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sabato 17 agosto 2013

Liturgia: alimento della fede

Costantinopoli (Istanbul): Chiesa di san Salvatore in Chora, resurrezione



Se la liturgia orienta il cuore del fedele a Dio, ed è in questo senso scuola di spiritualità, è anche un vero e proprio alimento alla sua fede.

Nella liturgia si confessa la vera fede (1). Il battesimo stesso si opera nel nome della Trinità e, se così non fosse, non sarebbe ritenuto valido.
C'è allora un intimo nesso tra la confessione della vera fede e l'efficacia e la validità della liturgia.

Qui occorre fare una precisazione.
Se una liturgia confessa la vera fede ma chi la compie non ottempera alle necessità spirituali (il cuore di chi prega è, ad esempio, altrove), la liturgia è valida ma non è efficace. È come accendere un fornello ma lasciare la pentola con l'acqua per la pasta ben distante dalla fiamma.
Viceversa, se una liturgia non confessa la vera fede, non è valida e non è efficace. È come tenere spento un fornello e sperare che l'acqua per la pasta bolla ugualmente.
I fondamenti a questa regola li troviamo tutti nel Vangelo: Cristo chiede di credere, prima di operare un miracolo. Il miracolo si compie proprio perché il miracolato ha creduto e vi ha fatto aderire il cuore (2).
La liturgia diviene, così, una sorta di "laboratorio sperimentale": nulla è scontato e niente dev'essere vissuto passivamente o magicamente!

San Simeone il Nuovo Teologo (XI sec.) nei suoi scritti analizza in modo impietoso il fatto che molti sacramenti, pur essendo validi, possono essere totalmente privi di efficacia (3). Questo significa che nella liturgia ci dev'essere sia l'attività divina (assicurata dalla retta fede del credente e dalla promessa divina) sia quella umana (la collaborazione personale). Considerare una sola di queste attività significa pregiudicare il valore della liturgia stessa.

La confessione della retta fede è essenziale. Non a caso nella Divina Liturgia bizantina il sacerdote, durante il Credo, agita un velo sul pane e sul vino, segno che la presenza dello Spirito si ha solo con la confessione della vera fede.

Inoltre, la liturgia, nelle sue disposizioni e nei suoi testi, alimenta la fede stessa. L'anno liturgico è strutturato in modo da ricordare ciclicamente gli eventi più importanti della Rivelazione cristiana. Il santorale ricorda, nella vita dei confessori e dei martiri, l'importanza delle verità di fede: la Trinità, la divino-umanità di Cristo, la definizione di “Madre di Dio”, la Resurrezione, ecc. Nel calendario bizantino a tutto ciò si aggiungono ulteriori feste per la commemorazione dei Concili ecumenici in cui è stato solennemente definito un dogma; la storia della Chiesa diviene, quindi, una sorta di continua "epifania" di Cristo nella storia!

Quando, nella storia del Cristianesimo, si ha voluto cambiare i fondamenti della fede della Chiesa, la prima cosa che si ha toccato è sempre stata la liturgia.
Questo perché la liturgia non è altro che la professione della fede in forma cultuale a disposizione di tutto il popolo. Ce ne parla già dom Prosper Guéranger nel XIX secolo (4):


Il primo carattere dell'eresia antiliturgica è l'odio della Tradizione nelle formule del culto divino. Non si può contestare la presenza di tale specifico carattere in tutti gli eretici, da Vigilanzio fino a Calvino, e il motivo è facile da spiegare. Ogni settario che vuole introdurre una nuova dottrina si trova necessariamente in presenza della liturgia, che è la tradizione alla sua più alta potenza, e non potrà trovare riposo prima di aver messo a tacere questa voce, prima di aver strappato queste pagine che danno ricetto alla fede dei secoli trascorsi. Infatti, in che modo si sono stabiliti e mantenuti nelle masse il luteranesimo, il calvinismo, l'anglicanesimo? Per ottenere questo, non si è dovuto far altro che sostituire nuovi libri e nuove formule ai libri e alle formule antiche, e tutto è stato consumato. Nulla dava più impaccio ai nuovi dottori, essi potevano predicare del tutto a proprio agio: la fede dei popoli era ormai senza difesa.

Oggi assistiamo ad un duplice fenomeno:
da un lato osserviamo alla relativizzazione della fede: la fede cristiana non è che una tra le molte vie religiose a disposizione. Per molti ha cessato di essere LA VIA come Cristo ha cessato di essere LA P ORTA per il Paradiso.
Dall'altro, osserviamo all'evacuazione o all'alterazione della spiritualità, che altro non è se non l'applicazione pratica della fede. Al posto della spiritualità oggi si praticano le "attività sociali” al punto che anche la pubblicità dell'8 per mille alla Chiesa cattolica lo dimostra (5). Non si chiede un sostegno finanziario per sostenere uomini che pregano per il mondo, ma per favorire uomini che si rendono socialmene utili!

