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lunedì 24 giugno 2013

Liturgia e mancanza della pastorale (o della cura delle persone)


Padre Alexander Shmemann
(1921-1983)
Quanto stiamo dicendo in questo blog, riguardo alla liturgia tradizionale, dà per scontato che esista nel lettore una buona sensibilità verso il culto cristiano.
Una persona ha questa sensibilità se, a monte, ha avuto una formazione. Normalmente un buon sacerdote, che vive la liturgia con pietà e coscienza, è in grado d’influenzare positivamente le persone e quindi di formarle.

In ambito italiano abbiamo avuto una persona che, in tal senso, era un esempio: l’abate Mario Righetti (1882-1975), autore di una corposa opera sulla storia della liturgia. Questo sacerdote riuscì a compilare tale lavoro erudito pur essendo parroco e, come tale, teneva spesso conferenze formative ai suoi stessi parrocchiani.

Molti altri, pur non essendo come lui, hanno fatto, lungo il tempo, un buon lavoro, se non altro per la testimonianza d'una vita di pietà. Io stesso ho alle spalle diversi esempi di tal genere.

Tutte queste generazioni di sacerdoti cattolici facevano parte di una corrente che, a livello internazionale stava riscoprendo lo spirito della liturgia negli anni precedenti al Concilio Vaticano II. Questa corrente, inizialmente, era promossa da alcuni importanti monasteri.

Se è vero che in questa corrente di riscoperta c’erano tante anime e tendenze (anche quelle che poi contribuiranno ad avvicinare il culto cattolico a quello protestante), vi furono pure seri tentativi di vivere in modo profondo la liturgia diffondendone una dettagliata conoscenza.

Nell’attenzione ai testi liturgici, in tal movimento, noto una certa sensibilità umanistica, ossia quanto di meglio l’umanesimo ha potuto lasciare in ambito cristiano. L’Umanesimo, come si sà, si muoveva verso una valorizzazione del testo studiato, una sua sapiente diffusione, un suo approfondimento in relazione alle fonti. Ebbene tutto questo, è difficile negarlo, ha influenzato pure lo studio della liturgia in ambito occidentale. Gli stessi messalini domenicali latino-italiano che si stampavano qualche tempo addietro ed erano ampiamente diffusi, rivelavano, qua o là, appunti filologici e storici, riflesso di questa mentalità.

L’Oriente bizantino nella liturgia ha sempre avuto un diverso approccio d’ordine più mistico-contemplativo. Il testo liturgico, in quest’ambito, non è tanto oggetto di ricerca filologica e storica, quanto di una manducatio, come si direbbe medioevalmente, ossia di un'assimilazione che diviene vita. Per comprendere come si deve vivere la liturgia in Oriente è necessario vedere come vivono le comunità monastiche che la celebrano. In ambito letterario i commenti di un grande teologo e liturgista russo, Alexander Shmemann, hanno fatto scuola. Costui, contrarissimo ad ogni formalismo, cercava di accompagnare le persone verso le cose  essenziali con linguaggio profondo e semplice.

Nelle comunità parrocchiali ortodosse, soprattutto oggi, esistono molte realtà. Non tutte hanno capito o colto l'insegnamento di Shmemann. Esistono comunità curate (penso, ad esempio, a certe parrocchie francesi) ma pure comunità neglette in cui il culto è poco più di una forma esteriore quando non assume puro valore etnico...

Contrariamente a ciò, una comunità dovrebbe essere caratterizzata da un minimo d’attenzione alla liturgia celebrata dal momento che riguarda intimamente tutti. Perché questo sia possibile è sempre necessaria la presenza d’un clero ben formato.
Tranne qualche rara lodevole eccezione, questo non è il caso italiano.

Posso illustrare la situazione in ambito ortodosso in Italia in modo semplice raccontando qualche fatto emblematico recentemente accaduto.

