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domenica 21 luglio 2013

Ieraticità

Cividale del Friuli: figure ieratiche nel Tempietto longobardo (VIII sec.)


A volte il significato dei termini è molto istruttivo e aiuta a capire la mentalità soggiacente a determinati argomenti. Prendiamo, ad esempio, il termine greco ἱερεύς (ierefs). Nell'uso bizantino, questo termine significa "sacerdote". Il termine richiama quello di "sacro" al punto che per dire "il santo e sacro vangelo" in greco si dice τὸ ἄγιον καὶ ἰερόν Εὐαγγέλιον (to àghion ke ieròn evanghèlion). Il termine   ἰερόν si collega direttamente con ἱερεύς. 

Nella lingua italiana il termine "ieratico" discende direttamente dal greco com'è facilmente intuibile. Nel dizionario (Sabbatini-Coletti) si riscontrano due significati:
1) Lett. Sacerdotale, spec. riferito ai sacerdoti antichi:
2) estens., fig. Solenne, grave, composto.

Il termine dal culto pagano ha finito molto rapidamente per essere applicato a quello cristiano che si presenta come un culto ieratico, ossia sacro ma allo stesso tempo solenne, grave, composto.

Questo significato lo notiamo pure nell'iconografia. Ho posto come esempio quella del Tempietto longobardo di Cividale ma si potrebbe pensare pure agli oranti rappresentati nelle catacombe. Da queste testimonianze storiche e letterarie comprendiamo come, al sacro, non si possa assolutamente associare la spensieratezza, la scompostezza, la sciatteria in voga oggidì nei templi cristiani. Per queste testimonianze storiche, lo spontaneismo mondano odierno non sarebbe assolutamente segno di qualcosa di sacro ma frutto di cuori incolti e di spiriti che odiano un certo metodo ordinato*.

La capacità di essere assorti e presi dal mistero che si celebra era una caratteristica compresente anche nel mondo pagano ma, a fortiori, divenne parte del mondo cristiano. La pratica ascetica cristiana non è altro che un metodo per impedire al cuore umano di disperdersi nella molteplicità del mondano e unirsi all'Uno. Questa pratica, laddove si attua, ha immediato riscontro nella liturgia.

Intuizioni di questo genere erano presenti già nell'antichità al punto da coinvolgere le stesse arti figurative. Ad esempio, si dice che la civiltà dell'antico Egitto fosse in grado di conoscere la rappresentazione pittorica tridimensionale. Ciononostante preferì nelle sue pitture sacre la bidimensione e ritrasse le figure in modo molto composto, ieratico appunto.


Celebrazione ieratica nel monastero ortodosso di Decani

Il romanico e il bizantino espressero lo stesso concetto poiché la dimensione sacrale ha bisogno di una modalità tutta sua per essere rappresentata. Il Rinascimento espresse in Occidente un'arte di rottura ma, per quanto riguarda i soggetti sacri, li ritrasse in modo composto: la tradizione ieratica era troppo forte per poterne prescindere e, inoltre, la liturgia nella sua forma classica continuava a veicolare quella modalità espressiva la cui prima e sana radice, come sopra accennavo, affonda nell'ascetismo cristiano.

Con la rottura della trasmissione della liturgia classica in Occidente, si è rotta pure la tradizione ieratica. Non mi riferisco ad un modo artefatto di condurre il corpo ma a quel modo naturale e composto, tipico di chi sa muoversi negli spazi sacri. Questa rottura è avvenuta da cinquant'anni, oramai.

Nel momento in cui si rompe questa tradizione, o meglio consuetudine, ognuno fa come crede o ha capito. Ecco la genesi dei preti danzanti e canterini nelle messe cattoliche odierne, le smorfie grottesche e teatrali nel volto di qualche recente papa defunto mentre celebrava o il fare da presentatori televisivi di molti sacerdoti. Essi sembrano come foglie secche che girano a mulinello, sospinte dal freddo vento autunnale. Fanno come la moda o il gusto mondano suggeriscono! L'importante non sembra essere ma far credere di essere. L'apparenza in queste modalità teatrali diventa la norma fondamentale...

