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giovedì 26 luglio 2012

Ricordi (16)...

Cupole della chiesa principale del monastero di Iviron (Monte Athos)




Credo che una parte del mondo cattolico sia oramai pronta ad accettare l’Islam. Ne vedo tutti i presupposti. Mi riferisco, ovviamente, all’Islam classico, non a quello mistico dei Sufi, considerato come un’eresia dalle grandi scuole coraniche (e, d’altra parte, ci furono molti contatti tra le confraternite sufiche e i monasteri cristiano-ortodossi). Nell’Islam non esistono mediazioni: c’è il credente davanti al Corano. Il Corano rappresenta un’autorità indiscutibile, non ha bisogno di mediazioni: dev’essere applicato come sta perché è tutto direttamente dettato da Dio. Il rapporto del fedele con Allah è di sottomissione: la grandezza divina lo sovrasta,  potrebbe pure annientarlo ma Allah, nella sua misericordia, lo risparmia. Come il Corano non ha bisogno di mediazioni, altrettanto Allah non ne ha bisogno e si staglia in una verticalità totale, completamente distinto e lontano dall’umano. L’incarnazione di Dio, per il Corano, è una bestemmia.

In alcuni ambienti e movimenti cattolici ho visto atteggiamenti simili. La Bibbia viene considerata in modo fondamentalistico, senz’alcuna mediazione. Questa gente non tiene conto che le mediazioni, ossia le interpretazioni del testo, iniziarono ben presto, sia in seno all’Ebraismo sia nel periodo patristico. Il cristiano, infatti, instaura un rapporto dialettico con gli elementi fondamentali della sua fede, non per negarli, tanto meno per relativizzarli o annullarli (come fanno i modernisti) ma per poterli assumere nel modo più conveniente. La stessa obbedienza che si deve alle autorità, non è mai assoluta perché l’autorità nella Chiesa – se la intendiamo in senso tradizionale – non è mai fine se stessa. Invece, questi ambienti hanno modalità statiche, infantili che li portano inevitabilmente verso atteggiamenti meccanici e fondamentalistici. Il ragazzo di cui ho tracciato brevemente la vita, al termine del precedente racconto, vedeva nell’Islam un porto di sicurezze: non doveva pensare nulla ma applicare le cose alla lettera. Questa primitività rocciosa lo affascinava attraendolo sensibilmente. Si noti che proveniva da un certo tipo di tradizionalismo cattolico. Se ora fosse ancora vivo penso sarebbe mussulmano. In cuore lo era già al punto che, in uno dei suoi ultimi sms, mi scriveva: “L’Islam mi redimerà”.

Tutto il lembo costiero del nord Africa era, un tempo, una Chiesa fiorente: la Chiesa di Cartagine, quella di sant’Agostino d’Ippona. Con l’arrivo dell’Islam fu totalmente assorbita. Non si spiega questo rapido assorbimento se quella Chiesa non se ne fosse  predisposta da tempo. Oggi, in buona parte del mondo cattolico occidentale, sta succedendo esattamente lo stesso. Esiste una sorta d’affinità, di parentela religiosa con i mussulmani. Cristo stesso, di fatto, non è così importante: è un maestro morale, un uomo religiosamente retto e solidale con il suo simile. Ovviamente non tutti gli ambienti cattolici hanno contemporaneamente tutte queste caratteristiche: alcuni sottolineano maggiormente un rapporto fondamentalistico con la Scrittura, altri relativizzano la figura di Cristo, altri ancora richiedono un’obbedienza  cieca. Ma se prendiamo tutte queste cose nel loro insieme ne risulta un brodo di cultura tale da preparare la strada all’Islam. Non è strano, dunque, che certe ragazze, sposando un  mussulmano, ne assumano la fede con relativa facilità.

Quello che nel mondo Cattolico è quasi totalmente assente è l’aspetto spirituale e mistico del Cristianesimo. E’ esattamente quest’aspetto che dovrebbe reggere il culto ma, di fatto, finisce per non essere così neppure nel cosiddetto tradizionalismo cattolico il cui fine è quello di recuperare le tradizioni per contrastare la decadenza della Chiesa.

