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martedì 2 aprile 2013

La Chiesa "fuori di se stessa"

Anni fa' avevo la possibilità di entrare in una biblioteca privata antica, tenuta da pochi anziani e ricchi religiosi veneziani, nel centro della città. Questa biblioteca settecentesca conteneva prevalentemente testi di teologia ed era stata da poco restaurata. Non era e non è aperta al pubblico. 

Purtroppo attorno agli anni '80 un suo responsabile aveva fatto scempio di alcune pagine di libri miniati, vendendole agli antiquari della zona, pur di finanziare le sue ricerche. Costui era un anziano religioso convinto... di poter scoprire il moto perpetuo!

Sono cose che sembrano barzellette eppure successero e mi furono riferite da frequentatori assidui della casa e confermate dal superiore di allora. L'anziano, ad un certo punto, morì, ovviamente senza essere venuto a capo di nulla ma avendo speso parecchi soldi per macchinari inutili. Iniziai ad entrare in quella biblioteca quando costui non c'era più, dopo che era stato fatto  ampio danno a diversi volumi di canto corale.

Poco distante da quella biblioteca, d'impianto classico, attorno alla metà degli anni sessanta, si era costituita, all'ultimo piano dello stesso stabile, una piccola bibliotechina: era quella dei giovani religiosi, studenti in teologia.

Di essi, quando arrivai io, non c'era più nemmeno l'ombra ma, come nel caso dell'anziano bibliotecario, si notavano i segni del loro passaggio. I libri avevano tematiche teologiche molto progressiste. Il locale che li ospitava, essendo proprio sotto un tetto, era soggetto a grandi escursioni termiche, ragion per cui quei libri finirono per invecchiare anzitempo. Erano tutti ingialliti e, in alcuni casi, la carta delle pagine si stava rompendo.

Un giorno ne presi in mano uno a caso: era una miscellanea di vari articoli dal titolo "Concilio vivo". All'interno trovai un saggio che osannava l'evento conciliare della Chiesa cattolica, quale inizio di una vera e propria epoca di rivoluzione in cui la Chiesa stessa usciva dai suoi bastioni, ossia "usciva fuori di se stessa".

Risi davanti all'ingenuità ebbra di quello scrittore e dimenticai il fatto.

Oggi sembra che stiano tornando in auge quelle stesse idee che, sinceramente, pensavo fossero sparite, esattamente come sparirono il bibliotecario "ladro" e gli studenti di teologia rivoluzionari.

Pare che queste idee stiano per essere rimestate nel mondo cattolico, come quando si gira una pentola e i fondi riemergono in superficie. Non penso, tuttavia, che la cosa riguardi solo il Cattolicesimo perché certe mode, una volta lanciate, si dilagano interconfessionalmente e sono ovunque pericolose.

Queste cose hanno la forza dirompente degli slogans: s'impongono in modo dittattoriale.

E' dunque bene cercare di capire che senso ha questa definizione, se di senso si deve parlare.

La Chiesa si costituisce nella sequela di Cristo, con la Pentecoste e, lentamente nei secoli, si struttura in un certo modo, assumendo una coscienza sempre più chiara di sé. Come i cristiani di Diogneto, la Chiesa sa di essere nel mondo e per il mondo ma non è del mondo. Questo significa una solidarietà e una contiguità di essa con il mondo ma mai un'identificazione totale.

Nell'umanità, infatti, esiste anche chi, per un insondabile mistero, decide di non accettare Dio e di comportarsi di conseguenza.

La Chiesa non può, dunque, identificarsi con questa parte di umanità (di qui si dice che il sangue di Cristo è versato "per i molti" non per "tutti"; oppure che "tutti sono i chiamati ma pochi i prescelti"). 

Nella Chiesa, per un'esigenza ascetica evangelica, parecchi fedeli, lungo i secoli, sono "usciti" dalla mondanità per essere più autenticamente di Cristo. Questo ha dato nascita al movimento monastico dei primi secoli, a quello eremitico e alla formidabile storia del monachesimo che ha caratterizzato i primi secoli medioevali in Occidente.

