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venerdì 6 aprile 2012

L'atmosfera della liturgia



Le lunghe liturgie che caratterizzano la settimana santa nelle chiese latine tradizionali e in quelle greche c'impongono delle osservazioni di carattere generale.

Innanzi tutto, ci si rende conto che il tempo richiesto dalle celebrazioni prende buona parte della mattina o della sera. I lunghi mattutini "delle tenebre", secondo la consuetudine canonicale e monastica latina, gli "Uffici dello Sposo", nella consuetudine bizantina, richiedono almeno due ore. Nel mondo orientale, giungiamo addirittura a superare le tre ore.

La liturgia tradizionale degli oli santi (Messa crismale) occupa l'intera mattinata del giovedì santo.

Perché delle liturgie così lunghe? Nel mondo attuale molti sono incapaci di sopportare tale durata. Per questo le liturgie cattoliche attuali hanno scelto tempi brevi col rischio di sostenere i propri fedeli nella loro debolezza, come se in palestra si decidesse di rafforzare un corpo prolungandone il rilassamento.

Eppure queste liturgie hanno una loro ragione d'essere. Fanno entrare chi vi partecipa in un'atmosfera necessariamente differente e perché questo accada ci vuole un minimo sforzo.

Sia il mondo greco che quello latino antico e tradizionale danno la percezione di una "densità" particolare, lungo lo svolgimento delle preghiere, una "densità" in grandissima parte evaporata nei riti latini attuali i quali preferiscono piuttosto condividere la scioltezza, la discorsività, l'arte dell'intrattenimento che si riscontra nel culto protestante il quale, a sua volta, non si discosta da una lezione scolastica didatticamente attraente. Ma è questo il culto cristiano?

Il lungo tempo richiesto da una liturgia tradizionale ci mostra, inoltre, un altro elemento: qui l'uomo abita, non transita di passaggio. Le preghiere diventano la sua casa, il suo cibo col quale si nutre tranquillamente, incurante del tempo che scorre. Non è pioggia che scivola via sulla pelle, è bagno caldo nel quale si è immersi, profumati e riscaldati.

La liturgia antica della luce, nel sabato santo, se rispetta la consuetudine tradizionale, occupa parte della notte. La liturgia bizantina del sabato santo occupa ugualmente molte ore notturne. Non è possibile decurtare, riassumere, queste liturgie senza negativi contraccolpi. (Quanto sono ridicole, se non blasfeme al significato intrinseco del simbolo, quelle liturgie notturne del sabato santo che si tengono nella luce vespertina, anticipate di molto pur di non stancare le persone per una veglia di solo un paio d'ore della notte!).

In Occidente l'aver voluto adeguare le liturgie alla debolezza (sempre più marcata) dei popoli, le ha rovinate finendo per svuotarle dalla loro intensità. C'è il reale rischio che siano divenute sale non salato!

Recentemente ho assistito ad una messa crismale nella quale non riuscivo a percepire quell'atmosfera di densità che normalmente si sente in una liturgia tradizionale. Nonostante fosse eseguita con ordine e senz’alcuna artefazione, la sensazione che infondeva era quasi di banalità, di appiattimento. La messa scorreva con una certa fretta dalla quale sembrava trapelare l’insofferenza di chi la svolgeva.

Non riuscivo ad irritarmi, per un approccio così superficiale, ma provavo una radente malinconia. Avevo l'impressione d’assaggiare un vino annacquato. Non potevo classificarlo come acqua (una riunione profana) ma ero certo che non si trattasse di puro vino (una liturgia sacra). Certe cose si sentono a pelle, coinvolgono l'interiorità e, immediatamente, danno una sensazione di verticalità o di appiattimento, ci si sente sollevare o abbassare.

Mi sembrava che il clero di quella messa fosse come certi cagnolini bagnati i quali s’agitano violentemente per scrollare l'acqua dal loro pelo. Avevo la netta sensazione che quei preti non riuscissero ad "abitare nella liturgia" ma ne transitassero solamente. E se il clero non "abita" naturaliter nella liturgia, vien da pensare che abbia il cuore altrove. Se questi sono i pastori, ai quali viene chiesto di più, come possiamo pretendere che i laici siano meglio?

Viceversa, in un contesto orientale, ricordo che anche il clero più disinteressato e secolarizzato riusciva, in qualche modo, ad entrare nella "casa" della liturgia, ad abitarvi. Non sentivo quel senso di fastidio per le lunghe preghiere, semmai, nel caso peggiore, una pacifica rassegnazione. E si sa che le liturgie orientali sono più ampie rispetto alle corrispondenti liturgie latine tradizionali. Non penso che tutto ciò sia dovuto ad una semplice questione di mentalità o di cultura. D'altronde, nel mondo cristiano un incolto che conserva e pratica le buone tradizioni si nobilita. Viceversa un intellettuale che rigetta tali tradizioni diventa come un villico analfabeta: almeno per alcune cose, s'inspessisce, diviene grossolano, se non proprio insopportabilmente volgare.

In conclusione si può aggiungere che la liturgia è sempre lo specchio e l'immagine di una chiesa, ne indica lo stato di salute.

Quello che in Occidente manca, non è tanto una comprensione razionale del rito. Da noi c'è così tanta comprensione razionale d'aver creato un enorme equivoco: si pensa che pregando nella lingua corrente, inculturando il culto, si ha, in qualche modo, capito tutto della liturgia, mentre ci si è esclusi dalle sue mistiche profondità che richiedono un ben altro approccio. L'attuale razionalismo teologico nella liturgia crea un atteggiamento simile a chi, vedendo una mela, pensa che il frutto si esaurisca nel colore e nella consistenza della sua buccia...

