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lunedì 7 ottobre 2013

Antichi assetti presbiteriali


Basilica di sant'Eufemia (Grado), pergula alto medioevale, demolita nel secolo XVIII; è superstite un ambone, com'era alla fine del 1700 (disegno di E. Nordio, tratto dal Codice Gradenigo Dolfin n. 109, nel Museo Correr di Venezia).


Basilica di sant'Eufemia allo stato attuale: ambone, altare moderno, paliotto argenteo e affresco absidiale del secolo XIV.


Basilica di santa Maria (Grado): la pergula  della seconda metà del secolo VI.


Basilica di santa Maria (Torcello): la pergula romanica (secolo XII)


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Bibliografia:
Zovatto Paolo Lino, Grado antichi monumenti, Calderini 1971.

21 commenti:

  1. Veramente interessante! Scusi la mia ignoranza, ma queste strutture potrebbero essere l'equivalente occidentale delle iconostasi bizantine, oppure ne sarebbero un prestito, o qualcos'altro? E queste strutture verrebbero chiuse, sempre, o forse durante la Liturgia?

    Mi pare anche molto illustrativa la presenza degli amboni (a forma di veri e propri pulpiti, e -non per caso- talmente diversi degli "amboni" della liturgia moderna!). Non so se lo avevo scritto qua qualche volta, ma nella Spagna rimaneva, fino ai primi anni 60, la consuetudine del canto del vangelo e l'epistola in due pulpiti, nella Messa solenne nelle grandi chiese (ma questo lo ho visto anche nelle rubriche di alcuni altri messali, come quello di Parigi o quello di Cluny).

    Aprofitto per chiederLe su come vengono proclamate le letture nella liturgia bizantina (scusi, sto andando al di fuori della tematica di questo post).

    Grazie tanto.
    Kyrie eleison

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    1. In linea di massima corrispondono alle iconostasi orientali (poiché il mistero liturgico sia in Occidente che in Oriente si VELAVA) anche se nell'Occidente romanico non c'è mai stato un gran dispiego di icone. (Non dimentichiamo che comunque esse erano usate al punto che le chiese romaniche dovevano essere un baluginio di colori su sfondi dorati!!).

      Nella liturgia bizantina il vangelo si proclama come in quella latina tradizionale: medioevale dall'ambone.
      Il canto dell'apostolo, invece, viene fatto "In cornu epistulae" dal lettore nel suo proprio ambone, sulla destra per chi guarda il presbiterio.
      Il canto del vangelo nel mattutino, invece, si fa dentro il santuario con il vangelo appoggiato sul bordo destro dell'altare (il prete così guarda verso sud).

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    2. Grazie per la sua risposta.

      Ma, in Occidente, il presbitero veniva velato tutto il tempo, oppure si apriva durante la liturgia? Lo dico perché, se si velava sempre, mi pare sarebbe stata più "adatta" un'iconostasi come quelle che si trovano nelle chiese bizantine, cioé formata da un muro e non da colonne. Ma probabilmente sbaglio.

      È veramente da piangere cosa è stata fatta con queste chiese (e con tate altre!): nel Settecento viene demolita l'iconostasi, proprio nel secolo in cui vennero demoliti molti cori nelle cattedrali tedesche, proprio perché anch'essi ostacolizzavano la visione della Liturgia; ma anche (penso che questo non sia per caso) il secolo in cui in molte chiese rurali (al meno in Spagna) gli affreschi medioevali vennero coperti di calce, perché ritenuti "superstiziosi" e contrari ad una pietà "interna" e "razionale". Con questa mentalità nel clero, è chiaro che alla fine le vittime ultime di essa dovrebbero essere proprio l'Altare e la Liturgia tradizionale stessa, come si vede nella seconda immagine.

