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martedì 8 maggio 2012

Esclusività della liturgia tradizionale

 
Messa letta in una cappella laterale della chiesa saint Nicolas du Chardonnet (Parigi). Gli altari laterali furono introdotti lentamente nelle chiese latine da una consuetudine che iniziò ad affermarsi nel nord Europa attorno al XI secolo.

Riporto uno scritto di un sacerdote cattolico il quale da qualche tempo celebra esclusivamente con il Messale antico. In queste poche righe egli espone dei principi semplici ma basilari che regolano la vita di una liturgia tradizionale: "o è esclusiva o non è". Tali principi sono regolatori di ogni tipo di liturgia tradizionale la quale, per  un'uniformità di linguaggio simbolico, ha bisogno di uno spazio esclusivo e coerente all'interno di una chiesa e nella vita di un credente.

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La liturgia tradizionale o è esclusiva o non è nemmeno tradizionale.

Nessuno se ne abbia a male se esprimiamo con semplicità la nostra convinzione.

All'inizio della nostra storia una delle colpe che ci fu attribuita fu quella di aver rifiutato di continuare a celebrare la messa di Paolo VI (1) e di non ammettere nelle nostre chiese la celebrazione della nuova messa nemmeno da parte di altri sacerdoti. Fu questa una colpa imperdonabile a giudizio di molti.

Altri, pur dandoci ragione in privato, pubblicamente ci chiedevano un gesto “distensivo”, dicendo almeno una messa in italiano.

Noi abbiamo sempre domandato per noi l'uso esclusivo della liturgia tradizionale, e per i nostri fedeli il poter vivere la preghiera in una chiesa, parrocchiale, dove la liturgia tradizionale sia il luogo totale di educazione alla fede.

La forma della preghiera non è secondaria, ad essa è legato tutto un modo di ragionare e di affrontare la vita e di considerare la Chiesa.

Se c'è un concetto totalmente non tradizionale, e assolutamente moderno, è quello della chiesa come contenitore di diverse forme di preghiera, alle quali i fedeli accedono per scelta, a seconda del gusto personale o delle proprie convinzioni: ad esempio, al mattino, di buon'ora, una messa tradizionale... che non guasta mai, al pomeriggio una messa carismatica di guarigione, alla sera una bella messa in italiano per i pensionati e, dopo cena, a seconda dei giorni della settimana, la messa dei diversi movimenti... così che tutti siano contenti. Ve la immaginate una chiesa così? Su cosa si farà l'unità? Siamo proprio sicuri che sotto tutti questi modi di celebrare ci sia la stessa fede cattolica e si condivida un unico sguardo sulla Chiesa? Qui non si tratta di diverse tradizioni liturgiche con una storia plurisecolare, che però hanno in comune la medesima tensione verso Dio e la medesima adorazione, si tratta qui della liturgia “fai da te” emersa in questi anni confusi e poveri di grazia.

No, ci sia permesso di avere delle chiese ad uso esclusivo della Tradizione, chiese con un riconoscimento giuridico perchè la Chiesa ha bisogno anche di una chiarezza legale, dove tutto parli di un cristianesimo semplice e composto, che non vuole novità umane inutili, già vecchie prima di nascere, e che cerca la perenne bellezza della grazia.

La Tradizione dà forma totale alla vita del cristiano, partendo dalla uniformità del rito, che è all'opposto del supermercato delle liturgie personalizzate (2) di oggi.

Ve la immaginate una chiesa di rito orientale, cattolica o ortodossa, che ammetta una messa moderna stabilmente? Dove andrebbe a finire la loro identità di fede?

L'unità con loro non la si farà certamente nella confusione moderna e occidentale delle liturgie europee.

Anche da noi, il miglior modo per uccidere negli animi l'amore alla Tradizione, è far vivere la messa tradizionale tra una liturgia “bit” e una messa carismatica di guarigione.

Chi vive la Tradizione in questa confusione si stanca presto, sentendo che quella messa tradizionale, che ama e che ha cercato, è stata concessa per politica ecclesiastica e non perché la Chiesa tutta torni alla pace della sua Tradizione, che è di Dio.

"Radicati nella fede", V (2012), 5.

