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domenica 11 agosto 2013

La liturgia: una ripetizione solenne



Tempo fa il cardinale Ratzinger sosteneva che la liturgia non è data all'arbitrio del celebrante che ne fa quel che vuole. È, piuttosto, la ripetizione solenne di atti e parole (1).

È abbastanza difficile rendersi conto di tutto questo entrando in una qualsiasi chiesa cattolica-latina. L'ultima volta che l'ho fatto il prete ha deciso di sua volontà di saltare a pié pari il "Gloria", nonostante fosse domenica e questo non si potesse fare.

Ovviamente di lì a poco ho preferito girare i tacchi e uscire, per non vedere altro. Chi ben inizia è a metà dell'opera, dice un proverbio. Ma se un celebrante inizia con delle omissioni, logicamente ci si aspetta ben altro in seguito ...

Nel mondo ortodosso, in qualsiasi chiesa si entri, con un prete fior di santo o un poveraccio, la liturgia non cambia. È quella. In quest'ultimo caso le parole di Joseph Ratzinger, quand'era cardinale, si adattano a pennello: la liturgia è ripetizione solenne di atti e parole.

Non so se il cardinale spiegò il perché di questa ripetizione o se si limitò a dire che la liturgia dev'essere così, per essere tale, e basta.
Quel che so è che oggi, venendo a contatto con una liturgia che "non cambia" ne ho immediatamente capito la ragione profonda.



Gli atti, che qualsiasi uomo compie normalmente, anche se sono simili tra loro (alzarsi, andare a lavorare, mangiare...) non sono mai "atti rituali" perché, oltre a non avere un riferimento teologico, hanno ogni giorno qualcosa di diverso. Ogni giorno ci si può alzare in modo diverso, ad un orario leggermente differente, con un umore e uno stile diverso, ecc. Ogni giorno ci si può vestire differentemente. Questo perché gli atti ordinari sono sottomessi ad un genere di tempo che scorre, il tempo lineare: ieri non è identico a oggi e oggi non sarà identico a domani. Pur nella similarietà delle azioni esiste una variabilità data dal fatto di viverle in una modalità mondana sottomessa, dunque, a mille condizioni e influenzata pure dalla dispersione.
Queste azioni sono immerse in un tempo lineare, con un passato, un presente e un futuro. Ne è segno chiarissimo la moda che non è mai identica a se stessa.
Le azioni rituali, invece, per essere tali, dunque sacre, oltre ad avere un riferimento teologico non possono essere sottomesse alle condizioni di un tempo lineare (2). È vero che anche loro possono essere materialmente fatte oggi, in un momento preciso, ma è pur sempre vero che, simbolicamente, si collegano ad un tempo ciclico, non lineare. Il rito è immerso nel tempo ciclico e ne è espressione.


Il tempo della liturgia è ciclico perché prevede una continua identica ripetizione: l'anno liturgico si ripete identicamente ogni anno cronologico. Anche  una singola celebrazione è identica ogni domenica, pur avendo qualche piccolo elemento variabile dato dalle esigenze della festa celebrata.

Perché una volta nella liturgia romana latina il canone di consacrazione era uno solo e non c'erano alternative? Proprio per sottolineare quest'aspetto!

Sono convinto che anticamente fecero questa scelta non perché privi di fantasia ma perché dovevano sottolineare la sacralità dell'azione liturgica.

Il tempo ciclico è un tempo liturgico, un tempo che simbolicamente interrompe la frantumazione inserita nel mondo dal tempo lineare in cui una persona nasce, cresce, invecchia e muore. Viceversa il tempo ciclico ripresenta, in ogni epoca, sempre la stessa messa, nel 1500, nel 1700, nel 1900.... La messa non invecchia - sarebbe una bestemmia definire "vecchia" una liturgia come fecero gli innovatori cattolici che, con questa definizione, dimostrarono di non capire l'identità profonda della liturgia (3) -, gli uomini sì.

In una chiesa ortodossa abbiamo la stessa liturgia pressapoco dall'XI secolo ad oggi e anche prima le liturgie non erano variabili a piacere. Le generazioni, soggette al tempo lineare, passano ma la liturgia, soggetta al tempo ciclico, rimane.

