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sabato 6 aprile 2013

Il tramonto di una civiltà



Ibn Baṭṭūṭa (Tangeri, 24 febbraio 1304 – Fez, 1368-69), il viaggiatore berbero da me precedentemente citato, nei suoi appunti di viaggio, ad un certo punto scrive che i bizantini dovevano impiegare nel loro esercito etnìe barbare poiché si erano resi inabili al mestiere della guerra. Noi, oggi, diremo in modo diretto e un poco brutale: “si erano rammolliti”.

L'appunto non è per nulla privo d'importanza, tenuto conto che viene redatto un centinaio d'anni prima della caduta di Costantinopoli, per mano dei turchi.

La storia, in tal senso, ha molto da insegnarci anche oggi. La nostra civiltà occidentale è giunta ad un elevato grado di raffinatezza: nonostante tutto, in Europa abbiamo ancora ottime università, possibilità di crescita umana e culturale, straordinario sviluppo tecnologico, diffuso benessere...

Fatte le dovute distinzioni, nella Costantinopoli degli ultimi suoi due secoli non si offriva tanto di meno. Sì, la quarta crociata la provò molto al punto che, in seguito, dovette barcamenarsi con crescente difficoltà. Ma rimaneva pur sempre la Città per eccellenza e il punto di riferimento imprescindibile per i commerci che continuarono a fervervi. Il commercio a Costantinopoli si smorzò con la scoperta dell'America non con la conquista turca.

Il luogo culturalmente rappresentava un collegamento diretto con l'antichità greca, passando per la civilità cristiana. Per certi versi, lo stesso Umanesimo italiano si trovò tributario a Costantinopoli. Solo per fare un esempio, il nucleo originario della Biblioteca Marciana è composto dai libri lasciati in dono dal Metropolita Bessarion, poi cardinale Bessarione.

Tuttavia, come nel corpo umano, quando si supera una certa età avviene la decadenza e la morte, così nel corpo di un'intera società avviene il declino proprio nel momento della sua massima raffinatezza.

Il declino, inutile dirlo, coinvolge tutto: istituzioni statali ed ecclesiastiche. Qui, però, c'è qualcosa d'importante da notare. La Chiesa ortodossa, con l'avvento della turcocrazia, non godette di certo dei privilegi della precedente situazione e, per alcuni versi, fu abbastanza provata. Ma seppe fronteggiare la nuova situazione, grazie al profondo senso di “tradizione” che la caratterizzava. Si ebbero (e tutt'oggi si hanno) dei chierici non esemplari, persone nelle quali le cosiddette virtù cristiane non brillavano sovente, ma nessuno tra questi inventò o inventa la liturgia, tanto per fare un altro esempio.

Anche il più scalcinato prete ortodosso sà che esiste una “taxis”, un ordine da rispettare che identifica la Chiesa impedendole di divenire un'altra cosa. Non si tratta di statico tradizionalismo (dal momento che la liturgia bizantina ha subìto nei secoli qualche piccolo adattamento) ma di fedeltà al dato ricevuto.

È questo senso di tradizione che ha permesso alla Chiesa di “tenere duro” davanti alla turcocrazia e al crollo della civiltà bizantina. È con questo senso di tradizione che i popoli cristiani di quelle regioni hanno potuto rimanere tali, nonostante alcune “conversioni” al mondo mussulmano.

Nel nostro mondo stiamo assistendo a qualcosa di analogo al mondo bizantino prima della sua caduta, fatte altre dovute differenze del caso, ovviamente. 

Anche da noi, si può dire, c'è un diffuso “rammollimento”: i nostri giovani non sono certo persone buone per la lotta, tanto meno per la lotta che si faceva nelle guerre di un tempo. Sacrificio e privazione sono parole sconosciute, da noi, e le avversità trovano la maggioranza della gioventù impreparata e recalcitrante.

