Benvenuto

Benvenuto su questo blog!

sabato 5 maggio 2012

Razionalismo e liturgia


Il presente passo, tratto dall’opera Institutions liturgiques, di Dom Prosper Gueranger, è attualissimo. In Occidente oramai è assai riscontrabile una lettura razionalistica della liturgia cristiana, lettura che l’abate di Solesmes ritrovava già in un autore del XVII secolo, Dom Claude de Vert. Chi combatte il senso simbolico antico della liturgia – i settari antiliturgici, come  Gueranger li denomina – è in effetti succube d' una visione razionalistica della stessa e non avverte più il suo significato spirituale insito negli orientamenti tradizionali. Nel momento in cui questo significato non è più avvertito è logico sovvertirla e rimodellarla con criteri che non sono quelli della tradizione, come accade oggi giorno in tutte le realtà ecclesiali antitradizionali.

Questa critica di Gueranger è, dunque, attualissima e sembra fatta proprio per i tempi odierni. Non meraviglia che, forse per questo, l’opera sia praticamente introvabile. Che direbbe l’abate di Solesmes davanti alle desolazioni della liturgia occidentale attuale?




Dom Prosper Louis Pascal Gueranger (1805-1875)
Si tratta d’un principio presente in tutte le religioni, quello per cui le cerimonie liturgiche includano un complemento alle formule del culto.

La religione cristiana, che basa i suoi mezzi di salvezza attraverso i sacramenti, proclama la necessità dei riti sacri, in quanto, essendo d'istituzione divina, contengono la grazia che significano. [...]

Tuttavia nulla è stato più violentemente perseguitato dalla setta antiliturgica, quanto il simbolismo cristiano che dà un valore mistico al suo gesto, a un oggetto materiale, che anima la creazione visibile e realizza lo scopo dell'incarnazione espresso in quest'ammirevole frase liturgica: "Ut dum Deum cognoscimous, per hunc in invisibilium amorem rapiamur" (in modo che, riconoscendo Dio in forma visibile, siamo istruiti da lui all'amore dei beni invisibili -. Prefazio di Natale del Messale Romano).

Quando l'eresia è stata in grado d'agire direttamente, ha schiacciato il simbolismo [...]

Era facile prevedere che lo stesso movimento che ha prodotto il rovesciamento della tradizione dei messali e breviari a Parigi, Cluny e Troyes, che portava un gran numero di sacerdoti a infrangere i momenti di silenzio dei misteri nella celebrazione della Messa, tendeva, in questa secolarizzazione universale della liturgia, a materializzare le cerimonie il cui misticismo antico era in troppo flagrante contraddizione con tutto quest'insieme di naturalismo [...]

[Si disse che] generalmente i nostri dottori cattolici si posero troppo esclusivamente sulla difensiva di fronte alla pretesa Riforma protestante: così [i critici] minarono il dogma estraendo dal culto quanto sembrava difficile da difendere davanti ai loro avversari. Essi non vollero scioccare, vollero addirittura soddisfare la ragione dei protestanti; ne accordarono una certa vittoria, convenendo, così, che la Riforma aveva criticato la Chiesa per aver peccato d'esagerazione (1). Fu una tattica imprudente, da non giustificarsi per il suo successo [...]

Dom Claude de Vert, il nostro tesoriere di Cluny, s'era incaricato di "naturalizzare" le cerimonie della Messa... In un suo viaggio a Roma, verso il 1662, nel quale fu testimone delle pompose cerimonie che si praticavano in questa capitale del mondo cristiano, invece di gustarne i misteri, concepì l'idea d'una opera in cui, trascurando di spiegare i simboli della liturgia con delle ragioni mistiche, come aveva fatto fino ad allora ogni tradizione liturgica delle Chiese d'Oriente e d'Occidente, ne ricercò solo le ragioni fisiche con l'aiuto delle quali cercava di spiegare tutto [...]

La dottrina di Dom de Vert è pertanto più dannosa, poiché pare all'inizio molto innocente. Così la Chiesa, istituendo le cerimonie non ha avuto per fine l'istruzione e l'edificazione dei fedeli. Le ragioni mistiche non devono essere rigettate, anche se arbitrarie in se stesse. L'essenziale è avere in mente la causa naturale di ogni rito sacro e stare attenti a non dire che tali riti sono eseguiti per rappresentare ragioni morali o mistiche [...]

Così agli occhi del tesoriere di Cluny, "l'immersione del battesimo trae la sua origine nella consuetudine di lavare i neonati al momento della loro nascita per ragioni fisiche".