Questa liturgia, sostanzialmente immutabile perché legata al tempo ciclico, è sacra, dunque slegata alla frantumazione delle realtà soggette al tempo ordinario e, proprio perché tale, fa da ponte simbolico tra la terra e il cielo. Se così non fosse decadrebbe inevitabilmente a prodotto secolare, come ogni cosa del mondo normale (e decaduto) che passa e và.

Il vero rito è dunque quello immutabile per queste precise ragioni. Ne consegue che quanto vediamo oggi, nella maggioranza delle chiese cattoliche di rito latino, non è un vero rito ma tende in non pochi casi ad essere una parodia dello stesso. Ovviamente lo si fa senza rendersene conto perché già a partire dai seminari queste spiegazioni elementari non si dicono affatto! Ne consegue che i sacerdoti di nuova formazione più modellano secolarmente la liturgia più credono di fare "bene", senza capire che, invece, rovesciano l'ordine anticamente stabilito.

Anche osservando i riti occidentali, dal punto di vista appena esposto, si giunge, dunque, alla medesima conclusione spesso tratteggiata in questo blog: siamo spesso davanti ad una profonda alterazione in cui si equivoca per rito quanto oramai ha cessato di esserlo. In molti casi il culto non essendo rito, nel senso esposto, ha come perso i pioli di una scala che, altrimenti, porterebbe in Paradiso. Infatti non si può scherzare con i simboli impunemente facendo decadere una liturgia dalla sua ciclicità e immutabilità ad una sorta di linearità soggetta alle mode del secolo. Anche chi non ci capisce nulla di rito e di simbolo lo vive inevitabilmente e vi si conforma: il suo spirito o si eleverà o si adagierà!

__________


1) "La liturgia non è uno show, uno spettacolo che abbisogni di registi geniali e di attori di talento. La liturgia non vive di sorprese “simpatiche”, di trovate “accattivanti”, ma di ripetizioni solenni. Non deve esprimere l’attualità e il suo effimero ma il mistero del Sacro. Molti hanno pensato e detto che la liturgia debba essere “fatta” da tutta la comunità, per essere davvero sua. È una visione che ha condotto a misurarne il “successo” in termini di efficacia spettacolare, di intrattenimento. In questo modo è andato però disperso il proprium liturgico che non deriva da ciò che noi facciamo, ma dal fatto che qui accade Qualcosa che noi tutti insieme non possiamo proprio fare. Nella liturgia opera una forza, un potere che nemmeno la Chiesa tutta intera può conferirsi: ciò che vi si manifesta è l’assolutamente Altro che, attraverso la comunità (che non ne è dunque padrona ma serva, mero strumento) giunge sino a noi". La citazione è ripresa da un libro dello stesso cardinale: Rapporto sulla fede.
Cfr. http://digilander.libero.it/gregduomocremona/ratzinger_rapporto_sulla_fede.htm (consultazione l'11 agosto 2013).
È un discorso che ha tutta la mia approvazione. Tuttavia non mi pare di vedere, qui, il concetto di "tempo ciclico" e di "tempo lineare" che ben spiegherebbe perché una liturgia deve essere fissa e non variabile!


2) Anche qui si consideri come la liturgia cristiana abbia preso la moda di un determinato tempo (gli abiti della corte romana e bizantina) per assumerli nella liturgia e NON CAMBIARLI PIU', "eternizzandoli" nel tempo.

3) Nonostante il rischio di apparire polemici si deve, tuttavia, ricordare che gli artefici della liturgia rinnovata (attualmente in voga nella maggioranza delle chiese cattoliche) erano uomini, più o meno, soggetti a quest'ideologia. Non a caso, all'atto pratico, molto clero si mise contro le "cose vecchie" della liturgia tradizionale. Erano passate delle disposizioni nuove ma pure uno spirito nuovo con il quale, d'ora in poi, si doveva giudicare il mondo passato. Inutile dire che questi uomini, nonostante dichiarino un certo apparente interesse soprattutto per motivi "ecumenici" verso i riti orientali, in realtà li vedono come anticaglie medioevali.
Sò bene che qualcuno potrà contestare questa mia tesi dicendo che, in fondo, pure il nuovo messale della Chiesa cattolica latina ha elementi fissi. In realtà la possibilità di fare innovazioni, di avere diversi testi opzionali a scelta e di cambiare nel tempo lo stesso messale (ne sono state fatte già alcune edizioni con ampliamenti nel giro di pochi anni), è un dato di fatto inconstestabile.
Così mentre la liturgia antica (anche romano cattolica) rispettava il tempo ciclico, quella rinnovata è sempre più sottomessa al tempo lineare.

