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giovedì 2 maggio 2013

La chiesa di Santa Maria Assunta di Muggia (Ts)



Nel post precedente, parlando del santuario di una chiesa medioevale, ho preso un modello tridimensionale di una chiesa realmente esistente: quella di Santa Maria Assunta di Muggia (Ts).
Qualcuno ha giustamente osservato che la geografia nella quale si situavano questi edifici, anticamente, era osservata con attenzione al punto che si può parlare di una vera e propria "geografia sacra".



L'edificazione della chiesa, nel caso in esame, è avvenuta su una piccola collina, attorno alla quale c'è un panorama molto armonioso. 
Ho situato il modello tridimensionale nel programma "Google earth" nel punto in cui esattamente sta la chiesa. In questo modo si ha modo di vedere l'ubicazione tra mare, terra e cielo: uno slancio verso l'alto!


Da come si ha modo di vedere, il contesto circostante ad una chiesa è tutt'altro che poco importante ma la liturgia, è bene ripeterlo, non è assolutamente concepibile se non all'interno della chiesa stessa. Detto diversamente, l'unico "contenitore" della liturgia non può che essere la chiesa, in quanto edificio, in tutta la sua valenza simbolica. Pensare di fare una liturgia all'aperto (come si fa oggi in Occidente e, in qualche raro caso, in Oriente) sarebbe stato come pensare di far correre il sangue umano al di fuori del corpo.


Concludo questo post con un breve filmato, una sorta di "catechismo medioevale" in cui si illustra la medesima chiesa al suo interno.





21 commenti:

  1. salve signor pietro mi chiamo fabio seguo il suo bellissimo blog ,le volevo chiedere perchè oggi le chiese non le fanno più come quelle di una volta ?l altare quello tridentino mi piace molto ,ma rispetto a quello medievale era diverso ? la ringrazio
    fabio

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    1. Grazie per la sua attenzione, Fabio.
      La domanda da lei posta è essenziale ma tocca molti punti. Come può immaginare la risposta è semplice e complessa allo stesso tempo.

      Ci sono persone che, davanti a questo strano fenomeno contemporaneo della dissacrazione delle chiese, se la prendono con il Concilio Vaticano II, altri che tirano in ballo cose strane, altri ancora che cercano di scusare tutto parlando dello "spirito dei tempi": siccome i nostri tempi sono così non possiamo farci gran che.

      Trovo che queste risposte siano carenti, nel senso che non vanno al cuore del problema. Il cuore è, appunto, l'aver oscurato il senso di Dio. Da lì tutto nasce e tutto discende.

      Oggi, ad esempio, è venerdì santo (nel calendario bizantino). Sono entrato nella chiesa serba di Trieste - giusto qualche istante poiché ero di passaggio - eppure ho immediatamente percepito un'atmosfera sacra. Non tanto per il profumo di incenso, non tanto per quello delle candele, non tanto per la calda illuminazione o per la presenza di persone che pregavano ma per tutte queste cose e qualcosa di molto di "più".

      Per questo, dico, è necessario ridare SPIRITO alle chiese perché si sono realmente svuotate. Questa, come prima cosa.
      Quando si ritorna a dare l'atmosfera giusta (che è sempre un'atmosfera di preghiera, dimessa, umile, silenziosa eppur serena e mai triste) allora immediatamente s'intuisce come dev'essere costruita una chiesa.

      Lo stile può cambiare, non è detto che bisogna necessariamente usare un solo tipo di stile. Ma lo spirito che vi soggiace, no. Quello non può cambiare.

      Aver stravolto le chiese come edifici, sia nella loro presentazione esteriore che nel loro spirito, è la caratteristica di molto mondo attuale. Uno non può tornare a recuperare le cose sante se non desiderandolo fortemente. Ma per desiderarle bisogna averne fatto esperienza o averlo lontanamente intuito. Se non esiste questo, la gente si accontenterà (come di fatto avviene) anche dei balli in chiesa. Ecco allora quel sale non salato che o prima o poi verrà calpestato perché inservibile.

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    2. C'è un'altra chiesetta molto particolare che si trova in una posizione alquanto singolare: Santa Maria in Siaris situata nella Val Rosandra, su di un ciglione un po' arduo da raggiungere. E' antichissima, ma al suo interno sinceramente non so in che stato si trovi.

