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giovedì 9 maggio 2013

Ricevo e rispondo

La Messa di san Clemente in una attuale ricostruzione dell'affresco originale dell'XI sec.

Non è usuale che pubblichi nei post i commenti ricevuti, anzi non lo faccio praticamente mai. In questo caso faccio un'eccezione perché la lettera ricevuta merita qualche considerazione che sia messa in evidenza.

Innanzitutto vorrei ringraziarvi per questo blog, da quando l'ho scoperto, vengo spesso a consultarlo, in quanto trovo espressa con le vostre parole la grazia che il Signore mi dona di vivere ogni volta che celebro la Santa Messa. 

Ringrazio molto. Il fine del blog non è esaltare un "mio" pensiero quanto far risuonare quello che era uno stile antico e non tanto per amore del passato quanto perché in questo stile si nasconde la "perla preziosa" del Vangelo che è quanto contraddistingue il cuore intimo della Chiesa.

E' un periodo in cui nelle mie letture personali, sto incontrando testi come gli Ordines Romani, gli antichi Sacramentari, le omelie di San Leone Magno e di San Gregorio Magno. E' un periodo iniziato già da qualche anno, in cui ho riscoperto un modo nuovo di gustare la Liturgia, un gusto diverso delle cose di Dio, nonostante le mie fragilità e contraddizioni. 

Il sapore antico non è altro che quello genuino, quello nel quale non si sono sovrapposti troppi rumori di fondo dati, inevitabilmente, nello scorrere dei secoli, dalle molte interpretazioni, alcune delle quali pure dissonanti. E' un piacere che questa "musica" parli e abbia una potenza evocativa tutta sua. Ma questa potenza, in realtà, nasce da qualcosa che trascende le semplici forze umane.

All'inizio mi sono avvicinato alla forma Extraordinaria del Rito Romano, ma non mi basta, più mi addentro nello studio e nella meditazione degli antichi testi liturgici romani, più sento l'esigenza di vivere con più profondità, con più spiritualità la liturgia che celebro ogni giorno...

E' un percorso che conosco molto bene! Il rito romano cosiddetto tridentino ha un suo fascino, sicuramente!, ma gli è stata affastellata una mentalità che, sinceramente, mi imbarazza. Non poche comunità che lo praticano o lo circondano con una pietà molle, non forte e pulita, oserei dire "sdolcinata", o lo vedono in modo freddamente legale, come se questo rito fosse una partita a scacchi. E' veramente difficile far capire che queste modalità sono semplici sovrapposizioni che nulla hanno a che fare con il rito in sé il quale avrebbe bisogno di approcci molto più profondi. Ma per far questo ci vogliono persone disposte a capirlo. Chi si ferma ai "bei paramenti" o alla bella estetica del rito è spesso impotente a compiere ulteriori passi. Io riuscivo a "sopravvivere" vivendo questo rito in alcuni ambienti monastici ma questo escamotage è durato il tempo che è durato... 

....cerco di trasmettere alla mia comunità tutto questo, ma è difficile, molto difficile, su questo piano c'è come una incomunicabilità...

Per questo la fede non è una questione che si può comunicare semplicemente con un insegnamento "logico". Ci vogliono cuori disposti e soprattutto deve esistere la grazia, come si dice, ossia qualcosa "di più", che ci porta oltre i nostri limiti. Altrimenti l'incomunicabilità è semplicemente cosa normalissima e oggi, nella Chiesa, c'è molta incomunicabilità, ossia, molta assenza di grazia. Chi vive la stessa esperienza nella grazia si capisce immediatamente e non c'è bisogno di molti discorsi!

... ho anche pensato, per far gustare un modo diverso di celebrare e di vivere la Liturgia di preparare una Liturgia di rito Ortodosso in Parrocchia, perchè dalle mie parti, sono calabrese, ci sono molte comunità di quel rito.

I riti antichi, in genere, non solo quello bizantino!, veicolano una forza che sembra essere assente in quelli nuovi. Mi rendo conto che, dicendo questo, è come se prendessi a schiaffi i liturgisti "à la page" ma che ci posso fare? Le cose si presentano così che lo dica o no. Sono "oggettivamente" così!

