realtà per quanto un uomo santificato possa anche irradiare socialmente - in forma d'azione benefica - la sua santità, quest'equivalenza è molto riduttiva. Ad essa sfugge completamente il fatto che il santo è qualcuno che avvicina a Dio o, come si dice in Oriente, porta Dio in se stesso  (theophoros). 

Dio non è un concetto astratto o filosofico. E' una realtà che ha in sé la pienezza della vita, è l'origine della vita. Un santo in senso vero e completo non puo' che essere un "mistico", ossia un uomo che "sente" e "dialoga" con la presenza divina in sé. In questo senso, il santo è immagine vera della Chiesa.

Il santo non si limita ad essere un semplice "uomo virtuoso" ma, oltrepassando la semplice coerenza etica, giunge alle vette della vita cristiana. In questo senso, non è un semplice  "modello" ma un'icona nella quale si manifesta la misericordia e l'amore divino.

Il santo è un uomo staccato dalle contingenze del mondo (soldi, attaccamenti mondani) perché è collegato direttamente con il mondo divino che, contemporaneamente, è il mondo futuro nel quale tutte queste cose non hanno senso. E' realmente un "ponte" gettato verso il mondo futuro; egli ne è un'anticipazione.

Il santo è un uomo roccioso, stabile, nulla lo scuote e lo agita, osserva dall'alto le cose, come dalla punta di una montagna. La sua presenza, però, non è pesante, opprimente, fastidiosa. Ha una leggerezza straordinaria e si fa realmente amare: segna il cuore di chi incontra con una calda impronta lasciata da qualche sua parola, da un suo semplice sguardo.

In questo senso, egli è veramente l'immagine della Chiesa umile, povera, che accoglie ma che sa cambiare in meglio chiunque.

Quando la Chiesa propone alla venerazione delle persone così, sa di offrire una forte alternativa allo stile di un certo  uomo postmoderno: egocentrico, nevrotico, arrivista, affarista, bramoso di fama e di successo.

Se i responsabili della Chiesa dovessero, per errore, proporre un uomo sbagliato alla venerazione, sfigurerebbero l'immagine stessa della Chiesa. In quel caso sarebbe peggio di un delitto.

L'intenso carattere del santo, di cui ho delineato qualche tratto, non è affatto compatibile con personalità nelle quali siano ancora forti le passioni umane, come l'attaccamento al denaro, il bisogno di vanagloria, di potere mondano e cose simili.

Questo lo si può affermare per tutti i tempi. Non si può, ad esempio, dire che 500 anni fa c'era un'altra cultura per cui si deve scusare quel tal uomo di Chiesa irascibile, mondano o legato ai soldi. In tutti i tempi il vero santo non può mai avere avuto tali caratteristiche perché i segni che Dio lascia nell'uomo, quando costui lo permette, sono sempre identici, a prescindere dai tempi. Ad esempio, quando Cristo dice: "Non si può servire Dio e mammona", stabilisce un principio che non è valido solo in un certo tempo, ma sempre. 

L'autentico santo, dunque, è un asceta e non potrebbe essere altrimenti.

Purtroppo non sempre quanto ci viene proposto potrebbe  rispettare questo chiaro riferimento. Non è mia intenzione entrare in polemica ma non posso non osservare che nella storia possono esserci state strane incongruenze.

E qui sono obbligato a riferire un fatto successo alcuni anni fa.

Attorno al 2000, una coppia d'intellettuali, Monaldi e Sorti, ha fatto un romanzo, basato su ricerche storiche. Rinvenirono un "libro mastro", ossia un registro contabile appartenuto a papa Innocenzo XI e a suo fratello nel quale erano registrati i movimenti di denaro. Attraverso questo registro e altre documentazioni, la coppia scoprì che il papa aveva prestato un'ingente somma di denaro a Guglielmo d'Orange, nobile olandese. Quest'ultimo poté restituire il debito con gli interessi solo quando riuscì ad impossessarsi del trono d'inghilterra, allontanando l'eventualità che vi s'insediasse un re cattolico. Il papa non si oppose affatto a tutto ciò, anzi la favorì. 

Ora, questo fatto potrebbe parere una "normale" vicenda storica, per quanto sia comunque strano che un papa abbia aiutato i protestanti in piena epoca controriformista.


Se le cose stanno veramente in questi termini, ci sono delle conseguenze inquietanti dovute al fatto che questo papa fu beatificato da Pio XII nel 1956 e che nel 2003 pare lo volessero canonizzare, ossia dichiarare santo impegnando, in quest'atto, la cosiddetta infallibilità della Chiesa cattolica.

Su questo romanzo e sui suoi autori molti hanno forti riserve. Le notizie storiche riportate nel romanzo, da me rilevate e che gli autori documentano con ricerche d'archivio, se si possono interpretare come una smentita della santità di questo papa, rivelano qualcosa di grave, precisamente il contrario di quanto si sosterebbe su wikipedia, alla voce "Innocenzo XI":


"papa Innocenzo XI condannò pure l'usura e perfino cercò (in anticipo sui tempi) di giungere all'abolizione totale del commercio degli schiavi, sul quale era assai informato, in quanto riceveva personalmente i missionari, al fine di essere tenuto al corrente sulle situazioni locali". Altrove si scrive pure che ridusse quasi sul lastrico la famiglia a causa della sua attività benefica.


