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martedì 13 agosto 2013

La Preghiera dei fedeli

Diacono mentre fa le invocazioni della grande Sinaptì nella liturgia bizantina


In questo post osserviamo un elemento tipico di alcune liturgie cristiane: la preghiera dei fedeli.
Tale preghiera è una finestra aperta alle necessità del mondo e dei fedeli, necessità esposte a Dio perché le accolga e le esaudisca.
Ho voluto disporre due gruppi di testi: uno di testi antichi e tradizionali e un altro di testi di attuale composizione.
In un paragrafo conclusivo esamineremo assieme la struttura di queste preghiere, le loro linee di fondo e il loro stile cercando di capire perché sono state pensate in questo modo.
Le conclusioni, per quanto provvisorie, penso siano molto interessanti.

1) Testi antichi e tradizionali

a) La prece litanica "Divinae Pacis"

Questa prece risale al III secolo ed è propria alla Chiesa ambrosiana. È composta da "preghiere semplici, tutte cantate con un semplice modulo [...]. La loro antichità è mostrata anche dalle richieste: per i perseguitati per la fede in carcere e "ad metalla", una pena che fu eliminata dai romani dopo il 220 d.C e qui è ancora menzionata! Interessante anche la preghiera per gli indemoniati. Si vede a prima vista la parentela strettissima di queste preci con quelle della divina liturgia di San Giovanni Crisostomo, con le quali hanno ovviamente un'origine comune. Nel rito antico ambrosiano esse sono cantate all'inizio della Messa" (1). Ad ogni invocazione il coro o il popolo risponde Domine miserere, Signore pietà.





b) La grande sinaptì (litania) della divina liturgia di san Giovanni Crisostomo

Questa litania si recita all'inzio della liturgia attribuita a san Giovanni Crisostomo e caratterizza la liturgia eucaristica bizantina che si esegue ancor oggi. Ad ogni invocazione del diacono il coro riponde Kyrie eleison. Come precedentemente accennato, questa preghiera ha forti analogie con quella ambrosiana. La liturgia di san Giovanni Crisostomo nella sua redazione finale risale attorno all'XI secolo ma diversi suoi testi sono molto precedenti.


Si ponga attenzione che il canto della grande Sinaptì 
è solo in questo video (collegato ad altri 
che proseguono il canto della divina liturgia).


c) Una prece litanica della Divina Liturgia nel rito siriaco di Antiochia

Il rito eucaristico della chiesa siriaca d'Antiochia è molto antico ed è attribuito a san Giacomo apostolo. Oggi è fatto in arabo e siriaco. Subito dopo la consacrazione del pane e del vino da parte del sacerdote, il diacono recita una preghiera litanica. Ad ogni intercessione del diacono il coro risponde Signore pietà in siriaco (2).

Preghiamo e imploriamo il Signore, nostro Dio, in questo santo momento; per i nostri padri che ci governano: [il nostro santo padre il papa N. ,] il nostro Patriarca N., il nostro vescovo. Affinché la loro preghiera ci protegga preghiamo il Signore.
Per i nostri fratelli afflitti, per tutti quelli che soffrono, per tutti gli oppressi, degni dei benefici promessi a coloro che amano il tuo Figlio nel quale abbiamo la speranza della misericordia e del perdono dei nostri e dei loro peccati.
Per tutti coloro che hanno conservato fedelmente la fede e che si sono sacrificati per conservare la Chiesa da ogni errore, Signore ti preghiamo.
Per la pace e la prosperità di questa comunità, di questa città e di questo paese, Signore ti preghiamo.
Per tutti i defunti che si sono addormentati nella vera fede; perché Cristo nostro Dio perdoni i loro errori e ci faccia arrivare assieme nel suo regno, Signore ti preghiamo.
Il coro: Signore pietà, Signore pietà, Signore pietà.

d) Karozoutha nqoum shappir (litania "stiamo convenientemente") della Chiesa caldea di Babilonia

Questo genere di litania è recitata in aramaico dal diacono al di fuori della Divina Liturgia per occasioni di particolare bisogno. Il popolo ad ogni invocazione risponde Signore pietà (3).