È proprio per questo, che dei popoli grezzi, “primitivi” ma pieni di forza vitale, potrebbero sottometterci in poche generazioni. In questo contesto la Chiesa come reagirà, se si considera la sua differente situazione, rispetto alla Chiesa post-bizantina?

Da noi la Chiesa (cattolica) si è talmente disaffezionata alle sue tradizioni antiche e liturgiche da vivere, come si diceva, sempre più “al di fuori di se stessa”. In fondo il parroco in blue-jeans non è che un segno rivelatore: un prete che vive "al di fuori" della sua identità di prete, ossia di uomo del sacro che si deve distinguere dagli altri. Un papa che assume atteggiamenti populistici e secolari è indice della stessa cosa.

L'identità di questa Chiesa è molto fragile ed espone i suoi credenti ad ogni sorta di relavismo. che lo voglia o meno, che lo sappia o meno. È veramente divenuta la “figlia dei nostri tempi”, in tutto e per tutto.

Ma, con questi presupposti, non potrebbe correre il rischio di venir spazzata via, dinnanzi ad un cambio repentino della società, come fu quando Costantinopoli divenne turca?

Certamente da noi non ci sono turchi che premono alle porte o almeno non lo fanno con il metodo di allora. Eppure nella società italiana sta lievitando sempre più una presenza non cristiana (non credente o di altre religioni) e questa, o prima o poi, genererà dei forti contraccolpi se non un capovolgimento della situazione.

Una Chiesa disarmata e disarmante sarà senz'altro la prima ad esserne colpita. E quando la Chiesa avrà perso gran parte delle sue possibilità finanziarie e non avrà più la forza politica odierna (e potrebbe avvenire) cosa proporrà ai suoi fedeli? Il suo vero e principale tesoro da tempo è stato svilito. Proporrà, forse, una liturgia ancor più svuotata e pauperizzata? Un credo che la rende indistinta da qualsiasi altra credenza? Umanamente parlando, quanta vita può avere ancora una Chiesa di questo tipo? 

11 commenti:

  1. la chiesa (cattolica) diventerà, nostro malgrado, un'associazione umanitaria e filantropica, oltre che un grande museo..

    nikolaus

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  2. Purtroppo è già quel che dici.

    Tolti quegli ambiti di persone generose e ideali (possono essere formati da laici, religiosi o anche preti), la maggioranza si fa guidare in una direzione tutt'altro che tradizionale e spesso ne è inconsapevole.

    I "dirigenti" sono preoccupati di piacere a chi - in modo più o meno velato - indica loro altri cammini. Sono questi ultimi i veri "padroni" del Cattolicesimo e (sorpresa sorpresa!) non sono neppure cristiani!

    È solo l'obbedienza dei "dirigenti" cattolici a "padroni stranieri" che spiega questo comportamento bizzarro, anomalo, fuori da ogni reale logica (anche evangelica!).

    Come quando, nel Medioevo, aver infeudato la Chiesa comportava l'esistenza di abati commendatari, di quegli abati, ossia, che in luogo di fare gli interessi spirituali e materiali dell'abbazia, la sfruttavano per trarne ricchezze da impiegare altrove fino al punto - è la storia dell'abbazia di Fontgombault - da venderla e sopprimerla.

    Ovviamente questa triste realtà d' "infeudazione" attuale (per cui lo stesso Bergoglio è OBBEDIENTISSIMO a centri di potere non cristiani) viene nascosta e ben dissimulata quand'anche non sia pubblicizzata come "apertura" voluta dal concilio Vaticano II.

    Poi l' "associazione umanitaria" è solo uno schermo dietro al quale girano altri intressi, interessi dei veri "padroni", ovviamente!

    Se un papa o un vescovo osa contrastare - anche timidamente - quest'ordine di cose, viene immediatamente ostracizzato da questi centri di potere i quali sono in grado d'infangarlo con ogni sorta di vere o presunte colpe; è questo che spiega perché la piaga della pedofilia nella Chiesa cattolica sia emersa anche dopo decenni dai fatti incriminati.