      Kyrie eleison

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    3. Riguardando l'Altare, La prego di permettermi fare un riflessione:
      Da qualche tempo, mi ho reso conto che, nelle aree rurali di Spagna, è ancora molto frequente parlare di altare per fare riferimento non all'Altare, ma alla palla. Non so se questo succede anche in Italia (è chiaro che non è affatto possibile nei paesi di liturgia bizantina). Questo, che non è -né può essere!- un prodotto della riforma liturgica, spiega al mio parere anche la scarsa resistenza che ebbe la distruzione della liturgia tradizionale in occidente: dopo che il Barocco fece diventare l'Altare una semplice "estensione" della di una palla sovraccaricata, non è difficile immaginare che (come infatti successe in molti paesini) i fedeli lasciassero distruggere l'Altare (e la Liturgia) senza problemi, sempre che la palla venisse conservata.

      Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa Lei, se non è disturbo.

      Kyrie eleison

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    4. Riguardo al primo intervento.

      Ritengo che la velatura del santuario avvenisse in determinati momenti della liturgia e al di fuori di essa. Si dovrebbero trovare delle fonti liturgiche che ne parlano, forse il De sacro altaris mysterio di papa Innocenzo III.
      La liturgia in Occidente ha cercato di veicolare le consuetudini antiche finché poteva. In questo è simile allo sviluppo delle arti che, mentre queste si evolvevano, l'arte pittorica era rimasta "indietro". Il pensiero teologico in Occidente, infatti, si "evolse" mentre le consuetudini liturgiche rimasero ancora "indietro".

      Così mentre veniva abbandonato l'apofatismo dionisiano o ne veniva data una lettura differente rispetto a quella bizantina, la liturgia continuava a mantenere quell'assetto precedente come se a livello teologico non fosse successo nulla.
      Ma poi INEVITABILMENTE anch'essa si adatto' alla nuova temperie teologica.
      Di qui nasce la desuetudine di molte consuetudini antiche e alto medioevali come quelle di velare il santuario.
      Stranamente i nostri liturgisti moderni che vanno a fare il pelo e contropelo su tante cose inutili (o dannose) non hanno prestato grande attenzione a questi aspetti che a mio avviso sono FONDAMENTALI e su cui non è mai stata fatta grande luce:il passaggio dalla teologia apofatica (alto medioevale) a quella catafatica ha determinato necessariamente una variazione nel campo liturgico tra i misteri velati e i misteri mostrati (l'ostensione dell'ostia ad esempio).
      A maggior ragione quando il vento del razionalismo inizia a soffiare forte in Occidente tutto quello che è alto medioevale (quindi simbolico e apofatico) si ritiene essere superstizioso e dev'essere abolito: non c'è nulla di più freddo e squallido dei presbiteri neoclassici settecenteschi!!!

      Riguardo al secondo intervento.

      In Italia non esiste questa distinzione tra altare e palla, come mi riferisce.
      Ma andare a fare una differenza tra le cose sacre è gà indice di una dissoluzione.
      L'altare è sacro. Quanto si appoggia su di esso non può che essere sacro. Il sacerdote che vi appoggia le mani ha mani consacrate.
      Finire per dire altare no ma palla sì, non è che una banalissima scusa per svuotare tutto.
      Il cammino della desacralizzazione liturgica in Occidente non è iniziato solo da 70 anni in qua ma è plurisecolare e, di fatto, rimonta ai suoi veri inizi con il cambio di modulo teologico, dalla teologia apofatica a quella catafatica con tutte le conseguenze che pian piano ne sono arrivate.

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  2. E, per aggiungere una postilla alle mie e alle sue riflessioni, non pare affatto un caso che nel XVIII secolo avessero demolito la pergula alto-medioevale nella basilica di sant'Eufemia di Grado (resistette altrove ma solo in chiese tutto sommato poco frequentate).
    Il XVIII secolo fu un secolo di gran razionalismo e, inevitabilmente!, influenzò pure il pensiero e la prassi della Chiesa cattolica. Quello che i cosiddetti "tradizionalisti" non riescono a vedere perché sono concentrati solo sull'immediato pre e post concilio vaticano II (prima tutto bene, poi tutto male!).

