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lunedì 30 luglio 2012

In guisa di conclusione ai ricordi

Chiesa pirncipale del monastero di Penteli (Atene)




Proviamo un istante ad immagi­nare due sorgenti d’acqua in un sito alpino. Ad un certo punto in una delle due fonti qualcuno inserisce dei filtri e un bacino di raccolta per poter imbottigliare l’acqua e, in seguito, venderla. Chiunque si aspette­rebbe che l’acqua raccolta sia chimicamente più pura, se non altro perché è filtrata.

Ma se, a controlli effettuati, ci si accorge che l’acqua filtrata dalla prima fonte è in tutto identica a quella della seconda priva di filtri ne segue un’evidente deduzione: l’impianto di filtraggio non funziona, è come se fosse assente ed è, allora, una struttura inutile.

Se poi, effettuando un ulteriore controllo, si nota che l’impianto di filtraggio, oltre a non funzionare introduce delle impurità, allora è addirittura dannoso.

Quest’esempio si può applicare ampiamente alla storia da me raccontata in questa serie di racconti. Gli uomini hanno sempre avuto difetti, in tutti i tempi e luoghi. Sono come l’acqua di una fonte che, seppur limpida, ha impurità. Ma se sono collocati in un ambiente tale da migliorarsi, risultano essere come dell’acqua potabile. Gli ambienti positivi possono effettivamente influire sui singoli e attenuare certe loro caratteristiche negative. La Chiesa, nata per aprire nell’uomo la speranza nell’Al di là, è in grado d’agire come un buon filtro e, oltre a purificare, può dare quel sapore e qualità che in linguaggio tradizionale si chiama “grazia”. La grazia è un elemento in grado di  rafforzare e cambiare dall’interno una persona.

Ma se, invece di funzionare, una Chiesa lascia l’uomo com’è, nonostante si circondi di attivismo, progetti sociali o politici, allora è come un filtro che non funziona. E’ divenuta totalmente inutile ed è priva di senso; ecco il “sale non salato” di evangelica memoria. Purtroppo molti ambienti ecclesiali sono così. Laici o chierici si trovano immersi negli affari e in interessi mondani con uno stile in tutto uguale a quello di tutti gli altri: rubano gli altri, rubano pure loro; ingannano gli altri, ingannano pure loro. 

Se poi, oltre ad essere inoperosa, una struttura ecclesiale inclina le persone in dannose passioni giungendo pure a coprire chi compie crimini, allora diventa come un filtro dell’acqua che aggiunge le sue impurità.

Non si può pensare che sia solo una questione unicamente personale e che l’istituzione non c’entri affatto, proprio perché queste persone vivono in un ambiente, esattamente come l’acqua passa attraverso un impianto di purificazione e attraverso delle tubature.

Allo stesso modo, quando una liturgia inizia a riflettere mentalità che non sono tradizionali si può paragonare a dell’acqua che passa attraverso un filtro inattivo. Se poi quella liturgia inizierà ad avere delle chiare distorsioni allora è evidente paragonarla ad un filtro che rilascia delle impurità.

Gli uomini e quanto essi producono sono il risultato di un fascio di relazioni in cui non si può mai isolare il singolo e attribuirgli tutte le responsabilità. Conseguentemente, certi discorsi sono molto di comodo: “La colpa non è della Chiesa ma del prete x. La colpa non è dell’istituzione ma del laico y”. Questo modo di ragionare tende sempre a scagionare le istituzioni isolando il “reo” come se non avesse mai avuto alcun rapporto con esse. Si può mai ragionare così?

Temo che anche la frase “Il concilio vaticano II non ha colpa, la colpa è dei singoli che lo hanno mal interpretato”, appartenga allo stesso tipo di ragionamento. “Le forze agiscono sempre in coppie”, dice la fisica. E lo stesso potrei dire in moltissimi casi compendiati dalla sociologia e dalla psicologia. Ma per chi vuol deresponsabilizzare le istituzioni, facendo lo  “scaricabarile”, la cosiddetta colpa è sempre degli altri.

Un chierico ortodosso vanesio, durante il venerdì santo di quest’anno, interruppe la processione con l’icona del Cristo morto per fare uno sproloquio ecumenico sul sagrato di una chiesa cattolica assieme a qualche esponente del clero cattolico locale. Inutile dire che questo ha disturbato alquanto la pietà dei fedeli intenti a commemorare la morte del Signore che, d’un tratto, si sono trovati davanti ad una specie di spettacolino di circostanza. Questo personaggio è assai singolare per cui uno direbbe che le stranezze da lui compiute derivano dal suo carattere immaturo e narcisistico. Ciononostante, non farebbe così se il suo ambiente non lo incoraggerebbe suggerendogli la preminenza dell’apparire sull’essere. Dunque non è giusto dire: “La colpa è solo sua”.
In un certo senso esiste una “responsabilità sociale” nelle azioni di un singolo.