Come si vede, sembrano dettagli ma coinvolgono tutto un modo di sentire e di vedere, un modo di rapportarsi a Dio. Senza compostezza (ieraticità) non si può dare spazio a Dio (ma solo a se stessi, alla propria passione). Dio è ovunque ma è pure trascendente e, nell'immanenza, l'uomo se non ha una giusto metodo non è in grado d'intuirne la presenza ossia quella "sacralità" di cui parliamo. Se non s'intuisce questa presenza non si può trasmettere questa sacralità (non a parole ma nell'atmosfera stessa), non si può celebrare convenientemente. E se non si celebra convenientemente si finisce per non celebrare affatto. Si crea, in questo modo, un diaframma tra la realtà divina omnipresente e il cuore dell'uomo oramai preso a considerare solo se stesso scambiando per religioso e autenticamente divino i propri opinabilissimi gusti. La luce è ovunque ma sul volto è stata calata una maschera che chiude lo sguardo.
Alla fine ecco l'uomo solo, ecco l'ateo.


_________
* Per questo mi pare quanto meno ardito credere che nelle prime comunità cristiane il culto fosse prodotto dal puro spontaneismo, come succede in certe chiese cattoliche e in certe aule protestanti. Ben presto si formarono dei formulari e delle indicazioni precise per regolare il culto che non era, così, alla mercé dell'arbitrio personale. Le eresie cristiane, presenti quasi da subito, spinsero il culto cristiano a codificare dei testi fissi e delle modalità cultuali prestabilite.




17 commenti:

  1. Interessante, come sempre. Il papa a cui si riferisce e il Beato (tra poco Santo) Giovanni Paolo II? Ma quel Papa non "faceva smorfie" per via delle malattie che aveva (il Parkinson ad esempio)?
    Comunque quello che dice mi fa riflettere. C'è infatti una liturgia approvata e incoraggiata dalla Chiesa detta "Uso Zairese del Rito Romano". So che in stile postconciliare essa è stata creata a tavolino e come tale ha questi difetti tipici di ciò che è artificiale e intellettualista perché creato da intellettuali. Comunque che ne dice di scrivere un articolo (magari critico se lo ritiene giusto) su quella liturgia?
    Dio La Benedica

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  2. Il discorso è che, nella liturgia, si deve avere quasi una certa "impassibilità". Questo è lo stile. Quando uno ascolta una conferenza, normalmente, non dorme, non balla, non smorfieggia. Perché quindi si deve farlo nella liturgia? Semplicemente perché si ha trovato un modo per non viverla!
    La cosa peggiore è che oggi non solo non si dice: "non voglio vivere la liturgia!" (sarebbe onesto) ma si preferisce dire: "La liturgia vissuta è con le smorfie, con il ballo....". E' un vero e proprio capovolgimento delle cose.
    Per quanto riguarda il papa polacco non credo proprio che smorfieggiasse a causa del male ma per il suo innato bisogno di mostrarsi teatralmente. Purtroppo così facendo la gente guardava e pensava a lui non a Cristo, vero centro e soggetto della liturgia! Ma tanto alla maggioranza che gliene importa?

    La questione del rito zairese ci porterebbe lontano. Mi basta solo accennare ad una liturgia africana antica e tradizionale, quella etiope. Qui anche se esistono ritmi e cadenze di danza è tutto molto soft. Infatti la danza del prete canterino (nel post precedente) non ha NULLA a che vedere con la liturgia ed è iconoclasta in un ambito ecclesiale. Ma vaglielo a dire ai suoi fans: ti scanneranno vivo! Siamo in piena barbarie!