Rivelano pure il contrario di quanto Pio XII ebbe a dire nel 1956: "Sotto questo aspetto Innocenzo XI varca con lo spirito i confini del suo secolo, e, quasi redivivo nel nostro, insegna agli uomini di oggi, mortificati da tanti tragici errori, che lo scampo consiste nel rigenerarsi spiritualmente e moralmente; mentre indica ai cristiani, assetati di rinnovamento, ma sgomenti per tante apostasie nel popolo, quale sia la sicura base di ogni spirituale rinascita".

Ora se dovessimo scoprire che un santo non è tale, sulla base d'incontrovertibili prove, ossia che è impelagato in traffici mondani e in questioni di denaro, dobbiamo per forza concludere che qualcosa non va in chi lo vuole proclamare come esempio cristiano a tutti i costi.


Il rischio di proporre esempi cristiani tirando in ballo persone non proprio esemplari non è una cosa impossibile, se si pensa al fatto che ci sono almeno alcune beatificazioni discutibili nella storia.


Non voglio aprire polemiche ma fare riflettere. Ed è per tal fine che allego una pagina tratta dal romanzo storico dei due autori summenzionati e un'intervista agli stessi. Tengo a precisare che non prendo necessariamente le difese di questi romanzieri ma assumo come ipotesi la veridicità della loro valutazione storica per osservare le conseguenze alle quali si potrebbe venire incontro in questo caso che fa da esempio o paradigma per qualsiasi altro caso analogo.

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«Il Beato Innocenzo fu complice dei protestanti a danno dei cattolici; lasciò che l’Inghilterra fosse invasa da Guglielmo d’Orange, e solo per farsi restituire un debito in denaro.
Papa Odescalchi fu poi finanziatore del traffico negriero, non rinunciò a possedere schiavi personalmente e trattò con crudeltà sanguinaria vecchi e moribondi.
Fu un uomo gretto e avaro, incapace di elevarsi al di sopra delle preoccupazioni materiali, ossessionato dal pensiero del lucro e del denaro.
La figura e l’opera di Innocenzo XI furono quindi celebrate ed elevate ingiustamente, con argomentazioni false, fuorvianti o parziali. Vennero occultate le prove: l’inventario del testamento di Carlo Odescalchi, le lettere e le ricevute commerciali dell’archivio Odescalchi dal 1650 al 1680, la corrispondenza del segretario di Stato Casoni, i chirografi sugli schiavi citati da Bartolotti, più altre carte di cui segnalo la scomparsa, per lo più inspiegabile nei documenti finali.
Alla fine trionfò dunque la menzogna, e il finanziatore degli eretici fu detto Salvatore della Cristianità. Il commerciante avido divenne un saggio amministratore, e il politico testardo uno statista coerente; la vendetta si travestì da orgoglio, l’avido venne chiamato frugale, l’ignorante si trasformò in uomo semplice, il male prese i panni del bene e quest’ultimo, abbandonato da tutti, si fece terra, polvere, fumo, ombra, nulla.»
(Monaldi & Sorti, Imprimatur, Addendum, pagg. 529-530). 


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Il Papa, gli eretici e l’Inghilterra

(Dalla testata cattolica "30 giorni"
http://www.30giorni.it/articoli_id_190_l1.htm?id=190)


Un romanzo storico che sale in vetta alle classifiche di vendita e una curiosa scoperta: l’alleanza tra Innocenzo XI e l’eretico Guglielmo d’Orange. Parlano gli autori

di Davide Malacaria


Imprimatur è un romanzo storico scritto a quattro mani. Autori due giornalisti italiani, Rita Monaldi e Francesco Sorti che vivono a Vienna e sono ambedue laureati in lettere. Atto Melani, il protagonista del libro, è stato l’argomento della tesi svolta da Sorti. Li abbiamo contattati, spinti dalla curiosità, dopo aver letto, in appendice al volume, le fonti storiche che rivelerebbero la segreta alleanza tra gli eretici Orange e il papato. Anche se non usuale, rispettiamo la volontà degli autori di parlare ad una sola voce.

Come è nata l’idea di fare questo romanzo?

RITA MONALDI e FRANCESCO SORTI: L’idea è nata nell’ambito della nostra attività giornalistica, nel registrare i tanti torti di oggi di fronte ai quali si rimane impotenti… È stato un modo per tentare di riparare almeno ai torti del passato. Il nostro libro, infatti, è dedicato “ai vinti”, perché la storia la fanno i vincitori.

Vi riferite alla storia di Innocenzo XI?

MONALDI e SORTI: Veramente questo è venuto dopo, in corso d’opera. L’idea è nata rileggendo in chiave diversa le vicissitudini storiche di Nicolas Fouquet e di Atto Melani, personaggi che il nostro romanzo, con tutti i limiti del caso, vuol tentare di riabilitare. Nel caso del Melani poi, si trattava di far uscire dall’oblio un personaggio relegato a questa condizione dalla storiografia ufficiale.

Veniamo ai documenti inediti su Innocenzo XI…

MONALDI e SORTI: La causa di beatificazione di questo Papa inizia dopo la sua morte, poi si blocca per secoli, fino a quando, nel 1956, viene finalmente beatificato. A bloccare per lungo tempo questa causa sono state, tra l’altro, proprio le voci che vedevano in lui uno dei finanziatori, se non il principale finanziatore, del golpe che nel 1688 ha portato al potere gli Orange e ha consegnato agli eretici l’Inghilterra. Nelle nostre ricerche storiche abbiamo rintracciato documenti inediti che provano questo legame che si è sempre voluto negare. D’altronde è comprensibile: per la Chiesa riconoscere che un Papa aveva finanziato degli eretici contro i cattolici Stuart… Né d’altro canto questo legame poteva far piacere agli inglesi, che vedono in Guglielmo d’Orange una sorta di padre della patria.