Stiamo convenientemente, tutti con gioia e allegria, suppliccando e dicendo: Signore pietà. 
O Padre delle misericordie e Dio di ogni consolazione, noi ti preghiamo. 
O te che ci salvi e che prendi cura di noi, tu che sei il dispensatore di tutto l'universo, noi ti preghiamo. 
Per la pace, la solidarietà e la conservazione del mondo intero, noi ti preghiamo. 
Per il nostro paese e tutti gli altri paesi, per tutti i fedeli che vi risiedono, noi ti preghiamo. 
Per buone condizioni atmosferiche, la fertilità annuale e buoni raccolti di frutti, per l'armonia del mondo intero, noi ti preghiamo. 
Per la salute dei nostri padri: N. Patriarca e vescovo, e per tutti i fedeli e i loro ministri, noi ti preghiamo. 
Per i re che detengono il potere sul mondo, noi ti preghiamo. 
O tu che sei ricco di misericordia e pieno di tenerezza, noi ti preghiamo. 
O Dio clemente, tu che, per le tue misericordie governi l'universo, noi ti preghiamo. 
Per i preti, i diaconi che sono nella vera fede, per tutti i nostri fratelli in Cristo, noi ti preghiamo. 
O tu che sei buono per natura e distribuisci tutti i doni. 
O tu che non vuoi la morte del peccatore ma che piuttosto desideri che si penta dei suoi crimini e sia salvato, noi ti preghiamo. 
O tu che, per la tua nascita (la tua epifania, la tua quaresima, il tuo ingresso, la tua resurrezione, la tua ascensione, la discesa dello Spirito, la tua croce) hai dato gioia agli abitanti della terra, noi ti preghiamo. 
O tu che, per natura, sei immortale e abiti nella splendida luce, noi ti preghiamo. 
O Salvatore di tutti gli uomini e particolarmente di coloro che credono in te, noi ti preghiamo. 
O Cristo, nostro Signore, salvaci per la tua bontà e donaci abbondantemente la tua pace, la tua tranquillità avendo pietà di noi. 
Preghiamo, la pace sia con noi; preghiamo e supplichiamo Dio, Signore dell'universo. 
Il popolo: Amen.


2) Testi di attuale composizione



a) Preghiera dei fedeli per la XX Domenica per Annum

Questa preghiera appartiene al Messale della liturgia romana rinnovata dopo il Concilio Vaticano II. È stata scelta casualmente tra le moltissime offerte all'interno di questa liturgia (4).

Preghiamo insieme e diciamo: Ascolta, Signore, il nostro grido! 
La Chiesa sia il luogo in cui i credenti in Cristo facciano esperienza del suo amore e imparino a mettere lui e il suo evangelo al primo posto della loro esistenza. Insieme preghiamo. 
Il papa Francesco, il nostro vescovo Domenico e tutti i pastori delle Chiese abbiano parole chiare e forti per denunciare di fronte ai potenti della terra l’ingiusta oppressione dei poveri. Insieme preghiamo. 
Tutti i battezzati crescano nell’amore a Cristo e nell’obbedienza all’evangelo, senza temere di andare controcorrente rispetto alla cultura dominante. Insieme preghiamo. 
I giovani /noi giovani/ non esitino /esitiamo/ a seguire la chiamata di Gesù, anche quando dovesse essere difficile attraversare problemi e difficoltà nelle relazioni familiari. Insieme preghiamo. 
Quanti operano per la pace tra i popoli, il disarmo fra le nazioni e l’integrazione fra etnie e culture diverse siano accolti quale segnale di un futuro più giusto e più equo. Insieme preghiamo. 
Coloro che si fanno voce del dolore dei deboli e degli oppressi possano incontrare non il nostro rifiuto ma la nostra solidarietà. Insieme preghiamo.



b) Preghiera dei fedeli contro l'omofobia

Questa preghiera dei fedeli è stata composta in una Comunità di base, una sorta di parrocchia cattolica non ufficiale molto progressista. In queste realtà la liturgia viene spesso composta direttamente da fedeli e preti, prescindendo dai testi ufficiali stabiliti a Roma. In questo caso abbiamo un testo di taglio molto sociale su una tematica che oggi agita gli animi sulla quale ufficialmente il mondo cattolico si mantiene su posizioni morali tradizionali, a differenza di queste realtà. La riporto non tanto per il suo tema quanto per il modo in cui si presenta e che mi pare significativo (5).

