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domenica 13 maggio 2012

Piccolo catechismo visuale (terza parte)



Questo terzo  post di "catechismo visuale" porta un esempio in cui la chiesa è disposta in modo tale da accentuare al massimo il senso di verticalità o di "sacro". Siamo nella cattedrale russo-ortodossa di Parigi e queste foto sono state scattate, nonostante il giustissimo divieto di fotografare: la liturgia è un evento mistico, non uno spettacolo.

Dall'entrata, lo sguardo si dirige verso il presbiterio o "santuario" totalmente chiuso allo sguardo da un'alta iconostasi in legno. La liturgia che vi si celebra ha bisogno di momenti in cui quanto avviene nel presbiterio sia totalmente celato alla vista dei fedeli. In questo contesto il presbiterio rappresenta pure l'inaccessibilità della Divinità.

All'impenetrabilità del santuario - non solo al corpo ma pure allo sguardo - fa riscontro la verticalità della cupola con il Cristo Pantocratore: la funzione di questa cupola sta a rimarcare la discesa dai Cieli di Cristo verso la terra: all'aspetto trascendente si unisce, dunque, quello immanente per mantenere in equilibrio perfetto il dogma sancito dal Concilio di Calcedonia: Cristo è vero Dio ed è pure vero uomo!


Nella chiesa non esistono sedie o panche. I fedeli sono dunque abituati a rimanere in piedi lungo il corso di tutta la liturgia che può durare almeno due ore. Nell'uso russo si sono conservati quei segni del corpo che nelle chiese greche tendono sistematicamente ad omettersi, come l'inchino del capo. L'assistenza ai sacri riti ha una calda partecipazione interiore. Si avverte, nell'insieme dei fedeli, un'attenzione ad eventi mistici, non la ricerca di significati razionali. Il canto del coro esprime l'anima religiosa russa: non è romanticismo ma una pietà robusta che, a volte, ha un calore che dona la sensazione d'essere come un fiume di fuoco, altre volte esprime un vivo stupore davanti alla manifestazione di Dio attraverso la Divina Liturgia.



Momento della Comunione. I sacerdoti presentano al popolo il calice con il vino e il pane consacrato, chiuso da un velo che servirà a pulire le labbra di chiunque si comunicherà. Il fedele si accosta alla base dei gradini in modo da non toccare nulla di quanto non gli compete, pur ricevendo la Comunione. Questa grande attenzione fa in modo da proibire al laico d'entrare attraverso la porta dell'iconostasi, rigorosamente spettante al solo clero. A dare quest'impostazione sacrale ha contribuito non poco pure l'interpretazione, in chiave liturgica, di Dionigi l'Areopagita fatta da Massimo il Confessore e, alla fine dell'epoca bizantina, da Simeone di Tessaolonica.


Uno dei non frequenti momenti i cui è possibile osservare l'altare nel presbiterio: al momento della comunione dei fedeli. L'altare rappresenta simbolicamente il punto più sacro di tutto il tempio, l'oggetto al quale si presta la massima venerazione. In questi ambienti è normale avere quest'atteggiamento perfettamente tradizionale e risulta del tutto inconcepibile ed estraneo un approccio differente.





4 commenti:

  1. egregio signor pietro le volevo domandare come si chiama quella specie di "cucchiaio"che usano per dar la comunione ,e poi il pane nella liturgia ortodossa è lievitato perchè ?la ringrazio
    fabio

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  2. In questo link si trova la risposta per il "cucchiaio" o labida (si pronuncia lavìda).

    Il pane è lievitato perché anticamente ovunque si usava così, anche in Occidente. Poi nelle nostre regioni si ha iniziato a fare differentemente, probabilmente per motivi pratici.
    Il pane liveitato è segno che, dopo la venuta di Cristo, non si usa più il pane azimo com'era abitudine ebraica i quali, appunto, attendevano ancora il Messia. Il buon lievito che fa alzare tutta la pasta è Cristo stesso ed è, appunto, conveniente vederlo nel pane eucaristico.

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  3. http://digilander.libero.it/ortodossia/Suppellettili1.htm

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  4. Intanto però la contravvenzione a quella norma ha portato all'edificazione di noi che vediamo questa splendida Chiesa, che spinge alla devozione e alla contemplazione.

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