Benvenuto

Benvenuto su questo blog!

mercoledì 18 aprile 2012

Liturgia simbolica - Liturgia-spettacolo


Questa breve riflessione cercherà di rispondere ad un quesito: la liturgia è un'azione simbolica o uno spettacolo?


Liturgia simbolica


Un momento di una liturgia nella cattedrale copta di Deir Anba Bishoy


Per poter rispondere dobbiamo prima di tutto chiarire cosa sia un simbolo e, di seguito, cosa sia un'azione simbolica. Il significato di "simbolo" si trova facilmente. Si tratta, infatti, di un termine (dal greco symbàllò, «metto insieme») designante in origine le due metà di un oggetto che, spezzato, può essere ricomposto avvicinandole: in tal modo ogni metà diviene un segno di riconoscimento. Da questa primitiva funzione pratica il termine ha poi derivato una funzione rappresentativa (uno «stare in luogo di»), per cui il simbolo si avvicina strettamente al segno ma non si confonde con esso.

Nella liturgia cristiana il simbolo rappresenta un collegamento con una realtà spirituale e ineffabile. Lo stesso linguaggio teologico è simbolico laddove un termine vuole riferirsi a una realtà celeste, senza di certo poterla esaurire in una spiegazione razionale. Quando diciamo "Ave Maria", le parole usate uniscono il nostro cuore a quello della Vergine Maria. Ecco la potenza del linguaggio simbolico che nutre la liturgia. In questo caso il nome evoca una presenza. 

L'azione simbolica, dunque, comporta un'azione che ha un significato profondamente unitivo: unisce il credente con Dio. Una benedizione, ad esempio, è un'azione simbolica, il fatto stesso di muovere le mani a croce su qualcuno, significa evocare su di lui la benevolenza divina.

Non è, come vediamo, qualcosa che inizia e finisce su questa terra ma che apre i cieli e li comunica su questa terra.

Tutte le liturgie antiche sono simboliche, hanno azioni simboliche. Perciò sono spirituali, ascetiche, elevanti e determinano un'atmosfera di particolare densità, poiché muovono forze interiori.

Per questo anticamente in Occidente la liturgia aveva lunghi spazi di silenzio soprattutto lungo l'anafora (o canone): udire le parole, infatti, non era essenziale poiché erano messe in moto percezioni d'ordine spirituale per le quali i fedeli si recavano in chiesa. Non erano lì per sentire un semplice discorso, seppur cristiano.
Questo tipo di liturgie aprono necessariamente l'occhio dell'anima, spiritualizzano l'uomo. Questo genere di liturgia è realmente missionaria, nel senso che offre un'alternativa al secolarismo che svuota il cuore, precisamente indirizzando la persona a coltivare la presenza divina in sé.


Liturgia-spettacolo



 Messa-spettacolo celebrata dal cardinale di Vienna

La liturgia-spettacolo, invece, obbedisce a criteri di tutt'altro genere. E' una creazione moderna. In un certo senso ne vediamo i prodromi nel periodo barocco, per quanto a quel tempo non fosse stato ancora sfregiato il senso del sacro e il simbolo. La liturgia barocca, proprio perché aveva un fine estetizzante, era spesso un bello spettacolo col rischio di fermare alcuni solo alla sua apparenza esterna, estremamente curata (pensiamo solo ai Vesperi alla Beata Vergine di Monteverdi, composti per essere celebrati). 

Recentemente, sono stati ripresi alcuni presupposti di quel tipo, tirandoli, però, ad estreme conseguenze. Oggi il fine consiste nel coinvolgere le persone meglio possibile e, per questo, si finisce per obbedire a criteri d'ordine profano, con una spettacolarizzazione progressiva e superficiale della Messa.



In questa foto vediamo una chiesa cattolica nella quale, per seguire meglio quanto avviene sull'altare, sono stati posti dei televisori. Non si potrà mai dire troppo male riguardo a questa soluzione che rende la partecipazione alla liturgia come qualcosa obbligatoriamente da "guardare", non necessariamente da vivere. Tutto ciò va nella direzione dello spettacolo con il lato peggiorativo che interpone un diaframma tra l'osservatore e la realtà, diaframma rappresentato dallo schermo TV che filtra la realtà presentandola come pura immagine artificiale. Tutto ciò è più che eretico e ci separa sostanzialmente dall'ethos antico nel quale, vivere la liturgia, significava interiorizzarne il mistero senza necessariamente vedere cosa fisicamente avveniva in presbiterio o sull'altare (allora coperto da tende o, come succede in Oriente, da un'alta iconostasi).


In questa prospettiva, il simbolo non ha molta importanza. Quello che è importante è, direi, la superfice delle cose per cui il senso spirituale e l'esperienza interiore non hanno più luogo d'essere. Coinvolgere le persone, prestare attenzione affinché la gente sia partecipe in modo attivo, come la platea che applaude dopo ogni numero del circo. Ecco il fine: avere emozioni non dissimili a quelle che si hanno davanti ad uno spettacolo profano edificante, ad un racconto commovente, ad un teatro accattivante. Qui il sacerdote diviene un bravo intrattenitore perciò non è importante che sia un uomo spirituale. Purtroppo così egli diviene un uomo soggetto alle apparenze, come la maggioranza degli uomini di questo secolo. La liturgia-spettacolo è decisamente una liturgia anticristiana perché disattenta precisamente al nucleo stesso con cui il Cristianesimo vive: l'esperienza spirituale interiore. Questo dato è trascurato proprio perché non è  affatto centrale. E questo indica la gravità della situazione.