La liturgia occidentale subisce pesanti ripercussioni dovute a questa relativizzazione ed evacuazione. Gli stessi testi liturgici vengono manipolati, alterati, improvvisati. Rispetto ai testi di qualche tempo fa quelli ufficiali odierni, nei casi migliori, sono molto  “timidi”, poco definiti, generici (6). Hanno l'ansia di non voler condannare niente, cercando di essere più inclusivi possibile (7).

Ma se tra la liturgia e il fedele esiste una specie di movimento circolare (la fede del credente è alimentata dalla liturgia e la liturgia riflette la fede del credente ortodosso), ne consegue che un testo liturgico sempre più “sfocato” e inclusivo finisce per stingere e anemizzare sempre più la fede del singolo. Qui cosa succede? Il movimento circolare si rallenta fino a interrompersi: la fede del credente viene sempre meno alimentata dalla liturgia e il credente si sente sempre più libero di prescinderne, sapendo che in qualche modo ne sarà giustificato.

Che sia questa una spiegazione per il forte calo di praticanti alla messa domenicale?

_________

NOTE

1) E' caratteristica nonché cura di ogni liturgia tradizionale affermare quella che è considerata la "vera fede" e condannare gli errori che la insidiano. Quest'atteggiamento apologetico fa realmente parte della liturgia poiché, nell'affermare la vita spirituale del credente, il compositore dei testi liturgici ha cura di combattere le idee eterodosse che possono minarla.

2) E' anche questo il motivo per cui, nella messa latina, le preghiere si concludono con la formula "per Cristo, nostro Signore", segno che si chiede in nome di Cristo, confessandolo quale Signore, ossia Dio.

3) Il santo arriva ad affermare che se una persona si confessa ma, dopo, non sente nulla nel suo cuore, deve iniziare a dubitare che la confessione abbia avuto efficacia. L'infusione della Grazia divina, il suo tocco, sono in qualche modo sperimentali, nella visione di san Simeone il Nuovo teologo. Se non si "sente" nulla è possibile che non sia avvenuto nulla!

4) Vedi lo scritto De l'hérésie antiliturgique et de la réforme protestante du XVIe siècle, considérée dans ses rapports avec la liturgie. Quando quest'autore scrive, tuttavia, non dimostra sempre una conoscenza reale dei fatti liturgici proiettando (soprattutto per quanto riguarda i culti cristiano-orientali) vere e proprie precomprensioni quand'anche non pesanti errori storici. Ad esempio per quest'autore la liturgia bizantina, proprio perché oramai "morta e ossificata", non può più produrre errori. L'idea di poter considerare "imbalsamata" la liturgia orientale oltre ad essere falsa (lungo il tempo ci sono sempre stati ritocchi e aggiunte nel santorale), apre le porte all'idea che nel mondo cattolico la liturgia, per essere vivente, possa essere sottoposta a variazioni. E se questi presupposti si muovono nella mente di Prosper Guéranger - che si vuol fare paladino dell'ortodossia cattolica - che ne sarà in chi vuole adeguarla al mondo moderno? Si vede già da qui l'esistenza di presupposti che poi contribuiranno a variare in modo secolarizzato il culto del mondo cattolico.


5) Cfr. ad esempio: http://www.youtube.com/watch?v=49sUgDVkRN4
Nessuno contesta che una Chiesa non debba fare anche un'attività assistenziale. Il problema nasce quando essa da di sé solo quest'immagine facendo pensare che, in fondo, mostrarsi orante non porti alcun riscontro finanziario e, alla fine, non serva a nulla. Si rileva quell'agnosticismo pratico che faceva dire al vescovo Paul Marcinkus: "Non si può governare la Chiesa con le Ave Maria". 


6) Un solo esempio: nelle messe domenicali non è raro il caso in cui si preferisce recitare il cosiddetto "Credo degli Apostoli" al posto del "Credo Niceno-Costantinopolitano". Il primo è, infatti, più generico perché più antico. Il secondo ha maggiori definizioni e, quindi, esclude chi non le accolga.
Un passo ulteriore verso il generico esiste in tutte quelle comunità - e non sono rare - in cui il Credo è addirittura stato abolito.

7) La tendenza, rispetto alla liturgia tradizionale, è stata oggi rovesciata. L'idea di sottolineare quanto "unisce" pare essere sufficiente per se stessa. Non si tiene sufficientemente conto della fragilità umana e del bisogno di porre dei margini lungo il cammino spirituale umano.

