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sabato 16 marzo 2013

O tempora o mores!

"Tutti dicevano [di sant'Arsenio di Cappadocia]: 'La sua preghiera può attraversare la pietra!'. Cristiani e mussulmani lo riconoscevano come un santo poiché leggeva delle preghiere ai loro malati e li guariva". Il santo benediceva tutti. Ma mentre i cristiani li benedicava con il vangelo, i mussulmani (che cristiani non sono) li benediceva senza di esso.

(Cfr. Padre Paissios, Sant'Arsenio di Cappadocia, Monastero san Giovanni il Teologo, Souroti, Grecia, p. 44).

"Les dije que les daba de corazón la bendición. Como muchos de ustedes no pertenecen a la Iglesia católica, otros no son creyentes, de corazón doy esta bendición en silencio, a cada uno de ustedes, respetando la conciencia de cada uno, pero sabiendo que cada uno de ustedes es hijo de Dios. ¡Que Dios los bendiga!"

[Vi avevo detto che vi avrei dato di cuore la mia benedizione. Dato che molti di voi non appartengono alla Chiesa cattolica, altri non sono credenti, imparto di cuore questa benedizione, in silenzio, a ciascuno di voi, rispettando la coscienza di ciascuno, ma sapendo che ciascuno di voi è figlio di Dio. Che Dio vi benedica. ]

Papa Francesco I

Il papa non ha fatto alcun segno di croce, né ha detto altro.


5 commenti:

  1. Sant'Arsenio, come tutti i Santi, sa anche per esperienza che l'azione di Dio è ovunque. Con la sua benedizione si rende veicolo di qualcosa che già esiste, canale di irrigazione di un'acqua comunque presente. Tale presenza, tale "acqua", connaturale al sentire del santo, non si ferma davanti a niente e a nessuno (che sia ateo, di altra fede o cristiano). Per questo il Santo non rifiuta di pregare e di benedire anche il non cristano.

    Viceversa chi si muove con criteri umanistici e antropocentrici, ha rovesciato il primato di questa presenza universale di Dio, ponendo davanti ad essa il cono d'ombra della coscienza umana. Apparentemente sembra gentile e rispettoso. Teologicamente ha, invece, operato un vero e proprio corto-circuito. Non è un caso che mai prima di oggi si sarebbe potuto pensare a qualcosa del genere in cui il prete (posto a servizio di Dio per tutti gli uomini) si pone a servizio della coscienza umana dove Dio è un poco una specie di sfondo a tutto e non più attore principale.

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  2. De facto...non è per nulla una benedizione semmai alla grande un "augurio". La benedizione è la trasmissione di un'influenza spirituale e segue determinate "leggi" non certo le vane e meschine aspirazioni degli uomini.

    Pantocrator

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    1. Alla radice di tutto questo c'è un concetto di sacerdozio totalmente differente: il prete "moderno" non è mediatore, intercessore, evocatore della presenza divina. Il prete "moderno" non è a servizio di nessuna ierofanìa, essendo, semmai, uomo di riflessione per un mondo "umanamente migliore", stimolo per una società più equamente giusta, per un creato ecologicamente più rispettato, ecc. ecc.

      E siccome le persone non capiscono più la prima prospettiva ("A che serve pregare?" diversi si chiedono) ma colgono subito la seconda, applaudono alla "modernità" del clero, finendo per confermare il sacerdote in una funzione non sacerdotale ma molto immanente (anche se ammantata da motivazioni evangeliche).

      Si tratta, in definitiva, di un nuovo sacerdozio che ha svuotato se stesso assumendo un carattere sempre più marcatamente sociologico.
      Non a caso alcuni sacerdoti cattolici, in perfetta coerenza con questa linea immanente, hanno abbandonato l'impegno sacerdotale pensando di continuarlo però in un campo prettamente sociale (un nome noto tra i tanti: don Andrea Bellavite).

      Costoro non sono persone "impazzite" che decidono di abbandonare il sacerdozio ma da sempre sono state in una certa maniera e poi, onestamente e coerentemente, hanno deciso di esplicitarla assumendo il ruolo definitivo a cui questa maniera corrisponde.

      Nel caso di don Andrea Bellavite, costui ha preferito scegliere di candidarsi a sindaco con la sinistra radicale, piuttosto di continuare il suo ministero sacerdotale, semplicemente perché il suo sacerdozio per lui ha assunto sempre più un ruolo sociale e politico. Ma quest'impostazione l'aveva dagli anni del seminario quando veniva addittato ad altri come "esempio".

      Il fatto che un clero con questa impostazione ami molto questo nuovo papa può indicare cosa possa essere questo secondo e questo, inutile dirlo, è molto problematico in relazione ad una concezione tradizionale di cristianesimo e di sacerdozio.

      Qua esiste una vera e propria rottura, non delle legittime diverse opzioni cristiane!

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  3. A questo punto la religione diventa un vago moralismo sentimentale più simile al protestantesimo che ad una Tradizione spirituale.

    Pantocrator

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    1. Infatti siamo esattamente qui. Il sacro è "evaporato" e al suo posto abbiamo dolcificati sentimenti religiosi. Il sacro, al contrario, comporta un cammino di interiorizzazione e incarnazione della spiritualità tale da mettere in comunicazione, nell'uomo, questo mondo con quello futuro. La religiosità, invece, è una masturbazione in chiave religiosa, nella ricerca di una immediata piacevole fruizione tutta fine se stessa che chiude l'uomo in una autocompiaciuta ricerca onanistica. Oggi in gran parte siamo su questo stadio.

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