      Pantocrator

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  2. L'altare tridentino è l'altare dell'epoca moderna. Trento ha sostanzialmente conservato la liturgia medioevale potandola parecchio. L'altare medioevale (mi riferisco all'alto medioevo) era invece in tutto simile all'altare bizantino, sia nella forma (cubica) sia nel suo arredo.
    Trento continua a trasmettere il senso d' "intangibilità" dell'altare (può essere toccato solo da un sacerdote e da oggetti consacrati) ma tende a vedere tutto questo nell'ottica della legge: la legge della Chiesa lo "vuole"!
    Quello che è necessario superare, invece, è quest'ottica per giungere ad un motivo più profondo, di ordine spirituale, simbolico, mistico. Per questo mi riferisco ad un'epoca pre-tridentina.
    Se questo non viene fatto, si giunge al formalismo liturgico (che infesta molti ambienti tradizionalisti cattolici) e, non dimentichiamolo!, fu proprio il formalismo che poi causò per reazione la riforma liturgica cattolica (in senso protestante). Fu una comprensibile reazione anche se, per curare un male, ne generarono uno di molto peggiore dal quale ancora non paiono guarire.

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  3. C'è da dire che non vi sono più coloro che conservavano e trasmettevano le conoscenze costruttive, le tecniche, i simboli, i significati, i luoghi su cui edificare. Proprio quelle logge di costruttori che nel Medioevo vivevano in simbiosi con il Cristianesimo e che oggi cercano di distruggerlo, essendo ridotte molto peggio dal punto spirituale se non dedite a veri e propri culti luciferini. La deviazione anti-spirituale agisce su tutti i livelli.

    Pantocrator

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  4. Giusto un altro particolare: è da un po' che non mi fermo nei pressi della Chiesa di Muggia Vecchia, ma mi ricordo che è da tanti anni che è quasi sempre chiusa. Se la memoria non m'inganna, ogni tanto vi si celebra qualche matrimonio, più perchè la posizione fa "figo", di rado immagino perchè vi si percepisce la posizione "strategica" dal punto di vista spirituale.

    Pantocrator

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  5. Gentilissimo Sig. Pietro,
    anzitutto grazie per il tempo che dedica ai bei lavori fin qui postati e poi agli interventi dei suoi lettori.
    Mi permetto un piccolo intervento, lontano però dal gusto per la polemica in sé. Come mai questa frattura, continua, fra una spiritualità occidentale e una orientale? Credo che bisogna andare alla base: ad Atene si elaborò la filosofia, a Roma il diritto. Ecco perché, puntualmente, quello che è entrato da est è stato modificato a ovest, perché la mentalità occidentale è molto tomistica: analizza, sistema, divulga. Ma perché questo? perché l'uomo occidentale non sa fare come l'Orientale, muoversi liberamente -ma non con anarchia- nel solco della Tradizione; no, per lui, l'assenza di un codice ben preciso comporta la violenta anarchia, il continuo mettere in discussione tutto. Il valore della memoria non appartiene a noi. Ecco perché -alla fin fine- l'atteggiamento di Trento è stato come balsamico: la Chiesa latina pre-tridentina era un caos, un vero pandemonio, le tradizioni erano già diverse alla soglia dell'Umanesimo, figuriamoci cosa ne fu fatto dopo il Rinascimento! Trento ha tolto tanto (purtroppo), ma è pur sempre stato un chiudere il recinto prima che tutte le bestie fuggissero dalla stalla. L'errore moderno non è stato correggere l'eccessiva rigidità -accentuatasi col tempo-, è stato portare in auge querelle antiche con soluzioni antiche, già morte alla loro nascita. Non si è voluto vedere il bene ma solo il male di quella turbolenta epoca. Ecco che tutto han maledetto San Pio V...