Qui non era la Chiesa che "usciva da se stessa" ma, si può dire, "rientrava" più efficacemente in se stessa per mostrare al mondo il suo viso autentico, come quello dei discepoli quando scesero dal monte della trasfigurazione.

Se si deve utilizzare il termine "uscire", nella tradizione della Chiesa occidentale e orientale, lo si deve fare solo per indicare l' "uscita dal mondo", ossia da una condizione di dispersione spirituale, col fine d'essere più autenticamente cristiani.

Invece, alla fine degli anni '50, nel mondo cattolico avviene il contrario: si depone ogni prudenza e si assiste ad una forte simpatia verso il mondo scientifico, tecnologico e culturale. Nell'ebbro ottimismo di quegli anni si ritiene possibile sposare il verbo cristiano con la cultura circostante (qualsiasi cultura) a patto solo di trovarsi con uomini di buona volontà. Quest'atteggiamento si erge contro quello diametralmente opposto avuto dalla Chiesa fino ad allora, con il quale non si vedeva altro che disastri nella società. Ad una eccessiva chiusura è quindi seguita un'apertura priva di discernimento. Il fascino del mondo - inteso come mondanità - ha così finito per carpire fedeli e religiosi. La conseguenza non si è fatta aspettare: i seminari e le case religiose si sono svuotati mentre i fedeli hanno vissuto una fede sempre più orizzontale e sociologica: Cristo, alla fine, ha finito per essere solo il "buon rivoluzionario", in grado d'insegnare all'uomo la via per un mondo migliore, l'uomo da cui prendere esempio, non più il Dio che eleva nella grazia l'umanità che lo desidera.

E' in questa temperie che si deve capire perché si scrissero certi libri come "Concilio vivo", da me sopra citato. Qui, quando si dice che la Chiesa deve uscire dai suoi bastioni s'allude, semplicemente, che deve abbandonare la sua identità tradizionale, basata sulla preghiera, la fiducia in Dio, l'adorazione, l'ascesi e darsi puramente ad opere sociali per un mondo migliore. Non sempre si ha il coraggio di dirlo apertamente ma si traccia un cammino che va inevitabilmente solo in questa direzione! E così anche i più restii vi vengono trascinati in nome dell'obbedienza verso "chi sa".


Pochi giorni fa' il vescovo di Roma, Bergoglio, ha affermato: "Ricordate bene: [bisogna] uscire da noi, come Gesù, come Dio è uscito da se stesso in Gesù e Gesù è uscito da se stesso per noi".

Cosa voleva intendere precisamente? A me è parsa un'allusione a tutto quel modo di pensare che mi pareva spento nelle pagine ingiallite di quei libri e che ora ritorna, poichè sarebbe stato Gesù, questa è la scusa, ad offrire tale esempio.

Certo, se queste frasi indicano uscire dal proprio egoismo e dalla propria piccineria, le posso ben giustificare. Cristo, in questo, è il vero Maestro, ma la Chiesa sa che, perché l'uomo possa trascendersi, non può affidarsi solo a se stesso e alle sue uniche forze. La Chiesa, per questo, si è anche data una regola e una tradizione che oggi (guarda caso!) non si vuole più seguire osservandole con sufficienza dall' "alto" della propria comprensione razionalistica.

Così molti segnali (in primis quelli tratti dal suo ministero argentino) m'indicano che per il vescovo di Roma non si tratta solo di superare un proprio eventuale egoismo umano ma di spogliare la Chiesa dal suo passato, più precisamente da un certo stile che si ritiene superato e che non può più servire ad incontrare il mondo tale qual'è. Di qui anche la sua antipatia per le forme liturgiche tradizionali. Tutto questo finirà per buttar via il "bambino con l'acqua sporca", come si dice volgarmente, le cose inutili e dannose con le cose essenziali. Alla fine si assumerà l'identità altrui per il piacere del mondo svuotando se stessi.