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(1) Queste osservazioni dimostrano che, alla lunga, non può esistere coesistenza tra due Messali all'interno di un'unica forma rituale di una stessa Chiesa. O morirà l'uno o morirà l'altro. Ndr

(2) La "liturgia personalizzata" come s'intende oggi è, in effetti, agli antipodi della liturgia tradizionale e oppone, anche se non lo si ritiene, la persona alla tradizione laddove, invece, la persona si espande e si realizza cristianamente solo se inserita nella tradizione. Il relativismo liturgico - che ad altro non tende se non ad un relativismo nelle opzioni di fede - alla fine è a detrimento della liturgia stessa. Ndr 

17 commenti:

  1. egregio signor pietro secondo lei perchè il papa non celebra pubblicamente secondo il messale di san pio v ?poi il messale che si usa nelle celebrazioni del motu propriu summorum pontificum è uguale a quello che usano i lefebvriani ?
    fabio

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  2. L'uso di un rito romano sotto due forme è una soluzione che ho sempre ritenuto essere assurda. O si sceglie uno e lo si mantiene come ufficiale o si sceglie l'altro.

    Questa duplicità è data senz'altro dalla strana situazione in cui si è trovato il Cattolicesimo a seguito della riforma liturgica: in bilico tra tradizione ed innovazione.

    Ne consegue che il mondo cattolico si è spaccato tra una minoranza tradizionalista, una certa percentuale conservatrice e, il resto, con spiccate simpatie progressiste.

    In una realtà così, in cui le opposizioni sono ben accese, è evidente che i vertici curiali a Roma stanno attenti a non gettare "benzina sul fuoco", magari facendo quello che lei suggerisce.

    I "lefebvriani" usano il Missale Romanum nell'edizione del 1962.

    Vorrei però sottolineare che il "problema liturgico" nel mondo Cattolico è solo la conseguenza di mille altri problemi (ecclesiologici, dogmatici, disciplinari, spirituali...). Pensare che tutto si risolverebbe nel sistemare la liturgia - in un modo o in un altro - è pura utopia.

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  3. Purtroppo il sacerdote che ha scritto l'articolo pubblicato non è più parroco, essendo stato obbligato ha dare le dimissioni. Conserva è vero la piccolissima parrocchia di Vocogno ad uso esclusivo, ma senza nessuna garanzia canonica. Agli occhi dei fedeli appare come un giudizio fortemente negativo della Chiesa (solo diocesana?) sulla esclusività del rito tradizionale.Tutto questo grazie anche all'ambiguità di Ecclesia Dei

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  4. Penso che l'episcopato sia assai infastidito nel veder legalizzata la forma "straordinaria" del rito romano. Questo lo comprendo anche dal fatto che nei seminari diocesani tale tipo di culto è tabù: non se ne parla e nessuno lo insegna. Tanto meno lo si pratica.

    Laddove è concesso, viene chiuso in una specie di ghetto.

    Anche se all'estero ci sono movimenti cattolici molto dinamici per il ritorno alla liturgia tradizionale, in Italia, al momento presente, esiste una guerra silenziosa con la quale si lanciano messaggi ben precisi: uno, appunto, è che questo culto è tollerato ma dovrebbe essere riassorbito quanto prima da quello rinnovato da Paolo VI.

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  5. Il mondo cattolico deve scegliere quale via prendere:

    - o quella tradizionale (il che non è una stanca ripetitività di quanto è sempre stato fatto, ma comporta una grande dinamica di tipo spirituale e anche una certa capacità di adattare i testi antichi nel nuovo contesto);

    - o quella innovativa (che però gli darà un'identità totalmente nuova con chiari elementi di rottura con il suo passato).

    A volte ho l'impressione che le gerarchie proibiscano il ritorno alle forme tradizionali (che porta a logiche conseguenze) e proibiscano pure il cammino verso altri generi cultuali decisamente più prossimi al mondo Riformato e più "logici", se consideriamo il suo percorso in questi ultimi decenni.

    Così, stanno fermi al bivio e impongono tutti di farlo (posizione conservativa!).

    Ma tutto ciò non è sano poiché impone di stare in una sorta di "palude", in una zona grigia dove non si è né carne, né pesce.

    Fondare la propria identità semplicemente non vivendo, non è vivere!!!

