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mercoledì 25 luglio 2012

Ricordi (15)...






Il mio riavvicinamento al Cattolice­simo avvenne grazie alla televisione. E’ un particolare a cui non ho mai riflettuto a lungo pur avendolo evidenziato in questi racconti. Mi sembra estremamente importante. Alcuni diranno: “Ecco: la televisione può ef­fettivamente fare molto bene”. E’ una risposta superficiale e chi lo pensa non tiene conto di molte cose.

Prima di tutto la televisione è divenuta un potente mezzo con il quale si plasmano le coscienze. Se qualcosa viene detto in tv appare immediatamente importante e, conseguentemente, buona e vera a prescindere dal fatto che corrisponda o meno alla realtà. Questo è noto agli uomini di potere e non sfugge di certo a personalità religiose come il papa, il Dalai Lama o chiunque altro.

Nella tv quant’è importante è il verosimile, ciò che sembra vero, non la verità. Per giunta la tv coglie lo spettatore in uno stato passivo in cui non ha alcun immediato spazio per riflettere e controbattere. Se viene trasmesso un culto cattolico con balli ed effetti mondani in cui i fedeli paiono divertirsi, spontaneamente chi vede la tv potrebbe dire: “E’ molto bello, colorato ed entusiasmante!”. In questo, certe chiese episcopali americane sono all’avanguardia e non si chiedono affatto se quanto si fa abbia qualche alterazione sostanziale rispetto a forme più composte e ascetiche.

Giovanni Paolo II è stato un papa che ha sfruttato a fondo gli effetti dello spettacolo ed è stato proclamato “santo” a furore di popolo grazie, soprattutto, all’immagine che ha saputo dare di se stesso attraverso i mezzi di comunicazione. Ma questa è pubblicità e la pubblicità, oggi, è studiata da psicologi nonché esaltata da una raffinata tecnologia mediatica un tempo inimmaginabile. La pubblicità plasma le opinioni in modo suadente cercando d'influenzarle. Pure i “gestori” della religione se ne servono sempre più, quasi che la fede dovesse essere un prodotto di consumo. D’altronde in America si è giunti a fare della pubblicità per “reclutare” seminaristi…

Quella che sfugge, in tutto questo, o che si da per scontata quando non lo è affatto, è proprio l’autenticità: quanto si pubblicizza è davvero autentico o è una sorta di prodotto contraffatto? Ho fatto l’esempio di una “messa-spettacolo” pubblicizzata in tv ma potrei fare qualsiasi altro tipo d’esempio in campo religioso. In questa situazione non è importante che un sacerdote sia autentico o meno. L’importante è che sorrida e dia un’immagine attraente di sé. Questo fenomeno, che farei rientrare nella cosiddetta “religiosità postmoderna” è paragonabile a chi pensa di nutrirsi osservando la foto di un piatto di pastasciutta. La cosa incredibile è che se io do la foto della pastasciutta ad un affamato, costui s’accorgerà immediatamente dell’inganno ma, nel caso della “religione contraffatta”, la maggioranza non se ne accorge. Questo vuol dire che costoro non hanno mai avuto una vera religiosità né mai gli è stata insegnata. Non hanno mai sviluppato qualcosa per accorgersi di eventuali inganni. La causa è ab origine!

Quanto vedevo alla tv e che mi riaccostò al Cattolicesimo era, in realtà, finto, nonostante la possibile buona volontà dei loro diffusori. Era una pura immagine, un evento onirico e immaginifico, una nuvola inconsistente. Era così che si presentava ed era così che inevitabilmente la ricevevo credendola autentica. Allora ne avevo bisogno perché mi pareva corrispondere ad un ideale di sicurezza e stabilità che per me era essenziale.

Poi, con gli anni, quando lo verificai “sul terreno”, incontrando istituzioni educative, parrocchie, monasteri, movimenti religiosi e persone religiosamente impegnate, mi accorsi che non corrispondeva affatto al reale. Nella realtà esiste uno scollamento più o meno evidente tra istituzioni, persone e gli ideali professati ed è esattamente questo a determinare il fallimento istituzionale della Chiesa, a lungo o a breve termine che sia.

I grandi centri religiosi, ai quali siamo tutti stati abituati a tributare venerazione, patriarcati, santuari, curie episcopali o papali, seguono in gran parte le dinamiche della “religiosità postmoderna” con le sue inconsistenze. Sono come un guscio vuoto dentro il quale non c’è più nulla. Vendono una scatola vuota.

Ricordo, ad esempio, un giovane diacono, monaco in un monastero del Monte Athos. Forse era un ragazzo fragile ma fintanto che rimase in un monastero, in cui c’erano  rapporti umani veri, veniva seguito e praticava concretamente la fede con i confratelli, pareva avesse una certa forza. Un bel momento fu adocchiato dal Patriarca che lo volle con sé. Così, per alcuni anni, lo vidi nella corte e nel seguito dei viaggi patriarcali. Un giorno, al Fanar, rimasi colpito dal modo rilassato con cui sorbiva un aperitivo e dal fare un po’ lezioso con cui assaporava dei cioccolatini, nel salone di ricevimento degli ospiti. “Che gli sta succedendo?” mi chiesi. Aveva perso gran parte dello stile ascetico e monastico. Dopo qualche anno non lo vidi più né più rispose alle mie lettere come era solito fare: aveva abbandonato tutto ed era tornato nel mondo. Oserei dire: tornò nel mondo il giorno stesso in cui, per obbedienza, decise di seguire il Patriarca! Quest’esempio si può applicare a qualsiasi, ma proprio a qualsiasi grande centro religioso, Vaticano compreso, proprio perché la realtà mostrata non è affatto quella vissuta. Soprattutto lì.