La Parola di Dio ci guida alla salvezza per mezzo di molte vie. Fili infiniti e complessi che intrecciamo la Parola con la nostra quotidianità, alla nostra vita. 
Ogni nostro atto è frutto di una scelta consapevole, libera e noi attraverso la preghiera, in comunione con Dio, scegliamo quale strada intraprendere e con quali forme. Scegliamo tra il male ed il bene perché l’Eterno ci pone di fronte alla responsabilità. Dio ci ama a tal punto da averci reso liberi di determinare le nostre azioni. 
Noi abbiamo scelto di farci testimoni di amore: 
Amore nei confronti di Dio, amore nei confronti degli uomini e delle donne che insieme a noi costruiscono con la propria testimonianza, giorno dopo giorno, con tenacia e perseveranza, l’avvento del Regno. 
Nel giorno della preghiera contro l’omofobia noi preghiamo con i nostri fratelli e le nostre sorelle gay, lesbiche e transessuali. 
Preghiamo affinché il Signore apra il cuore e le menti di tutti noi, faccia cessare contro i nostri fratelli e sorelle le persecuzioni e le discriminazioni perché chiunque discrimina o perseguita un nostra fratello o una nostra sorella, discrimina e perseguita tutti noi. 
Preghiamo affinché sia l’amore la misura delle nostre azioni. L’amore come qualità relazionale. 
Preghiamo affinché il Signore ci dia il coraggio che ha dato a Suo figlio. Alla Parola fatta carne, venuto in mezzo a noi per vivere, morire e risorgere; venuto al mondo a sovvertire e rifondare – con un atto d’amore - il pensiero culturale, i fondamenti della fede, le stratificazioni delle classe sociali del popolo di Dio. 
A noi, O Signore! concedi il coraggio e la forza, l’intelligenza e la saggezza, di avere la stessa costanza d’amore. 
A Te chiediamo di essere guidati con mano sicura contro l’oscurantismo, contro l’omofobia, contro la violenza e l’ignoranza. 
Al Dio di liberazione noi chiediamo di assisterci con la tenerezza e l’affetto del Padre. 
Infondi in noi, O Signore! il valore della condivisione e dell’ appartenenza, della com/passione e del co/sentimento.  
Aiutaci a vivere la condizione e le emozioni, l’immaginazione ed il bisogno di giustizia e libertà dei nostri fratelli e delle nostre sorelle. 
Ascolta O Signore! la nostra comune preghiera che oggi ci unisce a tutti i nostri fratelli e sorelle omosessuali, che ci chiama all’impegno diretto, ci invita a continuare l’attraversamento del deserto dell’indifferenza e delle discriminazioni, ci determina nell’impegno profuso verso il riconoscimento dei diritti, perché in Te tutti siamo uguali ed a tutti è annunciata la salvezza. 
Benedici la nostra preghiera ed il nostro impegno come Comunità di credenti in Cristo Gesù affinché il diritto ad amarsi e perseguire la felicità, a vivere senza nascondersi, a camminare mano nella mano per le strade del mondo sia riconosciuto a tutti i tuoi figli e figlie. Amen.


Un'analisi delle preghiere

Strutturalmente tutte queste preghiere hanno una serie di invocazioni ognuna delle quali è seguita da un'esclamazione del popolo o del coro. Ma a fronte di questo elemento che le accomuna ci sono delle profonde differenze. Non è un caso che abbia diviso i testi in due gruppi.
Il primo gruppo, infatti, contiene preghiere composte anticamente o, comunque, diversi secoli fa. Cronologicamente e culturalmente questi testi sono distanti da noi. Ma si tratta solo di una distanza cronologica e culturale? È questa la domanda alla quale cercherò di rispondere.