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  3. In verità, non parlavo di una distinzione altare/palla, ma proprio un'identificazione, seppure nel senso opposto da quello accennato da Lei: non è che la palla venga assimilata all'Altare perché ne condivide la sacralità, ma perché si è dienticato cosa sia l'Altare (non completamente, certo: è ancora il luogo su cui si svolge il tremendum) e quale sia la sua vera importanza, diventando una semplice parte della palla, e non proprio quella più importante. Ne facevo riferimento proprio per sottolineare la perdita di sacralità dell'Altare nella religiosità popolare, soppiantato dalle immagini e i colori delle palle barocche.

    D'altra parte, non conoscevo quella distinzione tra la teologia catafatica e quella apofatica, e le sue conseguenze per la storia della Chiesa e della Liturgia (non ho mai studiato niente di teologia), quindi La ringrazio per queste puntate.
    Peraltro, condivido la sua visione sulla decadenza liturgica (ma non solo) nei secoli anteriori al Concilio Vaticano II; ma purtroppo mi pare che siano pocchi a rendersene conto oggi.

    E La ringrazio per le risposte.

    Kyrie eleison

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    1. La questione tra altare e palla con l'assorbimento del ruolo dell'altare (?) da parte di quest'ultima è assai stravagante, indice senza dubbio di cose che non quadrano.

      La distinzione tra teologia catafatica (o affermativa in cui si "descrive" Dio) e teologia apofatica (dunque negativa in cui non si può "descrivere" Dio) stabilisce la differenza sostanziale tra la teologia latina basso medioevale e quella bizantina.

      Con questo non voglio dire che la teologia latina basso medioevale (di cui si ha ottima sintesi nella Summa tomista) sia necessariamente cattiva. Dico semplicemente che marcando un passo che sembra di poco lontano da quello precedente, pian piano tutto il mondo occidentale si è allontanato dalle sue stesse basi nella perfetta convinzione di esservi fedele, tuttavia.

      Sicuramente Tommaso d'Acquino se vedesse quanto succede oggi ne proverebbe orrore. Ma lui stesso non si pone nella teologia apofatica e dà un'interpretazione dell'apofatismo dionisiano piuttosto differente da quella che ne dà il mondo bizantino.

      Queste differenze che all'inizio sembrano nulla (e tali sono dette anche dai teologi odierni), pian piano con il tempo si divaricano sempre più, seguendo direzioni logiche e sfocando progressivamente i riferimenti antichi.

      Infatti non si può giungere da un giorno ad un altro a .... ballare in chiesa, tanto per fare un esempio, ma si cambia poco a poco l'atmosfera fino al momento in cui si balla e quasi nessuno vi si opporrà.

      Io ravvedo in questo riferimento teologico (apofatismo-catafatismo) la radice iniziale e fontale della lenta ma progressiva rovina liturgica in Occidente. E, d'altronde, quale prova più provata di questa, avendo davanti a noi le Chiese orientali che a tutt'oggi non hanno mai rovinato la loro liturgia e si trovano al punto in cui eravamo noi stessi nell'alto medioevo?

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    2. Certo, l'andamento è stato veramente logico: dal "mostrare" Dio nella teologia si è passato a svelare i misteri liturgici (scomparsa delle iconostasi, e poi dei cori); seguendo questa corrente non è proprio strano che nel Novecento siamo spinti verso la "partecipazione attiva", e da questa verso la Messa in volgare e guardando il popolo, fino agli spettacoli desacralizzanti in chiesa stessa.

      Ma non posso non farmi una domanda: Lei dice che la teologia catafatica non è per se cattiva, ma che nella pratica ha allontanato l'occidente dalle sue basi; allora però, questa svolta teologica doveva necessariamente causare questa rovina liturgica?

      E, con questa svolta teologica mi permetto di ritornare alla questione altare/palla, che a Lei sembra stravagante (anche a me, ma in verità la questione è molto radicata negli ambiti spagnoli che io conosco). Poiché da un certo momento diventa fondamentale il mostrare i misteri della religione, soprattutto riguardanti la Messa, l'importanza della palla, su cui vengono rappresentati pittoricamente questi misteri, nonché i santi custodi di quella chiesa, cresce parimenti: ed è così che essa diventa l'elemento più importante del tempio, agli occhi di tantissimi fedeli e preti. Quindi, se non mi sbaglio, la causa di questa "stravaganza" cui Lei acenna non è che quella svolta teologica di cui ha parlato.
      È così che io ho potuto parlare con un uomo molto anziano di un paesino vicino al mio, che nei primi anni 70 non ebbe (ma neanche gli altri contadini) nessun problema a staccare l'Altare antico ed a tagliarne gli estremi; ma che lottò, insieme a tutta la parocchia, ferocemente contro il parocco affinché la palla restasse in quella chiesa. Segno evidente della malattia che da tempo era già radicata nella pietà liturgica -spagnola al meno.