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    1. Pare che la Rivoluzione sia penetrata e agisca profondamente all'interno della stessa Chiesa. C'è così tanta confusione, Satana stesso approfitta di tutti i dubbi che la consapevolezza di questi sconvolgimenti ci porta per dividere i cattolici rimasti, per screditare la Tradizione, oppure per gettare nell'eresia e nella perdizione quanto più cristiani si può. Che cosa è successo? Manca la chiarezza. Documenti conciliari che "abrogano" dottrine tradizionali (libertà religiosa etc.), distinzioni arzigogolate tra Magisteri presenti e passati, se vanno letti dalla Tradizione (che adesso pare possa cambiare semplicemente mettendo per iscritto cose nuove in contraddizione con l'antico e perenne) oppure se essa va letta dal Magistero transeunte. Transeunte. Nemmeno ci accorgiamo che diamo per scontato l'esistenza di magisteri diversi e contraddittori.qualcuno dirà che certe questioni sono marginali. Assolutamente no. Ogni polemista sa che anche il più piccolo buco nelle sue argomentazioni e posizioni può condurlo a perdere una disputa. E così buchi più o meno grandi non solo dividono i cattolici in tanti gruppi: "tradizionalisti" (a loro vita divisi in infiniti gruppi discordi), conservatori conciliari, conservatori anti conciliari, conservatori di "destra" e "sinistra" ecclesiale, progressisti, modernisti nascosti e palesi...

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    2. Scusi, per un problema tecnico ho dovuto dividere il commento.
      Dicevo che tutto il muro della dottrina cattolica pare essere divenuto malfermo, non si sa più a chi credere. Al magistero di sempre, alla Tradizione? E che cos'è la tradizione? All'esempio dei santi? Quali? Adesso ne abbiamo esempi opposti. Abbiamo San Bernardo, Dottore della Chiesa, che predica la seconda Crociata, il Beato Urbano II che bandisce la prima, ma abbiamo anche Giovanni Paolo II che proclama la libertà religiosa e bacia il Corano. Come dimostra il sito Radio Spada (sito molto plurale, ci sono anche sedevacantisti, per questo lo prendo con molto senso critico ma anche interesse) nella canonizzazione la Chiesa impiega l'infallibilità. Quindi adesso ex cathedra sarà proclamato come esempio per tutti i cristiani un papa che ha appoggiato e proclamato documenti in contraddizione col magistero precedente, come ben dimostrano mons. Gherardini, mons. De Castro Mayer, ed altri. Un papa che celebrava (non si sa se per colonna sua o del cerimoniere Piero Marini) liturgie carnevalesche in alcuni casi. Ebbene da quest'anno per i fedeli ci sono due modelli opposti di liturgia: San Giovanni Maria Vianney, che aveva una tonaca vecchia e logora, ma che usava a Messa paramenti splendidi e vasi sacri d'oro, e Giovanni Paolo II.
      La Chiesa è infallibile nella canonizzazione. A chi dobbiamo credere? Chi dobbiamo imitare? Come possono coesistere due cose contraddittorie?
      Sa, ho letto ieri sul sito TotusTuus estratti del libro di Rober Hugh Benson, L'alba di tutto. Ebbene, quello che lui descrive si poteva avere casomai nel pre concilio, quando la dottrina di origini divina era chiara a tutti, e tutti i cattolici, pure nelle diversità di carismi, sensibilità, opinioni varie, anche teologie, erano un unico blocco, unito, e capace di ricostruire una civiltà cristiana, come nel Medioevo, sia in occidente che in oriente. Adesso non mi sembra più possibile ti quando permane la divisione, la confusione. Non si può marciare una direzione se si è attaccati ai lati da attacchi terribili. Se facessimo una disputa l'avversario potrebbe andare a parare proprio su uno di questi punti controversi, e noi perderemmo la disputa. A meno che non prendiamo una posizione forte, netta. Allora però non possiamo più fare questa "disputa di gruppo" (è un'immagine metaforica quella della disputa) con tutti gli altri "tipi" di cattolici schierati con noi a disputare contro l'avversario di turno. Se l'avversario nomina quei unti, allora ecco una risposta discorde, ecco che ci mette in difficoltà e ci porta a disputare tra noi. Beninteso: la disputa intracattolica è una cosa buona. Come nel Medioevo essa non impediva di andare insieme contro, che ne so, i musulmani, o gli ebrei. Ma quella era una disputa non relativista, e mostrava la vitalità della nostra religione.
      Guardi non so. Mi scusi per la lunghezza dei commenti. So che Lei non vuole trattare di questioni come Vaticano II si, Vaticano II no, tradizionalisti si, tradizionalisti no. Per questo lo prende per c che è: uno sfogo. Spero che lei possa illuminarmi almeno in parte. Dio la benedica.