In questi ambienti è totalmente assente il concetto di liturgia come “teofania”, concetto viceversa caro all’Oriente bizantino. Secondo questo concetto, Dio si manifesta nelle sue energie nel momento della liturgia, nei sacramenti e nei sacramentali della Chiesa. Un luogo benedetto non è come un altro. Un altare unto con il Crisma non è come un oggetto qualsiasi. Dalla stessa materia benedetta s’irradia quasi sensibilmente una realtà “altra” che manifesta l’anticipo della presenza del Regno celeste già su questa terra. Anche in questo senso la liturgia è una continua teofania, ossia una manifestazione divina.

Tempo fa quando non sapevo nulla di tutto ciò comperai un disco con canti serbi. Nella copertina c’era un dipinto che voleva illustrare la teofania nel luogo santo, cosa che allora non riuscivo a capire. Anche per me, come per il giovane precedentemente descritto, tutto ciò era un bel “rompicapo”. Rimase tale fino al momento in cui mi sono accorto di qualcosa di “vivente” che toccava tutte le realtà di un tempio. Fu in occasione di una visita nella chiesa del monastero d’ Iviron, sul monte Athos. Da quel momento vidi le cose in modo totalmente differente fino al punto da pensare che la realtà materiale nasconde Altro, come le tende d’un teatro nascondono le quinte. Non entro nei particolari di questa vicenda, per altro strettamente personale, perché la esporrei a inutili e vani discorsi. Posso dire che la percezione mi fu più che sufficiente e mi diede, contemporaneamente, la bussola per capire cosa sia la realtà sacra. Questo non solo nei riguardi delle cose, pure degli uomini.

Un giorno, in un ambiente universitario, vidi uno studente alla macchina fotocopiatrice. Di primo acchito, dal suo sembiante mediterraneo, mi pareva un greco. Ma aveva qualcosa che non mi convinceva. Percepivo dal suo corpo un’opacità che contraddiceva l’idea che fosse greco. Presi coraggio e gli chiesi da dove venisse: era turco. Qualche giorno dopo riferii ad un prete greco questa mia strana sensazione. La risposta mi colpì parecchio: “Da noi anticamente, riguardo ai turchi, si diceva den echoun ladi, non hanno l’olio del crisma”. L’olio del crisma viene distribuito sulla pelle del neonato, subito dopo il battesimo, per indicare la brillantezza che lo Spirito Santo conferisce alla carne umana. E’ il sacramento della Cresima. Quest’aspetto immediatamente percettivo della fede, mistico ma reale e concreto allo stesso tempo è totalmente perso nel mondo Cattolico.
Non meraviglia che sia stato sostituito con succedanei, più che manifesti in certi ambienti: fanatismo, fondamentalismo biblico, autoritarismo, ecc. E non meraviglia neppure l’incapacità intrinseca del cattolico medio nell’individuare una religione distorta o una liturgia deviata.

Ecco perché molti cattolici sono pronti ad accogliere l’Islam anche se ancora non lo sanno o non lo riconoscono.  
 
 

2 commenti:

  1. Ô étrange Église Orthodoxe, si pauvre et si faible, qui se maintient comme par miracle à travers tant de vicissitudes et de luttes. Église de contrastes, à la fois si traditionnelle et si libre, si archaïque et si vivante, si ritualiste et si personnellement mystique.
    Église où la perle de grand prix de l'Évangile est précieusement conservée, parfois sous une couche de poussière. Église qui souvent n'a pas su agir, mais qui sait chanter comme nulle autre la joie de Pâques.

    P. Lev Gillet (Un moine de l'Eglise d'Orient)

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  2. Buona Domenica ! Io non sono affatto propenso ad accettare sia pur in minimissima parte una religione nata dalla mente umana e consolidata con la spada ! E' vero che un po' tutti siamo portati a pensare che “L’Islam ci redimerà” perchè dalla forza e dall osservazone fanatica del libro della legge ci potrebbe essere una "ripulitura" del nostro corrtotto modo coccidentale.
    Noi abbiamo avuto dall'illuminismo in poi secoli di imbastardimento culturale e ideologico tanto che non sappiamo più cosa e dove sia la verità.
    Vaghiamo come erranti disorientati e come tali ci comportiamo.
    Attualmente, specie dopo il Concilio Vaticano II, agli occhi degli stolti e degli erranti l'Islam si pone come la certezza da seguire che risolverà tutti i nostri problemi.
    Dobbiamo però tenere il nostro sguardo costangtemente rivolto verso Colui che, trafitto, è la nostra salvezza.
    Buona domenica ( debbo scappare in chiesa ...)

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