    L'Organista Liturgico

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    1. Grazie della sua collaborazione e riflessione.
      In un piccolo post non è possibile analizzare in modo dettagliato tutta la complessità della storia. Si può, invece, cogliere alcuni elementi emergenti e che poi ispirano il futuro di una regione e della sua popolazione.
      Lo schema di lettura da lei proposto (Oriente più contemplativo, Occidente più attivo; Oriente più filosofico, Occidente più legato al diritto) può avere un suo valore. Non dev'essere però strumentalizzato per giustificare (col senno di poi) quanto avvenne successivamente. Mi spiego. Nel campo della teologia si parla di una teologia più mistica in Oriente e di una teologia più speculativa in Occidente, spingendosi fino al punto di giustificare, con questo il razionalismo teologico che nacque in seguito (mi riferisco a coloro che separano nettamente l'intelletto dalla pietà).

      Un conto sono le differenze legittime (che sono insite ad ogni essere umano) un conto sono le deviazioni che portano lontano dall'essenziale.

      Ora, l'essenziale evangelico, ci invita a non disgiungere l'interiorità dal suo aspetto esteriore. Questo, in realtà, da noi è stato fatto in molti momenti della nostra storia e la principale vittima odierna è proprio la liturgia.

      E' vero che Trento ha cercato di porre un argine come poteva e meglio che poteva, ma è pure vero che con Trento non era possibile più alcun approccio "mistico" alla liturgia, limitando i più ad una obbedienza normativa e ad una visione giusto un po' spirituale. Questo lo noto anche oggi quando prendo in mano qualche commento sulla Messa fatto al Barroux e quando, parallelamente, noto la profondità delle mistagogie patristiche.

      In altri termini quanto dico è questo: non giustifichiamo un certo "status quo", se possiamo, e cerchiamo di procedere verso un miglioramento (se è possibile e ci è dato di coglierlo).

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  6. salve signor pietro la ringrazio delle risposte che mi ha dato ,le vorrei chiedere cos è questo formalismo liturgico ,ma un modo per lasciar l altare tridentino non lo si poteva trovare ,ma secondo me la chiesa non ha spiegato il senso della messa tridentina ,cè il sacrificio che il sacerdote compie ,ma usare per tutti i messalini bilingue dava fastidio ? poi dare a tutti il libro la santa messa dell abate dom prosper gueranger http://www.missagregoriana.it/ la riforma del 1965 perchè non andava bene il messale tradotto,ma ha proposito la massoneria con bugnini influenzò la riforma come sostengono i tradizionalisti ?mi scusi per le troppe domande , ma è per conoscere,grazie
    fabio

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    1. Grazie ancora per l'attenzione.

      Il formalismo, come dice la stessa parola, consiste nel fermarsi nell'aspetto esteriore - nella forma - facendo del compimento di atti esteriori l'essenziale di tutta la propria fede.

      Posso fare un esempio: è formalismo obbedire solo materialmente ai precetti della carità, mantenedo un cuore freddo e duro.

      Un uomo così può giungere a contemplare un precetto come fosse un cartello stradale (ne ammira forma, disegno e colori) senza capire che quello è solo in funzione di altro.

      Diverso mondo tradizionalista (cattolico) si è comprensibilmente concentrato sulla forma, proprio perché era quella la più contestata da altri, ma questa reazione ha portato non pochi tra loro, a "contemplare" la forma per se stessa. Lo dico anche perché ho in mente casi concreti. Questi, sono persone che si fermano solo alla applicazione della legge, dimenticando (incredibilmente!) che tutta la legge dovrebbe essere in funzione della crescita pneumatica dei fedeli. Insistono sempre e solo sulla legge e non spendono una sola parola (una che sia una!) sul fine della liturgia.

      Detto questo, non voglio entrare nelle diatribe "tradizionalisti-progressisti" perché mi paiono deprimenti e, oggettivamente, lo sono proprio! Si sono create delle fazioni in cui un gruppo tende a fare violenza ad un altro, in cui lotte e recriminazioni non sono mai finite....

      Mi pare molto più costruttivo sottolineare il valore della tradizione e di una certa forma tradizionale ma teniamo conto di una cosa: nel mondo della tradizione, nei secoli passati, le personalità più elevate non si sono mai fermate al "guscio esteriore" del culto poiché sapevano bene che il bene sperato dalla loro fede sta oltre tutto ciò.

      Si tratta, in buona sostanza, di "relativizzare" anche le forme della tradizione ma NON in quel senso progressista e iconoclasta che vediamo un po' ovunque: quelle forme ci servono in quanto uomini ed esseri deboli, ma sono quasi inutili quando abbiamo superato un certo livello.