E quali sarebbero questi documenti originali?

MONALDI e SORTI: Anzitutto i libri mastri della casa Odescalchi, la famiglia di Innocenzo XI, che svolgeva attività bancaria. In questi libri sono annotate tutte le transazioni finanziarie effettuate. Leggendoli con attenzione abbiamo notato che ingenti somme sono andate a finire, tramite vari intermediari, come i veneziani Cernezzi e Rezzonico, nelle casse degli Orange. Inoltre abbiamo rintracciato anche la documentazione cifrata che riguarda la vicenda del principato degli Orange. In estrema sintesi, alla morte di Innocenzo XI, quando ormai gli Orange sono padroni della lontana Inghilterra, questo principato chiede al papato di passare sotto la giurisdizione pontificia e ciò proprio per porre fine al pesante drenaggio fiscale che su quella popolazione si stava effettuando per ripianare i debiti contratti dagli Orange con il Papa precedente. Offerta che ovviamente il successore di Innocenzo XI, Alessandro VIII, respinge perché troppo imbarazzante. Tra l’altro siamo rimasti molto sorpresi nello scoprire che il principato degli Orange era a ridosso dei possedimenti pontifici di Avignone, anzi questi ultimi erano una specie di enclave al suo interno.

Ma voi spiegate nel libro che il Papa aveva posto fine al suo lavoro di banchiere, lasciando l’attività al fratello Carlo. Quindi poteva non essere al corrente di questi presunti prestiti.

MONALDI e SORTI: Nel suo testamento Innocenzo XI annota che l’attività è sempre rimasta indivisa con il fratello, è un bene comune.

Nel romanzo avete riportato che l’ipotesi di questi prestiti circolava già all’indomani della morte del Papa, eppure il processo di beatificazione è andato avanti. Insomma la circostanza è stata smentita.

MONALDI e SORTI: Questa tesi è stata molto dibattuta nei secoli e ha trovato smentite. Chi ha modo di leggere le pagine in appendice al nostro libro capirà che tali smentite non sono poi così convincenti. In ogni caso i documenti che abbiamo trovato non sono mai stati esaminati nel corso del processo di beatificazione. 

Avete sottoposto la vostra scoperta a degli storici?

MONALDI e SORTI: Sì, ma ancora non abbiamo avuto risposte. Comunque teniamo a dire che il nostro libro è e resta un romanzo. Se avessimo voluto scrivere di storia avremmo scritto un saggio. Nel nostro lavoro ci siamo imbattuti in questa documentazione: agli storici il compito di fare chiarezza. Teniamo a specificare anche che Imprimatur non vuole assolutamente avere una valenza anticlericale o anticattolica. Riteniamo che la Chiesa sa fare i conti con il suo passato: se ciò che abbiamo trovato corrisponde al vero, non resterà nascosto.

28 commenti:

  1. Subito dopo la comparsa di questo libro, nel 2002-2003, ci fu qualche autore cattolico che sbottò dicendo: "Non se ne può più di gente così!". Io direi, piuttosto, che non se ne può più di chi fa finta che la storia non esista, che i documenti possano essere tranquillamente trascurati, per far parlare piuttosto l'ideologia a detrimento della realtà. Poi la storia trascurata, o prima o poi, si "vendica" alla sua maniera e sono sempre vendette tremende che si ritorcono pesantemente su chi non le aveva considerate.

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  2. E' interessante confrontare questo discorso con il concetto di santità che c'e' nell'Islam: il wali e' un essere rinviato verso la creazione per compiere una missione divina ed e' l'unica possibilità rimasta dopo che e' stato posto il Sigillo della Profezia. Questa missione, visto che il ciclo della Profezia e' chiuso, concerne principalmente quello di rinverdire o di rimettere nel binario dell'ortodossia la Dottrina e fungere da bussola infallibile o da faro nell'oscurità per la comunità dei Fedeli.
    Questa loro ridiscesa nella creazione pero' non comporta alcuna perdita del loro stato spirituale ma anzi, ne rappresenta il compimento ulteriore di un percorso spirituale "ciclico".
    Il Cristo discende sia sulla Terra ma anche negli Inferi, per portare la rigenerazione e la reintegrazione nel Principio in tutti gli stati di esistenza, persino in quelli "sub-umani".
    Un'impostazione del genere, secondo me, era ben presente anche nel monachesimo primitivo, nel quale la Teologia era contemplazione diretta della Verità, quindi un punto di arrivo dell'ascesi spirituale non una base teorica dalla quale partire. Quindi il Santo era un mezzo di comunicazione tra i Cieli e la Terra, in quanto poteva istruire i suoi discepoli su cio' che contemplava e nel contempo fornirgli i mezzi necessari per giungere anch'essi alla contemplazione diretta. Certa confusione si ingenera però quando il mistico, specie come viene inteso in Occidente, e' una persona che ha una visione parziale e confusa in quanto la sua ascesi non e' completa ed il suo stato spirituale non e' definitivo. I Santi del monachesimo primitivo erano paragonati a degli Angeli, in quanto realizzavano pienamente uno stato d'esistenza che e' sovra-individuale. Il mistico, come viene inteso in Occidente invece, non raggiunge questa pienezza e resta confinato nella sua individualità, percio' le sue visioni sono fugaci, oscure, confuse e spesso di difficile interpretazione.