      Kyrie eleison

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  4. Nelle questioni religiose esiste un delicato equilibrio tra quanto si può mostrare, parlandone o rappresentandolo artisticamente, e quanto non è possibile discettare. Su questo crinale si articola la cosiddetta teologia catafatica-apofatica.

    L'istruzione catechistica dei fedeli è cosa nota sin dall'antichità, e ha impiegato oltre ai sermoni le rappresentazioni artistiche (pensiamo, ad esempio, ai mosaici nell'aula delle catechesi della Basilica di Aquileia risalenti al IV secolo).

    Lo stesso Tommaso d'Acquino autore della Summa a suo modo si rende conto di questo. Ma la sua opera ha iniziato un cammino che facilmente è sfociato in un razionalismo teologico. L'autore siccome era molto attento ha cercato di non caderci ma il problema è iniziato in chi lo ha seguito che, per forza di cose, non aveva la sua levatura intellettuale.
    Giungiamo così al XV-XVI secolo, epoca di reale decadenza della teologia in Occidente al punto che Erasmo da Rotterdam vi lanciava i suoi ironici strali.

    La teologia apofatica, viceversa, taglia netto il discorso ai suoi inizi: quanto appartiene al divino non è discettabile neppure analogicamente (cosa che si fa con la scolastica). In questo modo il mistero rimane tale. Si rappresenta nel modo in cui fenomenologicamente avviene nella realtà creata (icone dei Santi, di Cristo, fatti e miracoli nella storia della Chiesa) ma non si può rappresentare né descrivere per quanto riguarda il suo cuore stesso che, essendo non-creato sfugge a qualsiasi possibilità umana di analisi.
    Il mistero rimane sempre tale (come un santuario chiuso da iconostasi) ma rimane sperimentabile poiché la realtà divina tocca l'uomo (oltre a sostenere dal suo interno tutto il cosmo).

    I cammini occidentali si sono differenziati da quelli orientali (che in questo sono spiccatamente più mistici). Ultimamente la corsa al cambiamento si è incredibilmente accellerata ma - non dimentichiamo! - segue i logici percorsi di cui sono stati posti i presupposti diverso tempo fa....

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  5. Non bisogna però cadere in un errore: la teologia apofatica (trascendenza) e quella catafatica (immanenza) sono inscindibili e vanno considerate come "simultanee" (cosa che la ragione umana non può fare) quindi come "punti di vista" secondo quali porsi a seconda delle esigenze ma non come due cose distinte o ancor peggio in contrasto. E' con il prevalere della teologia apofatica che invece si riduce l'Unità ad una mera unità razionale mentre con il prevalere di quella catafatica si cade nell'idolatria. Non bisogna inoltre dimenticare che la Summa era all'epoca un "MANUALE" per studenti!

    Pantocrator

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    1. Non ci siamo caro Pantocrator!

      Il suo suggerimento non è corretto!

      Nella storia della teologia, l'apofatismo sottolinea certamente la trascendenza del divino ma insegna che la ragione deve saper stare al suo posto e non utilizzare delle categorie del mondo di quaggù (seppure espresse in forma analogica) per esprimere il divino stesso!
      Ne è una prova il discorrere (razionalmente illogico) di Dionigi quando parla di Dio: Dio è una luce che è tenebra, è un essere talmente essere che può essere definito "non essere", ecc.

      L'apofatismo non è un mero "punto di vista" ma l'espressione di un'educazione della mente. Viceversa la teologia catafatica non solo si occupa dell'immanenza, come lei dice, ma attraverso realtà immanenti, vuole spiegare il divino, sconfinando totalmente, come si vede! La teologia catafatica aborrisce il linguaggio apparentemente contradittorio e illogico dei mistici come Dionigi e cerca di utlizzarlo facendolo entrare nelle sue categorie razionali!

