Benvenuto

Benvenuto su questo blog!

martedì 23 aprile 2013

Ancora sul santuario di una chiesa (1)


L'immagine proposta è tratta da una miniatura presente nel manoscritto Add. 35322, c. 43 v. conservato nel British Museum di Londra.

Vi è rappresentata la scena decameroniana di Martellino malmenato dai devoti in chiesa.

L'attenzione dev'essere posta in secondo piano, su quello che il miniaturista ha voluto rappresentare come sfondo. Siamo evidentemente attorno al XV secolo in un'epoca, cioè, precedente al Concilio di Trento e, probabilmente, in area inglese.

La miniatura ci mostra, su un  piano sopraelevato, un contenitore prezioso, forse un reliquiario. Dietro di esso si nota una specie d'iconostasi chiusa da una tenda rossa che impedisce allo sguardo di chi sta in chiesa di penetrare nel santuario.

Perfino il corridoio di passaggio che circonda il presbiterio (deambulatorio) è chiuso da due alte porte che ne impediscono l'accesso.

Questa e molte altre testimonianze, testificano che, partendo sicuramente dall'Alto Medioevo se non decisamente prima, anche nell'Occidente cristiano il santuario era custodito in modo tale da renderlo un luogo eccellente all'interno della chiesa. Di conseguenza, non vi poteva accedere chiunque, neppure con lo sguardo. Quello che è successo dopo, soprattutto in epoca contemporanea, mostra che non c'è stato solo un semplice cambiamento di sensibilità, come spesso eufemisticamente si dice, ma una vera e propria rivoluzione i cui presupposti maturavano da tempo.

Contrariamente a quanto descritto da quest'immagine, dal periodo rinascimentale e barocco, lo sguardo poté penetrare nel santuario e, contemporaneamente, vi può fisicamente accedere anche chi non appartiene all'ordine sacro.

Una terza fase in fase di evoluzione si ha quando l'area presbiteriale stessa è abolita e fa parte semplicemente della navata della chiesa. Dietro a questi cambiamenti c'è, evidentemente, un messaggio che si vuole infondere.

Ma, mentre l'impraticabilità del presbiterio significava rimarcare la presenza misteriosa del divino (nasconderLo era il miglior modo di svelarLo), rendere trasparente ed accessibile (oppure abolire) il santuario, infonde inevitabilmente l'idea di un'assenza del divino o di un suo totale assorbimento nell'ambito mondano. In questo modo si finisce involontariamente per suggerire che Dio è il mondo materiale, immediatamente tangibile, visibile e manipolabile.

Le "chiese vuote di Dio", immaginate da Nietzche, avevano, forse, questa caratteristica?

7 commenti:

  1. Le Chiese vuote che Nietzche immagino' sono i santuari moderni, svuotati da ogni simbologia e architettura sacra.
    E dove mancano i simboli manca la struttura portante del culto e cio' porta al caos e al vuoto..

    Nikolaus

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Concordo perfettamente! Ma il problema non è che vi siano problemi di tal sorta ma che nessuno o quasi oramai lo capisce.
      Se il clero, dai più bassi ai più alti livelli, è impotente a capirlo (tranne lodevoli casi) e promuove delle "kermesse", non delle "messe", si crea una cultura tale per cui la messa non può che essere spettacolo e la chiesa non può che essere un contenitore funzionale allo stesso.
      Di qui notiamo chiese ridotte a garages o ad aule polifunzionali, liturgie avvilite dietro sgargianti colori e trovate simpatiche (per animare l'assemblea).
      In Oriente, viceversa, la situazione si mantiene come sempre e come sarebbe stata anche da noi se non ci fosse stata una vera e propria rivoluzione alla quale la gente si è talmente abituata ed assuefatta da scambiarla, oramai, come una "normalità".

      Elimina
    2. ..mi duole dirlo ma non vedo soluzione per arginare o bloccare la deriva che la Chiesa sta vivendo..

      nikolaus

      Elimina
  2. Umanamente parlando, in Occidente non esiste speranza alcuna, tolti alcuni singoli e forse qualche piccolo gruppo. Detto ciò, quello che è essenziale, non è fare del catastrofismo e pensare che la Chiesa finirà. La Chiesa in quanto tale non finisce. Finiranno di certo i rami disseccati e finiranno nel fuoco, come ricorda il Vangelo.

    Viviamo in un contesto di dispersione e di grande incomprensione (perché a questo si è ridotta buona parte della Chiesa in Occidente ma - non si tema! - questo fenomeno insidia pure l'Oriente).

    Tuttavia, è data la possibilità a chi vuole perseguire la strada evangelica (che non è mai larga e disseminata di rose).

    Quello che inizialmente è importante è riconoscere che quanto viene approvato e applaudito dal "volgo" non è detto che sia ecclesiale e, anzi!, spesso non lo è affatto.

    Fatta questa prima opera di purificazione con la quale si separa il piombo dall'oro, il resto è più facile.

    RispondiElimina
  3. Tutto questo che viene descritto ha un termine preciso: si chiama profanazione e chi l'ha man mano prodotta per mezzo di agenti coscienti o non, sa benissimo le conseguenze che ciò comporta. Come si può ben notare è un processo in corso da lungo tempo che man mano ha prodotto i suoi effetti sia nel campo stesso edella Fede della Dottrina, che in quello laico (inteso nell'accezione reale del termine) e quindi sociale, separandoli man mano ed ora finendo col cercare di distruggere il sacro nelle sue fondamenta. C'è infine da sottolineare l'astuzia con cui tutto ciò viene perseguito, segno inequivocabile quindi da dove proviene.

    Pantocrator

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' così. Il fatto che ben pochi se ne accorgano dimostra una "implosione" della Chiesa (intesa in senso umano) su se stessa. E, conseguentemente a ciò, ci sono fedeli e clero a servizio di una realtà sempre più profanizzata di liturgia.
      Essi non sentono affatto alcun problema o alcuno stridore nel culto che animano e a cui partecipano per il semplice motivo che non sanno cosa hanno perso e, in buonissima fede, proseguono in un crinale sempre più "esteriorizzante".
      A me tutto ciò fa molta tristezza, come se assistessi, impotente, allo stupro di una ragazza...

      Elimina
    2. Mi pare ovvio che non se ne accorgano perchè gli va bene così. Proprio perchè la porta è stretta fa più comodo un Cristianesimo che sia all'acqua di rose, da cui attingere ogni tanto (magari quando le cose non vanno proprio come devono) ma senza che procuri tanto fastidio durante la vita "ordinaria" rivolta a tutto meno che al sacro ed al coinvolgimento profondo che procura in tutto l'essere umano e l'ambiente non solo fisico ma cosmico che lo circonda. Ma questo è un problema antico che ciclicamente si ripresenta nella storia, così come ciclicamente si ripresenta la Provvidenza Divina a rimettere le cose nel loro ordine.

      Pantocrator

      Elimina

Si prega di fare commenti appropriati al tema. Ogni commento irrispettoso o fuori tema non verrà pubblicato.