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sabato 7 settembre 2013

I tiratori

Osservando cosa succede nel mondo cristiano ho spesso avuto in mente l'immagine di alcuni tiratori. È un esempio che suona come una piccola favoletta, semplicissimo ma molto istruttivo. 

C'era una volta un buon tiratore. Si era molto esercitato al tiro e aveva un'ottima vista. Quando la freccia scoccava dal suo arco, giungeva inevitabilmente al centro. Questo tiratore, tuttavia, veniva invidiato da alcuni altri, due in particolare: uno che, in gioventù, era stato bravo come lui ma che, in seguito ad un incidente, divenne cieco. 
Un altro che, oltre ad essere cieco, aveva pure un arco mal funzionante. Entrambi invidiavano il buon tiratore e cercavano di competere con lui meglio che potevano per sottrargli l'ammirazione del pubblico.

Il secondo tiratore, per cercare d'essere come il primo, si era circondato di una squadra di consiglieri i quali, osservando attentamente quanto il primo faceva da solo, gli consigliavano di tenere l'arco ora più su, ora più giù, per cercare di centrare il bersaglio.
A volte, grazie a quei consigli, il secondo tiratore riusciva a fare centro e ad attirare su di se l'attenzione di gran parte dei presenti i quali gridavano "bravo!" e correvano a dirlo a molti altri.

Ma, nonostante ciò, in lui non c'era più la capacità del tiro all'arco (era cieco!) ma molta voglia di apparire, cosa che ai più sfuggiva totalmente.

Il terzo tiratore si trovava in una situazione peggiore, avendo pure un arco mal funzionante. Cercava allora d'illudere i suoi ammiratori dicendo che qualsiasi colpo scoccasse, anche se non faceva centro, era comunque valido: cambiava le regole del gioco! La capacità del tiro dell'arco non era in lui lasciando lo spazio a molta illusione in buona o mala fede. Inutile dire che i suoi ammiratori non sospettavano nulla di falso e s'irritavano molto quando qualcuno osava criticare il comportamento del loro beniamino.

Questi tre tiratori fanno molto pensare a persone o ambienti ecclesiali (se non a Chiese intere!).

Alcuni sono sani e non hanno alcun bisogno di mostrarsi o di mostare eventuali loro capacità facendone ampia pubblicità. Spesso stanno nell'ombra e, armati di arco e frecce (la pratica delle virtù e la vera conoscenza cristiana), giungono al centro dei loro propositi. Solo dei buoni conoscitori individuano in loro le persone migliori e attendibili.

Altri sono malati e provano una profonda invidia per i primi perché in cuor loro si rendono conto della loro precaria condizione. Cercano allora d'imitarli esteriormente attirando l'attenzione di moltissimi ingenui. A volte giungono a compiere alcuni buoni propositi ma la virtù e la vera conoscenza non abitano in loro. La grande squadra di consiglieri (scuole, università, libri) e possibilità (soldi, appoggi mondani) non può cambiare questa loro realtà intrinseca ma aiuta tantissimo a dare un'ottima apparenza. Infatti la maggioranza delle persone da loro credito.

Altri ancora, oltre ad essere malati, non hanno neppure la remota possibilità di guarire: rifiutano qualsiasi cura e negano perfino la loro malattia. Giungono, allora, a cambiare le regole del gioco dicendo: il Cristianesimo non chiede impegno di preghiera, sacrificio di vita, fedeltà ai comandamenti; basta essere socialmente utili. Costoro stravolgono tutto ma, presentandosi apparentemente come gli altri, sono considerati degni del massimo credito. Inutile dire che la gran massa delle persone segue questi ultimi.

Ognuno può trarre da questa storiellina le debite conseguenze e applicazioni osservando la realtà circostante.


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