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    3. Le questioni che lei pone sono complesse, molto importanti e delicate. E' vero: il muro è stato rotto e ora, incoscientemente, c'è chi lo sta sbriciolando. Mi rendo conto che è una situazione realmente insostenibile e bisogna essere perfettamente superficiali ed incoscienti per vivere sereni e allegri. A volte invidio quelli un poco "stupidini" (e ce ne sono tanti!) i quali non si accorgono neppure di un elefante se passa davanti ai loro occhi.
      Ebbene qui di elefanti in senso metaforico ce ne sono e fin troppi! Non si tratta di una legittima variazione (presente in ogni sana società civile o ecclesiastica), si tratta di un carcinoma bello e buono, di un'alterazione profonda.
      I vescovi, che dovrebbero testimoniare la retta fede fino al sangue, preferiscono non prendersi "rogne" e il male prosegue. Personalmente le cose mi sono abbastanza chiare ma ho dovuto fare un lungo e faticoso cammino. La cosa più semplice che posso dire qui è: attenzione che quanto vi stanno propinando vi porta fuori strada, non è e non è mai stato della Chiesa! E' compito del singolo pregare con sincerità e rimanere costante nella pratica del Cristianesimo come sempre è stato. O prima o poi anche a lui, posto nel deserto e nella sofferenza, verrà data la luce per capire. La verità infatti oggi non puo' essere detta chiaramente: non verrebbe mai accettata e tanto meno capita.

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    4. A mio avviso l'esempio più chiaro che esiste un'alterazione in atto è dato dai santi che si stanno facendo. I santi "classici" erano uomini che non avrebbero mai condiviso irenismi, indifferentismi; la santità non si può mai dissociare dalla professione integrale della fede con tutte le conseguenze del caso. Basta vedere i santi antichi in Oriente e in Occidente.
      Oggi, viceversa, pare che la santità possa prescinderne: quel che conta è essere amati dal popolo. Ma il popolo, si sà, non può mai essere un criterio veridico perché in nome del popolo si sono fatte molte assurdità nel XX secolo. Inoltre l'attestazione del miracolo non è neppure un criterio indice di santità. Miracoli sono esistiti ed esistono anche fuori dal Cristianesimo. Il criterio della fede integrale - che indica il santo vero - è stato messo in ombra (o forse dimenticato).
      Vede, il mondo cattolico oggi ha "bisogno" di fare festa (danzare, cantare) proprio per non pensare. Se ci si ferma e si inizia a pensare alle cose che ha detto lei e che ho accennato io, non può che sgomentarsi. Io, in effetti, mi rattristo molto per questo.

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    5. Ma la Chiesa non è infallibile nella canonizzazione, come viene dimostrato egregiamente su radio spada?

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    6. Sì, lo sarebbe. Mi chiedo che genere di complicati discorsi dovranno fare quando questo papa sarà proclamato santo, per scusare il fatto che bacio' il Corano davanti ad autorità arabo-mussulmane...
      A me queste cose fanno solo tristezza ed evito di aggiungere altro.

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    7. In effetti per coprire o negare le palesi contraddizioni tra ciò che esprime la Chiesa moderna e quello che esprimeva anni fa (penso alla "pascendi dominici grecis" di PioX )si usano spesso argomentazioni ridicole, come quella della "rivelazione progressiva", che ricordano il modus operandi dei testimoni di geova.

