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mercoledì 24 luglio 2013

Liturgie comparate


Spesso chi vuol fare polemica compara le liturgie "moderne" del mondo cattolico con quelle antiche o quelle tradizionali in genere.
Non è mia intenzione polemizzare ma semplicemente descrivere un fenomeno in atto: le liturgie moderne hanno poco da spartire con quelle tradizionali. Lo spirito delle due è evidentemente molto distante. A titolo di puro esempio ho riportato due video che, nonostante qualche limite, lo mostrano.

Il video sopra riportato ha in pochi minuti degli "assaggi" di una liturgia moderna cattolica e di una liturgia bizantina.
La prima pare essere tratta da un evento particolarmente festivo. Si nota il carattere spettacolarizzante (musica con modalità mondane, ritmi a suon di colpi di mani...). È lo stile prevalente in buona parte delle messe del Cattolicesimo odierno. In questo contesto i sacerdoti hanno creduto di adoperare questo mezzo come pastoralmente più efficace e ne sono stati imprigionati. Purtroppo non si avvedono che, con questo stile, la liturgia diventa emozione, sensazione di pelle, distrazione, come assistere ad un qualsiasi spettacolo mondano. 

Su un versante completamente diverso (ma simile alle liturgie tradizionali occidentali) è la liturgia bizantina. Ne film vediamo un esempio tratto da brevi momenti di una celebrazione del Venerdì santo a Mosca. La prima cosa che emerge è l'atmosfera: la compostezza esterna è accompagnata da un'intensità spirituale. Qui non c'è spazio per sensazioni esteriori, emozioni o romanticherie (bandite da questa liturgia!) ma per l'interiorità. Ecco cos'è l'atmosfera sacra che apre a tutto un altro mondo! Se è vero che il Venerdì santo può avere un'intensità particolare nella celebrazione liturgica, è pur altrettanto vero che quest'intensità spirituale è presente pure in altri momenti dell'anno liturgico bizantino. La scelta operata nelle liturgie tradizionali privilegia l'interiorità. 
Il primo filmato ma anche quello sottostante, fotografano due realtà. La liturgia moderna del cattolicesimo si è evidentemente ancor più allontanata dallo stile di quella bizantina, stile di tutte le antiche liturgie cristiane. Questo, in realtà, piuttosto che una questione di differente stile non è un mutamento di spirito in direzione mondana?


  

Che sia un mutamento di spirito lo si nota semplicemente pensando ad una cosa: più in una Chiesa avviene l'oblìo della dimensione ascetica, più la liturgia ne subisce il contraccolpo. Com'è noto, l'ascetismo non è altro che un lavoro eseguito nell'interiorità, lavoro di cui i monasteri dovrebbero detenere l'arte.

Più il contesto cristiano si allontana dall'ascetismo e quindi dal mondo monastico - spesso confinato in una "riserva" dalle Chiese ufficiali - più è possibile la mondanizzazione della liturgia.

Non è dunque un caso che il mondo ortodosso, sempre molto legato al monachesimo, abbia conservato la liturgia antica. Non è neppure un caso che le Chiese riformate, che hanno storicamente abolito il monachesimo, siano state le prime ad aver introdotto nel loro culto le forme spettacolari che ora invadono il mondo cattolico trovando spesso consensi entusiastici.

L'episcopessa episcopale Dr. Katharine Jefferts Schori.
Il mondo uscito o influenzato dalla riforma ha tranciato definitivamente
i legami con il mondo monastico. Il suo culto ne ha risentito
fin nella scelta dei suoi abiti cultuali.




9 commenti:

  1. Basta solo ricordare come i Padri chiamavano la Liturgia tra cui anche il Crisostomo al quale si deve l'impianto tutt'ora in atto della Divina Liturgia: "sacri e TREMENDI misteri".

    Pantocrator

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    1. Se, come accade di fatto, il clero di nuova formazione non crede al sacro, crederà meno ancora al "tremendo". Le scelte operate avvalorano tutto questo. Alla liturgia non ci si avvicina con "timore" perché il Dio amato deve pure essere temuto (il "timor Dei" ha sempre contraddistinto l'animo realmente religioso) ma con grande leggerezza. Il "timor Dei", infatti, è proprio alla cultura monastica. La cultura clericale ne ha iniziato a prescindere sempre più. In questi ultimi decenni ha di fatto isolato il monachesimo in una specie di "riserva" e si è sentito libero di ritagliarsi una sua identità ben distinta e sempre più mondanizzata.