Ora, è un po' di giorni a questa parte che è nato in me un pensiero, perché non creare un gruppo, un "movimento di idee" intorno alla riscoperta della Liturgia "secondo la norma dei Padri"? Guardando i post da voi pubblicati sulla Chiesa di Santa Maria Assunta di Muggia, mi sono detto, perchè non ritornare a vivere la Liturgia in un determinato modo, perchè non reimmettere nella vita della Chiesa questa linfa? non tanto cambiando testi o messali, ma sopratutto cambiando il modo di vivere la liturgia, il modo di entrare nel Mistero? Senza inventarsi nulla ma abbeverandosi alla Grande Tradizione Spirituale d'Occidente (Romana in primis, in quanto la nostra propria) e d'Oriente!!! 

Quello che mi pare importante ed essenziale è, prima di tutto, sradicare dalla liturgia ogni genere di spettacolarità mondana e reinnestarla nella pratica di un'autentica preghiera. Prima di ogni cosa è infatti necessario ridonare il gusto di pregare ma nel modo "verticale" antico: non si tratta di fare uno sbrodolìo di parole con il quale "sentire se stessi o i propri sentimenti" ma sintonizzarsi verso l'Alto. I testi liturgici antichi sono, per questo, molto ascetici e "puliti". Basta applicarli come sono. 

Proprio per questo non si deve inventare nulla ma semplicemente riprendere le cose come erano rimettendo l'antico vino in otri nuovi. In questo senso ci vuole veramente un nuovo movimento d'idee ma che nascano da una intensa e virile pratica di pietà.
Più ci si radica in questo, più ci si rende conto che non tutto quello che abbiamo tra le mani (parlo dei testi liturgici in uso corrente) è oro che brilla.
Ed è perciò che molte liturgie attuali tendono a distaccare lo sguardo del fedele dall'Unico necessario per disperderlo in tante cose, magari non cattive, ma che snervano la sua attività spirituale.
Alla fine di questo percorso, ci si rende conto che un testo non è intercambiabile con un altro e che un messale non è semplicemente una versione antica di uno contemporaneo.
Al momento, però, è inutile pensare di costruire il tetto quando le fondamenta sono da gettare stabilmente.

Per il momento, credo, sentire in sé quanto mi esprime in questa bella lettera è già molto, direi tanto, considerati i tempi strani che stiamo vivendo. E' comunque segno che i miracoli sono possibili anche nella situazione più buia.

5 commenti:

  1. Un po' di luce in tanto tormento.

    GdM

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    1. La qualità si paga sudore e sangue.... Quando accennai qualcosa del genere in un pranzo in cui era presente pure un pastore luterano tedesco, costui si scandalizzò assai. Evidentemente la "giustificazione" luterana significa pure risparmio di fatica per il Regno dei Cieli...

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  2. La feccia luterana imperversa e fa danni gravissimi anche tra abbondante pretagna sedicente cattolica.... in realtà sono protestanti, ma non lo dicono
    perchè perdono il sostentamento del clero. Tanto fanno come vogliono lo stesso. Si vestono come richi martin, vanno in palestra o in crociera invece che ai ritiri spirituali e invece di fare catechismo ai bambini, fanno apostolato a via di mms con l'iphone.... (dicono loro...).

    Mhaaaaa

    Forza e coraggio AMDG.

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    1. La dottrina luterana è evidentemente una deviazione (dunque una eresia) dalla dottrina tradizionale e soprattutto da quella antica, che affonda le sue radici nell'ascetismo cristiano.
      Detto ciò, non disprezzo i luterani dal momento che, in perfettissima fede da parte loro, hanno cercato, come meglio credevano di "riformare" un sistema, in molti casi, assai poco riformabile.
      Non amo, dunque, che in questo blog si usino termini come da lei usati, anche se rivolti a preti cattolici ereticizzanti.
      Per sollevare le persone la cosa peggiore è iniziare ad insultarli.
      Che si vestano alla Ricky Martin e facciano "catechismo" a suon di sms non è altro che un segno di decadenza estrema, di perdita delle essenzialità, del "sapore" vero della Chiesa.
      Ma l'esperienza dimostra che chi si è perso non torna indietro se non assai difficilmente. Tanto meno torna indietro se viene insultato.
      Capisco l'esasperazione ma, veramente!, non è il caso!

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  3. Per il sacerdote: la ricorderò nelle mie preghiere.

    E magari se ogni sacerdote, oltre a celebrare la Santa Messa in rito tridentino, spendesse più tempo possibile al confessionale specialmente prima di ogni messa, si fermasse a pregare in profondo raccoglimento subito dopo ogni messa per almeno quindici minuti e facesse ferventi adorazioni davanti al santissimo ogni settimana, dando costantemente il buon esempio, quante grazie abbonderebbero!

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