Se il cristiano battezzato riceve l'unzione del Crisma uscendo dall'acqua, Dom de Vert ci dice che "quest'unzione non era affatto una pratica particolare alla Chiesa. Si sa che in ogni nazione, soprattutto tra i giudei e i popoli orientali, dopo essersi lavati e bagnati, l'acqua dissecca e raggrinza la pelle per cui si ha cura di strofinare con dell'olio le parti bagnate. Da qui deriva che l'unzione è quasi sempre aggiunta al bagno nella Scrittura. E' a tal proposito che le donne, in parecchi luoghi, dopo aver lavato i panni, si strofinano le mani e le braccia d'olio, per impedire, esse dicono, che la pelle raggrinzisca".

I riti sacramentali dell'estrema unzione sono sottomessi allo stesso sistema di spiegazione razionalista. "Come pregando per i malati - dice Dom de Vert - si domanda sempre il sollievo dai loro mali così non si trascura neppure d'impiegare allo stesso tempo dei lenitivi e di dare sollievo alle parti malate con unzioni d'olio [...]".

Se il prete, rivestendosi con i paramenti sacri per celebrare il santo sacrificio, incrocia la stola sul suo petto, "è perché le due strisce di stoffa, venendosi a sovrapporre verso la parte alta del petto, possano coprire il camice nel posto in cui l'apertura della casula lascia un vuoto e così il tutto diviene un abito completo".

Se al termine di ciascun notturno il coro, precedentemente seduto durante le letture, si alza al "Gloria Patri" dell'ultimo responsorio, non è, come dice san Benedetto nella sua regola "ob reverentiam sanctissimae Trinitatis"; ma lo si fa per uscire dal coro stesso poiché, in altri tempi, s'usciva alla fine d’ogni notturno [...], ecc., ecc.

Si può ben immaginare l'effetto che fece l'apparizione d'una simile opera nei primi anni dell'epoca razionalista. Se ne stamparono molte edizioni. Oramai non si fece più attenzione al simbolismo della liturgia senza correre il rischio d’essere considerati privi di scienza e uomini attaccati alle immaginazioni mistiche dei "secoli oscuri" (2).





Dom prosper Gueranger, Insitutions liturgiques, Editions de Chiré, Chiré-en-Montreuil, 1977, pp. 152-154.
__________________


(1) Questa critica è oggi ricorrentissima e si constata in prolusioni e documenti ufficiali. Si nota come, con essa, il mondo cattolico si ponga contro se stesso. Se, ad esempio, si ritiene "esagerazione" porsi a favore della simbologia liturgica contro il razionalismo individualistico, come fece pur con il suo peculiare linguaggio l'assise tridentina nei riguardi del  Protestantesimo, è ovvio che si va contro se stessi. Il problema è che non ci si accorge di cosa si sta dicendo perché è proprio la coscienza profonda che da la tradizione ad essere stata persa. Viceversa nella mens della Chiesa antica l'errore non era solo in un'affermazione eccessiva (che conduceva ad un'errata esperienza di fede) ma pure in un'affermazione solo apparentemente vera. Oggi questo rigore è totalmente perso.

(2) Questa splendida osservazione di dom Gueranger mostra come il razionalismo, attualmente trionfante, abbia in gran avversione l'aspetto mistico e spirituale del Cristianesimo, quello cioè più propriamente legato al mondo monastico antico. Tutto ciò che rimanda ad un significato profondo è visto come "immaginazione" o, come mi diceva tempo fa un tradizionalista cattolico passato a miglior vita (ed esaltato ai suoi funerali quale "gran testimone" cristiano) come una "filosofia astratta". La spiritualità che conduceva ad un'esperienza di Dio era... filosofia!!!!
In realtà a queste persone sfugge totalmente il nucleo fondamentale del Cristianesimo e tendono a vedere la liturgia solo come qualcosa di sentimentale o come il rimando ad una società oggi inesistente. Non è un caso che gente così associ alla liturgia tradizionale latina l'idea di "troni e altari" o dell' "ancient règime", come si può facilmente riscontrare passando attraverso certi suoi ambienti o seminari.

4 commenti:

  1. Vorrei osservare che la prospettiva secolarizzata con la quale si vede la liturgia, non è propria solo di certi cosiddetti "progressisti", come si penserebbe di primo acchito.

    Personalemente l'ho trovata in diversi ambienti "tradizionalisti" cattolici. Infatti la miopia per le cose spirituali non conosce campi e, come possono esistere persone poco profonde a "sinistra", possono ugualmente esistere persone poco profonde a "destra".