Ecco, se le cose stanno veramente così, non posso non fare come feci quella volta con il libro "Concilio vivo". Lo chiusi subito con un sorriso di compatimento e andai oltre dimenticandolo. 

Idee di questo genere, infatti, non faranno altro che rendere la Chiesa come un'arancia spremuta, buona oramai solo per la pattumiera...

14 commenti:

  1. Così come quel libro è finito ingiallito precocemente in una soffitta dimentica da Dio e dagli uomini altrettanto accadrà a chi si ispira alla vana tradizione umana e non a quella del Cristo.

    Pantocrator

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  2. Francamente, stupisce e appare più ingiustizia che timore da questa interpretazione, dato che al momento sappiamo meno di niente.
    C'è qualche fondatezza? L'articolo non ne riporta e le parole del Papa paiono semplici e chiare.
    Caro Papa Francesco, neanche il tempo di disfare le valigie che già cercano di giudicarti.
    Preghiamo.

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  3. Gentile signor Franco,

    è ovvio che dinnanzi ad una persona che assume un incarico molto influente all'interno di una Chiesa le opinioni possano divergere. Tuttavia non facciamo lo scandalo dei benpensanti, nel tentativo, a mio avviso inutile, d'isolare i pensieri critici. Un papa non è Stalin che, come sappiamo, non si poteva criticare!

    Il suo atteggiamento, comunque, mi fa pensare al problema tipico del Cattolicesimo: quello d'aver enfatizzato l'autorità papale a tal punto che oggi nessuno potrebbe (in teoria) criticarla, neppure in nome della Tradizione, neppure se un papa si ponesse contro la tradizione stessa in nome di principi umanistici.

    Ne consegue che il campo rimane diviso: tra coloro che si sentono liberi di avanzare una critica e altri che, per status quo o per una mal compresa devozione alla Chiesa, difendono a spada tratta, costi quel che costi, il loro gerarca ecclesiastico, col rischio di farlo divenire un idolo.

    Il papa, almeno anticamente, non era mai al di sopra della Chiesa e della tradizione (come di fatto viene sentito oggi anche se a parole si confessa il contrario).

    I suoi atti, di conseguenza non potevano non essere soggetti ad una sorta di "analisi" ecclesiale. I cristiani, proprio perché appartenenti ad una Chiesa, si rispecchiano e si sentono rispecchiare o meno negli atti di un loro rappresentante e responsabile. E' questo il significato profondo del sensus fidelium.

    In altri termini, dovrebbe esistere una CIRCOLARITA' tra quello che fa un vescovo e quello che riconoscono i fedeli. E questa circolarità non è sempre priva di difficoltà e tensioni (basti vedere la storia della Chiesa antica!).

    Ma se questa circolarità s'interrompe (e questo avviene anche con la paura delle "critiche" da lei paventata ed è senz'altro avvenuto progressivamente nel periodo moderno per motivi comprensibili), ci saranno di sicuro molte meno interferenze, "giudizi cattivi" (come lei pare dire tra le righe) ma ci sarà pure la perfetta stagnazione della vita ecclesiale che è quanto si è manifestato massivamente nel mondo cattolico odierno. Cosa dice il popolo di solito? "La Chiesa xé roba da preti". E come non dargli torto visto che, la stessa promozione del laicato (voluta dal Vaticano II), è finita per essere la promozione di gente che ripete acriticamente qualsiasi cosa promosssa dal clero, buona o cattiva che sia?

    Detto ciò, il mio discorso non è voluto essere necessariamente tranciante ma ancora ipotetico, nonostante il novello papa abbia fatto molti atti come arcivescovo in Argentina, atti oggettivi e verificabili.

    Nonostante ciò, ho lasciato una porta aperta a qualche possibilità anche se, sinceramente, non credo che un uomo di più di settantanni cambi impostazione. La sua, fondamentalmente, è quella avuta nella Chiesa del '68, in fermente rivolta contro il proprio passato.