8 commenti:

  1. salve signor pietro fossi stato papa non avrei permesso di stravolgere la liturgia tridentina ,e non come fece paolo vi ,li si capisce che tutto tende a CRISTO ,il tabernacolo al centro con sopra la croce ,i gradini,l altare con i resti dei martiri,tutte cose che la fsspx spiega ai bambini,nella loro rivista il crociato viene spiegata la messa e fanno un opera meritoria ,non capisco perchè siano considerati dei integralisti in senso spregiativo,ma se non era per lefbvre tutto sarebbe andato perduto,cosa ne pensa?
    fabio

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  2. Bisogna abituarsi a vedere le cose da una certa distanza e in modo razionale, non emotivo. La fraternità san Pio X conserva la liturgia precedente al Concilio Vaticano II che ha, a differenza di quella moderna, un taglio decisamente più sacrale. Ma, proprio perché realtà pure umana, questa liturgia, che ha attraversato i secoli, è stata vista più volte in modo distorto. Lo stesso Pio X agli inizi del '900 lo doveva constatare. Il problema non è aver tentato di fare una riforma liturgica. Il problema è averla fatta arrivando ad un risultato come quello che vediamo oggi, che presenta più problemmi che lati positivi. Si è passati, così, da una situazione che avrebbe potuto essere migliorabile a qualcosa di problematico. Ovviamente i partigiani delle novità non la pensano esattamente così.

    Per quanto riguarda le questioni propriamente inerenti alla Fraternità san Pio X, non ne entro in merito. Questo blog osserva la liturgia e le generali questioni che la regolano, non i problemi propriamente ed esclusivamente cattolici o il rapporto tra Fraternità san Pio X e Vaticano. Queste cose sono osservate da diversi altri siti e il presente blog, se lo facesse, non sarebbe che una copia in più.
    No, a me non piace fare discorsi di altri o ripetere cose dette e stradette che siano pro o contro una parte!
    Inoltre questo blog analizza la liturgia tradizionale (non solo quella latina!) e fa paralleli con varie liturgie tradizionali. Non chiude il suo discorso in un ambito esclusivamente latino o nella messa di san Pio V.
    Ci sono altre liturgie che, in bellezza e profondità, raggiungono e - oserei dire - superano quella di san Pio V...

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  3. Signor Pietro, mi permetta di farLe una domanda che mi è venuta in mente leggendo quando ha detto sulla FSSPX:

    Quando Lei parla della liturgia romana tradizionale (intesa come quella di san Pio V) ho visto che si riferisce proprio ai libri liturgici che utilizza la FSSPX, cioé quelli del 1962. Ma, in verità questi libri sono già in certa misura allontanati dal senso liturgico tradizionale, dopo tutti i cambiamenti adoperati sotto Pio XII e Giovanni XXIII: basta vedere i nuovi riti della Settimana Santa, le nuove rubriche, i cambiamenti nei riti di consacrazione delle chiese nel Pontificale, &c. Cambiamenti tutti questi che guardano già verso quelli più profondi del Novus Ordo.

    La mia domanda dunque è: secondo Lei, per il ricupero della liturgia tradizionale in occidente (e in ambito romano) sono veramente adatti i libri del 62, oppure si dovrebbe cercare più indietro?

    Aproffitto per ringraziarLa per l'articolo. Purtroppo oggi ci sono pochissimi cristiani che a rendersi conto delle cose che Lei espone con tanta chiarezza.

    Kyrie eleison

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    1. Grazie per la sua domanda e la sua precisazione.

      Per quanto mi riguarda, non mi riferisco "strictu sensu" ai libri del 1962, nel senso che non ho mai preso in considerazione i loro rimaneggiamenti rispetto alle edizioni precedenti. Mi riferisco "latu sensu" alle basi tradizionali che anche quei libri, inevitabilmente, hanno.
      Mi rendo conto che in un blog non mi è consentito spezzare il capello in 4 e per questo mi mantengo molto sul generico con l'impressione di dare l'idea che, comunque, mi vada bene tutto quello che ha apparenza tradizionale. In realtà non è così ma per poter entrare nei dettagli si dovrebbe fare una serie di discorsi che, mi rendo conto, ben pochi seguirebbero.
      Invece per me al momento è importante battere molto sui punti basilari perché sono stati smarriti proprio quelli. Faccio un esempio per essere chiaro.
      Nel Missale Romanum del 1962 ci si riferisce alla celebrazione del sacerdote che da le spalle al popolo (orientato ad Oriente). È vero che in questo libro si prende in considerazione anche il caso in cui l'altare possa essere comodamente incensato in ogni suo lato (dunque un altare che può benissimo essere usato per una celebrazione verso il popolo) ma è ancora forte l'orientamento tradizionale.
      Ogni altra celebrazione antica ha lo stesso genere di orientamento.

