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mercoledì 29 maggio 2013

L'edizione dei libri liturgici bizantini

L'oramai introvabile "Messale" greco-italiano edito dalla Abbazia di Grottaferrata nel 1967.
Un esempio che in Italia non si è più ripetuto.


In Italia è facile trovare, nelle librerie religiose, edizioni di testi liturgici in uso  nel mondo cattolico attuale. Iniziano pure a diffondersi i libri liturgici in uso nel periodo preconciliare. Tra questi, un libro fra tutti merita d'essere menzionato: il messalino latino-italiano di dom Gaspare Lefebvre. Questo messalino, edito per la prima volta in Francia attorno agli anni '50 del XX secolo, ha una grafica accattivante e riesce a condensare in un volumetto quasi tascabile tutta la liturgia della messa secondo il rito tradizionale romano.
Per fare opere di questo genere ci vuole una sensibilità, una cultura e una disponibilità che non è facile rinvenire, soprattutto oggi.

Se per i libri di rito romano non ci sono particolari problemi, la cosa è totalmente diversa per quanto riguarda i libri di rito bizantino (greco o slavo).
Ne ho già brevemente accennato quando ho descritto il Prosefchitarion del papas Damiano Como, prima e fin ora unica edizione di un "messalino" bizantino oramai introvabile.

Per quanto riguarda l'editoria di libri liturgici, in Italia non esiste coordinazione alcuna. Non c'è coordinazione tra le Chiese ortodosse, diffidenti tra loro, piuttosto abuliche e svogliate anche se, a volte, millantano un attivismo inesistente quale copertura al poco o nulla. Di fatto queste chiese non hanno impatto alcuno sul territorio ed è come se non esistessero. 
Non esiste coordinazione neppure nella chiesa Cattolica che sembra ritenere il rito bizantino qualcosa di stravagante, quasi  un "rito per druidi", non un patrimonio comune e un tesoro di tutti quale in realtà è. 
A volte nel Cattolicesimo (ma anche nell'Ortodossia) qualcuno ritiene la liturgia un  "patrimonio personale" per cui nessuno ci deve mettere il naso. Se uno di questi "Minosse" inizia a interporsi, si è sicuri che qualsiasi iniziativa, se mai esiste, viene seccata fino alle radici. Tuttavia questi signori sono ridicoli perché rivendicano dispoticamente un diritto personale inesistente, dal momento che la liturgia è il campo di tutti e appartiene a tutti non perché venga stravolta ma valorizzata e tramandata! Questi "Minosse" invece di essere semplici coordinatori la fanno da padroni: chiudono la porta a chiave e buttano via la chiave poi, per illudere gli ingenui, sostengono che i tesori del mondo bizantino dovrebbero essere valorizzati (così mi disse un vescovo greco che da moltissimi anni non fa assolutamente niente al riguardo).

Con questi presupposti, a livello di singoli, in Italia non possono che nascere poche iniziative e tutte di basso profilo (lo stesso Anthologion in 4 volumi, alla fine non è gran cosa pur essendo nato dall'iniziativa lodevole di una sola donna). 
Nessun altro pare avere l'interesse d'impegnarsi più di tanto, neppure le Chiese greco-cattoliche che sembrano impelagate in campanilismi perfettamente provinciali, assolutamente chiuse in loro stesse e prive d'irraggiamento, al punto che nella stessa Palermo è impossibile trovare qualcosa che riguarda Piana degli Albanesi che sta quasi ad un tiro di schioppo dalla città mentre, al contrario, nella stessa città si trova molto sul Monastero di Bose che sta in Piemonte. Quest'opera d'isolamento, è da dire, è favorita dalle Curie dello stesso Cattolicesimo ufficiale al quale "scotta" e non poco il fatto che nelle Chiese bizantine il clero sia sposato: sono un "cattivo esempio" da nascondere, nascondendo però anche tutto il resto...

In Francia l'esistenza di alcuni monasteri ortodossi (quello del padre Placide Deseille, ad esempio) ha fatto nascere una discreta editoria di libri liturgici di qualità, con traduzioni affidabili rinvenibili in tutto il territorio francese.

In Italia non esistono monasteri ortodossi in grado di fare altrettanto. Ricordo uno di questi "monasteri" del Patriarcato Ecumenico nel quale un monaco mi disse che non facevano mai il Mattutino perché non ne erano capaci! Di conseguenza la domenica restavano a dormire fino a tardi. Costoro e altri come loro in pratica non hanno irraggiamento pastorale e sembrano tollerati solo nella misura in cui si nascondono e passano inosservati. Ma forse anche a loro va "bene" così, avendo assunto uno stile di vita tutto sommato molto comodo!

L'insieme di queste cose, influisce e non poco sulla possibilità di stampare dei libri liturgici.