PRIMO FATTO
Festa di Pentecoste in una chiesa greco-ortodossa. Due signore (non greche ma neppure italiane), cercano di seguire la liturgia ma hanno molta difficoltà. Le signore sono ortodosse. Ad un certo punto, il sacrestano porge loro gentilmente un fascicoletto mal fotocopiato con i testi della liturgia in greco traslitterato e italiano. Questo fascicolo proviene assai probabilmente da una chiesa greco-cattolica del sud Italia poiché in quella parrocchia non si sente il "bisogno" di fare altrettanto. La signora più giovane sfoglia il libretto e non lo capisce. Eppure conosce  la lingua italiana. Non riesce a trovare il punto esatto in cui si sta svolgendo la liturgia. Una persona, dietro di lei, l'aiuta indicando la pagina giusta. Neppure il tempo di qualche minuto e il testo in traduzione (di cui avevano bisogno) viene chiuso e messo da parte.
Del fatto si devono notare i punti seguenti:
  • disorientamento totale per quanto riguarda la struttura generale della liturgia. Una persona che la conosce e le è familiare, infatti, è in grado di trovare le pagine esatte anche in un libro di una lingua non conosciuta: se personalmente lo dovessi fare su un libro in russo mi orienterei.
  • Indifferenza finale verso il testo tradotto con conseguente accomodamento ad una fase “pre-razionale”. Queste persone sembrano seguire la liturgia esattamente come fanno i bambini. I loro preti su questo pare non abbiano nulla da ridire. A loro vanno bene dei fedeli impreparati forse... per non sentirsi giudicare!

SECONDO FATTO
Stessa chiesa, stessa domenica.
Alla liturgia è presente, sin dal suo inizio, una signora anziana, una parrocchiana molto assidua. La signora si può tranquillamente definire una fedele nel vero senso della parola.
La liturgia prosegue il suo corso: Apostolo, Vangelo, grande ingresso, anafora… La signora pare seguire con attenzione ogni momento liturgico. Ad un certo punto, poco prima della comunione, un rappresentante della comunità passa tra le persone con un vassoio per raccogliere eventuali offerte. Contemporaneamente distribuisce delle foglie profumate che indicano la grande festa celebrata. La signora, come risvegliandosi da un torpore, gli chiede: “Ma che festa è?”. “È Pentecoste”, le risponde l’altro. “Ah, però”, continua la signora, “non lo sapevo!”.
Da questo secondo fatto si enuclea quanto segue:
  • La signora è una fedele, viene spesso in chiesa. E’ greca, quindi dovrebbe comprendere più di qualcosa della liturgia ma, “stranamente”, pur ascoltando le letture bibliche non ci capisce gran che; ha forse visto l’icona della Pentecoste, disposta alla venerazione di tutti ma, pure qui, pare non averci capito molto. Avrà forse sentito il canto dell'apolytikion nel quale si parla della Pentecoste, ma forse non l'avrà compreso … Il fatto è talmente strano che uno si chiede con quale atteggiamento queste buone persone seguano la liturgia!
  • Solo verso la fine della funzione la signora ha capito cosa si stesse celebrando, nonostante tutti i segni che venivano posti e solo dopo che le era stato detto chiaramente. Evidentemente, entrando in chiesa, non si era posta alcuna domanda di tal genere. Ci si chiede: ha senso tutto ciò? Ha senso entrare in chiesa e non chiedersi il motivo per cui lo si fa, cosa si sta andando ad ascoltare? Temo che molti fedeli ortodossi sono adagiati su questo livello!

Questi due fatti indicano una certa indifferenza ai testi e agli eventi liturgici, sia per incomprensione non colpevole sia per una vera e propria scelta di non comprenderli. E’ come se una maggiore “intelligenza” liturgica non li riguardasse (al più riguarda il prete) mentre al semplice laico è sufficiente un’assistenza passiva, una pura presenza fisica. Mi è un poco difficile scusare questo tipo di partecipazione pensando ad un improbabile approccio di tipo “mistico”, come si suppone avvenga nei monasteri…
D'altronde in quella stessa parrocchia un laico greco ad una mia domanda se mai nella metropoli greca esistesse una specie di lezionario con le letture bibliche lungo lanno liturgico, mi disse: "Non chiedere queste cose!". Risposta incredibile e vergognosa ma vera, indice di una mentalità generale! Se in chiesa non si entra per fare un cammino, con l'ausilio pure di mezzi concreti come dei libri, per cosa si entra? Per un puro autocompiacimento etnico?