4 commenti:

  1. Purtroppo tale situazione avviene quando la sentimentalità prevale sull'Intelletto.
    Altro discorso invece e' che il simbolo pur essendo unico contiene due significati, complementari o sempre piu' in basso, opposti. Quando si svuotano i significati di un simbolo viene a mancare l'efficacia reale dell'influenza spirituale: ma quando si invertono nel senso opposto siamo di fronte ad una influenza malefica.

    Pantocrator

    RispondiElimina
  2. Gentile Pantocrator,

    le liturgie moderniste sono, forse, fin troppo piene di "intelletto" in quanto razionaliste.

    Quando il famoso mons. Bugnini decise di modificare il "Kyrie eleison" della messa cattolica (si ripeteva tre volte per ogni invocazione), dicendo che mal si alternava quale botta e risposta tra celebrante e assistente, era mosso da principi razionalissimi. E infatti ridusse le ripetizioni a due in modo da creare un equilibrio perfetto tra invocazione e risposta.

    Quello che invece abbiamo è spesso una pura mancanza di spiritualità. E' questo il punto centrale. Le liturgie moderniste possono avere intelletto e sentimentalità a tonnellate ma sono carenti di spiritualità, proprio perché la spiritualità è un prodotto alto, nobile e, quindi, sfuggente a chi non ne è lungamente esercitato.
    Mentre intelletto e sentimento non possono mettere in contatto l'uomo col Cielo, la spiritualità lo fa.

    Chi ha progettato a tavolino le liturgie moderniste erano esperti, intellettuali, non asceti, monaci, eremiti. Che poi nella storia la liturgia non si fa MAI a tavolino!!!!

    D'altronde la spiritualità non ha a che fare con l'intelletto (sta sopra) e neppure con il sentimentalismo (ne è agli antipodi). Eppure oggi è confusa o con l'uno o con l'altro, segno del profondo antropocentrismo di molti.

    Ed è perciò che si fanno le liturgie-spettacolo, come misero succedaneo all'unica cosa che realmente placherebbe la sete dei credenti.

    RispondiElimina
  3. Io intendo l'Intelletto come facoltà sovra-individuale quindi esente da ogni contaminazione antropomorfa. Pertanto dal mio punto di vista i liturgisti moderni sono anti-intellettuali e proprio perche' le liturgie sono stata preparate "a tavolino" viene da chiedersi chi e che cosa li ha "ispirati", di chi o che cosa si sono resi coscientemente o no strumenti.
    Per capirci meglio: gli Angeli sono puro Intelletto, l'Intelletto e' necessario all'uomo per poter contemplare le Realtà superiori, quindi lo Spirito. L'Intelletto non puo' contemplare l'Essenza Divina in se', non la puo' comprendere in quanto al di fuori della sua portata.
    La Liturgia ha anche lo scopo preciso di far discendere un'influenza spirituale reale, viva, sulla comunità dei fedeli. Lo Spirito rapisce l'Intelletto, lo sublima, lo rende sempre piu' sottile e duttile e lo porta in alto impedendogli di "risolidificarsi" durante l'ascesa e ricadere quindi verso il basso.
    La modificazione in senso sentimentale del rito rende inefficace tutto cio' in quanto non permette alla Preghiera di innalzarsi in alto, ne' di far scendere lo Spirito, ne' la rugiada di benedizioni ad esso collegata.

    Pantocrator

    RispondiElimina
  4. Sono perfettissimamente d'accordo con lei.

    Qui è bene fare una precisazione. In alto io per "intelletto" intendevo quello che in greco è detto la "dianoia", ossia la capacità razionale umana.

    Lei per "intelletto" intende quello che i greci indicavano come il "nous", ossia come la parte spirituale-intellettiva, qualcosa infatti di soprarazionale, quel qualcosa che ci unisce con Dio.

    Ora le nuove liturgie, le "liturgie moderniste", sono destinate ad abortire da ogni alto proposito spirituale proprio perché prodotto della "dianoia", non del "nous".
    Sono come armi spuntate.

    Infatti, non sono fatte da uomini che hanno "visto" e "sperimentato" la Divinità, ma da studiosi che si sono serviti di "ombre", non di "fuoco vivo". Hanno preso materiale da costruzione un poco qui un poco lì e lo hanno assemblato assieme, quand'anche non abbiano composto testi completamente nuovi, con una mentalità piuttosto lontana da quella ascetica.

    Viceversa, all'origine di una liturgia tradizionale c'è sempre una forte esperienza ed esigenza spirituale, non un'intenzione razional-intellettuale.

    I compositori liturgici "a tavolino" hanno fatto un prodotto artefatto con il quale pensavano di avvicinare la liturgia alla mentalità protestante, presumendo di fare, contemporaneamente, un certo ponte con l'Oriente cristiano, convinti pure di poter parlare all'uomo moderno con un linguaggio a lui prossimo.

    Le loro preoccupazioni erano politico-social-ecumenico-ecclesiastiche, non certo spirituali! Loro non guardavano tanto a Dio, quanto agli uomini.

    E' questo che crea un vero e proprio diaframma e scisma tra chi si pone nella tradizione e chi di fatto ne prescinde.

    Si racconta che un giorno il maggior artefice della riforma liturgica cattolica (mons. Bugnini) stesse relazionando come sarebbe stata la nuova messa. Ad un certo punto un abate di un monastero gli chiese come l'avrebbe potuta applicare nella sua abbazia. Bugnini rispose: "Ai monaci non ho pensato!". Una risposta che la dice lunga e che, da sola, affossa tutta questa nuova liturgia.

    L'essenza del monaco è, infatti, cercare Dio, non preoccuparsi del mondo.

    RispondiElimina

Si prega di fare commenti appropriati al tema. Ogni commento irrispettoso o fuori tema non verrà pubblicato.