      Ecco allora che evocando quel "Missale" prendo in considerazione gli elementi tradizionali che, rispetto al nuovo, sono decisamente maggiori!

      Nel caso in cui vi faccia riferimento, lo faccio esattamente con questo spirito.

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  4. Che vi siano pochissimi in grado di orientarsi su queste materie è tristemente chiaro a chi è informato.

    So di un amico bibliotecario il quale si è trovato tra le mani un libro catalogato da una sua collega cattolica la quale ha posto, tra le fonti greche, un libro di commento alle opere di san Girolamo!!!

    Questo errore che potrebbe parere di disattenzione si spiega, secondo me, perché oramai il mondo cattolico nel suo insieme si è praticamente tagliato dalla sua immediatamente precedente tradizione nella quale era chiaro CHI fosse san Girolamo, se non altro per la versione biblica della Vulgata.

    E se chi dovrebbe avere un minimo di cultura fa queste cose, immaginiamo su che livello si pongono gli altri! Ovvio che su queste basi non può che far colpo la messa con danze e canti secolari! No, oramai il mondo Cattolico non sa più chi è...

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  5. Da quanto dice si capisce fin quanto il mondo cattolico abbia perso le propre radici. E, siccome la liturgia è da sé fonte di fede e vita spirituale, mi chiedo se sarà possibile che la vita spirituale cattolica torni a quello che fu secoli fa, sin da quando non ha proprio questo "cibo spirituale"; e poi, se non ricupera la fede, come tornera ad amare la liturgia? Tutto sembra un cerchio di cui non si può uscire... Qualche volta sento invidia degli orientali -anche se so che loro pure hanno dei problemi, ma in confronti dei nostri...

    Kyrie eleison

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  6. La fede ha bisogno di un nutrimento robusto, serio, ricco, dai sapori decisi, ma oggi ci accontentiamo di una sorta di "McDonald" liturgico-spirituale piuttosto che la ricca tavola della Tradizione. Io proprio in questi giorni devo affrontare un discernimento, e sinceramente non so cosa fare, ho un gruppo di ragazzi della mia comunità, che avendo conosciuto il RNS si sono avvicinati alla fede, ne hanno tratto un frutto spirituale, e vorrebbero condividerlo in parrocchia creando un gruppo, cercando il mio coinvolgimento. Ora io mi domando, davanti al desiderio sincero di questi ragazzi, come mostrare loro la Via della Tradizione? come far capire loro che la Liturgia non è sentimento od entusiasmo del momento, abbattimento del freno delle passioni interiori, ma l'esatto contrario? a chi ha nel cuore la ferma convinzione che Dio va a dorato con canti, danze e gioia disordinata come fare ad accompagnarli al vero senso del Rito, del Sacro, del Vero, del Bello, del autentico Culto dovuto a Dio nello Spirito e nella Verità così come dai Padri ci è stato insegnato? Da una parte non vorrei uccidere il loro entusiasmo, ma dall'altra ho ben chiaro nel cuore dove sta la Verità!!! Ho esposto una difficoltà mia personale, ma penso che questo, mutatis mutandis, sia un problema serio per tutti coloro che hanno a cuore la Liturgia e la Tradizione autentica.

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  7. Suavier et fortiter. Se dovessi pensare alla figura di sacerdoti di un tempo che sapevano "instradare" i fedeli che a loro si affidavano dovrei esprimerlo proprio con questo motto.

    A volte i lunghi discorsi lasciano il tempo che trovano, anche se sono giustissimi. Al posto dei lunghi discorsi io proporrei l'ostensione di uno stile. Poche e significative parole che lascino il segno, che spingano una persona a cercare e a chiedersi ragione delle cose. E poi uno stile quanto più tradizionale possibile nella preghiera.
    Ci vuole la soavità ma pure la fortezza che non si lascia sommergere e spostare. Si inizia a mettere dei paletti, il che suonerà come fastidioso all'inizio, ma con un poco di "zucchero" per mostrare che non sono affatto cose personali. Da lì, poi, si prosegue.
    Non penso sia fruttuoso mostrare da subito limiti, malattie, eresie ed errori. Tarpano immediatamente la persona chiudendola in se stessa. E' necessario condurre con soavità e fermezza in un sentiero per cui, poco a poco, la persona stessa si rende conto di errori ed eresie e vi pone rimedio.
    Se a distruggere si sta pochissimo a seminare il bene e a vederlo crescere ci vuole proprio molto tempo e pazienza!

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