      In Oriente, ad esempio, si ha molto combattuto per le icone (150 anni pressapoco). Tuttavia un uomo che si è santificato sa bene che le icone sono quasi un nulla, ombra di una realtà infinitamente superiore, per quanto non le combatta affatto e le veneri, poiché servono a chi santo ancora non è divenuto. Chi ha visto il sole non disprezza la luce di una candela ma sa benissimo che la seconda, in confronto al primo, è impotente a far vera luce...

      L'idea tutta occidentale di combattere le forme tradizionali, in quanto relative, sembra abbia dato per scontato che siamo già divenuti santi. E questo è evidentemente un'assurdità palese, soprattutto oggi!

      Ma, d'altra parte, un'assurdità non minore è assolutizzarle quasi a "feticizzarle". In paradiso, infatti, i riti liturgici non servono più!

      In definitiva si tratta di manterere quell'equilibrio con il quale si riconosce il cartello stradale in quanto cartello che indica "altro". Questo non significa abolirlo ma non significa neppure fermarsi ai suoi piedi. Se non si tiene conto di questo, si finisce nel "formalismo liturgico" o, reazione identica ma opposta, nell'iconoclastìa liturgica attuale. Spero di essermi spiegato bene.

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  7. C'è qui un punto interessante su cui soffermarsi: il senso del rito, la sua finalità. Ricordo un paragone molto semplice ma efficace: per giungere ad una meta ci si può andare a piedi oppure ad esempio con un cavallo o un mezzo più veloce (il rito). Nulla esclude per principio che a piedi non ci si possa arrivare, ci si impiegherà solo più tempo e più fatica. Ma una volta giunti a destinazione, il mezzo di trasporto, qualunque esso sia, non ci serve più.
    Difatti mi sovviene subito la poesia di un sufi, al-Hallaj il quale fu una figura spirituale che realizza nelle correnti mistiche dell'Islam il modello profetico rappresentato da Gesù, e fu duramente attaccato e pure martirizzato per il suo pensiero così dirompente, specie poi nella rigidità dottrinale dell'Islam. Ma tralasciando la prima parte della poesia, è molto bella la chiusa che racchiude il senso profondo di quello che è l'essenziale.

    Ho molto pensato alle religioni, per capirle,
    e ho scoperto che sono i molti rami di un’unica Fonte.
    Non pretendere dunque dall’uomo che ne professi una,
    ché così s’allontanerebbe dalla Fonte sicura.
    È invece la Fonte, eccelsa e di significati pregna,
    che deve venire a cercarlo, e l’uomo capirà.
    Tu che biasimi il mio amore per Lui, come sei duro!
    Se sapessi Chi intendo, così non faresti.

    I pellegrini vanno alla Mecca, ed io da Chi abita in me,
    vittime offrono quelli, io offro il mio sangue e la vita.

    C’è chi gira attorno al suo tempio senza farlo col corpo.
    perché gira attorno a Dio stesso, che dal rito lo scioglie.

    Pantocrator

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    1. L'esempio della scala è veramente ben trovato.

      Come la liturgia deve essere amata come scrivi, deve anche venir ridimensionata laddove essa abbia compiuto il suo dovere, per non scadere in quel tipo di feticismo che accennavi appunto.

      Per quanto riguarda le altre religioni io credo che la nostra Fede sia una via vivente, accessibile a tutti affinché si salvino , per grazia divina, ma esigendo da coloro che a tale traguardo sono interessati il permanere nella giusta disposizione interiore.Siamo tutti invitati ma dobbiamo dimostrarci degni come attestano le parabole del Signore.
      .
      Se , come credo, è pur vero che ci sono molti sentieri per un'unica vetta, ciònondimeno l'unico sentiero efficace e, diciamo così, ufficiale è il nostro poiché voluto da Dio stesso.
      La sua incarnazione non è che infatti un evento unico ed irripetuto, che nulla c'entra con le discese avatariche alla maniera hindù.

      daouda


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    2. Si tenga poi conto che a "far le scale" si fa fatica. Ed è proprio quello che si cerca di evitare oggi. Non a caso dalle chiese cattoliche spariscono gli inginocchiatoi e le panche si trasformano in comode sedie da salottino quand'anche non da trattoria. Ma pregare su una poltrona, ricordava un santo asceta greco, non significa affatto pregare. Anche il corpo deve collaborare...