La presente considerazione fa, inoltre, dedurre che certi ambienti ecclesiali o sono sani o possono ammalare. Perciò uno li può seguire o allontanarsi da essi. D'altronde esistono ambienti ecclesiali che fanno veramente impazzire e non lo dico per dire ma con ragione provata: sembrano una strana accolita di dementi autolesionisti!

La contemporaneità ha visto un progressivo deterioramento di molte realtà negli ambienti ecclesiali. E’ giusto, dunque, essere molto guardinghi perché non è remota la possibilità di cadere nell’agnosticismo o addirittura nell’ateismo a causa di comportamenti irresponsabili di certi responsabili.

Oggi i cosiddetti nemici della fede non sono tanto all’esterno ma all’interno degli ambienti ecclesiali. Il cuore di questi personaggi è altrove, non nel vangelo. Essi rivestono anche alte cariche ma pensano a soldi, potere e sesso. Sono uomini vuoti che svuotano gli ambienti e rendono puramente formale il culto liturgico. Oggi la presenza di queste persone è talmente diffusa che non è facile trovare un luogo che ne sia totalmente  esente. La cosa non è nascosta ma solare in chi frequenta le chiese; bisogna proprio avere gli occhi foderati di prosciutto per  non accorgersene.

Attraverso una lunga serie d’esperienze, di cui in questi racconti ho condensato solo alcuni fatti essenziali, ho maturato la necessità d'essere molto prudente e mi pare giusto consigliarlo a chiunque. Oggi le realtà ecclesiali sono molto malate e se vediamo una liturgia strana, squilibrata, mondanizzata o quant’altro è principalmente per questo.

L’Oriente cristiano risente pure lui dei secolarismi odierni e tende a formalizzare il suo culto, staccando la “spina” dai fondamenti ascetici antichi. Di qui un certo odio verso il monachesimo, prevalentemente nel clero archimandritale. Ma anche certi monasteri sono contagiati dalle caratteristiche della  contemporaneità.

Ricordo, ad esempio, un bel monastero fuori Atene: Penteli. Questo monastero, situato su un’altura, ospita spesso convegni e incontri culturali. Non mi sembra d’averci visto gente pregare. In compenso, la foresteria, dove rimasi per qualche giorno, era straordinariamente bella. Ogni camera per ospiti era, in realtà, una piccola suite d’albergo di 4 o 5 stelle: un’autentica sciccheria ma completamente fuori luogo, dal momento che quello era un monastero. Non ricordo e non ho fatto in tempo a vedere presenze monastiche. D’altronde quello è uno dei tanti monasteri nei quali s’iscrivono chierici celibi, dando dunque una parvenza monastica ad esseri totalmente incapaci di vivere in un cenobio. Poi questi chierici fanno il loro servizio in parrocchie e vivono continuamente nel mondo. Uno di loro mi disse onestamente: “Io non potrei mai vivere in un monastero!”. Un altro, al quale avevo osservato con sorpresa la cura mondana nel vestire, osservò: “Anch’io sono un uomo!”. 

Sì, anche qui è penetrato uno spirito antitradizionale che fa le sue razzie. In tutti i casi si nota un evidente allontanamento dall’essenzialità, un allontanamento che trasforma questi chierici in “preti moderni”. I credenti seguono a ruota il loro esempio giustificandoli e giustificandosi. Gli amari frutti non tardano a venire e c’è sempre qualcuno che, davanti agli scandali, dice ipocritamente: “Non me lo sarei mai aspettato”.

Oggi un chierico può benissimo essere un gran benefattore e, contemporaneamente, fare una vita molto lontana dal vangelo, per dirla molto eufemisticamente ma francamente.

La Chiesa con i suoi riferimenti uranici è in una situazione piuttosto differente. Sta al credente trovarla  come colui che, nel vangelo, trovata la perla preziosa, vende tutto ciò che ha pur di possederla. Infatti non tutto quello che si definisce “Chiesa” ne può veramente avere le caratteristiche.

Quanto non ha realmente tali positive caratteristiche non ha valore evangelico e può attirare solo chi scambia per oro materiale scadente o addirittura escrementi. Ingenui, scaltri calcolatori, cortigiani compiacenti, personaggi ambigui, falsi e dissociati riempiono tali chiese. Guarda caso, sono le stesse categorie di persone che affollano il mondo della politica! In entrambi i casi siamo davanti ad istituzioni decadute e, forse, già in via di decomposizione. Il Signore dei vivi è decisamente lontano da qui e non cessa d’invitare: “Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti”.

Si deve, infatti, andare altrove!



2 commenti:

  1. ...andare altrove...però la domanda sorge spontanea..."dove andremo?"

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    1. Certamente NON in ambienti malati. Dal momento che la Chiesa è in mano di Dio sarà suo compito indicare agli uomini di buona volontà DOVE andare.

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