22 commenti:

  1. Non avevo mai visto il Canone sotto questa prospettiva, ora capisco più profondamente il suo nome di Canon Actionis!!!

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    1. Le vie di accesso alla sapienza dei santi (che hanno costruito le liturgie tradizionali o ne hanno ispirato le direttrici fondamentali) sono ostruite da mille e mille ciarlatani che dicono altro distogliendo dal loro cammino i pellegrini per il Cielo..

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  2. Finalmente si sente che il tempo sacro è ciclico...ero stufo di dover sempre discutere di queste cose e sentire baggianate sul tempo lineare persino nelle omelie. Altra considerazione: il tempo "ciclico" ruota attorno ad un centro fisso, ad un motore immobile che non partecipa alla rotazione ma la dirige e che senza di esso non potrebbe compiersi.
    Pantocrator

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    1. Il tempo ciclico (che non esiste in Cielo perché lassù non esiste tempo) è un elemento simbolico essenziale alla liturgia. Lo sanno bene perfino i danzatori sufi che materializzano questa ciclicità ruotando attorno a loro stessi. Lo sapevano pure i pagani i cui culti erano riti, non baggianate mondane (come in certe chiese cattoliche).
      Il fatto è che il clero odierno è massivamente ignorante su cose tradizionali. Se gliene parli - ammesso che ti vada bene - ti guardano con la bocca aperta senza capirci gran che...
      Il concetto di tempo ciclico che si sposa con il rito è cosa da "storia delle religioni", quindi siamo alla base delle basi alla quale lo stesso Cristianesimo ha saputo attingere per comunicare il suo messaggio sacro.
      Ma chi non sa queste cose - misconoscendo l'ABC della simbologia sacra - non può che trasformare la liturgia fino a spingerla logicamente a spettacolino con preti cantanti e danzanti. Una pena indicibile a dirsi....

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    2. Dobbiamo pero' dire che il concetto di tempo inaugurato da Cristo non è ciclico bensì escatologico, quindi rappresentabile con una retta tendente verso un fine.
      Con questo non voglio assolutamente giustificare il secolarismo imperante nelle nostre Chiese.

      nikolaus

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    3. Attenzione che qui confondiamo due piani: un conto è il piano della salvezza che prevede dei punti focali: creazione, redenzione, ultima rivelazione e quindi escatologia. Su questo piano esiste una linea retta.

      Un altro piano è quello rituale il quale COSTITUTIVAMENTE ha bisogno di essere ciclico: l'anno liturgico si ripete ciclicamente, la liturgia (tradizionalmente intesa) si ripete ciclicamente per cui ogni domenica (o giorno celebrativo) il sacerdote ripete le stesse parole, ecc.
      Il tempo ciclico, come dicevo, è un sistema simbolico grazie al quale si trascende il tempo lineare e si entra in comunione con il Cielo, il tempo ciclico vuol infondere il senso di eternità riscattandoci dalla sensazione che qui, sulla terra, tutto passa e si trasforma.

      Mentre Dio può stabilire nella storia dei punti focali per cui la liturgia è anche attesa dell'Escaton, noi uomini abbiamo dei linguaggi dai quali non possiamo prescindere. La liturgia tiene conto dei "Magnalia Dei" stabiliti nella storia ma non può prescindere dal suo linguaggio simbolico e, nel nostro caso, dalla sua ciclicità.

      Se non si tiene conto di questo - e si confondono i concetti - sarà INEVITABILE giustificare, in nome del progresso e dei tempi cambiati (tempo lineare) le innovazioni liturgiche e stabilirne ogni volta di nuove facendo soggiacere la liturgia al saeculum.
      Sarà ancora peggio quando - tirando in ballo gli interventi di Dio nella storia, cosa che è affare unicamente divino - pensiamo di modificare a piacimento il campo liturgico stravolgendone le basi essenziali, cosa che di fatto succede.