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  2. Bel sito, complimenti Pietro.

    Da quando ho scoperto la Messa in uso fino al 1969 del rito romano, ho capito tante cose delle "storture" e problemi della Chiesa attuale.

    Penso infatti, per farla breve, che la crisi del cattolicesimo (che c'è, a prescindere da quello che contrariamente dicono di "nuove primavere", "nuovi meovimenti", etc.) sia sostanzialmente una crisi liturgica.

    Volevo chiederti. Secondo te come si può superare questo momento ritornando all'essenza dell'autentica liturgia cristiana così bene manifesta nelle liturgie tradizionali? E questo in un contesto ecclesiale nel quale tutto "cospira contro"... dobbiamo morire per risorgere?

    Basemarom.

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    1. Gentile lettore,
      se noterà io non mi concentro esclusivamente sul rito romano tradizionale perché, già prima del 1969, c'erano tutti i segni del rivolgimento successivo.
      Il fatto stesso che il cambiamento della liturgia (fatto in modo così repentino e radicale) abbia incontrato pochissime resistenze, indica una disaffezione già ben presente. Ci si deve chiedere perché.
      Sembra che tutto si reggesse sulla disciplina, sulla forza della legge: allentata quella, tutto è andato a rotoli.
      Converrà con me che una Chiesa che sta in piedi unicamente con il busto della legge - anche se vive ancora in un contesto tradizionale - è già malata da tempo. La rivoluzione che nacque nel postconcilio, lungi dal mostrare una vitalità positiva, ha indicato questa malattia, la dispersione di molte energie fino ad allora trattenute per poi lasciare il vuoto...

      Certamente la liturgia può indicare un segnale di malessere ma il malessere va ricercato a monte. La crisi del cattolicesimo non è, quindi, una crisi liturgica ma di spiritualità. La rottura (prima latente) tra la spiritualità e la vita della Chiesa, spiritualità praticata nei monasteri, oggi si è perfettamente consumata.

      La spiritualità, per il mondo occidentale, è stata sostituita con la ricerca della giustizia sociale. La preghiera è stata sostituita con l'attivismo sociale. Esistono certamente le eccezioni lodevoli ma non sono queste a indicare la tendenza prevalente. Il risultato è quello di cristiani sempre meno attenti alla cosiddetta interiorità, recalcitranti davanti a chi propone la tradizione liturgica.
      I sacerdoti di nuova formazione, spingendo i laici verso il "più facile" hanno avuto buon gioco ma, alla fine, li hanno inselvatichiti.

      Così ci si trova davanti ad un popolo di Dio che non è più tale. Forse è un popolo di belle intuizioni e di belle intenzioni ma non di Dio. Per essere "di Dio" è necessario riprendere in mano le "armi" della tradizione di cui le liturgie tradizionali forniscono l'esempio migliore.

      No, non si tratta di una questione di puro latino o di greco ma di "atmosfera sacra" che è completamente evaporata dai nostri templi.

      Ci si augura che, nel cuore di uomini di buona volontà, possa ancora esistere, fossero essi rimasti pure pochissimi. E' in loro che si rispecchia la Chiesa nel senso più elevato e più vero.

      Le folle plaudenti, in cerca di emozioni religiose, ovunque siano, sono da diffidare.

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    2. Mi perdoni, ma penso che il suo assunto di base sia sbagliato: non si può scindere la spiritualità dalla liturgia e viceversa.

      Per meglio dire: è dalla autentica liturgia che sorge la spiritualità e quest'ultima, come in un circolo virtuoso, arricchisce la liturgia.

      Separare la spiritualità dalla liturgia è come pretendere che l'uomo possa, da solo, stabilire una relazione con Dio (questo è una sorta di pelagianesimo).

      Al contrario, la liturgia è soprattutto "opus Dei", opera divina a cui l'uomo può solo "corrispondere": la spiritualità nasce solo da questo.
      E' un rapporto uomo-Dio.