I testi del primo gruppo si diffondono in uno spazio molto esteso: da Milano a Costantinopoli, da Antiochia (dal quale pare sia stato composto uno di essi) ai territori oltre il confine orientale bizantino, nell'attuale Persia. Anche temporalmente c'è una certa divaricazione: si parte dal III secolo per arrivare all'XI nella forma stabilizzata della liturgia bizantina.
Nonostante questa variabilità spazio-temporale questi testi non sono troppo dissimili tra loro.
Il tema indiscutibile di queste preghiere (sia occidentali che orientali) è teologico. Dio viene lodato, supplicato, pregato. Le stesse necessità della Chiesa e dei fedeli non spostano mai lo sguardo dell'orante da Dio per soffermarlo eccessivamente sulla condizione dei bisognosi. Il baricentro di tutte le preghiere rimane, dunque, Dio. La necessità dei fedeli è tratteggiata in modo molto sintetico, quasi pudico, poiché non ci si addentra mai troppo nei dettagli e si rimane sulle generiche. La preghiera caldea in non pochi passi si astrae pure dai bisogni concreti concentrandosi unicamente su Dio e sulle sue caratteristiche (bontà, immortalità, misericordia). Un altro particolare tipico di quasi tutte queste preghiere è l'insistenza nel pregare per coloro che hanno la retta fede (Divina Liturgia di san Giovanni Crisostomo), l'hanno conservata (Divina Liturgia siriaca di Antiochia) o per ricordare chi crede [rettamente] in Cristo (Litania della chiesa caldea di Babilonia).
Si direbbe che i compositori di queste preghiere, facendo leva sulla retta confessione cristiana, osservano le necessità del mondo circostante attraverso "occhi divini". Certamente i compositori risentono del clima di contese teologiche e, soprattutto, di una forte mentalità ascetica con la quale esaminano il mondo attraverso l'interiorità, il loro cuore. Qui lo sguardo non parte dalla mente e si disperde sul mondo ma attraversa l'interiorità per poi toccare la realtà esterna sempre contenendosi, tuttavia, in un alveo strettamente spirituale.
Anche la prece ambrosiana respira di quest'equilibrio e moderazione ascetica, abbracciando nel giro di poche frasi le necessità umane e del cosmo.
Per quanto riguarda questo primo blocco di preghiere si può dunque concludere che, nonostante inevitabili elementi che le classificano localmente e temporalmente, fanno emergere una caratteristica spirituale e psicologica comune data dalla concentrazione dell'anima dei loro compositori nella contemplazione divina e, attraverso di essa, nell'osservazione del mondo e delle sue necessità.

I testi del secondo gruppo sono molto interessanti perché presentano una forte variazione di stile rispetto a quelli appena esaminati. Poco importa che il primo testo appartenga ufficialmente alla Chiesa cattolica (o vi si riferisca) e il secondo testo non sia ufficiale. Entrambi hanno degli elementi che li accomunano e li  pongono ad una distanza, assai profonda, dal primo blocco. A favorire questo non è solo l'area geografica, la differente cultura e tempo. C'è, a mio avviso, una modalità completamente diversa di considerare la religiosità e, indefinitiva, la Chiesa.
Entrambe le preghiere non pongono al centro Dio ma l'uomo, un uomo spinto dal bisogno di pace, disarmo, integrazione, giustizia (prima preghiera), spinto dal bisogno di combattere la discriminazione e le persecuzioni (seconda preghiera). Si ha come la netta impressione che, all'interno di queste preghiere, l'invocazione alla divinità sia quasi accessoria e quest'impressione diviene via via più tangibile nella seconda preghiera in cui, con la "scusa" di pregare si vuole dare una lezione di vita stabilendo quasi una rivendicazione sociale-sindacale.
In questo secondo blocco non appare importante credere in una "vera fede" poiché quanto assilla i compositori di questi testi è la giustizia sociale, orizzonte prevalente nel quale situano il Vangelo.
La prospettiva ascetica che contraddistingue le preghiere del primo blocco qui è totalmente assente. Il mondo e i bisogni delle persone sono osservati in modo molto logico, non interiore, con uno stile di rivendicazione di diritti che accomuna questi testi più alla piazza nella quale fare una contestazione che alla chiesa in cui supplicare Dio.
Le preghiere toccano temi delicati e controversi. Nonostante la buona volontà di chi li ha composti, non temo di affermare che indicano una fortissima influenza secolaristica in cui Dio rimane perfettamente sullo sfondo e l'unico attore che conta è oramai l'uomo con la sua forza logica. Non è solo questione di una cultura diversa poiché mi sembra che si sono strappati dalla logica sapienziale e spirituale antica.

Conclusione

Dopo aver analizzato, seppur in modo poco approfondito, alcuni aspetti di queste preghiere, penso di poter trarre delle conclusioni provvisorie stabilendo quando segue.

Le preghiere antiche e tradizionali non risentono solo di un'altra cultura, il che è naturale, ma sono il segno di un'orientamento di tipo spirituale. Non si deve dimenticare che questi testi risentono del clima monastico nel quale possono essere stati formati o quanto meno influenzati. La mentalità monastica antica, essendo di tipo ascetico, cerca di mantenere un sapiente equilibrio tra il lato (e il relativo bisogno) umano e il lato divino. Per questo motivo queste preghiere sono teocentriche e osservano il creato e l'umanità a partire dall' "alto" o dal cuore. Questo riguarda perfino la preghiera occiedentale ambrosiana.