Inoltre, un libro liturgico per essere tale deve avere dei presupposti a mio avviso irrinunciabili:

1) traduzioni da edizioni affidabili e ufficiali e possibilmente con testo a fronte, almeno in un primo tempo. Il testo a fronte, infatti, aiuta a trovare eventuali errori sfuggiti al curatore e stabilisce una seconda edizione più accurata.

2) traduttori in grado di conoscere la lingua di riferimento (greco bizantino) e la lingua in cui viene tradotta l'opera (un buon italiano letterario che però non deve svilire e smorzare i significati espressi dal greco, tanto meno li deve tradire).

3) un'ufficialità che le viene dall'essere possibilmente presentato da una Chiesa.

4) un'eleganza grafica o quanto meno una discreta presentabilità: la bellezza nella liturgia non è mai opzionale!

Devo purtroppo constatare che questi punti paiono non essere contemporaneamente soddisfatti, al momento, da alcuna Chiesa presente in territorio italiano, che sia ortodossa o greco-cattolica mentre in Francia la situazione sembra totalmente differente e decisamente migliore, grazie anche alla curiosità intellettuale propria di quel popolo e alla loro capacità di lavorare: chi mai, in Italia, tradurrebbe tutti i libri liturgici bizantini, com'è stato fatto dal padre Denis Guillaume (e si tratta di qualche migliaio di pagine)?

Anche questo, putroppo, è un segno dei nostri difficili tempi che preferiscono optare per una qualità decisamente scadente, per una religiosità da "mercatino delle pulci" (l'editoria di marca pietista fiorisce!), con la quale si possa fare "cassa" senza troppi problemi...


Il Messale della Liturgia Assiro-Caldea Cattolica. Questo libro, anche se stampato nel 1901, è bilingue (in traduzione francese) ed è ancora possibile comprarlo in Francia. E' solo un esempio della differenza esistente con l'Italia, nonostante che quest'ultima abbia Università Pontifice e Istituti di studio liturgici nei quali, però, non pare esservi la cura delle basi ossia delle fonti liturgiche. Infatti: perché in Francia si trovano queste opere nelle librerie religiose e in Italia no?

10 commenti:

  1. Per ciò che conosco, accade lo stesso qua in Spagna con i libri liturgici mozarabi. Sarebbe utilissimo che qualche studioso creasse una collana su questo argomento (una sorta di "Fontes liturgicae"), accessibile ai fedeli.

    Approfito per farLe una domanda: il fenomeno Novus Ordo colpisce infatti soltanti i riti dell'occidente oppure anche qualche rito orientale?

    In Christo. Kyrie eleison

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  2. Il rito mozarabico, che cosa interessante eppure così poco osservata!!

    Qui in Italia hanno fatto una piccola collana di fonti liturgiche ma non hanno pubblicato nulla né del rito ambrosiano, né di quello aquileiese (di cui in Friuli si conserva la ristampa anastatica dell'ultimo messale edito), né tanto meno di quello mozarabico...

    Il fatto, poi, che in Spagna o nella diocesi di Toledo non venga edito e studiato (da come mi pare di capire se non erro) è un ulteriore segno di tristezza e di distacco dalle tradizioni da parte della Chiesa in Occidente.

    La questione "novus ordo" non esiste in Oriente nelle Chiese ortodosse se non altro perché intaccare la liturgia significa intaccare la tradizione comune sulla quale si appoggia la comunione ecclesiale e, in definitiva, mettere a rischio la comunione stessa tra le Chiese.

    Forse una specie di questione "novus ordo" riguarda le chiese bizantine cattoliche le quali hanno un'identità ibrida: da un lato non si dicono latine e quindi non seguono i riti latini. Dall'altra non si dicono ortodosse e quindi, se possono, fanno variazioni personali e opinabili al rito bizantino che dovrebbero seguire, con conseguenze a volte ridicole tra greco-cattolici stessi. (So di un greco cattolico ligio alla tradizione bizantina il quale, scandalizzandosi, non volle concelebrare con altri greco cattolici che facevano strane innovazioni al rito).

    La questione "novus ordo", detta in altri termini, non è altro che una tendenza all'elaborazione soggettivistica dei testi con un soggiacente e inespresso disprezzo per le tradizioni. Se non in tutti è così, io l'ho constatato in una buona parte dei liturgisti che ne sono coinvolti. Di conseguenza, se ci si deve esprimere diversamente, possiamo dire che si concretizza nella tendenza a modificare - anche inopinatamente - i testi liturgici ricevuti dal passato: è il soggetto e i suoi desideri che viene posto al di sopra di tutto, Chiesa compresa.

    Stringi stringi, non è che il principio lanciato alcuni secoli fa dal monaco agostiniano Martin Lutero.