Alla fine che si può fare? Penso sia necessario riprendere contatto con le cose reali. Così una liturgia non è autentica se è celebrata seguendo semplicemente un certo schema classico; lo diventa se ne si assume tutti i presupposti e se, quanto confessano i suoi testi, diviene vita. Ho visto Messe cattoliche tradizionali e Liturgie bizantine perfettamente vuote (anche se “valide”), animate da uomini inconsistenti, da “marionette umane” che si credevano eminenti ma non erano che palloni gonfiati. Poi poco importa se il mondo parla pure bene di loro, dal momento che diffondono fumo. In un istituto tradizionalista cattolico c’era un sacerdote il quale, appena fece l’omelia natalizia, mi fece mancare la forza alle gambe, tanto era inconsistente. Poi il mondo lo applaudì: era divenuto una piccola star nella tv spagnola, in quelle trasmissioni dove si parla di divi, di moda e di profumi!

La liturgia chiede d’essere vissuta realmente e questo comporta staccare gli occhi da se stessi. Nella misura in cui questo accade, ci si accorge d’avere uno “stomaco spirituale” e una fame di cui precedentemente non si aveva coscienza e conoscenza. Da quel momento, nessuno potrà più ingannarci facendo passare per realtà una farsa, magari eseguita con grande arte e in nome d’una venerabile tradizione. Da quel momento in poi, si ha trovato la chiave per iniziare a vivere la fede in modo realmente profondo, che lo si persegua o meno.

Prima di ciò, un uomo diviene succube di sette, ideologie, poteri opprimenti e moralmente ricattatori che, all’inizio, si manifestano con occhi buoni, come fossero autentici benefattori in nome di Dio! Il mondo cattolico è pieno di queste trappole al punto da far costantemente fuggire la gente da sé. Ma queste trappole ci sono anche in altri mondi cristiani e chi vi cade dentro quando ne esce può buttare a mare qualsiasi discorso religioso. Queste realtà sono fabbriche di atei!
La soluzione inizia nel momento in cui se ne prende coscienza. Avverso a ciò è chi gestisce la religione come potere e continua ad intorbidire le acque, stabilendo comodissime soluzioni con le quali giustificare gli opposti e tacitare le coscienze dubbiose.

Quanto dico non è un invito a combattere i mistificatori, come qualcuno potrebbe credere e, forse, qualcun altro desiderare, ma, prima di tutto, è un’esortazione a liberare se stessi da una vera e propria ragnatela appiccicosa da essi intessuta.

Se non lo si vede, si potrebbe anche fare come un mio vecchio conoscente alla  perpetua ricerca d'inutili “salvatori”. Lo conobbi quando studiavo teologia e lui  faceva il liceo. I miei compagni di corso lo soprannominavano “testa di cuoio”, per via dei suoi capelli rasati. Era un ragazzo che la madre aveva viziato in tutto,  caratterizzato da un potente e irriducibile narcisismo. A partire dalla sua prima giovinezza iniziò a cercare  un’autorità religiosa che lo convincesse e tendeva ad attaccarsi alle persone, più che al messaggio religioso in sé. Percorse, così, ogni possibile ambiente religioso: dalla parrocchia cattolica al tradizionalismo “lefebvriano” fino al sedevacantismo del vescovo Munari (poi spretato e sposato). Ebbe qualche contatto con il Protestantesimo e con l’Ortodossia romena,  simpatie per la Sinagoga e, infine, un’immensa attrazione per l’Islam estremista. Divenne, conseguentemente, piuttosto antisemita. Politicamente passò dall’area cattolica a quella radicale di Pannella per planare, in seguito, nei movimenti dell’estrema destra. Chiunque gli parlasse ne constatava la tenace indignazione per la decadenza della liturgia cattolica ma, in compenso, costui non riusciva a comprendere che la soluzione non è data semplicemente dalla pura forma tradizionale. Una volta che cercai di spiegarglielo mi guardò strizzando gli occhi come se lo sottoponessi ad un impossibile rompicapo. Le cose semplici erano distanti anni luce da lui, al punto che fui colpito dalla sua impotenza a coglierle. Per avere un’autenticità religiosa, non si tratta, si badi bene, di rivendicare una semplice coerenza morale; è in gioco molto di più! 

Come lui, la maggioranza degli ambienti tradizionalisti cattolici non sono in grado d’aiutare gli altri a cogliere le cose in profondità e, sempre per questo, si accontentano di spiegarle superficialmente rivendicandole sulla base del diritto. Tutto ciò è ridicolo!

Il povero ragazzo non riuscì a cogliere altro. Gliene mancò pure il tempo: morì in circostanze misteriose sulle scale di casa a trentasei anni d’età. I movimenti politici di destra, a cui era legato, lo celebrarono  come un eroe e una mente particolarmente acuta e sensibile.


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