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    4. Il tempo escatologico, pur essendo una linea retta, non è come il tempo lineare (o mondano) sottomesso alla morte e alla dissoluzione. E' l'attesa dell'evento definitivo in cui tutto sarà riscattato e il creato sarà ricostituito. A quel punto non ci sarà più bisogno della Messa o della liturgia così come le conosciamo.

      Nella situazione ordinaria, invece, pur essendoci gli anticipi dell'escaton, vige il tempo lineare (o mondano) che prevede la nascita e la dissoluzione, il continuo variare delle cose.
      Dinnanzi a questa situazione che sperimentiamo ogni giorno, la Chiesa ha assunto tradizionalmente un linguaggio di "rottura" per contrastarla. Ecco il tempo ciclico all'interno del quale si evoca l'escatologia o l'anticipo delle realtà future.

      E' assolutamente importante avere chiari questi concetti senza i quali tutto si immiserisce e si confonde.

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    5. Grazie per le delucidazioni Sig. Pietro, è stato chiarissimo.

      nikolaus

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    6. Proseguendo in questo discorso; questo è il motivo per cui nella Liturgia Bizantina il Rito della Divina Liturgia è fisso tranne che per i canti e le letture? Sono sempre stato colpito dal fatto che la Divina Liturgia non ha preghiere variabili come le liturgie latine, le quali invece hanno la tendenza ad una maggiore variabilità. Tranne il rito Romano Tradizionale, sopratutto nella sua epoca d'oro, che a mio avviso riesce a mettere insieme in modo ordinato ed equilibrato le esigenze di immutabilità nella fissità dell'Ordo Missae e in particolare del Canone e della "mutabilità" nella variabilità delle Orazioni e dei Prefazi, gli altri riti latini invece hanno una maggiore variabilità, dove anche il Canone è fluido, composto da orazioni che cambiano di Messa in Messa. Mi collego a questo per dire anche un altra cosa e per chiedere il suo parere su questo, più conosco il Rito Romano Tradizionale, (non tanto e non solo nella sua "versione" Tridentina, ma nella sua globalità) più mi pare che tra tutti i Riti della Chiesa sia quello "migliore" non voglio dire che gli altri Riti siano inferiori a quello romano, ma il Rito della Chiesa Romana riesce a mettere insieme, solennità, semplicità, esigenze di immutabilità e mutevolezza, testi brevi, concisi, come Cristo comanda nel Vangelo, chiari, ma che con poche parole riescono ad esprimere "mondi" interi. Riti semplici con una simbologia "umile e casta" ma non per questo inferiore a quella degli altri riti. Anche nelle sue suppellettili, negli spazi e nei tempi, riesce a mettere insieme tanto le esigenze della simbologia quanto quelle della praticità. Sembra che il Signore, nella sua provvidenza, ha voluto dare alla Liturgia propria della sede Romana una fisionomia specifica che insieme la differenzia e la accomuna a tutte le altre liturgie. QUesto considerando solo la Liturgia Eucaristica, ma questo discorso vale anche per l'Ufficio Divino, il quale meriterebbe un discorso tutto a parte.