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  8. Non conosco in dettaglio le tradizioni spirituali sufiche anche se, da quel poco che so, pare abbiano molto attinto dal mondo monastico greco-ortodosso.

    Possono esserci analogie, certamente, con la rivelazione cristiana ma non voglio stabilire un valore su queste cose. Muovendomi sui dati sicuri a mia disposizione non posso non mettere Cristo al centro della storia della salvezza. Di conseguenza non posso relativizzarlo o ritenerlo una via tra le molte, nonostante altrove vi siano anche molti tesori di saggezza.

    In questa discussione, quello che mi preme sottolineare non è l' "aut-aut" ma l' "et-et": non si deve escludere il rito per il fatto che alcuni sono giunti oltre ad esso ma lo si deve comunque includere poiché sarebbe utopia fare il contrario.

    Faccio un esempio. C'è chi si serve di una scala per salire in un certo piano. La scala per essere funzionale deve avere gli scalini fatti in un certo modo e costruiti per sostenere dei pesi. Chi sale al primo piano non ha più bisogno della scala ma, per questo, non può demolirla: impedirà ad altri di salire!

    La scala, in questo senso, è relativa (ha senso in quanto ti permette di salire) ma il fatto di essere relativa non significa che bisogna abolirla.

    La cosa drammaticamente strana nel mondo cattolico, invece, è quella di abolire le scale e ritenersi automaticamente "perfetti", non bisognosi di alcuna cura spirituale.

    In Friuli esiste un prete cattolico il quale, in un suo libro, ha avuto il coraggio di dichiarare che non prega. "Siccome sono sempre in mezzo agli altri e mi preoccupo di loro, questa è la mia preghiera", ha aggiunte. Questa persona che ha avuto diversi riconoscimenti sociali e forse qualche riconoscimento accademico è un "intoccabile" anche se dice queste eresie.
    E' divenuto una specie di guru locale.

    Ecco, lui è uno che brucia le scale senza neppure essere salito su un gradino, pare! ("Non entrate e non fate entrare", dice Cristo nei Vangeli).

    Esistono altri, penso ad un certo personaggio tradizionalista cattolico, che, sempre per parlare in termini analogici, venerano le scale, le lucidano pure, le ammirano, ci "sbavano" sopra ma.... NON SALGONO!

    Il rito è come le scale di uno stabile. Sarebbe molto singolare trovare gente che, da una parte, le bruciasse e le rompesse e, dall'altra, le ammirasse feticisticamente. Infatti questo non accade nella realtà ma accade, strano a dirsi ma vero, in alcuni ambiti del Cattolicesimo.

    Ebbene, per parlare in termini schietti, questi sono atteggiamenti patologici.

    Detto ciò, non affermo assolutamente che la liturgia non debba essere amata e in un certo senso venerata. E' attraverso le disposizioni antiche che attingiamo alla sapienza e ci eleviamo ed è la liturgia che deve modellare noi, non noi la liturgia!

    Questo è così vero che un uomo da niente, vivendo la liturgia tradizionale, diviene un principe e, viceversa, un principe, vivendo una liturgia dissacrata, diviene meno di un uomo da niente.

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  9. La mia intenzione non era far confronti religiosi, ma sono le parole finali della poesia (basterebbe sostituire le le due c di Mecca con due ss) quelle cruciali: lo scioglimento dal rito. Da qui si vede come in situazioni dottrinali "farisaiche" queste parole vengono mal comprese: non significa che il rito non viene più praticato o snobbato o altro ma anzi tutto il contrario. Il rito da "esteriore" diventa "interiore" e nessuno di questi due aspetti ha senso senza all'altro, nè uno ha la preminenza sull'altro ma diventano un'unica cosa. Chi gira attorno a Dio compie le rotazioni dei cori angelici attorno al Trono. E questo mi fa sovvenire ad esempio una pratica molto particolare di cui ho trovato la descrizione: una Preghiera di Gesù fatta roteando progressivamente fino ad una velocità elevatissima attorno a sè stessi.