Le preghiere attuali, pur dando l'idea di uno sfondo religioso, si proiettano sull'umanità adagiandovisi. Ci donano l'impressione di un antropocentrismo che, talora, diviene smaccato come nel caso della preghiera composta dalla comunità di base. Non riflettono più una mentalità di tipo ascetico (con l'equilibrio tra il divino e l'umano) ma hanno un'impellenza di tipo sociale, esprimendo quasi una rivendicazione sindacale. Anche se la prima preghiera non è così "eccessiva" come la seconda, tuttavia vi si accomuna nella mentalità appena delineata. Entrambe, più o meno, sono il segno di una Chiesa che ha spostato molto il suo baricentro e, in definitiva, la sua identità.

È qui che mi pare di ravvisare il punto cruciale che differenzia i testi liturgici tradizionali da quelli attuali.

NOTE

  1. Cfr. il sito internet: http://www.cantualeantonianum.com/2012/02/preghiere-dei-fedeli-le-preci-divinae.html consultato il 12 agosto 2013. Il successivo testo della prece litanica con la sua traduzione è tratto dal sito medesimo.
  2. Liturgie de la messe selon le rite syriaque catholique d'Antioche, Paroisse saint Ephrem des Syriaques Catholiques, Paris, p. 15.
  3. Missel Chaldéen, Eglise catholique chaldéenne, Paris, 1982, pp. 182-184.
  4. Cfr. il sito internet: http://refoitalia.files.wordpress.com/2013/04/culto-giornata-omofobia-2013.pdf consultato il 12 agosto 2013.














6 commenti:

  1. Un'altra caratteristica delle preghiere tradizionali che ho notato è il pregare per la fertilità della terra... oggi invece sembra che sia l'uomo che faccia sì che il seme diventi pianta...
    Basta anche prendere un vecchio benedizionale e vi sono tutta una serie di benedizioni legate ad un modo di concepire la vita che oramai in pratica non esiste più. Mi ricordo ad esempio come vi fosse ancora una benedizione sui bachi da seta...


    Su quelle odierne c'è da stendere un velo pietoso: sembrano la risposta data dalla partecipante al concorso di bellezza: "la pace nel mondo"....

    Pantocrator

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    1. I liturgisti "novatores" darebbero immediatamente questa spiegazione: siccome un tempo la società era contadina, è normale che ci fossero tali preghiere a differenza di oggi. Ecco una tipica risposta sociologica, non di fede. Con una risposta di fede si direbbe che, qualsiasi sia la società, l'intervento di Dio nel sostentamento del cosmo deve essere accompagnato dalle preghiere umane. I vecchi lo dicevano anche in un altro modo: "non si muove foglia che Dio non voglia", come dire che tutto è sottomesso a Dio indipendentemente dalle nostre abitutidini e pensieri.
      Ma purtroppo questo non appartiene se non a una minoranza cristiana...

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    2. Quale sia la "società", le patate non crescono certo al supermercato dentro i sacchetti nylon. Una preghiera che sia sociologica ed umanistica non sale certo verso l'alto, chiamarla preghiera è un eufemismo, figuriamoci se giungerà di fronte al Trono attorno al quale ruotano i cori angelici. Un pseudo-preghiera stile quella della comunità di base è indice di una specie di idolatria pericolosa: quello di ritenere di piegare Dio alle proprie misere e meschine aspirazioni, scambiando le proprie passioni per la Divinità.

      Pantocrator

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    3. Non entro in merito al contenuto di queste richieste per ovvii motivi ma ho scelto l'ultimo testo non a caso, ovviamente!
      Il problema come al solito sta a monte di tutto e la sua radice è che, di fatto, è morta la spiritualità in Occidente! Le conseguenze sono pure queste!

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  2. le preghiere dei fedeli le abolirei molto meglio il canone romano cosa ne pensa ?
    fabio

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    1. Non confondiamo le cose.
      Le preghiere dei fedeli o preci litaniche sono elementi antichi, segno che se ne ravvisò il bisogno e l'utilità sin dall'inizio. Se nella liturgia romana pian piano scomparvero rimanendo solo nel breviario - in determinati periodi - questo è un altro conto.
      Il fatto che oggi queste preghiere vengano fatte con uno stile tutt'altro che veramente liturgico non significa che sono inutili.
      Se la immagina, lei, una liturgia di san Giovanni Crisostomo senza ektenìe (litanie di intercessione)?

      Per questo non si può e non si deve contrapporre il canone romano (che ha una sua fuznzione) con le preci litaniche (che ne hanno un'altra).
      Le contrapposizioni, non lo dimentichi, sono l'arma dialettica dei "novatores" per distruggere la liturgia (pur con le loro "migliori" intenzioni).

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