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    7. La liturgia romana nella sua forma classica e soprattutto nella sua forma antica era molto stringata. Era insopportabile per un latino quel florilegio letterario che si trova in una liturgia gallicana e soprattutto nella liturgia bizantina. Ovviamente la mentalità del diritto romano giocò un ruolo non da poco: le parole non vanno sprecate!
      Solo con il posteriore sposalizio della paleo liturgia romana con i riti gallicani è avvenuto un ampliamento dei testi.
      Quello che tuttavia è importante sottolineare è che tutte le liturgie antiche (romana, bizantina, copta, ecc.) hanno un impianto tale per cui, nonostante gli elementi variabili collegati alle feste del santorale o del Signore, la ripetizione è l'ossatura centrale.
      Proprio per questo si ha la sensazione di una vera e propria ciclicità o "eternità" dell'evento liturgico, davanti alla variabilità delle contingenze mondane.
      Perfino la liturgia bizantina, che si lascia andare a lirismi che quella romana non raggiunge, ha questa ossatura. Ogni domenica ricorrono sempre le stesse ektenie, gli stessi inni, le stesse preghiere "eternizzando" nel fluire del tempo quello stesso culto che risuona da secoli nelle Chiese. Lo stesso fatto di ripetere materialmente lo stesso Credo, con gli stessi suoni con cui lo professarono i Padri dei primi Concili, è un fatto che impressiona, come se NULLA da allora fosse cambiato.
      E' l'eternità nel tempo! Questa impressione insegna all'umile fedele che la Chiesa è fatta per le cose eterne non per quelle transitorie e il sistema per dare questo insegnamento è stato sopra spiegato, cosa che oggi non si capisce più per il prevalere del mondo nella Chiesa fino quasi a sommergerla totalmente.

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    8. E in tutto questo gioca sicuramente un ruolo non marginale l'utilizzo di una Lingua Sacra preferibilmente "morta" quindi non più soggetta alla mutevolezza del saeculum.

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    9. Esatto! La liturgia afferra dal tempo in cui nasce e si struttura tutti gli elementi che le sono circostanti (vesti, atteggiamenti, linguaggio simbolico e linguaggio verbale) per poi "eternizzarli".

      Ma perché si dice che una lingua è "sacra"? Non tanto perché sia sacra in sé quanto perché svolge una funzione di "eternizzazione" ripetendo quel linguaggio nei secoli.

      Io non mi formalizzo sul linguaggio verbale e non sono affatto contrario alle traduzioni (cosa che fecero pure Cirillo e Metodio e la Chiesa copta che si allontanò abbastanza presto dal greco).

      Ma questo lavoro non può essere fatto come disprezzo verso il tempo ciclico e le caratteristiche "eternizzanti" della liturgia.

      Il problema del postconcilio cattolico è nato non tanto per le traduzioni in sé, quanto perchè queste traduzioni provenivano da persone che tendevano a sovvertire i fondamenti della liturgia cristiana. Non a caso si è passati dal bisogno di tradurre i testi antichi all'idea di comporre testi nuovi e oggi si avverte il bisogno di aggiungere continuamente altri nuovi testi, poiché ogni epoca ha riferimenti esistenziali e culturali diversi.

      E' ovvio che qui non si sottolinea più l' "eternizzazione" ma il fluire del tempo e la soggiacenza alle sensibilità puramente secolari delle varie epoche.
      Ecco quanto fa veramente "problema"!

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    10. Ma nè il latino nè il greco sono lingue propriamente "sacre" come possono essere considerate l'ebraico, l'arabo o ad esempio il sanscrito o ancor più simbolici i segni ideografici cinesi. Sono lingue per il sacro...

      Pantocrator

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  3. Bravo...lucidissimo e chiarissimo.

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  4. Anche il tempo escatologico può essere visto come ciclico: Io sono l'Alpha e l'Omega, Principio e Fine.... che in una linea retta non possono proprio incontrarsi mai...mentre inizio e fine del ciclo sì. Il tempo ciclico inoltre rappresenta pure la caduta dell'uomo. il quale dal suo stato primordiale di vicinanza al Principio si "materializza" sempre più acquistando sempre più "velocità" (si ha oppure no la sensazione che il tempo scorra pure qualitativamente più veloce?. Inoltre un'altra simbologia è quella della circolarità del Paradiso Terreste e ae forma quadrata della Gerusalemme Celeste la quale simboleggia la "quadratura del cerchio", la fine del ciclo la sua "cristallizzazione".

