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giovedì 10 maggio 2012

Piccolo catechismo visuale (prima parte)




Da questo testo, inizieranno una serie di piccoli post nei quali indico un vero e proprio "catechismo visuale", ossia un'istruzione che chiunque riceve entrando in una chiesa semplicemente osservando la disposizione dei vari elementi al suo interno.

Qui, osserviamo l'interno della cappella di san Sulpizio a Parigi. L'illuminazione è armoniosa ed elegante, l'interno è molto razionalizzato e "pulito". Chi lo ha eseguito ha avuto buon gusto e intelligenza.

La chiesa è stata adattata ad una nuova disposizione liturgica voluta, nel mondo cattolico, in seguito al concilio vaticano II. Si può ben dire che tale disposizione risponde perfettamente ai nuovi criteri che, come osserveremo, non sono tradizionali.

Salta immediatamente evidente l'assenza di presbiterio o santuario. L'altare, che in questo caso è di pietra e quindi obbedisce ad una regola simbolica, è disposto a un terzo della lunghezza della cappella, circondato ai lati da sedi di celebranti e fedeli.

L'indistinzione delle sedi indica l'unione (col rischio della confusione?) tra clero e laici. Infatti, tolte le tre sedi quasi a ridosso del tabernacolo e della pala d'altare, i sacerdoti concelebranti possono sedersi solo lungo le pareti laterali assieme a tutti gli altri.

Anche nella foto che riprende la cappella in direzione della sua uscita si può osservare quest'uniformizzazione.

Qui gli sguardi si concentrano in un punto interno alla navata, attorno all'altare su cui pende la croce e non c'è orientamento verso Oriente. L'altare non è sopraelevato ed è disposto sullo stesso piano di tutti gli altri elementi. Questo indica che non è necessariamente un luogo eccellente ma sta sul livello di tutto il resto.

La sede per le letture è posta proprio di fronte alla porta d'ingresso, come per rimarcare in modo forte che il presbiterio è inesistente.

Si tratta, in definitiva, di una disposizione che riflette un concetto differente di chiesa rispetto a quello tradizionale, nella quale non esiste nulla di mistico (spiritualmente non evidente): tutto è mostrato sotto gli occhi di tutti e la sua disposizione sembra obbedire ad un criterio strettamente intellettuale. Qui si riceve il suggerimento che la comprensione razionale (*) è molto importante per praticare la propria fede.


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(*) Questo razionalismo teologico è divenuto tradizionale nel mondo occidentale al punto che, in un depliant pubblicitario per un corso teologico della diocesi cattolica di Parigi, leggevo pressapoco: "Rendere intelligente la fede: un corso di teologia". L'aspetto mistico e soprarazionale effettivamente non si confà con tutto un genere di ambiente il quale si autoesclude da quant'è il "meglio" della tradizione cristiana.

9 commenti:

  1. L'unica cosa positiva è l'impressione che ha subitaneamente prodotto il me la sede per le letture ,posta proprio di fronte alla porta d'ingresso che per un attimo, solo per un attimo, mi ha ricordato il modo di cantare l'Epistola alle Messe Vetus Ordo, davanti all'altare.

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  2. Possiamo chiamare queste foto dei "piccoli esercizi" per mettere in pratica i principi che qua o là sono stati enunciati lungo questo blog.

    L'ideale è che ognuno, con la sua testa, sappia ragionare e riconoscere le cose. Bisogna tenere conto che nulla è a caso e tutto vuole educare o diseducare. In ogni evenienza chi frequenta certi ambienti piuttosto che altri poi si trova con una conformazione spirituale che discende direttamente dai luoghi praticati.

    Certamente la sede per le letture non è parificabile a quella utilizzata anticamente dal momento che, allora, era inconcepibile strutturare una chiesa in questo modo. L'assenza di presbiterio, come ho più volte ricordato, è finalizzata ad educare all'assenza di sacro.

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  3. egregio signor pietro le vorrei domandare che senso ha far delle chiese cosi ?protestanti?
    fabio

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    1. Chi le ha volute evidentemente vi trovava e vi trova un senso. Sta a noi capire se tutto ciò è accettabile o meno.

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  4. Come pretendono di rendere razionale cio' che per sua stessa natura non lo e'?
    Questa e' una vera propria parodia della deificazione intesa dai Padri.