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  6. roberto di bovolone verona9 maggio 2012 09:08

    ritus romunus e ritus modernus sono due entita' a se stanti, ma mentre il primo si e' evoluto sin dall'era apostolica fino a noi in maniera organica, con legittime modifiche apportati da vari papi non intaccando la sostanza o meglio l'ordinamento del messale quindi della liturgia,il secondo risulta essere una creazione ex novo di una commissione liturgica influenzata da sei protestanti.mentre il rito romano o MESSA DAMASO GREGORIANA SI ERGE SU UN ORDINAMENTO FISSO RIGIDO PER LA LITURGIA SI ASSISTE PER CONTRO NEL NOM ALLA AMPIA FACOLTA DI SCELTE DATE AI CELEBRANTI SU COME STRUTTURARE ES ATTO PENITENZIALE ,OPPURE LA RECITA DI VARIANTI DEL CREDO ECT SENZA MAI GIUNGERE A FORME STABILI ED UNIVOCHETRA LE CELEBRAZIONI ALL'INTERNO DI UNA MEDESIMA PARROCCHIA O TRA PARROCCHIE VICINE .QUESTO GENERA CAOS COME LO GENERANO LO ORRIBILI MESSE BEAT ,ROCK O QUALSIASI ALTRA PORCHERIA INSCENATA IN CHIESA CHE OFFENDONO DIO DISORIENTANO I FEDELI E SONO PATROCINATE DE VESCOVI MODERNISTI...SIIII SE LE CHIESE SI SVUOTANO E' PROPRIO PERCHE' IL NOM NON OFFRE IL CONTATTO CON IL DIVINO POICHE' IMPREGNATO DI ANTROPOLOCIA

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    1. Il problema del famoso Novus Ordo Missae (NOM = nuovo ordinario della Messa) è che la sua composizione non rispetta le regole della pietà, come anticamente si faceva, e infatti non è composto da uomini di spirito ma da uomini di cultura, da intellettuali.
      Oltre a ciò non rispetta la tradizione, che non prevede mai stravolgimenti o composizioni ex novo ma adattamenti, ricollegamenti con l'antico e cose di questo genere. Anche quando il NOM vuole ricollegarsi con l'antico ne dà una nuova forma, un nuovo sapore che deriva inevitabilmente dal filtro di chi ha voluto quella liturgia. Tutto ciò, senza polarizzazioni parziali, dovrebbe interrogare e di molto i facitori di questo nuovo prodotto.

      Un appunto: il NOM non è "impregnato di antropologia", come lei dice, semmai di antropocentrismo. Che abbia antropologia è scontato: tutti i prodotti umani riflettono chi li ha fatti. Il problema non è questo. Il problema è quando non riflettono che questioni umane. Allora sì che è un problema perché non sono più trasparenti alla Grazia, come si dice con linguaggio tradizionale.

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  7. Già il solo fatto di non celebrare ad Orientem lo dice lunga sull'antropocentrismo... si volge le spalle all'azione della Grazia!

    Pantocrator

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  8. Anche qui, per non cadere in banali critiche da parte dei partigiani del NOM (partigiani in quanto sono di "parte", non della tradizione che "di Chiesa) bisogna ben definire le cose.
    Un partigiano del NOM direbbe: "Dio è ovunque e quindi non ha senso privilegiare un orientamento piuttosto che un altro". Questa risposta è banale e riflette l'infinita superficialità di chi la professa.

    Se è vero che Dio è ovunque, è pure vero che l'uomo ha bisogno di educazione teologica per non disperdere il proprio intelletto in una molteplicità che lo porta lontano da Lui e lo frammenta interiormente, impedendogli di essere "monos", ossia unitario (come direbbe la tradizione antica, da cui deriva il termine di "monaco" come di colui che coltiva l'unità del suo essere per vivere in Dio).

    Per educazione teologica in antico si attribuiva alla luce del sole nascente l'avvento della Grazia e della presenza divina nel cosmo. Conseguentemente si celebrava ad Oriente o ad Occidente a seconda di dove fosse orientata la chiesa al nascere del sole. Erano i raggi solari ad essere visti, non il popolo e questo spiega tutte le composizioni liturgiche nelle quali compare il termine "luce", "fws", "lux".