    Pantocrator

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    1. Non conosco neppure io il concetto di Santità nell'Islam, ma non me ne cruccio molto... so bene che c'è una grande differenza tra il cristianesimo e l'Islam... L'Islam nasce da una cosidetta rivelazione privata di un presunto Arcangelo Gabriele a Maometto... ma poichè questa "rivelazione" dura tutta la vita di Maometto è ben difficile che si tratti di una rivelazione autentica, ovvero che provenga dall'alto... assomiglia molto agli incontri spiritistici aimè in voga, in segreto, o quasi, anche in molte famiglie di antico lignaggio. E, nello spiritismo, chi compare sono i demoni, non certo gli angeli... basta ricordarsi, per i più vecchi tra noi, il vecchio catechismo, in vigore prima delle novità post-Concilio.

      Oggi il termine mistica è utilizzato dai media in modo improprio... ovvero i media parlano di mistica di fronte a fenomeni paranormali, talvolta assurdi, senza alcuna minima analogia con il significato che al termine viene dato nella tradizione autentica della Chiesa primitiva... tradizione che viene conservata per quanto possibile in alcuni luoghi della Chiesa d'Oriente.

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  3. Non conosco la funzione della "santità" nel mondo islamico, per quanto questa, dal punto di vista della storia delle religioni, sia indubbiamente una carenza.

    Quello che sò è che la santità, intesa nel monachesimo primitivo, è appunto una comunione del "creato" (l'uomo creatura) con l' "Increato" (Dio).

    Questa comunione comporta per forza di cose una "folgorazione", ossia l'apertura e il travasamento del mondo Celeste nell'animo umano. Tutto ciò non dona una conoscenza intellettuale (Dio non è avvicinabile con l'intelletto poiché per esso è solo tenebra fitta come direbbe Dionigi) ma una conoscenza intuitiva, "istintiva", spirituale. La conoscenza dell'altro mondo - anche se avviene per un solo istante - è indispensabile perché un uomo sia realmente considerato santo. E nel santo, dottrina, spiritualità, preghiera, vita non sono che una sola cosa inscindibile.

    Ora il problema del mondo Occidentale è aver in qualche modo "abbassato" la santità ad una semplice coerenza e pratica eroica delle virtù per cui il santo è ridotto ad essere l'uomo "buono". Ma la bontà non è il fine della santità, ne è solo un effetto. Il fine della santità è la comunione con l' Increato ed è dall'Unico Santo (Dio) che uno attinge la santità la quale può essere solo riconosciuta dalla Chiesa, non costruita dal nulla!

    Viceversa se si esalta la bontà per se stessa, dal momento che ci sono molte espressioni di bontà, possiamo considerare santo anche chi può non esserlo.

    Queste sono cose molto delicate! Quel che è certo è che una Chiesa la vedi dalla qualità dei suoi santi. Ora, cercare di "far santo" un uomo che, documenti alla mano, era impelagato in questioni fin troppo mondane (soldi, favoritismi politici contro gli stessi cattolici) potrebbe significare la drammatica perdita delle essenzialità e aver ridotto la santità a una pura vetrina di apparenze.

    In questo caso è la Chiesa stessa ad essersi ridotta a una pura vetrina di apparenze. E, difatto, non è un caso che il pontificato di Giovanni Paolo II fosse stato tutto una serie di feste, una dietro l'altra...

    Son cose molto tristi poiché comportano realmente l'oscuramento di tutta una Chiesa...

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  4. Be'.... basti pensare a cio' che riferiscono i Padri sui segni della Santità: del Santo se ne avverte il "profumo" che non e'un semplice odore percepito coi sensi materiali ma e' un odore "spirituale".

    Il wali islamico e' colui che ha raggiunto un maqam, una "stazione" spirituale che e' uno stato definitivo che egli non perderà mai, anche se, ancora in vita, il suo essere e' ancora rinchiuso in un corpo. Piu' che la venerazione in se' dell'individuo "tal dei tali", l'accento viene posto sull'insegnamento od il tipo di percorso che egli ha diffuso e realizzato per Volontà di Dio.

    La bontà del Santo e' solo una conseguenza poiche' essendo al pari di un Angelo e' altrettanto puro, ma non e' una bontà "morale" bensì il frutto del lavoro interiore svolto con l'aiuto del Signore (Cristo ci avverte: "senza di me non potete fare nulla") per estirpare con fatica e sudore dall'anima ogni passione.

    Pantocrator

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  5. Per far rientrare la riflessione dal piano della comparazione con le religioni alla tradizione monastica antica, si può dire che la santità altro non è che la forza divina nella persona umana. L'uomo è il punto di incontro tra il creato e l'Increato, come dicono i Padri, a patto che sia santificato.

    L'uomo a sua volta diventa Mysterion, Sacramentum, di tale presenza. Non può dunque essere un semplice "uomo morale" com'è definito oramai dai più.

    Ma per avere questa prospettiva si deve sviluppare tutto un "sentire" che prescinde totalmente dall'apparenza, dalla vetrina. E' per questo che il nostro tempo, più che mai, è impotente a riconoscere i veri santi. E' per questo che Cristo disse: "Quando tornero' trovero' ancora la fede nella terra?", in altre parole non lo riconosceranno!!!

    Infatti è il criterio "cristico" che è andato in gran parte perso, sostituito da criteri di pura apparenza religiosa.