    Pantocrator

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  5. Puoi indicarci in quale costituzione o testo il Concilio Vaticano II ha stabilito questa nuova disposizione liturgica?
    Puoi indicarci da dove risulta che il mondo cattolico ha stabilito che questa dispozione liturgica sia quella voluta dal Concilio Vaticano II?
    Per capire una verità bisogna innunzi tutto dirla.

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    1. Ringrazio sinceramente per le sue domande che mostrano ai lettori di questo blog una mentalità che altrove ho definito "conservatrice", non tradizionale.

      Infatti senza togliere nulla alla sua persona verso cui porto senz'altro rispetto, mi permetto di fare alcune osservazioni sul pensiero che penso esistere dietro a queste domande.

      Per il conservatore cattolico, i pronunciamenti del concilio vaticano II, riguardo la liturgia non sono criticabili, dal momento che rientrano nell'alveo della tradizione: continuità pure nel cambiamento.

      Infatti, se si legge bene in alto, io non scrivo che certe cose le "vuole" il concilio ma scrivo che sono state disposte "a seguito" del concilio rispettando, così, gli avvenimenti storici e la mens della maggioranza di quei vescovi che MAI avrebbero pensato ad un tale cambiamento liturgico.

      Tuttavia pure i riformatori che varano un nuovo rito liturgico in rottura con lo stile e i procedimenti del passato non hanno torto. Le disposizioni di una chiesa, dopo il concilio, sono, come mostra bene quest'esempio, rispondenti a tutta un'ecclesiologia nella quale sono state poste nuove accentuazioni. Questo se quindi non è riscontrabile nella Sacrosanctum Concilium (il documento sulla Liturgia) è rinvebibile nella definizione di Chiesa quale "popolo di Dio", nella nuova enfasi che viene data all'ascolto biblico e nei successivi apporti dati, su quella linea, dai liturgisti appoggiati da Paolo VI incaricati di rivedere le disposizioni liturgiche. Tutto ciò, quindi, se non è direttamente figlio del concilio è stato possibile GRAZIE ad intuizioni, orientamenti, atteggiamenti di questo concilio applicati, in seguito, in campo liturgico.

      Io trovo coerenti due posizioni: quella del tradizionale, che preferisce rifiutare in blocco certi eventi che poi genereranno, come in un gioco ad effetto domino, tutto il resto, eccessi compresi; quella del progressista che, in adesione a tutti gli eventi conciliari, trae le LOGICHE CONSEGUENZE sul piano ecclesiale, liturgico, dogmatico, ecc.

      Il conservatore che cerca di tenere il piede su due staffe, osannando le riforme conciliari e, allo stesso tempo, svuotandole del loro senso progressista nel dichiararle tradizionali, va contro la storia e cerca di epurare la realtà. Non è la prima volta che è stato fatto, bene inteso, ma è realmente contro tutti i sensi, è cercare di salvare capra e cavoli allo stesso tempo.
      Lo posso capire ma non giustificare.

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    2. Signor Pietro, secondo lei cosa andrebbe fatto? Mettiamo che in futuro (volesse il Cielo!) venga eletto papa un sacerdote tradizionale. Cosa dovrebbe fare: sconfessare i documenti conciliari (che hanno dato l'input a tutta la rivoluzione che vediamo?) dovrebbe imporre dall'altro la liturgia antica? Ma come potrebbe "abrogare" i documenti del Concilio? Il Papa in teoria può farlo? Concretamente se al posto di Francesco ci fosse un sacerdote tradizionale, in questa miserevole e difficile situazione cosa potrebbe fare, con tutta l'opposizione clericale che potrebbe fare un immenso scisma? Sarebbe difficile abrogare ad esempio il Novus Ordo, non sarebbe diciamo opportuno, perché verrebbe visto come un'imposizione etc. So che tutte queste nostre ipotesi e ragionamenti ipotetici non servono a nulla concretamente, dato che noi laici non possiamo farci nulla, ma perlomeno queste ipotesi potrebbero magari edificarci o aiutarci a farci comprendere di più la realtà.
      Grazie mille per questo splendido blog.

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    3. Risponderò a queste domande in un nuovo post.

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