    Il personaggio ha attraversato quel periodo e ne è stato magnetizzato come molti di quel tempo. Non si può pretendere da lui impostazioni differenti. Ma proprio perché quello era il suo contesto, è chiaro come il sole che la sua impostazione subisce forti influenze antropocentriche con tutta la noia e il fastidio per la Chiesa tradizionale. La contrapposizione tra passato e presente (tipicamente ideologica) l'hanno inventata i preti del '68 e gli atti posti da costoro sono chiari. Sono, almeno potenzialmente, anti-ecclesiali e iconoclasti.

    Ovviamente, se costui facesse atti ancor più chiaramente contrari ad orientamenti tradizionali, sono certo che lei continuerebbe a dire "poverino, che colpa ne ha?". Io non pretendo che lei assuma una posizione diversa, visto che le andrà bene così.

    Ma neppure lei può pretendere di dipingere gli altri come dei "cattivi" che se la prendono gratuitamente con chi, in un modo o in un altro, non pare riflettere in modo compiuto quello a cui sarebbe chiamato.

    Se questo lei non può vederlo non è colpa mia.

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    1. Vedo Sig. Pietro, che Lei mi risponde già con una certa polemica dottrinale, nella quale mi pare particolarmente ferrato, mentre io debbo e voglio limitarmi all'analisi.
      Mi dispiacerebbe feriLa, ma quando Lei si esprime con la presunzione di essere la bocca della verità senza lasciare un doveroso spazio dubitativo, deve anche mettere in conto che qualcuno possa invitarLa a discutere di contenuti, più che di illazioni e come tali, ingiuste.
      La prova è che Lei non ha esitato a mettere un'etichetta sia al Papa che a me - "Ovviamente, se costui facesse atti ancor più chiaramente contrari ad orientamenti tradizionali, sono certo che lei continuerebbe a dire "poverino, che colpa ne ha?". Io non pretendo che lei assuma una posizione diversa, visto che le andrà bene così" - malgrado Lei non conosca né Papa Francesco, né il sottoscritto!
      Ma non tema di avermi offeso, Le ho scritto prima e Le rispondo ora soltanto perché penso che potrebbe giovare un pò più di equilibrio.
      Lasciamo lavorare Papa Francesco e nel frattempo guardiamoci per noi. Se non è troppo.

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    2. Gentile signor Franco,

      i nostri modi di vedere sono assai differenti e non serve una frequentazione assidua per poterlo constatare.

      Non mi dilungo in dettagliate analisi su alcune vicende del passato ministero bergogliano. Alcuni lo hanno fatto ed è possibile rinvenirlo su internet.

      Solo per fare un esempio, a me risulterebbe assai difficile pensare ad un sant'Ambrogio che si fa benedire, nella sua cattedrale, da non cristiani o da cristiani eretici (usiamo pure i termini che ci vogliono!). Bergoglio lo ha fatto e non si può tirare fuori che questo si scusa ed è addirittura "virtuoso" perché viviamo in nuovi tempi. Quest'atteggiamento comporta una mentalità con delle differenze su cose sostanziali, non marginali.

      Questo lo dico non perché "io" ho la verità in tasca (la "Verità" che è il Logos non si fa intascare da nessuno pur facendosi riconoscere!), ma perché il Cristianesimo ha sempre sentito se stesso in termini di ESCLUSIVITA', un'esclusività che ha in abominio quei segni che la confondono con altre fedi. Quest'esclusività - che oggi sta stretta a tutti - si fonda, a sua volta, sul logion di Cristo: "Sine me nihil postestis facere!".

      E' vero che quest'esclusività a volte è scaduta in lotta fisica contro l'altro (e questo è un lato riprovevole) ma non si può buttarla via solo perché alcuni nella storia l'hanno interpretata in modo fanatico. E' un dato assolutamente rivelato e testimoniato da tutta la tradizione della Chiesa, un dato imprescindibile.