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  6. Piu' che impotente a riconoscere, il nostro tempo e' avaro di persone che abbiano le capacità e le qualifiche necessarie per diventare Santi, e cio' per varie cause, di cui sicuramente le principali interne alla Chiesa stessa che dovrebbe essere "l'officina" per la loro edificazione. Ma non poniamo limiti alla Divina Provvidenza.
    Spesso pero' il Santo non e' per nulla riconoscibile all'esterno e potrebbe darsi che non abbia o non debba per nulla manifestare le sue qualità. Lo Spirito agisce per vie misteriose ed incomprensibili. Direi anzi che in un'epoca del genere piu' che mai e' meglio che un Santo stia protetto ed al sicuro. Anche Nostro Signore Gesù Cristo fu mandato in Egitto quando il pericolo era in agguato.
    Se ora come ora vogliono adorare degli idoli invece dei veri Santi che indicano la Via, ne pagheranno le conseguenze. Chi travia si assume un doppio peccato: sia il traviamento dell'altro che l'azione empia che l'altro compirà.

    Pantocrator

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  7. Non posso che concordare: la religiosità attuale è molto idolatrica e stabilire dei "santi" che rispondano ai bisogni di pancia della gente, significa aver ridotto la Chiesa ad un negozio.

    Oggi non ci sono le qualifiche a divenire santi per il semplice fatto che manca umiltà e sacrificio. Tempo fa' consigliai ad un personaggio - che voleva fare un'associazione cristiana - di non denominarla "testimonianza". Sarebbe stato troppo ardito e rischioso, da parte sua! Non mi diede ascolto ed ora si fa passare per una specie di "guru"...

    La gente non ascolta, è troppo presa da se stessa. Con questi presupposti non si può fare nulla!

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  8. siamo sicuri che il romanzo imprimatur non sia una bufala come lo è stato il romanzo de il codice d'avinci??????

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    1. Il romanzo è situato nel 1683, all’epoca della gloriosa battaglia di Vienna che chiude la stagione più significativa dell’avanzata islamica in Europa. Il merito di aver fermato i Turchi alle porte d’Europa è di solito attribuito a Papa Innocenzo XI, Benedetto Odescalchi, la cui figura appare sempre circonfusa di gloria tutte le volte in cui il suo operato viene citato in occasione di questo importantissimo episodio militare. Eppure questo Papa beatificato soltanto nel secondo Novecento (ma mai canonizzato) risulta fortemente ridimensionato nel libro di Monaldi & Sorti.

      Secondo documenti d’archivio da loro rinvenuti nel corso delle loro ricerche, il Papa in oggetto, vinto dalla sua brama smisurata di denaro che lo faceva agire in qualità di usuraio in combutta con altri membri della propria famiglia, avrebbe prestato forti somme all’allora Stadtholder Guglielmo III d’Orange e, per rientrarne in possesso con gli interessi, avrebbe favorito la sua investitura a re d’Inghilterra in contrapposizione all’erede legittimo Giacomo II Stuart (che aveva il torto, però, agli occhi degli inglesi di essere papista e desideroso di restaurare la religione cattolica in Inghilterra). E’ quella che la storiografia ufficiale inglese chiamerà poi sempre come la Gloriosa Rivoluzione del 1688-1689 senza però mai far parola dell’ingerenza vaticana nella questione interna.

      Questo scoop storiografico (provato da documenti d’archivio catturati dalla famelica coppia di cacciatori di documenti alla ricerca di pezze d’appoggio per il loro libro) sarebbe una delle ragioni principali (se non la Ragione principale!) della damnatio memoriae cui sarebbe stata confinata la loro opera...

      http://retroguardia2.wordpress.com/2009/07/16/storia-contemporanea-n-16-il-silenzio-del-bestseller-a-proposito-di-simone-berni-il-caso-imprimatur-storia-di-un-romanzo-italiano-bestseller-internazionale-bandito-in-italia/

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    2. Il Codice da Vinci è senz'altro insostenibile scientificamente, Imprimatur, per quanto rigaurda Innocenzo XI, riporta in appendice dei documenti storici a sostegno del giudizio su questo papa.

      Pare sia stato questo, infatti, a far letteralmente saltare la sua canonizzazione, altrimenti ora ci troveremo a pregare un papa che - se stiamo all'interpretazione degli autori - era affarista ed opportunista.

      Se tutto questo corrisponde a verità, pero', si getta una luce poco rassicurante sul modo con cui si fanno le canonizzazioni, tanto più che non presto troppa fede neppure ai miracoli.

      Tempo fa' in una trasmissione televisiva, era comparsa una coppia che asseriva d'essere stata guarita dal cancro da Saibaba.

      Certi eventi "soprannaturali" sono possibili, dunque, e presi da soli non testificano automaticamente la santità di una persona.

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  9. Sull'umiltà, (che evidentemente manca totalmente nel sedicente "testimone" che difatti essendone privo totalmente e' diventato un superbo) mi e' ricapitata casualmente sotto gli occhi quest'affermazione di San Giovanni Climaco tratta dal gradino XXV della Scala: "la sterilità per natura è solita fare innalzare verso l'alto i rami di quelli che sono chiamati cedri, e quando invece essi sono piegati, subito diventano pieni di frutti. Chi ha intelligenza per capire, capisce."
    Siccome non sono intelligente ma nella mia ignoranza mi prendo curo di ulivi, per farli fruttificare al meglio si tagliano i rami improduttivi che crescono verso l'alto e si piegano quelli buoni verso il basso per farli produrre al meglio. Ora, tale e' l'uomo se piegato verso il basso dall'umiltà: produrrà frutto. E come un intervento di un essere superiore (l'uomo) piega i rami dell'ulivo cosi'grazie a nostro Signore l'uomo piegato verso il basso dalla santa umiltà produrrà frutto.