Quello che in Occidente manca, è quella percezione sacra che non ha bisogno di traduzioni, introduzioni, monizioni, raccomandazioni, agitazioni, imposizioni. E' quel senso del sacro, quel sapore particolare il quale, proveniente da un'intensità di spirito e di grazia, avvolge la persona e la porta immediatamente alla percezione intuitiva di un altro mondo che illumina e infonde speranza al mondo presente. E' questo che continua drammaticamente a mancare e che, tuttavia, i culti antichi comunicavano senza tanto fragore e preoccupazioni razionalistiche.

Oggi le idee su tali argomenti, sono purtroppo lungi dall'essere chiare per cui si continua a mescere vino e acqua spacciando la bevanda risultante per vino autentico. Eppure, nonostante le raccomandazioni pressanti del povero oste di turno, chi beve questo vino annacquato rimarrà sempre insoddisfatto e con la sensazione, più o meno cosciente, d'essere stato imbrogliato.

7 commenti:

  1. Il discorso purtroppo e' piu' ampio e questa e' solo una conseguenza, poiche' si e' progressivamente ed inesorabilmente svuotato il senso del sacro in tutti gli aspetti della vita umana, non solo in quelli liturgici, che almeno in Occidente si sono "adeguati" (questa e' perlomeno la giustificazione esteriore che viene fatta) a questo, illudendosi cosi' di recuperare cio' che presagivano si sarebbe perso. Errore che si sta pagando a caro prezzo.
    Ora poi, ci sono le vacanze pasquali, c'e' da correre altrove, fare foto da postare su facebook.... vuoi far perdere del tempo prezioso per un rito arcaico ed inutile come la Veglia Pasquale?

    Pantocrator

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  2. Concordo, ma il blog si limita ad osservare gli aspetti della liturgia cristina. Che poi quest'assenza di sacro, soggettivisticamente intesa, coinvolga l'intera vita è un dato ampiamente constatabile. E' per assenza di sacro che l'uomo si sente oggetto da usare e vede gli altri come altrettanti oggetti, seppur animati. Ed è per assenza di sacro che il mondo naturale è sottomesso alle ferree leggi del vantaggio e del profitto.
    L'economia contemporanea e moderna sono figlie di quest'assenza di sacro per cui la religione, come prodotto di mercato, è divenuta un uso e consumo individualistico. Perciò, tra gli scaffali del supermarket europoeo, troviamo emozioni religiose, "papi-santi-subito", chiese con ingresso a pagamento e luoghi di pellegrinaggio trasformati in folcloristiche mete turistiche.... In tutto questo mercato Dio è morto!

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  3. La vita del sacro e nel sacro dovrebbe investire tutto il tempo dell'uomo e questo e' il segno dei tempi: la liturgia purtroppo non ne puo' restare fuori, anzi, visto che si tratta di uno dei momenti in cui l'uomo entra nel Tempio, quindi in uno spazio ed in un tempo che lo esclude dal profano, a maggior ragione indebolirla, rafforza chi rema in senso contrario.

    Pantocrator

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  4. Quello che scrivi in questo articolo lo percepisco ogni volta che vado a Messa. Il senso del Sacro nelle nostre liturgie è quasi assente.

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    1. Purtroppo gli ultimi che lo potranno ammettere e inizieranno a fare qualcosa sono proprio i chierici e certi ambienti che ruotano attorno a loro.

      Alcuni anni fa, in una cattedrale del nord Italia, se qualcuno osava suggerire al sacrestano di mettere parati più dignitosi (disponibili in gran quantità) la risposta era: "Dio benedetto!! Ma non c'è stato un concilio??? Bisogna snellire, snellire!!". Questa risposta - dettata ovviamente da pigrizia - è comunque il segno di una tendenza che porta all'incuria generale e all'abbassamento di ogni cosa nel dominio liturgico.

      Quando a Roma, tempo fa, notai lo stesso, un sacerdote anziano molto deluso mi rispose: "No, non è un semplice abbassamento, non è bassa marea, è proprio secca, l'acqua è sparita!".

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  5. Grazie Sign. Pietro C. per questo blog, che rianima la mia speranza! Sono un vecchio sacerdote cattolico (latino) costretto a offrire il Santo Sacrificio e recitare l'Ufficio Divino "riformati" secondo lo "spirito" del postconciio deterovaticano. E' una grande sofferenza, assolutamente incompresa da (quasi) tutti i confratelli che ignorano del tutto quanto lei "insegna" in queste pagine. E non vogliono neppur sentirne parlare. Scoprire che altri arrivano alle conclusioni a cui sono arrivato, dopo anni di solitarie ricerche, mi fa sperare in una rinascita della "retta" adorazione che è lo scopo dell'universo . . . Il Signore la benedica !

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    1. Il mondo cattolico sta vivendo uno stato assurdo e penoso allo stesso tempo. Ci sono diocesi che inviano ai rari ordinandi lettere con tanto di timbro dalla Curia nelle quali s'ingiunge di non presentarsi all'ordinazione con camici di pizzo. Poi in quelle stesse diocesi esiste l'anarchia liturgica con la connivenza delle Curie. Filtrano il moscerino (ammesso che un poco di pizzo sia tale) e lasciano correre gruppi di cammelli!

      Contro i mulini a vento non è possibile lottare. Uno deve lasciare gli altri alle loro idee e tirare dritto. Poi questa gente morirà come muoiono i fiori di campo e con loro le loro assurde mode.
      La tradizione rimarrà nei luoghi che hanno saputo conservarla, anche a prezzo di pesanti discriminazioni. Viviamo in tempi in cui non sono più i timbri a dichiarare l'ortodossia o meno ma una coscienza ecclesiale profondamente formata. A partire da questo principio bisogna tirare le logiche conseguenze: le curie non sono certo le porte del Paradiso!

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