TERZO FATTO
In quest’ultimo fatto abbiamo un’altra prospettiva, anche questa abbastanza criticabile.
Il luogo in cui è avvenuto è una parrocchia greco-ortodossa del sud Italia durante la Settimana santa. Un gruppo di studenti greci segue la funzione. Alcuni tra loro hanno dei testi stampati in Grecia che consentono una conoscenza migliore su quanto viene celebrato. Evidentemente in Grecia, a differenza dell’Italia, una parte del clero ha a cuore una migliore partecipazione e si preoccupa di fare delle pubblicazioni. Alla fine della funzione questi ragazzi, come se non avessero assistito a nulla di coinvolgente, si rivolgono ad altri in modo scortese e freddo. Evidentemente la celebrazione non ha toccato le loro vite.

Tutti questi fatti hanno un comune denominatore: in Italia non esiste una cura pastorale efficace verso i fedeli. L'impressione è avvalorata non solo da questi fatti (che paiono essere tuttaltro che sporadici) ma da un andazzo assurdamente passivo assai probabilmente impresso o favorito da chi è responsabile.

La liturgia da sola non basta, e lo abbiamo visto, poiché ognuno tende a ricavare un suo modo di parteciparvi, modo che spesso non è sufficiente e ha risultati assai carenti, per non dire proprio fuorvianti.

Questa coscienza che, nel mondo cattolico tra le due guerre mondiali, aveva fatto espandere il movimento liturgico, pare lasciare completamente indifferente il clero ortodosso della penisola italiana con i risultati che inevitabilmente si producono.

Possono dei credenti, che vivono in modo così spensierato, riuscire a rimanere indenni dal secolarismo che affligge tutte le Chiese? Non pare essere questa domanda ad assillare il clero ortodosso italiano che, tuttavia, si sbraccia a chiedere il sostegno dell'otto per mille…

7 commenti:

  1. Ottima analisi che mostra lo stato di crisi dei fedeli laici.
    Ormai credo che l'ultimo baluardo e speranza della Chiesa universale siano i monasteri e i conventi.

    A livello parrocchiale l'insipidezza (sia dei fedeli che dei pastori) è tale che non sorprende l'esodo dei fedeli verso chiese e movimenti protestanti, che per quanto eretici siano restano (o appaiono) fedeli ai loro princìpi..

    Il bisogno di sacro e di radicalità non viene placato da una realtà ecclesiale tiepida, relativista e "al passo coi tempi".

    nikolaus

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    1. Infatti è così.

      La prima realtà parrocchiale, da cui ho tratto i due esempi, la conosco personalmente, se non altro per il fatto di conoscerci delle persone che la frequentano con una certa assiduità. E' una realtà molto accomodante e gentile. Ma non è di questo tipo di stile che è fatto il vangelo.

      La gente entra nella chiesa e vi sosta, apparentemente con una certa deferenza. Sostanzialmente poi saltano fuori quelle stranezze che ho rivelato.

      In un'altra chiesa greco-ortodossa, proprio per simili stranezze, chi rivestiva l'ufficio di cantore rispondeva "Amìn" quando doveva dire "Kyrie, eleison", "Soi Kyrie" quando doveva dire "Amìn", presente pure il vescovo che non diceva nulla. Mi chiedo: dove hanno la testa queste persone?

      E' proprio come dice lei: siamo in pieno stato di crisi, anche se viene nascosta goffamente da dichiarazioni di grandi attività nei siti greci (per il 90 per cento tutte false o gonfiate). Mi sembra tanto di vedere quello che faceva una parrocchia cattolica di Napoli che testificava di fare un sacco di attività inesistenti pur di parere di alto livello agli occhi delle persone.

      Quando si tratta di parlare di soldi, invece, s'impegnano sul serio. Lì sì che ci sentono. Poi Dio solo saprà che fine faranno i soldi che intascano perché ho qualche difficoltà a credere che renderanno conto ai fedeli di quanto ricevono.