    Pantocrator

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    1. Semplicemente perfetto! Allora anche lei ha avuto l' "avventura" di conoscere quel "testimone"? (un uomo molto basso di statura fisica...).

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  10. No non ho avuto l'onore e dubito che l'avrò mai. Per ora non nutro alcuna fiducia in associazioni, "testimonianze" e conventicole varie....

    Pantocrator

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    1. Ahimé, come darti torto? Io trovo la soluzione solo nell'ambito di alcune realtà monastiche. Ovunque, oramai, c'è una grande rovina e le Chiese istituzionali, nel caso migliore, sono come la minestrina dell'Ospedale: male non fanno ma neppure ti entusiasmano!

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  11. Mi dispiace leggere in questo sito parole di approvazione di un romanzo scritto da due giornalisti che si sono inventati "persecuzioni" da parte del Vaticano al solo scopo di farsi pubblicità. È un libro che è stato un best seller, ristampato anche nella collana economica degli Oscar e che si trova in ogni biblioteca pubblica,quindi non vedo la persecuzione. Si tratta di un mattone di 650 pagine,di lettura pesante e simile ai tanti romanzi che soprattutto all'estero solleticano la curiosità dei lettori sprovveduti nel valutare gli aspetti storici dei fatti. Ragionando su pettegolezzi,sui condizionali,sul " chi mi dice che non sia così?" si possono costruire decine di trame invischiate tra realtà e fantasia. Se ne sono visti tanti di libri così: questo ha una lacuna,non parla dei Templari,ma chissà che in uno dei prossimi volumi della serie che gli autori ci hanno promesso, non si rimedierà

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    1. Gentile Sergio,

      la Chiesa è una realtà talmente seria che dovrebbe fare tremare i polsi a cristiani e a preti.

      Io sto metodicamente lontano dai pettegolezzi ma qui non si tratta di chiacchiere bensì di prove storiche documentarie, certamente in un contesto romanzesco, ma sempre di prove.

      Che i signori se ne siano anche serviti per pubblicità è tutto un altro paio di maniche.

      Quando io vedo che un papa (già beatificato e che volevano canonizzare) pare implicato in questioni mondane fino al punto da favorire chi non dovrebbe favorire per soldi (e i documenti pare lo testifichino) inizio a pensare che nella Chiesa ci siano degli estranei, non dei responsabili, cosa che nel mondo laico sospettano già da diverso tempo.

      Non si tratta di screditare il mistero della Chiesa, mistero sublime che emerge in ogni liturgia tradizionale, ma di prendere le distanze chiarendolo, da tutto ciò che Chiesa non è: "Non si può servire Dio e mammona!".

      La sua lamentela potrebbe portare acqua non alla Chiesa ma a chi la distrugge.

      Infatti, dietro a questioni puramente formali (che non toccano l'essenza del discorso che facciamo) si potrebbero nascondere i veri problemi. Se la prende con chi fa un romanzo (a suo parere a ragione) ma la mia preoccupazione è piuttosto quella di non distogliere lo sguardo di altri dal guardare a quanto nel mondo ecclesiale oggi genera rovina, sconforto, distruzione e desolazione.

      Di questo tutti ne siamo responsabili, sia chi inquina, sia chi lascia che le acque s'inquinino.

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  12. Ma difatti sarebbe meglio spostare l'attenzione al di fuori di feuilleton etc. Il libro serve solo come spunto per riflettere su dati avvenimenti, non per giudicare il libro in se' che sicuramente, in altri ambienti, servirà per un attacco diretto alla Chiesa per demolirla non certo per migliorarla.
    Se la Grazia divina e' l'influsso spirituale sull'individuo, la comunione dei Santi rappresenta il supporto dello Spirito nella collettività dei Fedeli. Se essa viene alterata avviene, come si direbbe in ambiente ebraico, la perdita della Shekinah, della "presenza" di Dio nel mondo dell'uomo, cosa che nel corso del tempo e' puntualmente avvenuta per il popolo di Dio (l'ubriachezza di Noe', il vitello d'oro, la perdita dell'Arca, la distruzione del Tempio etc.) e che ciclicamente e' stata ristabilita, specie poi con la Nuova Alleanza nell'Eucaristia. Cio' avviene anche con la Santità in quanto il Santo e' un supporto materiale della presenza dello Spirito.

    Pantocrator

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    1. Nell'affrontare temi nei quali si toccano certi riferimenti basilari alle proprie sicurezze c'è il rischio di ragionare di pancia. Purtroppo è un dato di fatto: un terzo degli italiani ragiona così, ossia non con la logica, ma mossi da paure.

      Non si rendono conto che, così facendo, potrebbero peggiorare la situazione.

      Chi si nasconde nelle macchine del potere lo sa e ne approfitta: facendo leva su questo sentire italiano molto diffuso continua ad inquinare "legittimamente", difeso da chi scambia lo Stato con la persona del singolo politico, la Chiesa con la persona del singolo prelato.

      A volte dietro a questo comune sentire c'è una vera e propria impotenza ad andare oltre le pure apparenze. La vita, la religione, il sacro, si riducono, così, ad apparenza. L'apparenza è un teatro d'inganni dietro ai quali, per la Scrittura, si nasconde il demonio.

      Fortunatamente non tutti ragionano così!