    Richiamare la Chiesa ad una coerenza morale è il ricatto di queste persone, un ordine che non può se non piacere a tutti, ovviamente, ma che nasconde l'allineamento della stessa ai signori e padroni del mondo (come lo fu nell'Alto medioevo con la politica ecclesiastica ottoniana che, pure lei!, invocava la "moralizzazione di Roma").

    Con un volto gradevole alla massa (essere visti ufficialmente come "benefattori" e popolari), viene fatto credere che un certo papato è "buono e virtuoso" quando, in realtà è più infeudato di ogni altro. Ma tanto il "popolo-bue" beve tutto e non vede oltre il suo naso!

    Umanamente parlando, una Chiesa così è destinata a morire o a divenire (cosa che sta succedendo) una realtà totalmente differente e distante da quanto è stata fino ad ora. Ma lo "schermo" e la simulazione o prima o poi cadranno e avverrà quando non si potrà più fare nulla ...

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  3. Paradossalmente invece tutto ciò potrebbe anche rivitalizzare la Chiesa, sicuramente però decimandola quantitativamente: quello che intende Benedetto XVI con "piccolo gregge". Chi resta sarà veramente Cristiano, un po' come lo sono i copti nel mondo musulmano, ai margini della società, perseguitato e depredato materialmente ma non certo spiritualmente. Del resto, chi si rifiuterà di vendere e comprare col marchio della bestia sarà inevitabilmente socialmente emarginato. Tempi duri ma del resto nulla fa presagire al contrario.



    Pantocrator

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    1. Sì, ma i copti hanno mantenuto le tradizioni e non si sono sciolti in una sorta di protestantesimo umanistico, come succede dalle nostre parti. Dai copti se un prete si vergogna di essere tale e predica un Cristianesimo rilassato dove tutti i credi si assomigliano, viene subito isolato. Dai copti se un papa si siede in fondo alla chiesa tra i fedeli, anche se semplicemente assiste alla messa in una cappella in forma privata, viene immediatamente portato dietro la iconostasi. Egli infatti non è un semplice laico ed è per rispetto all'ordine che egli ha ricevuto che deve attenersi a questa regola (contrariamene a quello che Bergoglio fa e ci sono testimonianze fotografiche in tal senso).

      La persecuzione patita dai copti - oso dire - è mille volte più mite di quella non cruenta sopportata da chi, nel cattolicesimo, si accorge di questo cancro di assurdità che devasta il corpo ecclesiale.

      E, d'altronde, le persecuzioni esterne sono sempre state il modo migliore per rafforzare la Chiesa. Sono quelle subdole e interne che la svuotano e la anemizzano fino al punto da portarla sul letto di morte.

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  4. Sì ma quando alla fine l'interno e l'esterno saranno la stessa cosa si arriverà al dunque ed alla fine dell'ambiguità: per ora siamo ancora in una zona grigia, si riesce ancora a vivere "cristianamente" e la Chiesa tutto sommato ha ancora una certa influenza. Ma quando le cose saranno a tal punto che non sarà più possibile, chi avrà il coraggio di "portare la Croce"?

    Pantocrator

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    1. Perché oggi con il digiuno quaresimale (inteso ovviamente come astinenza da certi cibi) ridotto ad una pura barzelletta, con il digiuno eucaristico ridotto ad una formalità, con l'ufficio divino ridotto ad una brevissima cosa, con la mollissima vita che tutti conduciamo (clero incluso), siamo in grado di portare la Croce?
      Con un clima di Chiesa che punta sempre più al ribasso (iniziando dal "bell'esempio" che porta Bergoglio) siamo in grado di portare la Croce? E poi cosa intendiamo per Croce, oramai? Sono tutte domande serie e che, ovviamente, non hanno nulla contro di te ma puntano il dito contro quest'assurda anemìa ecclesiastica che sfianca e rende fantasmatica la spiritualità dell'Occidente facendo scappare la gente più sensibile pure verso tradizioni non cristiane.