      nikolaus

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    8. Questo blog non vuole necessariamente criticare, entrare o voler risolvere i problemi del mondo cattolico. Certamente, parlando di liturgia, è necessario accennare ad essi e non nascondersi dietro ad un dito, come spesso si fa in certi commentari cattolici. Che da alcuni decenni a questa parte il mondo cattolico abbia subito - nolente o volente - una rivoluzione è impossibile negarlo. Il fatto è che è morta tutta quella generazione di clero - di formazione tradizionale - che cercava di ammortizzare la rivoluzione, evidentemente per amore della Chiesa. Gli "ammortizzatori" oramai non ci sono più (gli anni '90 li hanno elimitanti quasi tutti). Di conseguenza vediamo le cose nella sua luce più cruda, quella che in effetti è.
      Si può semplicemente dire che è nato un altro genere di cattolicesimo. La storia lo giudicherà e, anzi, lo sta già giudicando. Certamente l'esaltazione spettacolare non significa che è cosa eccellente. Anche Mussolini si esaltava e si faceva esaltare spettacolarmente e poi abbiamo visto che genere di fine ha fatto fare a se stesso e all'Italia. Quello che conta sono le basi, la chiarezza di un'identità, la profondità di una scelta. Tutte cose che chiedono sacrificio quotidiano, non spettacolo!

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    9. Non siche è successo, forse non si è riuscito ad inviare il io commento, quindi vedo di riscriverlo
      1. Scusi signor Pietro, non se la prenda ma non ho capito: ma la Chiesa è o no infallibile nella canonizzazione? Non c'è un'altra alternativa. E se è infallibile nell'addio arte un uomo come esempio ai cattolici, allora posso baciare anche io il Corano, contraddire il Magistero su temi vari (come lui fece con la libertà religiosa, così potrò fare anch'io su altre cose, no?), andare a partecipare a riti di preghiera coi pagani d'Africa (gli animisti) ed altro.
      2. Non si scoraggi per la morte della generazione con formazione tradizionale! Io non ne faccio parte, sono degli anni novanta, eppure mi oppongo con tutto me stesso alla Rivoluzione. E seppure sono confuso dai dubbi seminati dai novatori,mantengono fisso il riferimento assoluto a Gesù Cristo, sul Quale non ho dubbio alcuno. Il resto lo oriento di conseguenza. Chissà quanti giovani come me si oppongono alla Rivoluzione. Sicuramente ci sono

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    10. Comunque il processo di Rivoluzione che prima ha dissolto la Civiltà Cristiana, trasformando l'orgoglio e la sensualità in tendenze egualitarie e livellatrici, e che ora è entrato prepotentemente nella Chiesa, è molto ben inquadrato dal filosofo brasiliano Plinio Correa de Oliveira. Su internet c'è molta propaganda ostile, messa in giro da comunisti e modernisti e stranamente accolta in modo acritico da persone che si proclamano anti moderniste e anticomuniste. Quindi non voglio uscire dal tema mettendomi a discorrere se siano vere o no le accuse. Quindi mi attengo ai testi, che citano sempre il magistero pontificio di tutti i tempi. Ad esempio c'è una riflessione sul simbolismo che sarebbe molto utile far leggere al Papa regnante (Oops! Al vescovo di Roma presidente nella carità!), alla quale lei mi ha fatto pensare parlando dei simboli appunto. Su internet la troverà facilmente sul sito della TFP italiana. Comunque vedo che le tappe del processo rivoluzionario da lui lucidamente e descritte si stanno ripetendo nella Chiesa stessa, dopo aver annientato la Civiltà Cristiana. Ora, dato che Gesù ci ha detto che le porte dell'inferno non prevarranno, la domanda è: fin dove arriverà userò processo? Quanto male ancora dobbiamo sopportare, e quante anime ancora devio precipitare all'inferno prima che si inizi la Controrivoluzione?

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    11. La Chiesa nel proporre alcuni suoi fedeli come SANTI è infallibile, ossia riconosce nella loro vita l'immagine di se stessa, un'immagine non alterata o offuscata.
      Per questo il santo (vero) è un araldo della fede (intesa in senso integrale), è un combattente (per preservare in sé la grazia di cui è tabernacolo), si sente l'ultimo del mondo (per non precipitare con il minimo senso di orgoglio).

      Sinceramente non so quanto certi recenti santi cattolici obbediscono a questi criteri che devono essere ferrei (se il santo è reale).