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  13. Se si vogliono denunciare e frustare incongruenze,contraddizioni e corruttela dei costumi e del pensiero nella chiesa non ho niente da opporre,anzi. Ma non che per questo scopo ci si serva di feuilleton scandalistici: questo va contro la buona causa e contro la nostra intelligenza. Citare dei documenti e distorcerli secondo i propri interessi ,facendo allusioni e dire una cosa facendo capire un'altra non è opera di storici ma propaganda. Se si esamina attentamente tutta la faccenda del libro "imprimatur" e dei loro autori non si può che trarre la conclusione che si tratta di una costruzione di marketing ad opera di due ciarlatani. Questo per quanto riguarda il libro. Se si vuol parlare di Innocenzo XI parliamone pure ma non su quelle basi. Proprio in questi giorni si tiene a Roma un incontro tra università per trattare della figura di quel pontefice,ascoltiamo almeno quelle voci. Gli uomini di chiesa hanno colpe da farsi perdonare senza che vi aggiungiamo noi sciocchezze da fumettoni.

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    1. Fosse stata una cosa realmente faziosa, quindi inutile, perché beatificare il capuccino Marco d'Aviano, esecutore papale, invece del papa stesso già beato e quindi possibile santo?

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  14. Forse a qualcuno interesseranno le cose serie e quindi mi permetto di segnalare il sito del convegno su papa Odescalchi, che si tiene a Roma in questi giorni:
    http://www.dipscr.uniroma1.it/sites/default/files/InnocenzoXIOdescalchi.pdf

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  15. Gentile Sergio,

    pubblico i suoi riferimenti perché in linea di principio non sono contrario ad ogni approfondimento storico che sia serio.

    A mio avviso non ci capiamo: a me non interessa il romanzo in sè e per sè altrimenti avrei aperto un blog di letteratura. A me interessano i documenti storici. Ora in questo romanzo si citano dei documenti che vengono fotografati e messi in appendice. Sarà mia cura, appena possibile, porre le foto di questi documenti in questo post.

    In base a questi documenti ci troviamo davanti ad un papa che, indubbiamente, ha contribuito a fare la storia del suo tempo (principe tra principi, d'altronde!) ma che, dal punto di vista della santità cristiana, ha molto probabilmente ben poco da dire.

    Secondo me, ho l'impressione che sia questo che la turbi e null'altro. Il resto che propone sembra essere solo rumore di fondo per evitare di vedere l'essenziale che indico.

    Lei ha capito benissimo di cosa sto parlando ma sembra girarci attorno, concedendomi obtorto collo qualche critica sulla decadenza ecclesiale.

    Qui quello che m'interessa è comprendere il senso delle tradizioni, il senso profondo delle liturgie tradizionali, gli autentici riferimenti a Cristo (per cui la Chiesa richiama il titolo di santo e santità).

    Soffermarsi su tutto il resto, dal punto di vista della fede, è pura idolatria, come saprà bene, perché non giunge al nocciolo della questione, alla verità evangelica ma si serve della verità evangelica per altri fini, sostanzialmente secolari ed egoistici.

    Questo mi spinge a fare un post, appena potrò, nel quale illustrero' la differenza di significato tra idolatria e venerazione, dal momento che la nostra epoca è molto idolatrica (sia in ambito religioso che laico).

    Avere chiare queste cose, gentile Sergio, mi pare assolutamente importante ed è tutt'altro che cosa poco "seria", come lei dice includendo (forse?) la mia critica e finendo per opporre delle indicazioni di tipo spirituale ad un convegno che di spirituale non ha nulla.

    A me interessa la storia, indubbiamente. Ma, dal punto di vista della fede ritengo perfettamente inutile sapere il ruolo di papa Odescalchi nell'economia europea del tempo (tanto per citare un percorso storico tra i molti che i relatori potranno fare).

    Dal punto di vista della fede lo ritengo una cosa assai poco seria. Pensa forse che queste cose mi impressionino? Il mio è un ambito accademico, gentile Sergio, queste cose non m'impressionano affatto!

    Di certo non otterrò il plauso di coloro che in nome d'una presunta "incarnazione del Cristianesimo" sono favorevoli a fare pappa e ciccia con tutti i potenti del mondo, costi quel che costi. A me non me ne può importare un bel fico secco!

    Per lo stesso motivo, dal punto di vista della fede, anteporre il papa a Cristo è realmente un abominio. Mi chiedo come mai sia possibile. Di fatto, però, devo constatare che implicitamente avviene assai spesso e con le migliori intenzioni, per di più! Tocchi un papa e succede il finimondo. Tocchi Cristo (come in un recente spettacolo teatrale) e nessuno si agita. Strano modo di fare davvero!!!

    Detto questo, se lei pensa di onorarmi leggendo questi post è benvenuto ma, dal punto di vista del dialogo, abbiamo decisamente delle sensibilità troppo diverse per poter convenire su certi punti e per poterci continuare ad intrattenere.

    Se i toni in cui interviene rimarranno invariati, mi troverò obbligato a non pubblicare i suoi commenti, se non altro per non stare a dedicare tempo che forse è inutile poiché spinge solo a sterili polemiche dove non c'è disponibilità per capirci.