      Certo, per alcuni versi, meglio Bergoglio che mostra "nudo e crudo" il livello di molto cattolicesimo attuale. Ma già con lui stiamo uscendo sempre più dall'ambiguità e si staglia sempre più una realtà che di Chiesa ha ben poco. Certamente ha molto di umanitarismo, piacioneria, facilitazione, secolarismo e via dicendo....

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  5. Appunto. Per questo si spera contro ogni speranza. Raggiunto il punto più basso si inizia a risalire. Quanti Padri furono perseguitati, uccisi, martirizzati perchè difendevano l'ortodossia della dottrina e questo accadeva in periodi molto più "cristiani" di questi recenti.
    La mollissima vita ormai è finita ed il "digiuno quaresimale" volente o nolente, si protrarrà ben oltre il periodo pasquale vista la situazione. Del resto quando si ha la pancia piena si persegue maggiormente la strada del vizio che quella della virtù.

    Pantocrator

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    1. Sì, anche se umanamente parlando la situazione è disperata. L'unica cosa che può fare un credente è comportarsi come san Benedetto, praticando il Cristianesimo come sta senza sentire le sirene moderniste dentro e fuori la Chiesa.

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  6. Il mondo sta diventando un deserto, in cui diventa spiritualmente sempre più difficile, se non impossibile, viverci. San Benedetto ha creato delle piccole "oasi", cosa che sarà nuovamente necessario rifare per preservare e continuare a vivere secondo un modello spirituale e celeste. Diventa sempre più pesante la frattura tra una visione tradizionale del sacro e la barbarie intrisa di bestialità che ci circonda. La potenzialità spirituali dell'uomo si atrofizzano smpre più (e viene fatto il possibile affinchè ciò avvenga) e riuscire a risvegliare e mettere in atto le potenze battesimali in un mondo siffatto non è certo impossibile ma certamente arduo. Affidiamoci alla Divina Provvidenza con Fede, Speranza e Carità. A Dio tutto è possibile.

    Pantocrator

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  7. Mi chiedo quanto le eresie professate dagli imperatori abbia influenzato questo declino.

    L'occidente e l'oriente cristiano hanno affrontato due tipologie diverse di invasioni barbare, ma hanno saputo fronteggiarle , al tempo, proprio per queste capacità che descrivi.

    il tutto sembra ricollegarsi con l'articolo che avevi scritto a proposito di un occidente "preparato" all'islamizzazione.

    Sarebbe interessante comprendere , al riguardo, il paradosso africano...un Egitto copto saldo e compatto rispetto ad un Maghreb completamente scristianizzato.

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    1. È evidente che la crisi iconoclasta sostenuta dagli imperatori, tanto per fare un esempio, ha contribuito e non poco alla crisi del Cristianesimo in Oriente. In quel periodo (durato pressapoco 150 anni) i monaci sciamavano in Occidente.

      Quello che è certo, è che il Cristianesimo si è costruito e si è diffuso attraverso la testimonianza di gente disposta a versare la propria vita. Laddove questo non esiste e si costruisce un Cristianesimo addomesticato ai bisogni del momento (nel nostro tempo questo oramai fa scuola e lo vediamo a tutti i livelli ecclesiali, pure ai più alti) non si può che avere declino, anche se i papi vengono osannati perché non portano più le scarpe rosse (passi questa ironia!).

      Quando un cristiano viene spinto a pensare "Tanto la mia fede è uguale a quella di tutti gli altri e non serve che io m'impegni", è già iniziato il declino. E a questo declino non si può certo porre uno stop con iniziative singolari e criticabili di "pastorale", tipo quella dei religiosi che, pur di attirare l'attenzione, iniziano a ballare per strada a ritmi concitati di danza (cose che succedono)...

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