      Al di là di me, al di là di lei, esiste un ordine di cose ereditato storicamente, un linguaggio con il quale si comunicano le cose sacre (per chi vuole vivere nella Chiesa e non in un Pantheon di varie credenze), che non può essere confuso. Chi ne prescinde non può pretendere di sentirsi dire "tutto va bene".

      Purtroppo oggi è invalsa la moda di dire "tutto bene!" proprio davanti a queste cose. E' per questo che lei non può capirmi.

      Il fatto che lei non paia sospettare tutto ciò e abbassi questa tradizione, quest'oggettività (direi) ad un mio gusto personale poiché io credo di "avere la verità in tasca", significa porre le cose, anche rivelate, su un piano puramente umano, dove anche la rivelazione divina diviene un'opinione tra le tante.

      E in questo (giudico l'idea non l'uomo) mi sembra che lei sia sul piano di quel perfetto relativismo che il mondo cattolico a parole condanna ma a fatti continua ad alimentare.

      Ora io mi chiedo: se non è questo uno strappo dalle proprie tradizioni, cosa lo è?

      Vede, ridurre la questione a banali opinioni di piazza dove, tra piazzarole ci si offende, mi sembra equivocare di brutto le mie intenzioni. Non ho alcuna voglia di offenderla (o di offendere il Bergoglio) ma non posso non vedere nelle sue e in altre opinioni simili, qualcosa che è molto lontano da quella tradizione che fa la Chiesa.

      In fondo, vede, oggi siamo un po' tutti degli umanisti (ci sta a cuore una verità che cambia a seconda di tempi e circostanze, le apparenze e il plauso delle persone). Per questo, chi più chi meno, siamo tutti molto lontani da quanto esigerebbe il vangelo, anche se ce ne riempiamo la bocca.

      E che questa mentalità possa pure appartenere al mondo di un papa fa solo molta ma molta pena...

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  4. Mi rincresce dovermi contrapporre ancora brevemente Sig. Pietro, ma è opinione generale che l'umiltà di Papa Francesco sia un dono di Dio.
    Poiché in ogni ambito sono sempre gli schieramenti radicali a dividere, quindi anche nella Chiesa, mentre grazie a Dio umiltà e moderazione uniscono nell'unica fede, io non intendo alimentare ulteriormente questa contrapposizione sterile, né seguire ancora il suo blog, per evitare un possibile, insanabile decadimento epistolare.
    Le auguro ogni bene.

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  5. Gentile signor Franco,

    lei mi scrive:

    "Poiché in ogni ambito sono sempre gli schieramenti radicali a dividere, quindi anche nella Chiesa...".

    Il principio non è questo. La Chiesa (apriamo pure ogni libro di storia) è nata come "schieramento radicale", al punto che i martiri pur di non bruciare un granello di incenso al genio dell'imperatore si facevano ammazzare. E' su quel radicalismo che è fiorita la Chiesa. Quando poi si è accomodata nei palazzi imperiali e ha fatto la tenda in questo mondo prendendone gusto ha iniziato a fare teorie differenti (contro il radicalismo o meglio l'esigenza evangelica).

    Lei continua:
    "... mentre grazie a Dio umiltà e moderazione uniscono nell'unica fede...".

    La moderazione e l'umiltà, se praticate convenientemente sono delle virtù. Ma non è umiltà tacere quando i nemici interni appiccano il fuoco alla casa, né tanto meno moderazione. L'unica fede, poi, in questi anni è divenuta talmente sfumata e incerta che non si sa cosa sia. Lo disse pure Ratzinger tra gli anni '80 e '90. Poi verso la seconda parte del suo pontificato si è stufato pure lui di combattere contro chi non lo sente...

    Lei afferma: "è opinione generale che l'umiltà di Papa Francesco sia un dono di Dio".

    Se le dovessi dar ragione, dovrei buttare nel fiume Lete tutte quelle conoscenze che sono riuscito ad acquisre con fatica in questi anni. No, l'umiltà che si mette in vetrina non è mai vera. Nei trattati di ascetica, nella pratica dei padri del deserto, nei discorsi esortativi dei padri, l'umiltà ama sempre e solo il nascondimento, non il plauso popolare.