    Oggi, viceversa, si ha preferito esaltare la convivialità da cui questo bisogno patologico di gaurdarsi in faccia in un momento, come quello liturgico, in cui, invece, quello che è importante è l'aspetto verticale-teologico, non orizzontale-antropologico.

    Ma questo non è tanto il peggio.

    Il peggio è aver secolarizzato ogni cosa dello spazio sacro.

    L'altro giorno mi è caduto lo sguardo su una tesi di dottorato in cui si traduceva la Mistagogia di san Simeone il Nuovo Teologo (XI sec). Ad un certo punto san Simeone confessa che la tavola in marmo dell'altare, essendo stata unta con il Sacro Myron, e dunque consacrata, è "piena di Spirito Santo". Un'espressione, questa, che pare inaudita oggi, in cui gli altari antichi vengono trascurati, ridotti a supporto per piante e fiori, in cui vi si volge le spalle con superficialità quasi blasfema.

    Tutto ciò evidentemene continua a mostrare che le ultime generazioni hanno fatto, più o meno inconsapevolmente, scisma con il loro passato.

    Molti settori del Cattolicesimo attuale vivono in scisma rispetto al clima di forte pietà che caratterizzava la sensibilità dei Padri verso tutto il mondo liturgico.

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    1. Errata Corrige: la Mistagogia a cui ho fatto riferimento non è quella di Simeone il Nuovo Teologo (che non mi risulta aver scritto Mistagogie) ma quella di Simeone di Tessalonica (XV secolo) il quale fu molto famoso in Europa dal momento che il Cattolicesimo cercò di trovare in lui delle armi per combattere il Luteranesimo.

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  9. Tutto i presbiterio viene profanato in nome di una presunta maggiore "familiarità" con quelli che invece i Padri chiamano "tremendi misteri".

    Pantocrator

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  10. Penso che in queste cose non ci siano tempi che tengano ("i tempi dei Padri non erano i nostri", si dice) e neppure culture ("la cultura dei padri non è la nostra", si aggiunge).
    E' questione di venerazione. O c'è o non c'è.

    Magari fosse solo un questione di cultura! Magari solo una questione di tempi! Quello che non vedono i nostri contemporanei è che qui è intaccato il nucleo stesso della trasmissione cristiana e la Chiesa nel suo mistero è ridotta ad un fantasma.

    Le Mistagogie, che i Padri scrivevano per invitare ad un "sacro timore" davanti ai divini misteri, per informare su che eccellenza ha il luogo sacro, sono note solo ad una ristretta cerchia d'intellettuali, tra qualche dottorato di ricerca o in qualche seminario universitario particolarmente specializzato sulla cultura bizantina. Né sono conosciute ai più né sono praticate.

    E dire che queste opere erano fatte per i cristiani semplici perché imparassero a conservare le tradizioni.
    Neppure nei Seminari diocesani s'insegna tutto ciò, il che è tutto dire.

    E poi in base a cosa, queste strutture ecclesiali, ardirebbero d'essere legittime eredi, dal momento che hanno buttato nel più orrido oblio queste opere sublimi?
    Queste realtà ecclesiali sono realtà "altre" nate nel periodo moderno o post-moderno. Altro non si può dire ed è solare a chi ha i riferimenti chiari.

    Il loro parente più prossimo non è Giovanni Crisostomo, Massimo il Confessore, Giovanni Damasceno quanto, piuttosto, Lutero, Calvino, Zwingli. Perciò molti cattolici appena iniziano a contestare il papato si volgono alla Riforma e mai alla patristica antica e neppure al cattolicesimo medioevale.

    C'è un evidente scisma col proprio passato, anche se passato sotto silenzio e coperto dal fumo di tante chiacchiere inutili.