      Cordiali saluti,
      Basemarom.

      P.S.
      Mi scusi per i pensieri scritti velocemente e senza troppe articolazioni.

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    3. Gentile lettore,

      probabilmente non mi sono spiegato bene o non sono stato capito.

      Il mio asserto-base (che poi non è "mio") è che la liturgia scaturisce da un'attività spirituale e l'attività spirituale sbocca nella liturgia.
      Non c'è nulla di più chiaro, in tal senso, dei testi quaresimali praticati nel mondo bizantino in cui tutto un lavoro di ordine spirituale, diventa testo liturgico e la celebrazione stessa stimola il lavoro spirituale.

      La frattura tra liturgia e un'unica e coerente spiritualità è un avvenimento di cui possiamo tracciare l'evidente presenza nel mondo occidentale. Non è avvenuto sempre in modo chiaro né è stato necessariamente desiderato ma, di fatto, è avvenuto. Il riferimento della attuale liturgia è ad una generica prassi cristiana che può avere molti significati, di fatto.

      Per questo non si nota l'esistenza di "una sola" spiritualità per l' "unica sola" liturgia. Nell'ambito di una stessa Chiesa ci sono, allora, molte "spiritualità", pur essendoci sostanzialmente una sola liturgia seguita dalla maggior parte.

      Questo è possibile solo nella misura in cui si svincola l'unica spiritualità dalla liturgia. Allora è ovvio che all'interno di una stessa Messa alcuni sottolineeranno certe cose, altri magari cose contrarie. Sì, non di rado esistono spiritualità contraddittorie ma questo non è un "problema" per il mondo occidentale che le vede addirittura come una "ricchezza" ...

      Che la liturgia, poi, sia svincolata dalla spiritualità lo si nota a livello di studio teologico. La liturgia fa "materia a se stante" e non riflette l'esigenza della prassi cristiana. La teologia spirituale fa pure "materia a se stante" e non ha necessarie connessioni con la liturgia. Quest'ultima è poi quasi opzionale fino al punto che non è previsto un esame e un voto, come nelle altre materie teologiche. La teologia spirituale è realmente una APPENDICE della teologia, appendice che in teoria può anche non esserci!

      La liturgia come "opus Dei" è un concetto benedettino.
      Il mondo benedettino tende ad essere orientato nella direzione antica che è quella del mondo orientale. Ma se la liturgia fosse ovunque "opus Dei" come correttamente lei scrive non vedremo la maggioranza del clero alterarla o farne ciò che vogliono (giusto domenica scorsa nella cattedrale della mia città un sacerdote ha deciso di sua volontà di abolire il "gloria". Chissà perché, poi??).

      Per questa gente la liturgia non è "opus Dei" da praticare come sta per la gloria di Dio e l'elevazione degli uomini ma "materiale" da manipolare, da cambiare o, addirittura, alterare.

      Che "opus Dei" è mai questo? Vede che siamo davanti ad una vera e propria dissociazione tra il pensiero e la realtà?
      Con le parole diciamo di vendere oro. Nella realtà facciamo ciò che ci aggrada.

      D'altra parte è la stessa dissociazione alla quale assistevo quando, nell'insegnamento della liturgia, si dicevano cose anche corrette e molto edificanti e poi, nella pratica, cadeva il palco!

      Sono i fatti a parlare, non le parole.
      D'altronde con le parole si può immaginare cerchi quadrati e quadrati circolari ma poi è la realtà che non sostiene assolutamente questi asserti puramente mentali. Ma l'astrattismo ha la meglio, per questo la teologia spirituale (che impone necessariamente uno sguardo alla pratica) rimane sempre un fiacco fanalino di coda.

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  3. Purtroppo mi mancano le applicazioni e i programmi per vedere i video, li vedo come spazi vuoti. Potrebbe gentilmente mettere dei link di youtube di questi video? Non riesco a supportare ad esempio Adobe flash player etc. Credo siano molto interessanti, è un peccato per me perdermeli.
    Grazie

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    1. http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=QxcOv4zPoVo

      http://www.youtube.com/watch?v=fHZtbnaXuGk&feature=player_embedded

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