      Questo lo si nota evidentemente e in modo talora pacchiano negli epigoni dei grandi pensatori e in una diffusa mentalità per cui ancor oggi si utilizza la caratteristica dell'amore umano per spiegare l'amore divino e intratrinitario, cosa contro la quale avrebbero ironizzato e non poco i più grandi nomi della patristica greca.

      Il prevalere della teologia apofatica NON DETERMINA "una mera unità razionale", come dice (chi ha sparato questa cavolata???), ma spinge tutta una Chiesa all'unico approccio possibile che, NON POTENDO ESSERE RAZIONALE è di ordine mistico e contemplativo!

      Ecco un significato ben espresso dai veli e dalle iconostasi cose di cui in Occidente, guarda caso!, si fa sempre più a meno con lo scorrere dei secoli...

      Che invece, prevalendo la teologia catafatica si possa cadere nell'idolatria, qui sono d'accordissimo. Infatti si scambia per divino quello che è un puro ragionamento analogico! Che molta teologia odierna possa essere di fatto puramente idolatrica è un dato di fatto. Ma anche questa cosa non si è certo formata da un giorno ad un altro come i funghi che nascono dalla sera alla mattina ...

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    2. Ma, secondo Lei, quale è stata la causa della sostituzione della teologia apofatica a quella catafatica in occidente? Perché non penso che sia stato perché ai teologi occidentali "non piacesse" quella apofatica tradizionale.

      Grazie tanto.
      Kyrie eleison

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    3. E, tornando sul piano liturgico, mi pare interessante notare che, propio nel tempo in cui avveniva questa svolta teologica, nella Liturgia romana succedeva la scomparsa dell'Ufficio romano antico e la Messa romana(-gallicana) antica, subentrati entrambi dalla Liturgia romana curiale, molto meno solenne, e che si trova alla base del Messale "tridentino".

      Può darsi che tutti e due fenomeni fossero interdipendenti? Io non posso non chiedermelo.

      Kyrie eleison

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    4. Prima di tutto bisogna fare una necessaria precisazione (altrimenti si ricevono i rimbrotti di Pantocrator che si leggono sotto):

      1) Per i Padri della Chiesa - ma anche per Dionigi - la teologia apofatica (=di Dio in se stesso non possiamo dire nulla) si sposa con la teologia catafatica (=possiamo pero' parlare degli effetti di Dio nel cosmo e nell'uomo).
      Intese così, le due teologie si danno la mano senza entrare in conflitto.

      2) Quando in Occidente si sviluppano le scuole teologiche - intese come scuole di PENSIERO teologico - si esalta a dismisura il secondo tipo di teologia con l'idea che - per ANALOGIA - servendosi delle realtà create si può penetrare nella realtà intima divina (cosa proibita dall'apofatismo dionisiano e dei padri greci, quelli cappadoci in particolare).

      3) In questo modo quel CONFLITTO che prima non esisteva inizia a generarsi. La discrepanza della teologia bizantina da quella scolastica, in fondo, sta principalmente qui.

      4) Il parallelo tra il cambio di teologia e la nuova sensibilità liturgica è fondamentale. Questo lavoro interdisciplinare non è inedito. Esiste già qualche pubblicazione che, ad esempio, mette in parallelo l'ascesa della scolastica con l'architettura gotica. I vari ambiti hanno una loro influenza al punto che il pensiero (che pare solo teorico) finisce o prima o poi per influnezare la pratica e in modo pure palese!!!

      In queste analisi si deve essere prudenti ma è reale che ci siano delle INTERCONNESSIONI (come i vasi comunicanti) tra una e le altre. L'intelligenza serve proprio a questo: a "intelligere" quindi unire i vari aspetti di una storia complessa vedendone la loro reciproca interazione!

      Esattamente questo, purtroppo, è accuratamente evitato in moltissime scuole teologiche col risultato che si apprendono molte cose ma, alla fine, non se ne capisce la profonda logica spirituale. I risultati si vedono!