    Pantocrator

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    1. Queste definizioni temporali e le distinzioni tra la situazione presente e il piano della salvezza (per quanto abbiano delle intersecazioni) sono possibili se abbiamo avuto lezione da gente con sensibilità spirituale. Qui non è tanto questione di preparazione intellettuale ma di occhio del cuore che legge le cose spirituali e quelle materiali alla luce delle spirituali. Se questo occhio non è terso - cosa oggi facilissima per ognuno - non si distinguono più i piani, si confonde il naturale con il mondo di lassù e si pensa che il progresso escatologico coincida con il tempo lineare, che è un tempo unicamente mondano.
      Forse è proprio qui il problema e l'eresia di Pierre Teilhard de Chardin. Ma se si entra in quest'ottica si confonde il mondano con il sacro e ci si chiude definitivamente al mondo del sacro. Ecco, gran parte dei chierici e laici attuali sono purtroppo in questa situazione! La loro preghiera e liturgia ne segnala la condizione...

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  5. lucido intervento contro certa pseudo-apologetica anti-tradizionale imperante purtroppo soprattutto nella cristianità occidentale

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    1. Nel nostro mondo molte cose sono sommerse, la luce del giorno è stata sostituita da quella tenue della luna e siamo in piena notte. Ma questo fa parte delle fasi alterne della storia umana. Dovremo saper vivere con pazienza in questa notte sapendo che o prima o poi tornerà il giorno.

      Il mondo orientale, pur avendo conservato intatto il patrimonio della tradizione liturgica, non sempre è in grado di viverlo con intelligenza spirituale perché, pure lui, vive immerso nell'atmosfera che ci circonda.

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    2. Talmente sommerse che o se ne perde la coscienza, o se ne umanizza il senso o ancora peggio se ne rivolta totalmente il significato, il che è propriamente satanico. Il concetto di tempo ciclico è realmente tradizionale e risale alla notte dei tempi... basti pensare ai miti greci tramandati da Esiodo e le 4 età dell'uomo raccontato pure da Virgilio il che dimostra che i pagani avevano coscienza di ciò, e che la rappresentazione temporale retta è un artificio tutto moderno. La misurazione stessa del tempo non è metrica ma circolare. Senza contare poi le determinazioni qualitative del tempo. Si rischia veramente di perdere il senso dell'Eterno e che c'è quindi un tempo ed un Tempo!

      Pantocrator

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    3. La realtà divina ed eterna non è avvicinabile con nulla di terreno o umano. Quando noi parliamo di "tempo circolare" non intendiamo che questo sia un "tempo divino" poiché in Dio il tempo non esiste e lui stesso è un "essere-nonessere" poiché, come afferma il divino Dionigi (Areopagita), Dio trascende ogni concetto umano, pure il concetto stesso di essere. Per questo Dionigi afferma che la luce divina è profonda tenebra.
      Tutti i mistici seri quando parlano di Dio o della realtà divina (il secolo futuro) non possono che esprimersi in termini apparentemente contraddittori o antinomici. Il mistico serio sperimenta Dio, lo "patisce" come si dice bizantinamente, ma non lo può descrivere in quanto è "non umano". Se si descrive qualcosa di divino se ne fa necessariamente un idolo, si scambia l'ombra per la realtà!

      Il tempo ciclico è dunque una modalità tipicamente umana e a servizio dell'uomo per infondergli la sensazione di qualcosa che trascende il tempo secolare, di un "semper idem" vivente (poiché dinamico) ma non soggetto alla decadenza e alla morte (come le cose del secolo).

      Che lo avessero capito pure i pagani è cosa nota e dimostra che queste persone avevano, tra molte dottrine, anche dei semi di Verità. L'occhio interiore di un pagano di retta intenzione si dimostra, paradossalmente, più purificato di quello di un cristiano dei nostri tempi.

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  6. Il tempo ciclico è in Terra l'espressione di ciò che nelle Realtà Celesti è una successione logico/ontologica di cui il tempo è una modalità che si manifesta nel mondo. Difatti San Tommaso per gli Angeli utilizza il termine eviternità per descrivere la loro condizione di esistenza. Dio è nell'Ora e anche Sant'Agostino e M. Eckahrt danno prova di aver compreso bene cosa sia l'Istante al di fuori del tempo. Soprattutto il mistico renano dà una prova convincente (che poi è in pratica la stessa che si trova nella metafisica islamica o indù ad esempio ma pure nel Buddhismo e nella filosofia greca ) e cioè che Dio crea il mondo Ora, nell'Istante al di fuori del tempo quindi nè ieri, nè oggi nè domani.

    Pantocrator

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