Benvenuto

Benvenuto su questo blog!

sabato 16 marzo 2013

Progressismo e tradizionalismo liturgico

Questo post è collegato strettamente al precedente.

Nel mondo Cattolico odierno, attorno alla questione della liturgia tradizionale, vediamo fondamentalmente due atteggiamenti: uno progressista e un altro tradizionalista. Questi atteggiamenti tendono ad influire, in un modo o in un altro, all'interno anche di altre confessioni religiose (si veda ad esempio l'Anglicanesimo).

Il progressista sostiene sostanzialmente quanto segue.
La liturgia deve cambiare seguendo il gusto e la moda dei tempi. Non può essere sottomessa a forme fisse. Riproporle significa non farsi capire più da nessuno. Per questo dev'essere comprensibile il più possibile e deve "attirare" le persone (1). Solo la Bibbia rimane tale. Tutto il resto può cambiare. E così il chierico modernista cambia "di testa sua" ogni ordine prestabilito.

Il tradizionalista sostiene quanto segue.
La liturgia è un tesoro che riceviamo dal passato e non deve cambiare in nulla. Noi riceviamo un tesoro, ne usfruiamo e lo dobbiamo a nostra volta tramandare. Non abbiamo alcun potere per modificarlo. Come la Sacra Scrittura anche la liturgia, appartenendo al tesoro della tradizione della Chiesa, è intangibile.

Ai due atteggiamenti, seguono necessariamente, da una parte, l'odio e l'avversione cordiale per ogni forma tradizionale e, dall'altra, l'odio e l'avversione cordiale per ogni forma di cambiamento.

Sono atteggiamenti speculari i cui estremi, in un certo senso, si toccano. Personalmente li trovo entrambi insoddisfacenti. Quello che, tra i due, fa i danni peggiori mi sembra comunque e sempre il primo.

Per trovare una soluzione al dilemma "tradizionalismo o progressismo liturgico?" il mondo della natura ci soccorre fornendoci un valido e semplice esempio.

Pensiamo al caso di un albero. Un albero ha molte foglie. Ogni foglia non è mai uguale all'altra ma tutte sono sempre simili tra loro per caratteristica e forma generale, anche se nei dettagli si differenziano tra loro. Ogni foglia ha la necessità vitale di rimanere saldata al suo ramo e ogni ramo è fortemente collegato al tronco e alle radici. Se così non fosse l'albero cesserebbe di vivere.
In un certo senso questo collegamento rimanda alla relazione: una foglia, per essere tale, dev'essere in relazione con ramo, tronco e radici. Non può vivere della propria sostanza o imporre se stessa al resto della pianta. Come nel caso di un albero, la Chiesa è più "grande" e precede ontologicamente il singolo fedele, il singolo vescovo e, pure!, un patriarca o un papa (2). Come l'albero precede la foglia, d'altronde. E questo significa una "sottomissione" delle foglie all'albero, come l'insieme di tutti (gerarchia ecclesiastica compresa) sono "sottomessi" alla Chiesa (cosa nell'Occidente quasi introvabile e inconcepibile, oramai). Credere diversamente significa essersi già estromessi dalla Chiesa, esattamente come se una foglia potesse pensare di vivere prescindendo dal suo albero.

Il progressista liturgico (colui che rifiuta i dettami della tradizione, cambia di "testa sua" le disposizioni e l'ordine della liturgia) inverte quest'ordine naturale. E' come una foglia che vuole imporre se stessa al resto della pianta, vivendo della propria sostanza. Rompe il nesso di relazione, necessario alla vita. E, infatti, il resto della pianta, per continuare l'analogia, ne soffre o sente la cosa estranea o originale. E' come se fosse avvenuta una mutazione genetica, come talora succede in quelle piante esposte alle radiazioni.