      Ecco, su queste cose molte Chiese cattoliche e ortodosse possono dire di essere unite, ossia sono accomunate dallo stesso spirito del mondo.

      L'unità è fatta!

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  2. Ottimo articolo! Quindi sembra che ormai nemmeno l'Oriente bizantino è lo specchio in cui alcuni cattolici credevamo di poter guardare nell'ambito liturgico.

    Ma inoltre questa mancanza di formazione liturgica -o, se si preferisce, questa lontananza dalla liturgia celebrata anche nella propria parrocchia- è finita per dare origine a una sorta di "infantilizzazione" (non so se esiste la parola) fra i fedeli. Ad esempio, (nella mia stessa famiglia!) la Messa celebrata il giorno di San Giovanni Battista (cioè quattro giorni fa) è stata una vera e propria schiffezza: le preghiere liturgiche sono state sostituite da un "discorso" del prete, e la mancanza di rispetto verso Dio diventò regola; ma il peggio è che la gente disse che erano proprio questi sacrilegi ciò che aveva reso bella la celebrazione...

    Racconto questo perché, seppure spero questo non avvenga anche nell'Oriente, mi chiedo se non sarà infine, come ho detto sopra, il risultato del confronto con la liturgia cui Lei accenna in questo scritto. E questo mi fa chiedermi se, oggigiorno, sia possibile riportare ai fedeli il senso e l'amore verso la vera Liturgia.

    Kyrie eleison

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    1. L'Oriente bizantino rimane uno esempio, nonostante molto clero mondanizzato e buona parte dei laici completamente avulsi dall'ethos della loro Chiesa perché, in questo contesto, la tradizione rimane comunque importante (almeno teoricamente in chi non la vive, sostanzialmente in chi la rappresenta con la vita).
      E' questo particolare che è fondamentale, al di là di altre questioni sulle quali non tutti concorderebbero.
      Nel nostro contesto, il principio di autorità (rappresentato dalla decisione di un sigolo chierico) ha scavalcato la tradizione ereditata nei secoli: quello che fa un prete in una parrocchia (il suo esempio cade a fagiuolo) finisce per essere più importante agli occhi dei fedeli, rispetto a quello che prescriverebbe la tradizione liturgica.

      E questo non è altro che la prevalenza dell'individuo su tutta la Chiesa.

      Nonostante tutta la forte corrosione umana (che accomuna le due Chiese) in Oriente il principio della tradizione è ancora al suo posto, per fortuna!

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  3. Buon giorno,

    trovo scorretto parlare in generale di situazione in Italia menzionando solo il mondo greco. In Italia esistono realtà ortodosse e bizantino-cattoliche di vario genere e non di tradizione ellenica, ove gli esempi fatti nell'articolo relativamente al mondo greco potrebbero non calzare del tutto.

    Inoltre dubito veramente che un librettino con il testo della Liturgia, letto durante la liturgia stessa sia un valido strumento educativo. esso distrae e chiude la persona in se stessa, la liturgia va vissuta partecipandola in comunione con gli altri non chiudendosi in un tentativo di comprendere il testo dove le pagine del libretto, a mo' di paraocchi ci chiudono lo sguardo all'altare e ai fratelli. ILa vera comprensione mistica a mio avviso si ha nel partecipare prima che nel pretendere di comprendere. La prima liturgia bizantino-slava cattolico romana che ho seguito è stata meravigliosa per me e non ci ho capito nulla da un punto di vista razionale, ma in quel momento quel tipo di comprensione no mi serviva per ninte, anzi mi avrebbe inibito la visione del Mistero per come si presentava al di lè della mia pretesa di voler capire, cosa che avrebbe ridotto il tutto al mio limitato schema mentale.

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    1. Benvenuto "anonimo" (forse prete!).