    Esistevano addirittura dei santi (antichi) che pur di non far vedere le loro virtù per evitare d'essere esaltati dalla gente (loro, infatti, volevano il premio solo da Dio, per non sentirsi dire un giorno: "Hai già ricevuto la tua ricompensa") si facevano passare per folli. Lo stesso sant'Arsenio di Cappadocia si fingeva burbero.

    E siccome credo col cuore che lo stile autentico della Chiesa la troviamo in queste testimonianze, reputo ombra se non inganno tutto il resto.

    Lei conclude:

    "Io non intendo alimentare ulteriormente questa contrapposizione sterile, né seguire ancora il suo blog, per evitare un possibile, insanabile decadimento epistolare".

    Non è mio stile decadere negli scambi epistolari, gentile Franco, quindi si tranquillizzi. Sono chiaro nei principi (e per questo paio severo) ma amo essere cordiale nei rapporti umani.

    Tuttavia faccia come crede ma ricordi che un conto è il prodotto autentico e un conto totalmente diverso è quello che viene spacciato per tale ma, alla fine, non è che surrogato.

    Dio la conforti nel suo cammino.

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  6. E a mo' di chiusura un commento non mio:

    "Invitato ad una radio a commentare in diretta l'arrivo del nuovo pontefice, mi sono sentito a disagio davanti allo stupore permanente dei miei confratelli. Domani, fratelli e sorelle, sarà bello, perché abbiamo un papa ornato di tutte le virtù!
    Uno sguardo più distaccato, più critico, in breve un po' più professionale, sarebbe il benvenuto. E un atteggiamento così sarebbe anche un utile servizio alla Chiesa cattolica, che è purtroppo priva di specchio, eccetto quello della regina di Biancaneve".

    Philippe Clanché, giornalista di Témoignage chrétien.

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  7. Alcune precisazioni storiche (per così dire).

    - Convocazione del Concilio Ecumenico vaticano II. Grande stupore nel popolo ed anche in noi giovani, abituati a vedere, nella Chiesa, una Monarchia assoluta ed infallibile. Se il papa era infallibile, mi domandavo, perchè convocare un Concilio ?
    Ma questa visione non era quella del Roncalli. Già al momento dei suoi studi a Roma, il Roncalli, con i suoi amici, (quattro amici che di sera passavano alla Chiesa del Gesù) pensava a come riportare la Chiesa a prima del Concilio di Trento. Gossip ? sì, gossip, ma di Andreotti che aveva raccolto la testimonianza del sacrista di quegli anni e riportava le vicissiturdini dei 4 giovani sacerdoti in un libretto pubblicato da Rizzoli ed oggi finito nelle librerie a metà prezzo dal titolo "I quattro del Gesù". Uno di essi, per chi abbia studiato la storia della Chiesa nel 1900, è abbastanza noto : trattasi di Ernesto Buonaiuti, che fu perseguitato dal vaticano durante tutta la sua vita, anche mediante il braccio secolare offerto dal volenteroso Mussolini.
    Ma l'esperienza di vita del Roncalli lo aveva anche portato a contatto con i cristiani orientali e, quindi, alla consapevolezza dell'importanza dei concilii nella tradizione orientale. [i cristiano orientali considerano come concilii i primi sette e santi concilii della chiesa indivisa, e si attengono ai precetti stabiliti in questi concilii].
    Se si voleva quindi proseguire il dialogo con i cristiano orientali, bisognava, di necessità, convocare un concilio.
    Roncalli morì subito dopo la prima sessione del Concilio (se ricordo bene) e Montini non era certo per preparazione personale la persona più adatta a portare a termine il lavoro iniziato. le decisioni più importanti che il Concilio avrebbe dovuto predendere non furono neppure sfiorate e di quanto fu detto in Concilio fu data nei fatti un interpretazione distorta. Ovvero quell'interpretazione racchiusa nei libri dei giovani teologi rivoluzionari.Montini era stato l'assistente ecclesiastico della FUCI (federazione universitaria cattolica italiana) e vi assicuro che i giornalini della FUCI dell'epoca non erano assolutamnete in concordanza con quanto insegnavano i parroci e la chiesa tutta, ma erano piccoli saggi di marxismo leninismo.... ovvero l'invadenza dell'ideologia permeava questo gruppo di dirigenti di cui molti ancora oggi sono vivi e vegeti e sono i grandi soloni di una certa parte politica.