Il tradizionalista liturgico, dall'altra parte, pensa necessariamente che ogni foglia debba essere identica in tutto ad un'altra e che, quindi, il fatto che un albero abbia foglie tutte diverse tra loro, per quanto simili, è cosa intollerabile. La regola della vita ci dimostra, invece, il contrario e, proprio perché è così, mostra l'esistenza di una vera e propria armonia nel cosmo. La stessa santificazione dei membri della Chiesa non comporta l'annullamento della loro singolarità personale.

Se nella Chiesa s'impone il progressismo o il tradizionalismo "strictu sensu" (sei pensi un tempo alla latinizzazione dei riti greci), l'armonia è spezzata. Entrambe le forme, infatti, obbediscono ad un'ideologia, a una proiezione mentale, a una malattia o complesso psichico. Entrambe, in modo differente, fanno violenza alla realtà.

La tradizione, non il tradizionalismo!, indica una continuità necessaria. Il bisogno di un forte collegamento tra tronco, rami e foglie e di un profondo radicamento nella terra. Ma tutto ciò non obbedisce di certo alla rottura (del progressista) o alla fotocopia statica (del tradizionalista). La comprensione della stessa liturgia deve avvenire nella continuità intergenerazionale, mai nella rottura!

La sottomissione alla tradizione come sempre è stata sa proporre in forme adeguate e in tempi giusti anche eventuali ritocchi o aggiustamenti, a seconda di luoghi ed epoche.
Si può certamente dire che la Divina Liturgia di san Giovanni Crisostomo è sempre quella ma, a seconda dei luoghi (Russia, Grecia, Serbia), ha accentuazioni o applicazioni diverse in alcuni dettagli. Come una foglia ha dettagli differenti rispetto ad un'altra.

Rompere quest'armonia, con l'idea tradizionalista (ovunque tutto dev'essere identico) o con l'idea progressista (bisogna farla finita col passato!) significa rompere la liturgia e, in definitiva, la Chiesa. E' quanto sta avvenendo in buona parte del mondo Cattolico. Si spera che il mondo ortodosso (soprattutto italiano), così prono a prendere lezioni da Roma, non faccia altrettanto. Non dimostrerebbe altro che ignoranza, inconsistenza e disaffezionamento alla sua tradizione (rimasta oramai solo a livello formale).


________________

1) Il tema della "comprensione" della liturgia è spesso un cavallo di Troia con il quale si permette tutto e il suo contrario. Ma che significa "comprendere"? Il fatto di tradurre tutti i testi nella lingua corrente (che mi trova concorde) non significa aver compreso il mistero celebrato. E, infatti, per "comprendere" si fa decadere la mentalità cristiana del "mistero" in una sorta di spettacolo televisivo, di intrattenimento ludico. In  questo caso la liturgia cattolica si è definitivamente alterata ma, bisogna dire, è stata strettamente conseguente al suo bisogno razionalistico di "capire" che ossessiona molto clero modernista.

2) Se, da una parte, la dottrina tradizionale insegna che la creazione della Chiesa avviene con la Pentecoste, dall'altra molte testimonianze patristiche vedono la Chiesa già da Adamo. L'esistenza della Chiesa è un fatto che precede l'esistenza dei fedeli e della gerarchia. Essi sono nati grazie alla sua precedenza, essendo lei la madre di tutti. E una madre non puo' essere rinnegata o disonorata se non che da figli ribelli e degenerati. Per questo l'avversione alle tradizioni da parte di chierici o laici progressisti ha un non so che di degenerato, ecclesiologicamente parlando. Poco importa se poi, costoro, sono umanamente simpaticissimi. La simpatia umana verso il mondo non può nascondere questa violenza e antipatia verso la propria madre e, in definitiva, verso il proprio Dio.