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  6. Dissentisco in toto: i due approcci non possono essere scissi o contrapposti: sono le due facce di una stessa identica medaglia. La cavolata la dice chi non comprende che la teologia apofatica se non presa e compresa con le dovute cautele e non diventa un'"esperienza" quindi reale, si corre eccome il rischio di creare un'unita razionale ed astratta e non un'Unità metafisica che è reale esperienza, reale unione col Divino e non chiacchiera vana e ci troviamo con una Divinità iperuranica lontana ed inarrivabile (Dionigi difatti concilia alla perfezione pensiero greco che arrivava all'impasse proprio per questo, per un percorso realmente spirituale, e quello Cristiano). Che essa sia più "difficile" e più vicina ad una rappresentazione dell'Essenza Divina ciò è vero ma è necessario un'equilibrio tra le due semplicemente perchè Dio è inconoscibile sia per l'una che per l'altra. Detto in parole in povere bisogna avere piena coscienza di cosa si sta facendo. Ognuna rappresenta un metodo, un linguaggio simbolico che va compreso e padroneggiato altrimenti si rischia di perdersi o in un senso o nell'altro. Trascendenza ed immaenza sono simultanee nel Divino, non divise. Quindi è meglio propendere da un punto di vista dottrinale per l'equilibrio tra le due. Non tutto l'approccio della Chiesa può essere mistico/contemplativo, sig. Pietro, mica tutti sono adatti a questo, anzi è l'opposto, ben pochi, specie poi al giorno d'oggi. Certo, ovviamente ciò non significa banalizzare e volgarizzare il tutto come si tende fare al giorno d'oggi... Ma poche parole salvarono il pubblicano ed il ladrone... inoltre come giustamente ci ricorda il Climaco, Giuda faceva parte della schiera degli eletti ed il ladrone di quella degli assassini ed in un battere di ciglia le cose furono capovolte. Sempre il Climaco inoltre sottolinea che nel giorno del giudizio non ci verrà richiesto quanto abbiamo speculato teologicamente oppure quanti miracoli abbiamo compiuto ma il nostro grado di compunzione, di questo ci verrà chiesto conto certamente!

    Pantocrator

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    1. Ho gia risposto sopra.
      Qui mi limito a fare un appunto: io non utilizzerei mai il termine metafisica ("Fare una unità metafisica con Dio che è reale esperienza") perché in questo contesto è fuorviante.
      Nella teologia patristica Dio permea i cosmo, dunque la natura (fysis) stessa per cui la materialità si intride di divino (si pensi alle vesti bianche e splendenti di Cristo nella trasfigurazione).
      Questo genere di esperienza non è METAFISICA (oltre la natura) ma attraverso la natura e con essa - oserei dire - si viene toccati dalla presenza divina.
      La frase che lei utilizza rischia di deviare in una forma di spiritualismo disincarnato o, peggio, di spiritualismo che aborrisce la fisicità stessa (o la materia) per credere di giungere, così, a Dio. Questo concetto non è mai appartenuto alla veridica esperienza spirituale della Chiesa ma è sempre stata una fatale sua tentazione (vedi lo spiritualismo platonizzante che disprezza la carnalità umana).

      Altro appunto.
      Il fatto che non tutti possano arrivare ad essere dei mistici e che basti il pentimento non deve pero' mettere tra parentesi le vette del Cristianesimo.
      Storicamente, purtroppo, è avvenuto proprio questo!!! E siccome oggi, puntando sempre più "al ribasso", pesa pure il pentimento, si fa di tutto per trasformare il Cristianesimo in una festa "latino americana". Solo puntando a 1000 si può ottenere almeno 10, caro Pantocrator!!
      Viceversa il suo discorso mi sembra quello di chi dice: puntiamo a 10 che tanto 1000 chi lo fa? In questo modo non otterremo neppure 1!