      Sì, in Italia ci sono varie realtà bizantine, non solo quelle elleniche. Provo a guardarmi attorno: vicino a me trovo serbi e romeni (per fare un esempio). Né gli uni né gli altri si sono mai preoccupati di fare qualcosa per chi, italiano, si avvicina alla loro realtà. Sono troppo concentrati nella loro etnìa. E' la stessa "malattia" che hanno i greci e, da quanto ne sò, diversi russi.

      Se un italiano vuole avvicinarsi a queste realtà deve, in qualche modo, "spogliarsi" della sua cultura e vestirsi con quella dell'altro. L'altro (qualunque sia) non fa un passo verso di lui. La cosa è così eccessiva da parermi evidentemente innaturale e pastoralmente disastrosa.

      Ma questo è voluto. Le chiese ortodosse in Italia sanno chi fa da padrone (il mondo cattolico) e sanno benissimo che rivolgersi agli italiani (cattolici "etnicamente", secondo loro ma pure secondo il Vaticano) è un grave errore tattico.

      Qui uno non chiede miracoli e non vuole che una Chiesa porti via fedeli ad un'altra. Qui uno si chiede: questi signori (russi, romeni, greci, serbi) più o meno ospiti in Italia hanno il piacere di comunicare, in qualche modo, i tesori della loro tradizione o non gli interessa affatto? Sono giunto alla conclusione che alla stragrande maggioranza non gli interessa.

      Se poi disgraziatamente qualche italiano ha la sventura di aderire alla loro Chiesa (so qualche caso concreto) lo trattano come un poveretto di cui un poco vergognarsi e da nascondere davanti all'ospite cattolico.
      Ebbene per questo mi vergogno di loro perché è come non avere il coraggio delle proprie azioni!

      Il librettino per la liturgia, letto durante la Liturgia ma anche fuori (come preparazione o pura curiosità su "come" prega la Chiesa ortodossa) è un supporto, umile certamente, ma indica un lavoro, un tentativo di interesse verso l'altro.

      Iniziare a pensare che questo libro chiude il fedele in se stesso a mio avviso può essere un ottimo alibi per continuare a fregarsene (come bellamente succede).

      Il libro chiude come "paraocchi" verso l'altare e i fedeli.... Avrei molte cose da dire contro questa idea. Cosa fà lo psaltis, quando legge i salmi dal libro psaltirion? Si chiude con dei "paraocchi" verso l'altare e i fedeli (e poi perché ci dev'essere questa NECESSITA' DI VEDERE gli altri???) o non fa piuttosto un servizio alla comunità, aprendo un dialogo con Dio?

      Se un fedele ha bisogno di seguire la liturgia su un libretto (perché non la conosce) perché gli si deveono inculcare queste idee?? Non ha pure lui, a suo modo, la possibilità di unirsi a quanto si sta facendo nella chiesa (che anzi così lo capisce meglio)???

      Non ne abbia a male ma non sono d'accordo con queste idee.

      La comprensione mistica non ha necessariamente un "prima" o un "poi" razionale. Ognuno inizia come può anche se a mio avviso è meglio capire cosa si sta dicendo. La comprensione mistica pur essendo di ordine superiore non è mai contro la comprensione di un testo liturgico!

      Sì, il mistero si può e si dovrebbe percepire in un altro modo, rispetto a quello puramente razionale, poiché Dio si comunica in modo soprarazionale. Qui sono d'accordissimo e lo sottolineo continuamente. E' un problema cattolico-latino quello di aver eccessivamente privilegiato la razionalità tendendo a strappare il fedele dalla percezione del mistero. Tuttavia questo non ci abilita a gettare nel cestino la mente e l'educazione alla conoscenza. Un ottimo equilibrio lo troviamo nei Padri (uomini mistici ma perfettamente istruiti NEI LIBRI!!!).

      Per questo non accetto che i fedeli siano ignoranti sui testi (e quindi pure sulle Scritture) altrimenti succede quello che ho descritto in questo post e, mi creda, il fatto che sia successo davvero mi ha dato molto fastidio!

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    2. Comunque, la ringrazio per il suo stimolo perché mi ha fatto capire che è necessario scrivere qualcosa su quanto mi ha accennato, cosa che farò appena possibile.

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