      La tendenza odierna alla quale nessuno scappa è semmai quella di avere una fede opportunistica (appena le condizioni cambiano si pensa di far piacere al non cristiano prendendo la sua bandiera); è quella di non combattere (dal momento che non si sa che cavolo sia la grazia); è quella di mettersi sul piedestallo e di fare come l'attore che calca la scena dei teatri con tutti i riflettori su di lui!!

      Non vorrei ferire nessuno ma credere santo chi ha queste caratteristiche significa fare la parodia della santità, non mostrare la vera santità!

      Chi ha scoperto la perla preziosa vende TUTTO pur di averla e, una volta posseduta, scappa anche nelle grotte nascoste dei monti pur di conservarla. Uno così sa bene che tutto il resto non è che vanità! Ma è questo il santo!

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    12. Parlare in termini di Rivoluzione e Controrivoluzione non è attinente alla mia formazione e al mio orientamento. La Chiesa non è un partito che, sul piano di tutti i partiti, deve fare controrivoluzioni mentre altri fanno rivoluzioni. La Chiesa, intesa patristicamente e quindi tradizionalmente, è una creatura umano-divina e sta al di sopra di queste divisioni che hanno dilaniato e continuano a dilaniare il nostro mondo. Sinceramente se dovessi concepire la Chiesa come una realtà il cui fine è "controrivoluzionare" l'abbandonerei immediatamente. Il fine della Chiesa è santificare. Che poi questo, di riflesso, comporti anche atteggiamenti evidentemente contrari al secolo attuale, è una conseguenza ma non è il fine principale.
      Attenzione a tutti quei movimenti che, per fini fondamentalmente politici, assoggettano la Chiesa a concezioni che le sono estranee. Anche in Oriente ci sono alcuni che si dichiarano "perfetti cristiani ortodossi" poi gratta gratta e scopri che sono malati di filetismo fino alle ossa. Il filetismo non è altro che l'assoggettare la Chiesa (e il suo fine santificante) a criteri secolari, in questo caso etnici, CONTRO i nemici della nazione. Insomma, c'è sempre qualcuno che è CONTRO qualcun altro. Dio, detto per inciso, non è mai CONTRO alcuno, neppure contro il demonio. Permette, addolorandosi, il male che gli è contro (questo sì) ma Dio è sopra ogni criterio umano di partito preso. Lo stesso si deve dire della Chiesa, sua creatura, se la vediamo nella prospettiva propria ai santi padri, gli araldi della Tradizione.
      Appena si abbassa lo sguardo dalle altezze divine testimoniate da questi araldi, immediatamente si progetta di fare partiti e schieramenti, senza rendersi conto che, così, ci si pone esattamente sullo stesso piano di quanti si considera avversari e si vuole combattere. Alla fine si è come loro, solo con con orientamento diverso. No, penso che la Chiesa sta proprio in tutta un'altra "atmosfera"!

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  3. Al tempo 1:03:34 del filmato http://www.youtube.com/watch?v=P3QQ8c4PG0U si ha modo di cogliere un momento della consacrazione di una chiesa nella Chiesa etiope. Questa Chiesa, pur essendo africana, non ha inserito nel suo culto i balli smodati delle tribù e, nelle specifica sequenza, si nota una specie di ballo sacro che ha una sua ieraticità.
    L'essenza è sempre la stessa: non è assolutamente parte del sacro un comportamento che ne allontana l'uomo, come un ballo sfranato.

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  4. Apprendo ora che in Brasile, alla Gmg, durante la dossologia dei ragazzi e ragazze laiche hanno elevato i calici assieme ai sacerdoti celebranti....
    Non credo ci sia altro da aggiungere.. il Sacro è morto.

    nikolaus

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    1. I segni e i simboli sono importanti, per questo esisteva sempre una certa severità nel preservarli. Il clero di nuova formazione ha relativizzato tutto. Si trattiene solo per non crearsi rogne ma, in cuor loro, i "nuovi preti" non danno gran valore ai segni liturgici. Questa cosa che lei nota esiste da moltissimo tempo all'estero. E dire che alcuni decenni fa i vasi sacri potevano essere toccati solo dal clero (coerentemente!). Ora questo senso di sacro esiste solo nel cristianesimo bizantino.

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