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    2. Mi pare allora che sia stato frainteso: è proprio ciò che sto affermando: un eccesso di "apofatica" rischia appunto di "astrarre" il Divino e disincarnarlo troppo. Dio che permea il Cosmo lo fa attraverso i suoi "attributi" ed è la teologia catafatica che si rivolge a questo tipo di "studio". Di converso quello che lei propone rischia di cadere nel panteismo è questa è pure una fatale tentazione pertanto per questo ritengo migliore un equilibrio ed una consapevolezza che trascendenza ed immanenza non possono essere prese come due cose divise e distinte. Lei dice che non otterremmo neppure 1 eppure è proprio 1 che si deve ottenere non 1.000 né 10.000 ne 1000.000. Facciamo matematica apofatica e togliamo pure gli zeri....Non ritengo certo di mettere da parte le vette, ci mancherebbe, ma Dio non impone pesi che non possono essere sopportati. Qui prenderei San Bonaventura: sono passaggi, gradi attraverso i quali elevarsi, Liber Naturae, Liber Scripturae, Liber Vitae. Nella Patristica specie orientale proprio ad esempio in San Massimo Confessore che non a caso viene definito come tra i più "metafisici" tra i Padri, la contemplazione naturale è un grado esteriore, necessario poi per inoltrarsi in quello interiore per poi elevarsi nel Divino.

      Pantocrator

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    3. "un eccesso di "apofatica" rischia appunto di "astrarre" il Divino e disincarnarlo troppo."

      Da quando in qua, nell'esperienza della Chiesa, si è fatto normalmente "eccesso di apofatica"? In Occidente mai. In Oriente l'apofatica serve solo a limitare la vanità della mente e a spingere l'uomo alla preghiera e alla contemplazione mistica.

      "Dio che permea il Cosmo lo fa attraverso i suoi "attributi" ed è la teologia catafatica che si rivolge a questo tipo di "studio"."
      Ma il fine di una vera teologia catafatica (che quindi non si va ad impicciare di questioni intratrinitarie con metodi analogici) è quello eminentemente pratico: vivere la grazia che si diffonde da Dio nelle creature. Dio è buono, afferma Dionigi, ma la bontà di Dio ha senso in quanto si riversa nel creato e nelle creature di cui l'uomo è il vertice.

      "Di converso quello che lei propone rischia di cadere nel panteismo è questa è pure una fatale tentazione".
      Questa tentazione che lei mi attribuisce non esiste nella teologia bizantina e patristica alla quale io faccio riferimento. Viceversa se si osserva tale teologia con la filosofia tomista (o con certi preconcetti che discendono da essa) è inevitabile dare del "panteista" anche ai più mistici autori del mondo bizantino. La grazia di Dio, checché se ne dica, sorregge in varie maniere e forme il cosmo e santifica l'uomo. Ma per poterlo fare deve essere, appunto, "divina", non semplicemente "creata". Una vecchia questione, questa, che non avrà mai soluzione, se si vuole a tutti i costi difendere con le unghie e con i denti i presupposti filosofici del tomismo.

      "Lei dice che non otterremmo neppure 1 eppure è proprio 1 che si deve ottenere non 1.000 né 10.000 ne 1000.000".
      Qui bisogna essere pratici non teorici! Chi analizza le cose praticamente si rende conto che solo chiedendo tanto otterrà qualcosa e se chiede poco otterrà quasi nulla.
      Ieri anche nel mondo cattolico si chiedeva tanto e qualcosa si otteneva.
      Oggi si chiede poco (spesso niente) e si ottiene nulla (o meno di nulla in chi prende e se ne va facendosi islamico, buddista, ateo o quant'altro)....

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  7. Qui parliamo di "sacro", un termine e un concetto che vengono condannati e disprezzati come paganesimo da preti e da teologi. Sono ignorante e non saprei dove informarmi, quindi le chiedo: perchè questo odio verso il sacro? Perchè ritenuto un concetto non- cristiano? Che differenza tra sacro e santo, questo sì accettato? Grazie

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  8. Ritenendo la sua domanda fondamentale, ho composto una risposta nell'ultimo post di oggi (28/7/2014). Qui le rispondo.
    Vada dunque qui: http://traditioliturgica.blogspot.it/2014/07/ricevo-rispondo.html

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