    La concezione materialistica della liturgia - che dom Gueranger bene esprime - l'ho vista in chi esaurisce il culto divino in un insieme di "cose da fare" per adempiere ad una legge ecclesiastica e non fa risaltare, in quest'esecuzione, nulla di spirituale come invece fa don Gueranger.

    In questo modo, il valore del simbolo, che in questo blog si cerca di sottolineare, risulta totalmente IGNOTO. Quest'impostazione materialistica si ritrova, ad esempio, negli scritti in favore della liturgia romana tradizionale nell'attuale presidente di Una Voce Italia, il sig. Fabio Marino.

    E' inutile dire che queste difese non servono a nulla e, anzi, affossano la causa agli occhi dei liturgisti moderni i quali, ben a ragione, ritrovano in tutto ciò una specie di formalismo passatista.

    RispondiElimina
  2. Già! Sono d'accordo su queste analisi.

    RispondiElimina
  3. Ben per questi motivi mi sono allontanato dalla messa in latino organizzata da Una Voce, poichè mi accorsi che era sollecitata per una semplice nostalgia dei tempi che furono, più che da una profonda necessità di spirito.

    E l'approdo ad una comunità tradizionale che dice la santa messa per convinzione,mi ha ripagato dalle brutture decennali cui ho assistito nelle messe/mense della nuova liturgia della nuova Chiesa ecumenica universale(ex cattolica)

    RispondiElimina
  4. Il problema di "Una Voce" è quello di non sviluppare, al suo interno, delle forze sane che possano esprimere autonomamente analisi come quelle di Dom Prosper Gueranger. In gran parte, quando va bene, vivono di luce riflessa.

    D'altronde, non ho posto questo testo casualmente.
    Dom Prosper nei suoi scritti indica chiaramente che l'essenza della liturgia è legata alla professione integrale della fede e ad una spiritualità profonda solidamente agganciata al suo mondo simbolico.

    In altre parole, dogma, solida spiritualità e preghiera sono i pilastri della liturgia. Senza questi pilastri non ha senso neppure cercare di ricostituire il "rito tridentino": diverrebbe una farsa.

    "Una Voce" propone alcune analisi interessanti, come ad esempio gli scritti di Klaus Gamber. Ma "di suo" non esprime nulla di particolarmente profondo. Le ho citato il presidente attuale proprio perché, dai suoi scritti, lei può ben capire quanto sto dicendo. Egli rivendica, spesso in modo stizzoso, i "diritti" della "Messa tridentina" e fa costantemente appello alla norma. Chi disobbedisce è un "brutto cattivo, contro la volontà del papa".

    Ma a ragionare così si corre il rischio d'essere pacchianamente puerili perché nel mondo cattolico attuale il legislatore (il papa) può teoricamente cambiare la norma liturgica come vuole (Paolo VI lo fece) e, coerentemente, uno come il sig. Marino, dovrebbe obbedirgli. Se domani un papa s'impone facendo rientrare tutte le concessioni in favore della "messa tridentina" perché decide così (e nessuno può contrastarlo in quanto, per un cattolico, egli è il legislatore universale), il "brutto cattivo" diverrebbe colui che, fino a poco prima, bastonava stizzosamente gli altri.

    Se, infatti, non si ha nel proprio ragionamento altri riferimenti che quelli puramente normativi, si è ben presto intrappolati. "Se un papa bolla, un altro sbolla!", si diceva nel Medioevo.

    D'altronde, andare al di là, cogliendo le ragioni profonde - che sono d'ordine spirituale - può significare per costoro, parlare del "sesso degli angeli". Poi quando muoiono li celebrano come "grandi testimoni" come io stesso ho sentito. Testimoni di cosa?, c'è da chiedersi! Che farse...

    Ho piacere che lei concordi con me su quest'esperienza che, effettivamente, mi disorientò abbastanza diversi anni fa. Parecchi ambienti "Ecclesia Dei" hanno, effettivamente, queste o altre contraddizioni per cui la cosa, oramai, non mi meraviglia più di tanto.

    E' per questo che Dom Gueranger è abbastanza sconosciuto e, cosa ridicola!!, pure nello stesso ambiente tradizionalista cattolico.

    Diversi tradizionalisti, così, fanno la parte di giocherelloni, alla ricerca di ambienti estetici e passatisti. Un esempio tra tutti in rete: il forum "Cattolici romani" nella sezione "rito romano nella forma straordinaria".

    RispondiElimina

Si prega di fare commenti appropriati al tema. Ogni commento irrispettoso o fuori tema non verrà pubblicato.