5 commenti:

  1. S. Agostino Ritrattazioni Libro I

    13. 3. Ho anche detto: Questa è, ai nostri tempi, la religione cristiana conoscendo e seguendo la quale si ottiene la salvezza col massimo di sicurezza e di certezza. Mi sono espresso così facendo riferimento al nome e non alla realtà ch'esso designa. In effetti quella che ora prende il nome di religione cristiana, esisteva già in antico e non fu assente neppure all'origine del genere umano, finché venne Cristo nella carne. Fu allora che la vera religione, che già esisteva, incominciò ad essere chiamata cristiana. Quando, dopo la risurrezione e l'ascensione in cielo, gli Apostoli incominciarono a predicare il Cristo e moltissimi divennero credenti, fu ad Antiochia che per la prima volta, come è scritto, i suoi discepoli furono chiamati "·Cristiani·". Per questo ho detto: Questa è ai nostri tempi la religione cristiana, non perché un tempo non esistesse, ma perché più tardi prese questo nome.

    Pantocrator

    RispondiElimina
    Risposte
    1. I padri hanno fatto di tutto per dare un profondo senso di continuità con il quale sottolineavano l'antichità del Cristianesimo prima che questo si chiamasse con questo nome. Ora, al contrario, avviene un vero e proprio fenomeno di frantumazione. Essi edificavano, oggi a parole si invita ad edificare ma a fatti si sta rompendo tutto...

      Elimina
  2. Rompere significa interrompere la Tradizione, la quale, come giustamente riconosce S.Agostino (ma pure tutte le altre Tradizioni dall'India, alla Cina, all'Islam) è sovra-umana è a-temporale e quindi risale fino ai primordi dell'umanità. Lo dice Gesù stesso: prima che Abramo fosse Io sono, e lo stesso sacerdozio cristiano è nell'ordine di Melchisedec, il quale è Sacerdote in eterno, senza padre nè madre.

    Pantocrator

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Purtroppo sappiamo che la tradizione (anche con la T maiuscola) si può interrompere. L'acqua può sempre scendere dalla montagna (= la Tradizione) ma quando i canali che la portano fino a noi si spaccano (= le tradizioni) non può arrivare.

      Oggi si dice: "Conserviamo la Tradizione ma relativizziamo le tradizioni!". Che vuol dire? Spesso chi pensa in questo modo è, almeno potenzialmente, un iconoclasta.

      Ed ecco che, nel giro di pochissimo tempo, come un insieme di nuvole nere oscurano il sole, certi insegnamenti precedenti paiono caduti nel dimenticatoio (ad esempio il bisogno di una liturgia sacra senza invenzioni e improvvisazioni spettacolari, come ricordava il papa precedente).

      Non essendo più così giovane non mi lascio influenzare dalla simpatia nelle cose di fede (come succede oggi per questo nuovo papa). Non mi lascio neppure influenzare dalle parole zuccherate.

      Mi chiedo "In che direzione si va con tutto questo?". Il tempo ci mostrerà ancor meglio se sarà una direzione di crescita o di dispersione nel saeculum.

      L'esempio del capo di una Chiesa è sempre importante e può essere di stimolo, nel male o nel bene, per tutti.

      Elimina
  3. Un po' di fiducia: se è arrivata dai primordi dell'umanità fino ad oggi.... significa che un intervento provvidenziale è sempre possibile. La Tradizione giungerà fino alla fine dei tempi, così ci dicono le Scritture. E' di origine non-umana lo Spirito può sempre vivificarla. Nel Cristianesimo escatologicamente non c'e', ma ad esempio nell'Islam c'è la misteriosa figura del Mahdi, colui che preparerà l'avvento della seconda venuta del Cristo, richiamando le genti a Dio rivivificando la Dottrina.
    Purtroppo la direzione è chiara... i tempi dell'apostasia si avvicinano sempre più. Chi nonostante tutto criticava Benedetto XVI si accorgerà invece della sua lucidità dottrinale e di tutto ciò che gli devono aver fatto passare.

    Pantocrator

    RispondiElimina

Si prega di fare commenti appropriati al tema. Ogni commento irrispettoso o fuori tema non verrà pubblicato.