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  3. Concordo con la sua definizione di Novus ordo; facevo riferimento proprio alle vicende delle chiese cattoliche di rito orientale. Purtroppo non è stato soltanto il rito romano ad essere distrutto dai novatori, ma anche quello mozarabico e quello ambrosiano. A León (dove abito) il rito mozarabico è stato reintrodotto nel 1967, ma adesso è una vera e propria schiffezza. D'altra parte, poiché la maggioranza dei liturgisti sono bugniniani, come Lei dice, non so quanto tempo dovremo aspettare perché i tesori dei nostri antichi riti vengano riscoperti ed approfittati.

    In Spagna abbiamo, inoltre, un fenomeno un po' anomalo (non so come dirlo meglio): mentre l'interesse per il ricupero della liturgia tradizionale è quasi inesistente (non ci sono più di 4 ó 5 Messe "tridentine" in tutta la Monarchia), molti cattolici "neocon" aderenti e difessori del Novus ordo accusano il rito romano del "peccato capitale" di aver sostituito quello mozarabico, quindi la sua rimozione sarebbe stata una giusta vendetta. Non so se nell'Italia esistono questi fenomeni, ma mi fanno pensare su verso dove sta andando la maggioranza dei fedeli...

    La ringrazio per la sua risposta precedente, e chiedo scusi per fare commenti così lunghi.

    Kyrie eleison

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  4. Non si deve scusare, anzi!, commenti come i suoi sono benvenuti.

    Da quanto detto si capisce che la confusione è semplicemente TOTALE! Da un lato in Spagna si accusa il rito romano tradizionale d'aver sostituito il rito mozarabico. Dall'altro, però, si riprende il rito mozarabico alterandolo ulteriormente (rispetto alla edizione tradizionale che sicuramente non era originale ma almeno cercava di riprendere elementi tradizionali nel periodo barocco fino a 50 anni fa').

    Le vicissitudini di questi riti indicano che, di fatto, il clero riformatore ovunque sia non ha alcun desiderio di tornare a forme tradizionali e si serve dell' "involucro" tradizionale per metterci dentro quello che vuole lui cambiandolo a seconda dei momenti, delle circostanze, dei celebranti.
    Si può arrivare alla "perversione" di celebrare con paramenti tradizionalissimi pur usando testi anti-tradizionali!

    Qui non si tratta di un semplice adattamento (esistente pure nelle Chiese ortodosse) ma di variazioni che giungono ad essere così consistenti da alterare il rito stesso. Klaus Gamber a proposito del rito romano diceva: "Questo rito non esiste più [nel novus ordo]: è semplicemente MORTO!". Come dargli torto?

    Succede questo perché il clero di formazione moderna non ha il gusto per le forme ieratiche e trascendenti veicolate dai riti tradizionali e si lascia affascinare, semmai, da forme spettacolari, da kermesse, da modelli televisivi, in definitiva da forme che strappano l'attenzione del fedele da Dio e la catalizzano su loro stessi e sulle loro iniziative. Sono forme malate in cui l'arianesimo pratico vi è presente in dosi più o meno massicce.

    Questo, d'altronde, è indice di un reale vuoto di spiritualità, all'interno del dominio liturgico, accompagnato da una vacuità dogmatica tipica dei nostri tempi.

    Ben altra atmosfera si respira nei riti tradizionali al punto che è IMPOSSIBILE pensare che questi siano intercambiabili con i nuovi riti. Si tratta di realtà profondamente differenti che obbediscono a gusti, finalità e propositi differenti.

    Su questo non c'è alcun dubbio anche se fior fior di teologi e gli ultimi papi la pensano diversamente pur di mantenere a parole un equilibrio da loro stessi rotto nella pratica da tempo.

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    1. La liturgia dovrebbe essere il centro del Cristianesimo e della vita ecclesiale.
      Questo centro sta divenendo sempre più vuoto e insipido, segno che il crollo della Chiesa sta avvenendo non solo come conseguenza del secolarismo esterno, bensì dall'interno, dal nucleo stesso.
      Dove potremo trovare ancora una liturgia (e una Chiesa) che sappia rispondere alle esigenze dell'anima? Ci toccherà andare in Oriente?

      nikolaus

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    2. La liturgia è il centro del Cristianesimo anche se spesso è ridotta ad uno straccio. Se la liturgia risponde a dei criteri tradizionali inevitabilmente risponde anche alle esigenze dell'anima perché i criteri tradizionali tenevano conto assolutamente di questo.
      Dove trovare una liturgia tradizionale?
      E' evidente che la risposta non è facile. Nello stesso Oriente bizantino, in cui tutto è stato conservato, dobbiamo constatare un vuoto di spiritualità in molto clero (non sposato), il cui cuore è altrove e fa la liturgia un poco come l'impiegato comunale redige un atto.