    xenia

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  8. Ora quanto fu detto dal Concilio provocò nelle nostre regioni un impoverimento della Liturgia ed un abbandono repentino del sacro. Ricordo che all'epoca c'erano persone che raccoglievano con cura sulle bancarelle dei robivecchi libri di devozione in latino, reliquie, arredi sacri che venivano dismessi (se così si può dire) dai giovani sacerdoti rivoluzionari.

    Ma questo , sostanzialmente, non era il messaggio del Concilio, messaggio che intendeva ripristinare, nell'ottica dei quattro giovani rivoluzionari la chiesa primitiva, chiesa primitiva che era ben distante dalla chiesa prima del Concilio vaticano II.

    Se si parla di tradizione bisogna ritornare a quella Chiesa primitiva da cui la Chiesa di Roma si è allontanata, atto dopo atto fin dall'introduzione, nel credo, del Filioque e di tutte le su pesanti conseguenze.

    Tradizione non è la chiesa prima del Concilio vaticano II, ne' la chiesa prima del Concilio di Trento, ma la Chiesa degli apostoli e dei martiri.

    Quindi, se si vuole parlare di tradizione non si può dire che la Messa in latino è tradizione perchè nella chiesa primitiva ciascuna nazione pregava nella sua lingua.

    E' chiaro che l'unità di lingua può far sembrare una l'intera chiesa, ma questo oscura la corretta interpretazione dei fatti, corretta interpretazione che porta a vedere nell'unica fede, unica e condivisa,la vera unità della chiesa.

    xenia

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    1. Xenia in parole povere vorrebbe dire che Angelo Roncalli con tre amici (tra cui il Buonaiuti) avrebbero sognato di riportare il mondo cattolico allo stadio in cui era in comunione con il mondo Ortodosso, 1000 anni fa' all'incirca.

      Io mi chiedo: è verosimile? Penso di no, soprattutto se tengo conto della reazione dello stesso Giovanni XXIII, durante una messa in san Pietro in "rito bizantino". Quando il cerimoniere si avvicinò al papa invitandolo ad incensare il popolo (così fa qualsiasi vescovo in una messa pontificale "bizantina"), Giovannone rispose: "Il papa è incensato, non incensa MAI gli altri!". Il turibolo passò, così, nelle mani di un diacono che completò quanto avrebbe dovuto fare lui.

      In realtà, come confessò lo stesso Loris Capovilla, Giovannone aveva per certi versi una mentalità molto vicina a mons. Lefebvre, per quanto se ne distanziasse in diversi altri aspetti.

      Penso che le aspirazioni ad una chiesa meno barocca, da parte di Giovannone, non giungessero fino a considerare il desiderio di una Chiesa romana come quella di Leone III, tanto per fare un esempio.

      Poi, sinceramente, come potrebbe succedere nel caso del cambiamento climatico della terra (quando si supera un punto di non-ritorno) penso che anche qui, pure volendo fare qualcosa del genere, non sia più possibile farlo.

      E' pure questo che indica, d'altronde, che Cattolicesimo e Ortodossia sono Chiese diverse, checché se ne dica a livello ecumenico.

      Questo blog non ha finalità ecumeniche o di rivalsa confessionale (Cattolicesimo contro Ortodossia o viceversa). Ha la semplice finalità di cercare di rinverdire alcuni elementi di tradizione comune ma, si vede bene anche in queste conversazioni, come le stesse antiche tradizioni cattoliche (che potrebbero essere molto vicine a quelle orientali) non sono amate, capite, coltivate dal Cattolicesimo odierno che giunte al punto di osteggiarle apertamente.

