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giovedì 19 luglio 2012

Ricordi (9)...

Chiesa di san Giorgio dei Greci (Venezia). La costruzione di quest'edificio fu autorizzata da papa Leone X



Nel tempo in cui ero in cerca di un’occupazione iniziai a frequentare solo le chiese nelle quali c’era il rito romano antico. Pur non volendo essere polemico, mi ero letteralmente stufato di tutto il resto. Quando non mi fermavo nella mia città a sostenere la piccola iniziativa locale, mi recavo un po’ ovunque.

Ebbi modo di visitare e conoscere il monastero benedettino del Barroux e quello di Randol, in Francia, la Fraternità san Pietro, in Germania, e la comunità di Cristo Re sommo sacerdote, subentrata ai monaci a Gricigliano, in Toscana. Allo stesso tempo, vidi diverse comunità parrocchiali nelle quali si celebrava la messa tradizionale a capo delle quali spicca la Chiesa di saint Nicolas du Chardonnet e quella di saint Eugène di Parigi. Non tutte queste realtà mi esaltavano. Preferivo i monasteri con i quali ho sempre avuto un’alta affinità. La cultura e la spiritualità monastica mi permetteva d’indirizzarmi in una direzione in cui si sanavano molte contrapposizioni artificiali. Inoltre, i monasteri, a loro modo, incarnano veramente la Chiesa antica con tutte le sue evangeliche caratteristiche. Mentre in comunità come quella di Cristo Re notavo una narcisistica compiacenza per fiocchi e suppellettili barocche, i monasteri puntavano all’essenziale. Sapevano mantenere uno spirito parco e solenne al contempo.

E’ questo stile che, secondo me, è il più efficace per sostenere la Messa tradizionale, non quello in cui si scatenano i vezzi clericali con la scusa di “onorare Dio” e invece si mette solo in bella mostra se stessi. Lo spirito di devozione e di essenzialità quand’è assente da queste comunità fa della loro liturgia un teatro che, seppur in altro modo, non è minore a quello del clero che celebra le liturgie moderne introducendovi ogni sorta d’abuso.

Quando per un certo periodo cantavo nella chiesa di san Simeone piccolo, a Venezia, c’era un signore, già direttore dell’Archivio di Stato, che, nonostante l’avanzata età, serviva  Messa. L’uomo, di grossa corporatura, aveva un fare ampolloso e barocco ed era totalmente privo della solenne gravità che ci vuole in quelle circostanze. Quand’era presente non passava mai inosservato e di questo, probabilmente, ne era cosciente, amando assumere pose teatrali e roteando gli occhi sgranati a palla. Un giorno superò se stesso: si mise la cotta sopra ad una veste sulla quale c’era già un mantello. Il risultato fu tragicomico e solo lui non voleva accorgersene. Questo è certamente un limite estremo ma in quante situazioni chi promuove la liturgia antica non capisce che dovrebbe quasi “scomparire” dietro ad essa? Fintanto che le Messe tradizionali saranno quasi un “pretesto” per mettere in mostra se stessi, sarà provvidenziale che rimangano appannaggio di ristrettissimi circoli.

Un cattolico dovrebbe scegliere la liturgia antica per pregare meglio, non per essere disturbato, pure in quella, da personaggi strani e originali che calcano presbiteri e predelle. Purtroppo diverse comunità nelle quali c’è la messa tradizionale hanno questo flagello a detrimento della loro iniziativa.

Mi resi conto di tutto questo, in quel periodo.
Dopo qualche anno riuscii a trovare un lavoro stabile. La città e il luogo in cui lavoravo mi davano la possibilità d’incontri con persone di varia nazionalità. Fu così che un giorno notai nel monastero di san Giorgio uno studente greco di medicina, venuto ad assistere ad un vespero monastico per una curiosità personale. Attraverso questo ragazzo, che poi era il sacrestano della Chiesa di san Giorgio dei Greci, iniziai a conoscere un po’ meglio la mentalità e lo stile ecclesiastico bizantino.

Il parroco greco di allora, padre Benediktos, era famoso per la sua severità. Tanto il padre di Trieste, Timotheos, era accogliente ed aperto, tanto Benediktos era alla “vecchia maniera”: disdegnava le riunioni ecumeniche e riteneva i latini degli eretici. Nei tempi in cui ero studente di teologia, ebbi la “splendida” idea d’andarlo a conoscere. Il prelato mi fece salire nel suo appartamento, si sedette dietro ad una scrivania e, muovendo il komboskini tra le dita, con lo sguardo verso il soffitto, iniziò una tiretera: “Noi greci ortodossi non crediamo all’infallibilità papale, non crediamo all’Immacolata Concezione, non crediamo al Filioque, non crediamo alla trasmissione del peccato originale, non crediamo…..”. Non era un modo per incontrare una persona ma, semmai, per allontanarla. Si deve comunque dargli atto che fu chiaro, non ambiguo, e davanti a lui crollò il mito ecumenista che mi era stato inculcato. “Ha qualcos’altro da chiedermi?”, mi disse. Non seppi rispondere, al che l’archimandrita mi accompagnò immediatamente alla porta congedandosi.

Fortunatamente dopo un poco padre Benediktos se ne tornò a Rodi da dov’era venuto. Sarebbe stato in grado di far scappare chiunque!

Per me stavano arrivando dei tempi in cui avrei ricevuto molto dall’Oriente bizantino, tutto quello che il Cattolicesimo dovrebbe a sua volta ricevere per riequilibrarsi e tornare a vivere la sua antica tradizione in modo sano, evitando ogni schizofrenia. Quello che spesso non si sa, infatti, è che l’Oriente ha conservato quanto, in parte, esiste ancora nella vita monastica occidentale. Il fatto che tutto ciò sia stato isolato e confinato in alcuni monasteri, ha contribuito a generare tutta una serie di squilibri il cui prodotto finale è stato, inevitabilmente, quello di una riforma liturgica sempre più aperta al mondo in cui il sacro è totalmente decaduto e, con esso, la liturgia stessa.


1 commento:

  1. Mi ha sorpreso e fatto sorridere l'aneddoto con il grosso chierichettone dalla cotta svolazzante,per hè me lo ricordo così anch'io ,con quella voce chioccia che voleva superare in volume quella del sacerdote officiante. Dicevo della mia sorpresa ,perchè evidentemente frequentavo, saltuariamente, S.Simon Piccolo quando lo frequentava lei. Non ho stretto amicizie perchè non mi attiravano le persone che vedevo,ne avevo un'opinione non positiva, confermata in seguito da quanto venni a conoscere e che tenni per me. Ci andavo per la Santa Messa e basta. In questo ultimo periodo comunque S.Simon mi sembra molto meglio,ma continuo a mantenere le distanze, sono un cane di strada, solitario, che diffida. Ormai la Messa preferisco leggermela da solo a casa e coltivo le mie letture e le mie riflessioni. La ringrazio di queste sue memorie, mi riportano al passato e mi stimolano.

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