      La soluzione, dunque, deve sempre partire a livello personale: uno vuole una liturgia? Inizia a conoscerla e a praticarla lui stesso! Tranne la cosiddetta messa e i sacramenti, il resto (la preghiera delle Ore) è pure liturgia.

      Penso che si deve iniziare da qui per nutrire se stessi e uscire da questo deserto. Non è sano, infatti, pretendere tutto dai preti, come bambini dipendenti, anche se loro in effetti hanno una grande resposabilità.

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  5. Carissimo Sig. Pietro,
    leggendo l'agile libretto M.Metzger, Storia della liturgia, San Paolo penso di aver capire dove è morto il rito romano: esso è morto quando non è stato più considerato il rito epicorio di Roma ma il rito-modello, il rito-esperanto, ossia quando si è voluto riformare seguendo l'errore perpetrato già da almeno 500 anni, ossia imporre il romano come unico rito. Ecco che tutto il patrimonio locale è stato falcidiato in base ai confronti che sono stati fatti con altri riti, ecco che la legittima storia liturgica è stata cancellata quando questa prendeva una strada differente da come si sarebbe voluto...L'errore di Trento è stato ingigantito col Vaticano II: cancellare il rito locale e preservarne le caratteristiche storiche.

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  6. Secondo Klaus Gamber, a cui sopra ho fatto riferimento, il rito romano è recentemente morto perché il rito del mondo cattolico attuale non è più l'espressione della Chiesa di Roma (come lo era precedentemente nonostante aggiustamenti più o meno profondi) ma la composizione di elementi eterogenei in una strutturazione rituale nuova. Il fatto stesso che l'offertorio tradizionale sia stato soppresso e sostituito con un'invenzione indica già la morte di un rito e la sua sostituzione con qualcos'altro. Che poi questo rito si chiami ancora "romano" è una pura forzatura perché non è affatto espressione della vita della Chiesa di Roma ma è l'effetto artificiale di un'imposizione clericale.

    Trento ha cercato di mantenere quanto aveva ricevuto in precedenza, anche se ha sfrondato di molto l' "albero" della liturgia. Recentemente, invece, non è avvenuto uno sfrondamento ma una vera e propria demolizione e rifacimento. E' quello che Klaus Gamber denomina come "rito moderno".

    La cancellazione di un rito locale ha sempre avuto il significato, più o meno profondo, della cancellazione della vita di una Chiesa locale e del suo adattarla ad un modulo imposto a tutti. Non dimentichiamo che questa tendenza è piuttosto generale, ha riguardato pure l'Oriente e in Occidente è iniziata con Carlo Magno. Solitamente queste cose avvengono quando un centro tende a prevalere su tutti gli altri. Poi, ovviamente, si giustificano con i motivi più vari e sacrosanti.

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  7. Nei manuali di base sulla storia della Chiesa ortodossa si scrive che c'è stato un uso simile a quello romano-latino al riguardo della liturgia forse per garantire l'unità dell'impero.
    Sapresti darci lumi al riguardo?

    daouda

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    1. La questione è semplice: dal momento che Costantinopoli era la capitale imperiale, tutto il resto dell'impero guardava a quanto accadeva in questa città e l'imperatore stesso aveva la tendenza a uniformare usi e consuetudini locali a quelli della capitale imperiale.
      In Oriente il rito bizantino si è formato in modo graduale nel tempo e, contemporaneamente, seguendo lo sviluppo autentico di una liturgia legata alla vita di fede di un popolo. Attorno all'XI secolo si è stabilizzato nella maniera da noi oggi conosciuta. Altri usi e consuetudini si sono pian piano uniformate a quella costantinopolitana al punto che il rito si impose anche a Gerusalemme, Chiesa che di suo aveva una sua liturgia (vedi ad esempio la liturgia di san Giacomo). Altre Chiese uscite dall'orbita costantinopolitana (la Chiesa copta, ad eempio) mantennero usi locali e peculiarità liturgiche proprie. La Chiesa copta ha una sua liturgia.
      Come si vede la questione del potere secolare influiva anche negli usi liturgici delle varie regioni ma non in quel modo così pesantemente uniformista che abbiamo visto in Occidente. L'Oriente è sempre stato geloso delle sue tradizioni proprio perché sono legate ad un forte senso di autonomia della Chiesa locale, cosa che in Occidente è andata persa sempre più e che, dal periodo tridentino, è apparsa addirittura inconcepibile al punto che l'intera Chiesa cattolica veniva identificata con la Chiesa romana. Ma l'uniformismo tridentino fu, come sappiamo, una reazione vivace all'individualismo luterano. Si tratta di posizioni situate agli estremi mentre, nei secoli passati, ci si muoveva piuttosto in una zona che non raggiungeva mai questi stessi estremi senza spezzare la comunione ecclesiale. E' quanto succede ancora nel mondo ortodosso odierno.

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