      Il fastidio per il simbolo nella liturgia (che abbiamo visto in alcuni fatti posti dal Bergoglio) ci fa chiedere che razza di interlocutore possa mai essere costui, nei riguardi di chi questo simbolo ha conservato, come ad esempio il mondo ortodosso o, più semplicemente, di quella piccola parte del mondo cattolico legata agli antichi riti....

      E' un'altra domanda aperta alla quale cercherò una soluzione, certamente non facendomi distrarre dai suoi atteggiamenti popolari o populistici...

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  9. Le polemiche terribili che hanno investito la Chiesa di Roma nelgli ultimi anni ed anzi nell'ultimo anno in particolare hanno dimostrato che l'unità della fede, dentro la chiesa romana, era diventata, sostanzialmente, un'illusione...

    i cosiddetti movimenti che tanto piacevano a Wojtila hanno di fatto frantumato l'unità della chiesa in chiese e chiesuole l'una contrapposta all'altra. Purtroppo ciascuna di queste presenta il suo credo particolare come l'unica verità conclamata ed ufficiale, portando, di nuovo, come sempre nella storia, ad una nuova torre di babele.

    L'arrivo di Bergoglio al soglio pontificio ha, almeno per il momento, messo il silenziatore a tutte le polemche divampate in questi ultimi anni, Vatileaks compreso. La novità ci ha stupito e ha piacevolmente sopreso tutti.

    Ma sarà reltà o solo apparenza ? è difficile dirlo. La discesa di Bergoglio nelle grotte vaticane, e precisamente al piano inferiore, ovvero alla necropoli romana sottostante il pavimento della Basilica, dove nessun suo predecessore era sceso prima, potrebbe far ben sperare, ma ci sono anche molte nubi all'orizzonte ed una semplice ricognizione nelle grotte vaticane, per visitare la presunta tomba dell'apostolo Pietro non può bastare.

    O il Bergoglio ha letto, come tutti noi il bestseller di Dan Brown "Angeli e demoni " e gli era venuto il desiderio di vedere de visu i luoghi in cui è ambientata una parte dell'azione del romanzo ?

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    1. Il mondo cattolico ha attraversato la modernità cercando di cavalcarla ma a quale costo? La storia recente ne è un esempio lampante. La identità-base della Chiesa "fedeli-parroci-vescovo" è stata più volte cortocircuitata da altre realtà che si appellano al papa svincolandosi più o meno dal vescovo locale, creando, per così dire, delle "corsie preferenziali" che però assorbono energie e persone dalla realtà locale senza necessariametne servire quest'ultima.
      E' un bel conto da pagare che diventa sempre più salato se ci si accorge che, poi, a livello diocesano e sopradiocesano questi movimenti si fanno la "guerra" anche tra loro contendendosi fedeli e posti-chiave.

      Quello che dovrebbe portare energie e servizio è invece più causa di problemi che altro. E' il lato oscuro dei movimenti cattolici, sul quale non si vuole porre sufficiente luce ma che un qualsiasi vescovo diocesano conosce bene sulla sua pelle.


      Questo, inutile dire, crea un vulnus non solo a livello della "macchina amministrativa" della Chiesa che così s'inceppa ma anche a livello ecclesiologico: che strana Chiesa è questa, in cui vi sono fin troppe realtà autonome e disarticolate tra loro?

      La personalità roboante e da rotocalco di un papa, se attira l' attenzione popolare su altre cose (irrisorie a mio avviso, come il fatto di apporre una firma sul gesso di una fedele) non risolve quello che bolle e potrebbe scoppiare in pentola...


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  10. Nella loro stoltezza una verità l'han detta: quel Papa c'è, solo che se ne sta ritirato nel silenzio e lontano da occhi indiscreti.

    Pantocrator

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