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  11. Oggi per la prima volta in vita mia ho celebrato la Santa Messa nel Rito ricevuto dai Padri, secondo la forma Extraordinaria del Rito Romano. Essendo la prima volta nonostante mi sia preparato certamente ho commesso molti errori e finita la Liturgia mi sono meravigliato che nonostante l'avessi desiderato da tanto tempo, nonostante tutto l'amore che provo per la Tradizione, nonostante tutto questo non abbia sentito "nulla" di speciale nel Celebrare. Ma poi mi è balenato un pensiero: ho celebrato per rendere Gloria a Dio o per ricevere da Lui consolazione e trasporto spirituale? Mi sono detto: è bene così, ho fatto come dice il Signore nient'altro che il mio Dovere di Uomo, di Cristiano e di Prete:

    Numquid gratiam habet servo illi,
    quia fecit quae ei imperaverat?
    Non puto. Sic et vos
    cum feceritis omnia quar praecepta sunt vobis,
    dicite: Servi inutiles sumus:
    quod debuimus facere, fecimus.

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    1. Dio è imprevedibile: non risponde come dovesse obbedire ad una legge meccanica.
      Quello che a Lui è comunque gradito è la purezza di cuore con la quale si fa quasiasi cosa. Tuttavia se uno chiede con insistenza cosa sia meglio fare o prima o poi una risposta arriva, o in forma di consolazione o in forma di scossa che ci smuove totalmente.

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    2. E cosa dovrebbero accadere? Terremoti, apparizioni, miracoli?
      Anzi, proprio nel Nulla vi e' il Tutto, il Verbo che e' Parola e' all'origine un infinito Silenzio. L'Essenza sta nell'invisibile non nel visibile per questo i Padri li chiamano tremendi misteri a cui non e' consentito per niente avvicinarsi con superficialità ed eccessiva familiarità. Quanto piu' nulla Lei sentirà nel celebrare tanto di piu' il granello di senape che e' un "nulla" diventa l'albero piu' grande nel Giardino su cui si posano gli uccelli del Paradiso.

      Pantocrator

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    3. Grazie! è proprio così, giusto ieri meditavo proprio sul Silenzio Trattenuto di Elia!!! Quando sono stato ordinato Sacerdote mi ha accompagnato in quei giorni proprio una preghiera della Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo, la preghiera che segue l'Inno Cherubico, una preghiera che spesso prego prima di celebrare la Messa e che mi aiuta ad entrare con uno spirito diverso nella celebrazione dei Divini Misteri:

      Nessuno che sia schiavo di desideri e di passioni carnali è degno di presentarsi o di avvicinarsi o di offrire sacrifici a Te, Re della gloria, poiché il servire Te è cosa grande e tremenda anche per le stesse Potenze celesti. Tuttavia, per l'ineffabile e immenso tuo amore per gli uomini, ti sei fatto uomo senza alcun mutamento e sei stato costituito nostro sommo Sacerdote, e, quale Signore dell'universo, ci hai affidato il ministero di questo liturgico ed incruento sacrificio. Tu solo infatti, o Signore Dio nostro, imperi sovrano sulle creature celesti e terrestri, tu che siedi su un trono di Cherubini, Tu che sei Signore dei Serafini e Re di Israele, Tu che solo sei santo e dimori nel santuario. Supplico dunque Te, che solo sei buono e pronto ad esaudire: volgi il tuo sguardo su di me peccatore e inutile tuo servo, e purifica la mia anima e il mio cuore da una coscienza cattiva ; e, per la potenza del tuo Santo Spirito, fa che io, rivestito della grazia del sacerdozio, possa stare dinanzi a questa tua sacra mensa e consacrare il tuo corpo santo ed immacolato e il sangue tuo prezioso. A Te mi appresso, inchino il capo e ti prego: non distogliere da me il tuo volto e non mi respingere dal numero dei tuoi servi, ma concedi che io, peccatore e indegno tuo servo, ti offra questi doni. Tu infatti, o Cristo Dio nostro, sei l'offerente e l'offerto, sei colui che riceve i doni e che in dono ti dai, e noi ti rendiamo gloria insieme con il tuo Padre senza principio, e il santissimo, buono e vivificante tuo Spirito, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen.

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  12. Quanto detto da Pantocrator non dev'essere comunque assolutizzato, data l'imprevidibilità di Dio. I padri arrivano pure ad affermare l'empiricità della Grazia e nel seguente commento san Simeone il Nuovo teologo giunge a punte estreme: "Se confessandoti non hai sentito nulla, allora chiediti se tale confessione è valida".

    Non mi sento di escludere nulla, dal momento che Dio non si fa chiudere in una griglia di pensieri umani.

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