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  16. Forse il discorso per il Sig. Sergio non e' chiaro: il problema non e' un giudizio sul Papa Odescalchi, se ne occuperà il Signore... ma i criteri utilizzati per la definirne la Santità. Argomenti tipo "il respiro europeo dell'azione Papale" francamente di spirituale ha ben poco in quanto è solo inutile e tediosa ricerca di erudizione. La comunione dei Santi ha un valore reale, di far discendere l'influenza dello Spirito nella collettività, questo e' il criterio che in primis la Chiesa deve perseguire, non valutazioni di tipo politico, morale, sentimentale od altro, e questa e' una cosa molto seria, la piu' seria, quella essenziale.. Che poi romanzi di vario genere siano mistificazioni si puo' benissimo concordare, ci mancano effettivamente solo i Templari per creare quell'atmosfera da Voyager tanto cara ai nostri contemporanei.

    Pantocrator

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    1. Ringrazio Pantocrator delle cortesi osservazioni,ma vedo che anche per lui non sono stato chiaro. In sintesi riassumo quello che ho detto: ho affrontato dal punto di vista storico la figura di quel papa perchè dal punto di vista storico qui lo si è preso per negare i suoi meriti in santità. Io scrivevo che quei documenti,che conosco perchè ho il libro, non hanno valore per definire la figura del pontefice e le motivazioni non possono essere riassunte in poche righe scritte su un iPad come faccio io. Il fatto che nessuno storico nemmeno tra quelli ostili alla chiesa se ne sia servito dimostra l'inesistente valore e significato nel senso che i due giornalisti-scandalisti vorrebbero. La "mancata canonizzazione" in seguito alla pubblicazioni di quelle carte " scottanti" è una conclusione che traggono loro ed è falso che ci fosse un processo di canonizzazione in corso. Ma guardateli quei due, che leggono l'elenco delle portate di un pranzo di gala in Vaticano come se fosse l'elenco di eresie, guardateli mentre da analfabeti traducono libro-mastro con master book. Io non difendo il papa e non difendo la Chiesa ma non sono nemmeno interessato a condannare sempre e comunque la chiesa. Il mio voleva essere un atto di giustizia e un rifiuto di costruzioni storiche fantasiose per il solo scopo di interessi nel presente. Mi dispiace che lei definisca "inutili e tediose ricerche di erudizione" quelle che vogliono stabilire la verità storica mentre invece vengono accettate le costruzioni fantasiose di due pseudo-storici: queste che toglierebbero Innocenzo XI dalla Comunione dei Santi non sono Inutili ricerche di erudizione? Non continuo perchè vedo che non ci capiamo e ne sono dispiaciuto perchè mi pareva di aver trovato un blog in cui poter parlare tra persone che si comprendono, in ogni senso della parola, in discussioni aperte e franche. La minaccia di non pubblicare i miei commenti impediscono questa franchezza e mi ritiro.

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    2. Se è vero che papa Odescalchi condivise fino alla morte la responsabilità finanziaria col fratello e che fece affari con gli Orange, mi sembra che tutto ciò, INDIPENDENTEMENTE DAI ROMANZIERI, sia una cosa riprovevole e non sia certo una "rigenerazione spirituale e morale" come indicava Pio XII nel lontano 1956.

      E' questo il nodo di tutto.

      Stabilito, poi, che la santità corrisponde ad un contenuto ben preciso, da me specificato nella prima parte del post, ci chiediamo che tipo di santità venga proposta in chi, pur con le migliori intenzioni, tende a mescolarsi con il potere e con mammona col rischio non remoto di finirne succube. Ogni ulteriore specificazione non serve, a tal riguardo. Chi vuole intendere ha inteso.

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  17. Concordo ma preciso.

    Quando un personaggio storico è criticabile (anche al minimo rischio di criticabilità nelle cose essenziali) la Chiesa non può proporlo santo. Questo è chiaro.

    Un romanzo può anche essere piegato ad utilizzi non proprio "puri". Ciononostante, se vi si citano documenti che incrinano o affossano la santità di un personaggio, questo è da tenere altamente in considerazione.

    Ammettiamo, per pura ipotesi, che Lorenzo Valla non fosse un gran amante della Chiesa e che non avesse in gran simpatia il papato. Con questo, la sua critica alla falsa donazione di Costantino non è meno vera! E se avesse scoperto documenti storici in grado di sostenere la sua pure ineccepibile critica filologica, quei documenti non sarebbero stati meno veri. Inutile sarebbe stato dire: "non provano nulla!".

    Ripeto per l'ennesima volta: se le questioni storiche addotte nel romanzo (per quanto poi tirate in altre direzioni) fossero state false perché non procedere ugualmente alla canonizzazione del papa incriminato? Ci si ferma, forse, davanti a chi dice che le mucche volano? Ci si ferma, semmai, davanti a chi mi dice che il terreno oltre i miei piedi è palude nella quale si affonda. Lì ci si ferma.

    E questo è solo uno dei diversi discorsi nei quali si dimostra che potrebbero esserci "santi di paglia", se non esiste un minimo discernimento. La cosa potrebbe essere più che possibile e realmente NULLA è scontato.

    Ciò avviene quando una chiesa perde la bussola considerando Spirito ciò che è semplicemente mondo, per amore di progetti fondamentalmente mondani.

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  18. Non ho ritenuto opportuno visualizzare un paio di commenti perché ripetono insistentemente cose già dette sulle quali non vale la pena ritornare.

    Piuttosto ho leggermente modificato il testo del post per chiarire meglio la questione: non si tratta di parteggiare o distruggere Monaldi e Sorti, facendo crescere una polemica inutile.

    Si tratta di esaminare una possibilità non remota, sulla base dell'ipotesi che quanto Monaldi e Sorti dicono possa essere vero. Spero che questo possa far capire meglio il fine di questo post.

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