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mercoledì 19 dicembre 2012

Il Prosefchitarion del papas Damiano Como

Il frontespizio del Prosefchitarion di Damiano Como
Giungo qualche giorno prima della fine di dicembre per fare gli auguri ai miei lettori e per presentare un nuovo tema.

Probabilmente nell'editoria religiosa odierna un titolo come il Prosefchitarion curato dal papas Damiano Como (piana degli Albanesi) non dirà più nulla. Ma, proprio per questo, è utile fare una breve riflessione su tale  opera oramai più unica che rara.

Questo libro cercava di venire incontro alle esigenze dei fedeli cattolici di rito bizantino in Italia, luogo che ospita alcune storiche comunità di rito orientale. Il periodo in cui questo libro è uscito, fine anni '50 e inizi '60 del XX secolo, era particolarmente vivo d'iniziative e interessi religiosi. Sempre nello stesso periodo, a Genova, usciva uno studio in quattro volumi sulla liturgia tradizionale romana dell'abate Righetti, lavoro per diversi aspetti ancora insuperato.

A livello internazionale c'era un forte fermento. Si può dunque dire che il periodo nel quale nacque l'opera di Damiano Como era particolarmente fortunato, in qualche maniera si presentava come l'antitesi del nostro. Dalla metà degli anni '90 ad oggi l'editoria religiosa pare non avere opere di grande qualità. L'epoca in cui si componevano i libri con i piombi, ove non c'erano le facilities tecnologiche dell'editoria odierna, sembra essere stata la più fertile. Questo è senz'altro il caso per quanto riguarda l'opera del Como.

Il Prosefchitarion presenta in un'ardita sintesi, le preghiere personali e liturgiche principali, molte delle quali sono con testo greco e traduzione in lingua italiana.

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L'opera ha la seguente struttura:

Parte prima:
preghiere personali lungo la giornata (alcune di queste sono tratte dai libri di devozione cattolico-latini del tempo);


parte seconda:
ufficiature di ogni giorno (Mattutino, Liturgia di san Giovanni Crisostomo, Salmi cantati nella liturgia, Vespero, Compieta);

parte terza:
Penticostarion, ossia le letture e le parti variabili della divina liturgia nel periodo dopo Pasqua fino alla Pentecoste e alla domenica successiva.

Oktoichos, ossia le letture e le parti variabili della divina liturgia nel periodo dopo Pentecoste (tempo per Annum);

Triodhion: ossia le letture e le parti variabili della divina liturgia nel periodo quaresimale.

Settimana Santa: i principali uffici;

Minologhion: le ufficiature per le principali feste dei santi durante l'anno liturgico.

Parte Quarta:
Ufficiature per varie circostanze (Paraklisis, Akathistos, Ufficiatura dei defunti, ecc.).

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Una delle pagine del Prosefchitarion. Come si vede,
la grafica è sufficientemente curata.
La lingua italiana è, invece, piuttosto desueta.
Bisogna senz'altro dire che far stare tutto questo materiale in sole 580 pagine è un'impresa titanica. Chi conosce almeno un poco la liturgia bizantina sa che i suoi libri hanno ... migliaia di pagine!

Per poter sintetizzare, Damiano Como ha dovuto necessariamente ridurre all'osso alcuni uffici, come il Mattutino, del quale si riporta solo qualche cantico. Con questo libro non è dunque possibile seguire bene alcune ufficiature e questo è uno dei suoi limiti. 
D'altronde, ci sono altri uffici i quali riportano ampie parti solo in lingua italiana e tralasciano di riportare il testo ufficiale greco. Tra questi si veda, ad esempio, le letture della Divina Liturgia. In quest'altro caso si perde il confronto con la lingua ufficiale.

Alcune preghiere devozionali cattolico-latine non paiono ben indovinate, nel contesto di questo libro. Infatti la mentalità bizantina non è affatto amartiocentrica e doloristica e trovare  qui la devozione a Gesù crocefisso pare essere piuttosto una stonatura.

Nonostante ciò, questo lavoro resta una sintesi significativa. 
Da come è redatta l'opera, si capisce che Damiano Como aveva una certa esperienza pastorale, sapeva di che pasta sono le persone in Italia, per cui non si addentrava in particolari né specificava troppo i riti liturgici. Si atteneva all'essenziale come se avesse timore o certezza che fare un'opera con "troppo" (ossia completa e in più volumi) potesse essere rifiutata. 

Allora come oggi le persone, in genere, non amano approfondire. In Italia, in particolare, questo è palese e le pubblicazioni liturgiche lo mostrano particolarmente, a differenza delle pubblicazioni liturgiche francesi, tanto per fare un esempio, nelle quali si può trovare abbastanza agevolmente pure libri in rito caldeo. In Francia i libri liturgici in rito bizantino sono approfonditi, le edizioni sono sempre aggiornate. Chi vuole può conseguire un'ottima formazione religiosa. In Italia, invece, a dispetto di mille facoltà pontifice, il livello è abbastanza all' "acqua di rose".