    Pantocrator

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    1. Il problema è che i più si fermano molto prima. Così alcuni cercano nella liturgia lo spettacolo o lo fanno proprio, mentre altri cercano sensazioni estetizzanti. Ognuno tira l'acqua al suo mulino quando, invece, quest'acqua serve per dissetare l'interiorità inaridita! L'approccio spirituale e mistico alla divina liturgia rimane appannaggio di pochi ambienti, in primis monastici orientali, in secundis di piccole comunità o singoli in Occidente.
      Eppure è qui il cuore di tutto, quel cuore mille e mille volte scambiato con la beneficienza e l'attivismo sociale o con l'astratta speculazione sui misteri divini.

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  10. Ma che i più si fermino è anche cosa normale. Del resto ognuno verrà giudicato per i talenti di cui è stato fornito e Dio non impone pesi che non possono essere sopportati. Il vero problema è la superbia che domina e che ha permesso lo scempio: oggi sono tutti esegeti, liturgisti, cantori e così via, a cominciare dai presbiteri: sembra paradossale ma la santa e dotta ignoranza era ed è l'unico rifugio, vero sinonimo di umiltà ed obbedienza. Quindi lo stravolgimento è totale: non solo la Sacra Liturgia ma la stessa Sacra Dottrina non viene più compresa, approfondita e messa in atto.


    Pantocrator

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    1. Il problema non è infatti dato dal fatto che i più si fermano, come si è detto, ma che i capi religiosi - anche ai massimi vertici - favoriscono questo in modo implicito e talora in modo esplicito.

      Si tratta di una "corsa al ribasso", un poco come fanno i negozi dei cinesi che, per guadagnare comunque qualcosa, vendono paccottiglia.

      A questo si è ridotta gran parte della religiosità in Occidente e non esiste ambito religioso che ne sia esente.

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  11. Prendendo la metafora dei negozi cinesi che trovo adatta... spesso la verità non è nemmeno quella della vendita di scarsa qualità: si tratta di attività di copertura in cui, dietro chissà che razza di "traffici" si nascondono.

    Pantocrator

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  12. Carissimo Pietro C.
    Innanzitutto vorrei ringraziarvi per questo blog, da quando l'ho scoperto, vengo spesso a consultarlo, in quanto trovo espressa con le vostre parole la grazia che il Signore mi dona di vivere ogni volta che celebro la Santa Messa. E' un periodo in cui nelle mie letture personali, sto incontrando testi come gli Ordines Romani, gli antichi Sacramentari, le omelie di San Leone Magno e di San Gregorio Magno. E' un periodo iniziato già da qualche anno, in cui ho riscoperto un modo nuovo di gustare la Liturgia, un gusto diverso delle cose di Dio, nonostante le mie fragilità e contraddizioni. All'inizio mi sono avvicinato alla forma Extraordinaria del Rito Romano, ma non mi basta, più mi addentro nello studio e nella meditazione degli antichi testi liturgici romani, più sento l'esigenza di vivere con più profondità, con più spiritualità la liturgia che celebro ogni giorno, cerco di trasmettere alla mia comunità tutto questo, ma è difficile, molto difficile, su questo piano c'è come una incomunicabilità, ho anche pensato, per far gustare un modo diverso di celebrare e di vivere la Liturgia di preparare una Liturgia di rito Ortodosso in Parrocchia, perchè dalle mie parti, sono calabrese, ci sono molte comunità di quel rito. Ora, è un po' di giorni a questa parte che è nato in me un pensiero, perché non creare un gruppo, un "movimento di idee" intorno alla riscoperta della Liturgia "secondo la norma dei Padri"? Guardando i post da voi pubblicati sulla Chiesa di Santa Maria Assunta di Muggia, mi sono detto, perchè non ritornare a vivere la Liturgia in un determinato modo, perchè non reimmettere nella vita della Chiesa questa linfa? non tanto cambiando testi o messali, ma sopratutto cambiando il modo di vivere la liturgia, il modo di entrare nel Mistero? Senza inventarsi nulla ma abbeverandosi alla Grande Tradizione Spirituale d'Occidente (Romana in primis, in quanto la nostra propria) e d'Oriente!!!

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  13. Data l'importanza sottesa a questa sua lettera la pubblico in un nuovo post e rispondo in ogni suo passo significativo. Intanto: grazie!

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