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martedì 17 aprile 2012

Il movimento del corpo nella liturgia



Il corpo inclinato, in un momento del Canone Romano, nella liturgia tradizionale che risale a san Gregorio Magno



Ecco un altro argomento totalmente trascurato. Se è vero che la liturgia è il luogo in cui avviene un misterioso incontro con la divinità, attraverso i simboli dell'azione sacra, tale incontro tocca in qualche modo anche il nostro aspetto corporeo. Non mi riferisco semplicemente al fatto che siamo toccati da luci, colori, profumi, suoni. Mi riferisco anche al fatto che è il nostro corpo che cambia, muovendosi in modo differente.


Il corpo nella liturgia è chiamato a lavorare, come già dicevo tempo fa, assumendo differenti posizioni. Nelle liturgie antiche il corpo faceva, in qualche modo ginnastica: in piedi, in ginocchio, prostrato, seduto, di nuovo in piedi e così via.

La chiesa, così, era anche simile ad una "palestra". 
Ma nella liturgia il corpo è chiamato a muoversi in un modo tale che deve riflettere una condizione dell'animo pacificata, partecipe di una realtà appagante e beata.


Non è concepibile un movimento a scatti, troppo lento o, al contrario forsennato e violento. Non sono concepibili corpi legnosi, meccanici o rigidi ma in una condizione ottimale si devono esprimere rilassati riflettendo quello che dice il salmista: "Io sono tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è l'anima mia" (sal 130,2).

Non si tratta di ricercare un'estetica dei movimenti a tutti i costi(*) ma di salvaguardare dei dati interiori che affondano la loro ragione nell'essenza della liturgia.
Inoltre, un movimento uniforme e armonioso fa in modo che l'attenzione degli astanti scivoli velocemente verso il mistero spirituale che si cela nella liturgia senza fermarsi sul sacerdote. La "danza" sacerdotale attorno all'altare, come quella degli sposi nella consuetudine bizantina, è pacata, armoniosa, dolce. E così tutti gli altri movimenti corporei nella liturgia.

Per essere chiaro propongo due filmati nei quali si può notare ciò che è da fare e ciò che è da evitare.


Il primo filmato non è perfetto, ma tende abbastanza bene a quanto sto dicendo. Vediamo cosa succede in un'abbazia benedettina tradizionale francese. Notiamo il movimento del celebrante in varie fasi della cerimonia di consacrazione della chiesa. Nonostante sia una persona anziana, osserviamo che mantiene un ritmo costante nel movimento, nell'incensazione, nella processione. Lo stesso si nota per la processione delle reliquie quando tutti gli astanti accompagnano le stesse fino alla chiesa. La moderazione dei movimenti e una certa ieraticità (ma non meccanicità!) è d'obbligo all'interno di un contesto tradizionale.






Nel secondo filmato, tratto da una chiesa greco-ortodossa durante la cerimonia del sabato santo mattina, notiamo un sacerdote che esce dal santuario gettando foglie di alloro ai fedeli. Questo gesto tradizionale, viene qui stravolto con un movimento assurdo del corpo, fatto di corsa, come chi sta per perdere il tram. Anche questo è un segno che in Oriente stanno entrando modalità antitradizionali, legate ad un discutibilissimo gusto soggetivistico. Anche qui, per questo preciso motivo, il ridicolo inizia ad insinuarsi e con esso l'inizio di una desacralizzazione della liturgia. Non meraviglia che chi abbia fatto il video lo abbia commentato con una musica da disco-dance.




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(*) L'estetica dei movimenti la ritrovai, anni fa, in un benedettino solesmense fuggito dalla sua abbazia poiché non concordava con i suoi nuovi orientamenti modernizzanti , p. Le Boulch. Questo monaco, in seguito, divenne professore di liturgia nel seminario tradizionalista di Ecône, in Svizzera. Quando celebrava aveva un movimento talmente armonioso del corpo che poteva essere paragonato a quello di un danzatore di musica classica. Non aveva nulla di ridicolo ma si sentiva che neppure quel caso poteva essere ottimale, dal momento che era molto attentamente studiato. Il suo modo di celebrare era talmente estetico che, da allora, non vidi più qualcuno che raggiungesse tali punte di estetismo, neppure nell'abbazia benedettina di Fontgombault (Francia) in cui, come si sa, le celebrazioni sono molto estetizzanti.

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