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lunedì 6 febbraio 2012

Traditio liturgica in Oriente

Una rappresentazione della processione dei doni nella Liturgia dei Presantificati
(Chiesa di san Giorgio dei Greci - Venezia - 1830 - collezione privata. Diritti riservati)

Le Chiese di liturgia bizantina hanno una tradizione che discende indubbiamente da una lunga storia ed è condificata in un insieme di atti e pratiche, così come vengono descritti nei libri liturgici che ci sono giunti, pratiche stabilizzate nel tempo.

Qualcuno forse pensa che la tradizione liturgica bizantina riguarda solo un certo numero di cose da fare e un modo di farlo in senso materiale. E' sbagliato.

Le disposizioni liturgiche e il modo di praticarle ha per fine quello di creare un'atmosfera, una sensazione tipicamente ecclesiastica. E' quello che, con linguaggio un poco banale ma significativo, potrebbe definirsi il "senso del soprannaturale".

Nulla è fine se stesso: il celebrante quando celebra non deve mettere al centro la propria persona ma fare in modo che lo sguardo dei fedeli, quando è visibile, scivoli velocemente da sè per indirizzarsi alle icone, alle lampade e, infine, considerare interiormente Dio.

Il modo di cantare, muoversi, pregare del vescovo, del diacono o del prete, deve far scivolare l'attenzione del fedele dalla loro persona a qualcos'Altro il più rapidamente possibile.

Se questo non avviene, ci troviamo davanti ad un'anomalia liturgica e inizia ad instaurarsi uno stile che non è quello tradizionale.

Ultimamente anche nella Chiesa ortodossa sta arrivando uno strano spirito profano di praticare la liturgia, in modo che quest'ultima tenda ad essere uno spettacolo esterno o estetico. 

A volte responsabili di queste situazioni sono certi chierici privi di sufficiente formazione o, semplicemente, disinteressati alle cose sacre. Normalmente nei monasteri si tiene ancora tale attenzione (parlo della Grecia). Ma nel clero secolare vi sono oramai pastori disinvolti e spensierati. Spesso questo si rinviene nel clero non sposato, in quel tipo di preti, cioé, che non sono tradizionali al mondo Ortodosso e  hanno iniziato ad esistere attorno alla seconda metà del XIX secolo.

Questo tipo di clero è di fatto composto da elementi che non sono né veri monaci, né uomini sposati. Tolte le lodevoli eccezioni, sono da considerarsi dei signorini, uomini che finiscono per essere molto mondani nella vita pratica e svolgono il loro ministero sacerdotale un po' come un mestiere tra tanti.

Da queste persone, forse più che da altre, possono nascere liturgie puramente estetiche o semplicemente formali, dietro alle quali non c'è lo spirito tradizionale al quale suaccennavo.

E questo, in definitiva, è il segno d'una decadenza attuale che inizia a segnare il mondo ortodosso. Penso, in particolare, al caso greco ma forse anche a quello rumeno.

Parlarne non significa poter coreggere questa situazione,  oramai abbastanza invalsa. Significa mettere sull'avviso che certe malattie sono trasversali a tutte le confessioni cristiane e che, se per caso qualcuno vedesse pratiche teatrali o formali in una chiesa ortodossa (soprattutto in un paese non ortodosso come l'Italia), sappia che non è questa la normalità della tradizione liturgica della Chiesa d'Oriente. 
La normalità prevede sempre che l'esteriorità del culto manifesti l'interiorità di fedeli e celebranti nonché la loro tensione verso Dio.

4 commenti:

  1. In casi come questi non e' piu' un rito ma semplicemente una cerimonia.

    Pantocrator

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  2. Infatti!

    Ricordo il caso di qualche archimandrita greco scornacchiante, tutto preoccupato di affermare se stesso durante la Divina Liturgia, come se fosse un pavone che fa la ruota.

    Questa gente realmente equivoca ha scambiato la liturgia per il palco di un teatro.

    Un altro, poi, (romeno questo!), quando cantava sembrava emulasse un'aria operistica tardo romantica. Era tutto incontinentemente pieno di vibrazioni emotive. Altro pavone che voleva fare la ruota o semplicemente contemplare estasiato se stesso!

    Questa gente non si rende conto che il fedele sta in chiesa NON PER LORO ma per Dio ed è precisamente questo motivo a ordinare ogni cosa nella liturgia. Costoro finiscono per corrodere lo spirito autentico della liturgia nella misura in cui la trasformano in uno sfondo nel quale agiscono da padroni.

    A volte la conseguenza è addirittura quella di spingere la gente più sensibile "fuori", dal momento che in quella chiesa il sacro inizia ad essere sostituito dallo spettacolo (uno spettacolo di miserissima fattura, poi!).

    Quello che questo clero non formato non capisce (e forse MAI capirà), è che non è lui che dev'essere in primo piano ma l'azione liturgica.

    Non si tratta d'una "spersonalizzazione", come qualcuno lontano da queste cose potrebbe sospettare, ma di un'azione simile a quella di un vigile che regola un traffico e ne permette lo scorrimento.

    Il vigile deve solo indicare direzioni, fermare o dare il via. Il fine di un'auto non è contemplare il vigile, se fa o meno piroette interessanti, ma giungere alla sua meta.

    Ecco, in questo senso diversi preti ortodossi tendono a svestire la Liturgia della sua dignità sacra, pur senza fare alterazioni o abusi evidenti, come accade nel mondo Cattolico dove, celebrare verso il popolo, accentua in modo vistoso questa gestione da "mondo dello spettacolo" con l'ulteriore scadimento della Liturgia stessa.

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  3. Mi pare fosse San Giovanni Climaco a dire che il diavolo a volte riesce a dare una bella voce anche a chi non l'ha pur di indurlo alla vanagloria durante il canto.

    Secondo me il celebrare verso il popolo e' ancor peggio: l'orientamento nel rito e specie della preghiera e' la manifestazione sensibile dell'"intenzione" (basti pensare all'importanza che riveste la qiblah nel mondo islamico). Lo stesso dicasi per l'orientamento delle chiese. Basta confrontare quelle medievali e quelle posteriori.

    Pantocrator

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  4. Urge, infatti, un ritorno alle forme tradizionali il che non significa voltare le spalle a qualche acquisizione attuale.

    Sono fresco di un'esperienza che mi ha letteralmente riempito di stupore: in una chiesa bizantina slava - in Francia - la preghiera si tiene sia in slavonico sia in francese. Ebbene, quando il coro ha iniziato a cantare in francese io non me ne accorsi neppure, tanto lo spirito liturgico era identico.

    Quell'opposizione tra nuovo e tradizionale, nel mondo cattolico, nasce spesso perché il nuovo ha realmente uno spirito totalmente diverso dal tradizionale, uno spirito che cozza spesso con il tradizionale. Ed è qui il punto patologico che, al momento, ancora pochi sono in grado di vedere.

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