Recentemente ho visitato la libreria del Pontificio Istituto Orientale di Roma e, sinceramente, mi è parsa miserevolmente carente! Una scaffalatura dedicata alla Chiesa orientale, della libreria La Procure di Parigi, è in grado di seppellire la vergognosa e assurda libreria del Pontificio Istituto Orientale! 

Con questi presupposti, non ci si deve meravigliare se il Prosefchitarion di Damiano Como è stato il primo e ultimo libro di liturgia bizantina di una certa ampiezza indirizzato ai fedeli. Da allora, in Italia, non si è più visto nulla del genere.
Questo è facilmente spiegabile: c'è stata la morte di tutta una generazione di preti e fedeli che avevano questo tipo di attenzione. Chi oggi è subentrato a loro non pare essere sempre all'altezza dei predecessori. 

D'altronde le comunità cattoliche bizantine in Italia sono circondate da comunità cattoliche di rito "romano moderno" di fatto indifferenti e incapaci di sintonizzarsi nelle modalità cultuali orientali. Se va bene, queste altre comunità osservano con un non so che di adolescenziale e romantico i riti bizantini, senza sapere che questo approccio non c'entra nulla con la mentalità bizantina.


D'altro canto, le comunità ortodosse in Italia, sono assai refrattarie (e in diversi casi radicalmente incapaci) a fare pubblicazioni liturgiche. Le pochissime pubblicazioni che si sono viste dalla loro parte, in questi ultimi decenni, brillano per errori, traduzioni stravaganti, grafiche scadenti, ecc. Sono cose da lasciar perdere assolutamente poiché si squalificano da sole e chi le raccomanda (fosse pure un vescovo) si squalifica con le sue stesse mani.
Nella terza  immagine vediamo la copertina di una delle "migliori" edizioni sulla Divina Liturgia fatta da una chiesa ortodossa in Italia. La traduzione italiana è piuttosto affidabile (fatta evidentemente da un italiano con una certa cultura) ma, da un certo punto in poi, non è più possibile seguirla contemporaneamente al testo greco per un probabilmente voluto errore d'impaginazione (il testo greco rimane indietro di più pagine rispetto a quello italiano). Inoltre, nel greco compaiono diversi errori nella disposizione degli accenti. Il libro uscì nel 1969.
Recentemente è apparso un altro libro sulla Liturgia, sempre "curato" da qualche membro della medesima chiesa, infinitamente peggio di quello illustrato. Ci si chiede con quale incoscienza certe persone mettono alle stampe questi libri. 

Oggi, nel caso della liturgia bizantina in italia, per certi versi, viviamo in una situazione più arretrata di quella conosciuta da Damiano Como. Certamente le chiese sono molto più secolarizzate e questo contribuisce, e non poco!, alla staticità della vita religiosa italiana e all'abbassamento della sua qualità. L'attuale, è un tempo di declino culturale e religioso...




4 commenti:

  1. Cosa ne pensa dell'Anthologhion della Artioli?

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    1. Bisogna ringraziare questa donna che - da sola! - ha fatto tutto quel lavoro. La traduzione è curata, le parole sono state scelte con oculatezza ma l'Anthologion ha delle sviste che solo uno avezzo a praticare la liturgia bizantina ogni giorno può notare. Ad esempio si riporta un tropario con un tono al quale si fa riferimento ma il riferimento a volte è sbagliato. Questo perché chi ha fatto quel libro non canta la liturgia (come si fa normalmente). Inoltre, dal mio punto di vista, quell'opera (sempre meglio che niente!) copre una chiappa ma l'altra la lascia scoperta. Mi spiego: siccome la liturgia bizantina è molto ampia, l'Anthologion non può che essere una "antologia" ossia una scelta tra testi molto più estesi (ad esempio i Minei).

      Ad esempio: prova a seguire il Mattutino con l'Anthologion. Proprio il fatto di non essere completo (è solo una antologia!) non ti rende possibile seguirlo integralmente. E questo è, appunto, un limite di quest'opera.

      Il fatto di essere fatto com'è fatto da l'idea che a monte non esiste una pratica liturgica.

      Inoltre, dal punto di vista filologico, mi pare un poco carente un libro che non abbia il testo greco di riferimento a fronte.

      Comunque sia bisogna ringraziare la Artioli. Se aspettavamo le congregazioni competenti per la liturgia orientale forse fra duecento anni avremo dovuto attendere ancora! Alla fine quei centri "eccellenti" a che servono?

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  2. "l'attuale è un tempo di decadenza culturale e religioso"...
    C'è una lapidaria sentenza di un sufi islamico, Junayd, che conosciuta nel suo significato profondamente spirituale è illuminante: "il colore dell'acqua è quello del suo recipente".

    Pantocrator

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    1. Un altro detto simile (che forse ho scritto qui da qualche parte): "Se vedi un animale che si muove come un'anatra, starnazza come un'anatra, mangia come un'anatra, ecc., allora... è un'anatra!".

      Sembrano cose banali ma - religiosamente parlando - sono ILLUMINANTI e aiutano a scegliere! Poi se qualcuno lo puo' capire, vuol dire che è chiamato ad operare, chi non lo capisce è destinato a rimanere dov'è...

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